Las Invisibles - Biennale Arte Venezia 2026
Dal 9 Maggio 2026 al 22 Novembre 2026
Venezia | Visualizza tutte le mostre a Venezia
Luogo: Spazio Berlendis - Padiglione Guatemala
Indirizzo: Cannaregio 6301
Orari: Mar - Dom 11.00 - 19.00 | Lun chiuso (Estivo); Mar - Dom 10.00 - 18.00 (Autunnale)
Curatori: Liwy del Carmen Immacolata Grazioso Sierra (commissioner), Stefania Pieralice, Elsie Wunderlich (curators)
Enti promotori:
- Ministerio de Cultura y Deportes
Sito ufficiale: http://www.biennaleguatemala.com/en/
Il Guatemala sarà presente alla Biennale Arte 2026 con la mostra “Las Invisibles” presso lo Spazio Berlendis, a Cannaregio (Ve). In linea con la 61ª Mostra Internazionale della Biennale di Venezia “In Minor Keys” di Koyo Kouoh: “Le tonalità minori sono anche le piccole isole, mondi in mezzo agli oceani con ecosistemi distinti e infinitamente ricchi, vite sociali che si articolano, nel bene e nel male, all'interno di forme politiche e poste in gioco ecologiche molto più ampie”, il Guatemala trarrà ispirazione dall'universo delle antiche culture Maya, fatto di pratiche, rituali, abitudini che si ripetono, custodi di una diversità antropologica ispirata al sogno utopico di pace ed equilibrio interiore, di relazione con Qachu Alom (Madre Terra). In queste comunità, le donne sono spesso custodi di una storia millenaria fatta di memoria collettiva e sopravvivenza dell'identità, di quei valori che hanno fondato la cultura Maya coloniale; Ixmucan! e Ixquic, descritte nel Pop(ol) Wu, simboleggiano la forza del genere femminile.
Il diverso modo in cui i popoli indigeni vivono e abitano il mondo, rispetto ai modelli del sistema occidentale, determina una concezione relazionale della vita, negli indissolubili legami tra vivi e morti, tra esseri umani e natura, tra presente e passato. Questi legami danno origine a uno spazio sociale in cui si costruisce una nuova identità comunitaria, che sopravvive nonostante il processo di esclusione sociale e razziale della popolazione indigena iniziato con la colonizzazione spagnola. In questa dimensione cosmica, atemporale, sacra ed eterna, il focolare domestico è la fonte della vita nella complementarietà degli elementi femminili e maschili. Las Invisibles sono quelle donne Maya che offrono quotidianamente la loro vita alla comunità, utilizzando mulini, pietre e lastre di argilla per lavorare il mais, fonte di ogni cosa e strumento per l'appropriazione dell'identità di un popolo. La piastra di terracotta, usata per assicurare il sostentamento della famiglia, tostare il mais e preparare le tortillas, diventa memoria di silenzi, ferite, carezze e sospiri, narrando la biografia di ogni donna. Il tortear, dalla pietra rovente, spesso cancella ogni impronta digitale dalle loro mani umide – per evitare che il mais si attacchi – portando via ogni identità, passata e futura. Ed è proprio nel tono sommesso e silenzioso del gesto, ricco di generosità, consolazione e speranza, che risplende "In Minor Keys", un suono delicato e sommesso, pieno di fede nell'umile eroismo. Sussurri e frequenze emergeranno da una mostra ampiamente ispirata al sapere e alle tradizioni locali e indigene. Artisti partecipanti: ARKEO, Luana Bottallo, Jorge Chavarría, Manuel Navichoc, Ana Lorena Nîldeez, gruppo artistico SOY (Christin Behrend, Franca Fabrizio, Yang YeXin), Elsie Wunderlich.
Il diverso modo in cui i popoli indigeni vivono e abitano il mondo, rispetto ai modelli del sistema occidentale, determina una concezione relazionale della vita, negli indissolubili legami tra vivi e morti, tra esseri umani e natura, tra presente e passato. Questi legami danno origine a uno spazio sociale in cui si costruisce una nuova identità comunitaria, che sopravvive nonostante il processo di esclusione sociale e razziale della popolazione indigena iniziato con la colonizzazione spagnola. In questa dimensione cosmica, atemporale, sacra ed eterna, il focolare domestico è la fonte della vita nella complementarietà degli elementi femminili e maschili. Las Invisibles sono quelle donne Maya che offrono quotidianamente la loro vita alla comunità, utilizzando mulini, pietre e lastre di argilla per lavorare il mais, fonte di ogni cosa e strumento per l'appropriazione dell'identità di un popolo. La piastra di terracotta, usata per assicurare il sostentamento della famiglia, tostare il mais e preparare le tortillas, diventa memoria di silenzi, ferite, carezze e sospiri, narrando la biografia di ogni donna. Il tortear, dalla pietra rovente, spesso cancella ogni impronta digitale dalle loro mani umide – per evitare che il mais si attacchi – portando via ogni identità, passata e futura. Ed è proprio nel tono sommesso e silenzioso del gesto, ricco di generosità, consolazione e speranza, che risplende "In Minor Keys", un suono delicato e sommesso, pieno di fede nell'umile eroismo. Sussurri e frequenze emergeranno da una mostra ampiamente ispirata al sapere e alle tradizioni locali e indigene. Artisti partecipanti: ARKEO, Luana Bottallo, Jorge Chavarría, Manuel Navichoc, Ana Lorena Nîldeez, gruppo artistico SOY (Christin Behrend, Franca Fabrizio, Yang YeXin), Elsie Wunderlich.
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