Leiko Ikemura. TransLucent - La forma della luce
© Leiko Ikemura | Leiko Ikemura, Cat, 2026, vetro colato, 20x26x19 cm. I Ph. Jörg von Bruchhausen
Dal 10 Settembre 2026 al 22 Novembre 2026
Venezia | Visualizza tutte le mostre a Venezia
Luogo: Gallerie dell’Accademia
Indirizzo: Calle della Carità 1050
Orari: da martedì a domenica: dalle 9.00 alle 19.00
Curatori: Isabella Collavizza e Leiko Ikemura
Sito ufficiale: http://www.gallerieaccademia.it
È stata inaugurata presso le Gallerie dell’Accademia di Venezia la mostra Leiko Ikemura. TransLucent - La forma della luce, presentata alla stampa in occasione della decima edizione di The Venice Glass Week.
L’esposizione, allestita dal 10 settembre al 22 novembre 2026, che verrà presentata alla stampa giovedì 10 settembre, è curata da Isabella Collavizza e Leiko Ikemura e presenta 27 sculture in vetro dell’artista contemporanea, esposte accanto a capolavori di maestri quali Paolo Veneziano, Carpaccio, Tiziano e Tiepolo.
«La mostra di Leiko Ikemura porta nelle Gallerie dell’Accademia una riflessione profonda sulla luce, sulla fragilità e sulla trascendenza. La trasparenza e la grazia immateriale della sua materia scultorea si intrecciano con l’iconografia dei nostri maestri — da Paolo Veneziano a Carpaccio, fino a Tiziano e Tiepolo — offrendo ai visitatori un’esperienza poetica e profonda, capace di far dialogare la grande tradizione pittorica veneziana con i linguaggi della scultura contemporanea», dichiara il Direttore delle Gallerie dell’Accademia, Giulio Manieri Elia.
A partire dalla sua lunga esperienza in pittura e scultura, Leiko Ikemura esplora le possibilità artistiche del vetro, confermando la sua vocazione interdisciplinare. La trasparenza e l’evanescenza di questo materiale affascinano l’artista, che alle Gallerie dell’Accademia ne esalta il carattere quasi trascendente, in un attento dialogo con le opere della collezione.L’interesse di Leiko Ikemura per il vetro si sviluppa durante gli anni della pandemia di Covid-19. In un periodo cupo, segnato da isolamento e profonda vulnerabilità, l’artista è attratta dalla luminosità del vetro e dal suo carattere quasi immateriale. Superando la semplice padronanza tecnica, la sua produzione in vetro assume una carica simbolica di luce e forma.
Il percorso espositivo si apre nella monumentale Sala del Capitolo, che ospita capolavori della pittura veneziana tra Trecento e Quattrocento. Alle opere di questa sala si ispira Leiko Ikemura nelle sue sculture dell’Usagi (“coniglio” in giapponese), la cui veste ricorda esplicitamente il manto protettivo della Madonna della Misericordia. L’opera Ishi no kokoro (“cuore, spirito di pietra”, 2026) introduce all’universo artistico di Leiko Ikemura, mentre Lamento (2024) richiama la carica emotiva della pittura devozionale trecentesca presente in questa sala.
La mostra prosegue nella Sala dell’Albergo, decorata con la celebre Presentazione della Vergine al tempio (1534-38) di Tiziano Vecellio. Figure di bambine e ragazze come quella della giovane Maria di Nazareth dipinta da Tiziano, popolano l’opera di Leiko Ikemura fin dagli anni Novanta. Le sue “girls” ricorrono in disegni, dipinti, sculture di ceramica e di vetro, rappresentando uno dei temi più cari all’artista. Come esseri di passaggio tra l’infanzia e l’età adulta, evocano sensazioni di ambiguità, fragilità e insicurezza. Lying Luz (2020/23) giace silenziosa tra il sonno e la veglia, come figura opposta e complementare alla giovane Vergine di Tiziano, intenta a salire la scala del Tempio. “È in questa sala che l’artista entra in dialogo stretto con il museo reinterpretando un’immagine simbolo della collezione - La presentazione della Vergine al tempio - con un’opera che rilegge il rapporto tra la giovane figura e la scala tizianesca”, precisa la curatrice Isabella Collavizza.
Al tema del sonno rimandano anche le sculture in vetro della serie Sleep (dal 2020). Si tratta di teste a grandezza naturale appoggiate su un lato, come nell’atto di dormire. A volte spuntano da esse piccoli alberi, come pensieri o sogni radicati nella testa e rivolti al cielo. Sculture come queste dialogano con il Ciclo di Sant’Orsola (1490-98), capolavoro di Vittore Carpaccio, che l’Accademia riapre al pubblico per l’occasione. In una delle scene del ciclo, il Sogno di Orsola, la giovane santa è ritratta nel sonno, mentre ai piedi del letto un angelo le porge la palma, simbolo del futuro martirio. L’oscillare tra sonno e veglia corrisponde a quello tra morte e vita, in Carpaccio come in Leiko Ikemura.
Introduce a questa sala un gruppo di sculture dedicate ad animali, motivo caro a Ikemura: gatti, uccelli, conigli, spesso rappresentati con attributi fantastici come ali o volti umani, rivelano la curiosità dell’artista per mondi fluidi ed esseri ibridi.
Con l’opera Memento Mori (2013/26), la mostra prosegue al piano terra, nelle sale dedicate al Settecento e all’Ottocento. Ai piedi della festosa Esaltazione della Croce e Sant’Elena (ca. 1740) di Giambattista Tiepolo, la figura femminile distesa di Leiko Ikemura si impone come un monito, muto ma intenso, della transitorietà della vita.
Nella corte interna su cui prospetta la facciata disegnata da Andrea Palladio, Leiko Ikemura gioca con gli archi che ne caratterizzano il lato orientale, posizionando al centro di ciascuno di essi un busto in vetro in cima a un piedistallo. I busti di Ikemura rimandano consapevolmente alla ritrattistica antica, abolendone tuttavia la gravità. Al posto di personalità illustri, Ikemura dà forma a esili figure accompagnate da colibrì, come in Yellow Figure with Hummingbird (2020/22), o a buffi personaggi provenienti da un mondo immaginario, come in Self (2022). Nel cortile è prevista anche una nuova opera, Donna veneziana, concepita appositamente per la mostra veneziana, realizzata con l’aiuto di Fornace Berengo di Murano e pensata come omaggio alla secolare tradizione vetraria della laguna.
Il progetto architettonico della mostra, rispettoso tanto delle sale storiche, quanto dei più recenti interventi di Carlo Scarpa, è opera dell’architetto Philipp von Matt e del suo studio. La produzione delle opere è dello Studio Ikemura/Berengo Studio. Il coordinamento tecnico, per le Gallerie dell’Accademia, è dell’arch. Maria Antonietta De Vivo.
Leiko Ikemura è un’artista contemporanea di fama internazionale. Fin dagli anni Ottanta, ha esplorato temi legati alla transizione, ad aspetti transculturali e a una consapevolezza collettiva che va oltre limiti nazionali o di genere. L’artista passa con naturalezza da dipinti luminosi e spesso monumentali, a disegni e acquerelli introspettivi, nonché a sculture in terracotta smaltata, vetro e ceramica. Fondendo arte orientale e occidentale, e concependo un universo ispirato alle tradizioni pittoriche dell’Asia orientale (“sansui-ga“), agli antichi maestri giapponesi, al surrealismo, all’astrazione del dopoguerra e alla rinascita della pittura figurativa negli anni Ottanta, le opere spirituali di Ikemura sono permeate da una presenza al tempo stesso intensa e delicata, che mette in risalto il rapporto intimo tra esseri umani, animali, piante, forme minerali e cosmologia. Leiko Ikemura è nata a Tsu, nella prefettura di Mie, in Giappone, e vive e lavora a Berlino. Ha studiato presso la Osaka University of Foreign Studies dal 1970 al 1972 e successivamente all’Università di Belle Arti di Siviglia, dal 1973 al 1978. Nel 1979 si è trasferita a Zurigo e successivamente, nel 1985, a Colonia, per proseguire la propria carriera artistica. Nel 1991 è diventata professoressa di pittura presso l’Università di Belle Arti di Berlino. Dal 2014 ricopre inoltre una cattedra presso la Joshibi University of Art and Design, nei pressi di Tokyo. Le opere di Ikemura sono state presentate in numerose mostre personali, tra cui più recentemente quelle presso l’Albertina di Vienna (2025), il Kunstmuseum Chur a Coira, in Svizzera (2025), HEREDIUM a Daejeon, in Corea del Sud (2024), il Georg Kolbe Museum a Berlino (2023), il Museum de Fundatie a Zwolle, nei Paesi Bassi (2023), il Museo de Arte de Zapopan a Guadalajara, in Messico (2023), il Being Art Museum a Shanghai (2023), il Museum für Asiatische Kunst a Berlino (2012 e 2022), il Sainsbury Centre for Visual Arts a Norwich (2021), la Ciutat de les Arts i les Ciències di Valencia (2021), il Kunstmuseum Basel a Basilea (2019), il National Art Center di Tokio (2019) e il Museum für Ostasiatische Kunst a Colonia (2015). Le opere di Ikemura fanno parte delle collezioni permanenti di numerose istituzioni internazionali.
L’esposizione, allestita dal 10 settembre al 22 novembre 2026, che verrà presentata alla stampa giovedì 10 settembre, è curata da Isabella Collavizza e Leiko Ikemura e presenta 27 sculture in vetro dell’artista contemporanea, esposte accanto a capolavori di maestri quali Paolo Veneziano, Carpaccio, Tiziano e Tiepolo.
«La mostra di Leiko Ikemura porta nelle Gallerie dell’Accademia una riflessione profonda sulla luce, sulla fragilità e sulla trascendenza. La trasparenza e la grazia immateriale della sua materia scultorea si intrecciano con l’iconografia dei nostri maestri — da Paolo Veneziano a Carpaccio, fino a Tiziano e Tiepolo — offrendo ai visitatori un’esperienza poetica e profonda, capace di far dialogare la grande tradizione pittorica veneziana con i linguaggi della scultura contemporanea», dichiara il Direttore delle Gallerie dell’Accademia, Giulio Manieri Elia.
A partire dalla sua lunga esperienza in pittura e scultura, Leiko Ikemura esplora le possibilità artistiche del vetro, confermando la sua vocazione interdisciplinare. La trasparenza e l’evanescenza di questo materiale affascinano l’artista, che alle Gallerie dell’Accademia ne esalta il carattere quasi trascendente, in un attento dialogo con le opere della collezione.L’interesse di Leiko Ikemura per il vetro si sviluppa durante gli anni della pandemia di Covid-19. In un periodo cupo, segnato da isolamento e profonda vulnerabilità, l’artista è attratta dalla luminosità del vetro e dal suo carattere quasi immateriale. Superando la semplice padronanza tecnica, la sua produzione in vetro assume una carica simbolica di luce e forma.
Il percorso espositivo si apre nella monumentale Sala del Capitolo, che ospita capolavori della pittura veneziana tra Trecento e Quattrocento. Alle opere di questa sala si ispira Leiko Ikemura nelle sue sculture dell’Usagi (“coniglio” in giapponese), la cui veste ricorda esplicitamente il manto protettivo della Madonna della Misericordia. L’opera Ishi no kokoro (“cuore, spirito di pietra”, 2026) introduce all’universo artistico di Leiko Ikemura, mentre Lamento (2024) richiama la carica emotiva della pittura devozionale trecentesca presente in questa sala.
La mostra prosegue nella Sala dell’Albergo, decorata con la celebre Presentazione della Vergine al tempio (1534-38) di Tiziano Vecellio. Figure di bambine e ragazze come quella della giovane Maria di Nazareth dipinta da Tiziano, popolano l’opera di Leiko Ikemura fin dagli anni Novanta. Le sue “girls” ricorrono in disegni, dipinti, sculture di ceramica e di vetro, rappresentando uno dei temi più cari all’artista. Come esseri di passaggio tra l’infanzia e l’età adulta, evocano sensazioni di ambiguità, fragilità e insicurezza. Lying Luz (2020/23) giace silenziosa tra il sonno e la veglia, come figura opposta e complementare alla giovane Vergine di Tiziano, intenta a salire la scala del Tempio. “È in questa sala che l’artista entra in dialogo stretto con il museo reinterpretando un’immagine simbolo della collezione - La presentazione della Vergine al tempio - con un’opera che rilegge il rapporto tra la giovane figura e la scala tizianesca”, precisa la curatrice Isabella Collavizza.
Al tema del sonno rimandano anche le sculture in vetro della serie Sleep (dal 2020). Si tratta di teste a grandezza naturale appoggiate su un lato, come nell’atto di dormire. A volte spuntano da esse piccoli alberi, come pensieri o sogni radicati nella testa e rivolti al cielo. Sculture come queste dialogano con il Ciclo di Sant’Orsola (1490-98), capolavoro di Vittore Carpaccio, che l’Accademia riapre al pubblico per l’occasione. In una delle scene del ciclo, il Sogno di Orsola, la giovane santa è ritratta nel sonno, mentre ai piedi del letto un angelo le porge la palma, simbolo del futuro martirio. L’oscillare tra sonno e veglia corrisponde a quello tra morte e vita, in Carpaccio come in Leiko Ikemura.
Introduce a questa sala un gruppo di sculture dedicate ad animali, motivo caro a Ikemura: gatti, uccelli, conigli, spesso rappresentati con attributi fantastici come ali o volti umani, rivelano la curiosità dell’artista per mondi fluidi ed esseri ibridi.
Con l’opera Memento Mori (2013/26), la mostra prosegue al piano terra, nelle sale dedicate al Settecento e all’Ottocento. Ai piedi della festosa Esaltazione della Croce e Sant’Elena (ca. 1740) di Giambattista Tiepolo, la figura femminile distesa di Leiko Ikemura si impone come un monito, muto ma intenso, della transitorietà della vita.
Nella corte interna su cui prospetta la facciata disegnata da Andrea Palladio, Leiko Ikemura gioca con gli archi che ne caratterizzano il lato orientale, posizionando al centro di ciascuno di essi un busto in vetro in cima a un piedistallo. I busti di Ikemura rimandano consapevolmente alla ritrattistica antica, abolendone tuttavia la gravità. Al posto di personalità illustri, Ikemura dà forma a esili figure accompagnate da colibrì, come in Yellow Figure with Hummingbird (2020/22), o a buffi personaggi provenienti da un mondo immaginario, come in Self (2022). Nel cortile è prevista anche una nuova opera, Donna veneziana, concepita appositamente per la mostra veneziana, realizzata con l’aiuto di Fornace Berengo di Murano e pensata come omaggio alla secolare tradizione vetraria della laguna.
Il progetto architettonico della mostra, rispettoso tanto delle sale storiche, quanto dei più recenti interventi di Carlo Scarpa, è opera dell’architetto Philipp von Matt e del suo studio. La produzione delle opere è dello Studio Ikemura/Berengo Studio. Il coordinamento tecnico, per le Gallerie dell’Accademia, è dell’arch. Maria Antonietta De Vivo.
Leiko Ikemura è un’artista contemporanea di fama internazionale. Fin dagli anni Ottanta, ha esplorato temi legati alla transizione, ad aspetti transculturali e a una consapevolezza collettiva che va oltre limiti nazionali o di genere. L’artista passa con naturalezza da dipinti luminosi e spesso monumentali, a disegni e acquerelli introspettivi, nonché a sculture in terracotta smaltata, vetro e ceramica. Fondendo arte orientale e occidentale, e concependo un universo ispirato alle tradizioni pittoriche dell’Asia orientale (“sansui-ga“), agli antichi maestri giapponesi, al surrealismo, all’astrazione del dopoguerra e alla rinascita della pittura figurativa negli anni Ottanta, le opere spirituali di Ikemura sono permeate da una presenza al tempo stesso intensa e delicata, che mette in risalto il rapporto intimo tra esseri umani, animali, piante, forme minerali e cosmologia. Leiko Ikemura è nata a Tsu, nella prefettura di Mie, in Giappone, e vive e lavora a Berlino. Ha studiato presso la Osaka University of Foreign Studies dal 1970 al 1972 e successivamente all’Università di Belle Arti di Siviglia, dal 1973 al 1978. Nel 1979 si è trasferita a Zurigo e successivamente, nel 1985, a Colonia, per proseguire la propria carriera artistica. Nel 1991 è diventata professoressa di pittura presso l’Università di Belle Arti di Berlino. Dal 2014 ricopre inoltre una cattedra presso la Joshibi University of Art and Design, nei pressi di Tokyo. Le opere di Ikemura sono state presentate in numerose mostre personali, tra cui più recentemente quelle presso l’Albertina di Vienna (2025), il Kunstmuseum Chur a Coira, in Svizzera (2025), HEREDIUM a Daejeon, in Corea del Sud (2024), il Georg Kolbe Museum a Berlino (2023), il Museum de Fundatie a Zwolle, nei Paesi Bassi (2023), il Museo de Arte de Zapopan a Guadalajara, in Messico (2023), il Being Art Museum a Shanghai (2023), il Museum für Asiatische Kunst a Berlino (2012 e 2022), il Sainsbury Centre for Visual Arts a Norwich (2021), la Ciutat de les Arts i les Ciències di Valencia (2021), il Kunstmuseum Basel a Basilea (2019), il National Art Center di Tokio (2019) e il Museum für Ostasiatische Kunst a Colonia (2015). Le opere di Ikemura fanno parte delle collezioni permanenti di numerose istituzioni internazionali.
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