Mouna Rebeiz. Le Tarbouche. Quando un accessorio diventa simbolo
Mouna Rebeiz, Le Tarbouche, 2014, olio su tela, 194x304 cm.
Dal 20 Maggio 2026 al 8 Novembre 2026
Venezia | Visualizza tutte le mostre a Venezia
Luogo: Museo di Palazzo Mocenigo
Indirizzo: Santa Croce 1992
Orari: 10:00 – 17:00 (ultimo ingresso ore 16:00) Chiuso il lunedì
Curatori: Roberta Semeraro e Chiara Squarcina
Sito ufficiale: http://visitmuve.it
Il Museo di Palazzo Mocenigo – Centro Studi di Storia del Tessuto, del Costume e del Profumo presenta LE TARBOUCHE. Quando un accessorio diventa simbolo, mostra personale dell’artista libanese-canasede Mouna Rebeiz a cura di Roberta Semeraro e Chiara Squarcina.
Il progetto espositivo riunisce più di trenta opere dedicate al tarbouche, il tradizionale copricapo maschile diffuso nel mondo islamico fin dal XIV secolo, qui reinterpretato come elemento iconico e simbolico all’interno di una riflessione contemporanea sulla rappresentazione del femminile, dell’identità e della memoria culturale. Attraverso una pittura che dialoga con la grande tradizione figurativa europea e con la sensibilità del presente, Mouna Rebeiz trasforma un accessorio storicamente connotato in chiave maschile in un potente segno visivo in grado di interrogare i ruoli di genere e le dinamiche culturali tra Oriente e Occidente.
Il copricapo, tradizionalmente indossato dagli uomini come segno di appartenenza sociale e culturale, viene qui riletto e trasferito su monumentali figure femminili, divenendo elemento simbolico e assumendo un ruolo centrale nella costruzione dell’immagine pittorica. In questo modo l’artista mette in dialogo classicismo e contemporaneità, tradizione e identità, proponendo una lettura visiva sull’essenza dell’“essere donna” nella società attuale.
Formatasi a Parigi presso la Sorbona e attiva a livello internazionale, l’artista ha sviluppato nel corso degli anni una raffinata tecnica pittorica che si richiama ai grandi maestri del Rinascimento e del Barocco, reinterpretandone la monumentalità e la costruzione plastica delle figure in chiave contemporanea. Nei dipinti presentati a Palazzo Mocenigo, i corpi femminili – spesso ispirati all’iconografia classica delle Tre Grazie – assumono una presenza scultorea e sensuale, mentre il tarbouche diviene elemento compositivo e simbolico capace di riscrivere la storia e le sue rappresentazioni attraverso uno sguardo femminile consapevole e attuale.
Nell’ambito della sua ricerca sul tarbouche, Mouna Rebeiz ha inoltre coinvolto, nel 2015, una quarantina di designer e creativi internazionali invitandoli a reinterpretare questo iconico copricapo attraverso il proprio linguaggio progettuale. Stilisti e artisti hanno così lavorato sul tarbouche, restituendolo alla contemporaneità come oggetto sperimentale al crocevia tra moda, arte e design. In mostra saranno presentate quindici creazioni nate da questo progetto, tra le quali figurano contributi di importanti maison e designer internazionali, tra cui Sonia Rykiel, Marni, Jimmy Choo, Renée Caovilla, Alberta Ferretti e altri protagonisti della scena creativa contemporanea. Questo dialogo tra pittura e design amplia ulteriormente il significato del tarbouche, che da accessorio tradizionale si evolve in simbolo universale capace di attraversare culture, linguaggi e discipline. L’incontro tra arte, moda e storia del costume trova nella sede di Palazzo Mocenigo – museo dedicato proprio all’evoluzione dell’abito e dell’identità sociale – un contesto particolarmente significativo, dove le opere dialogano con gli ambienti storici e con le collezioni permanenti, innescando nuove letture e connessioni.
Il dialogo con un raro copricapo dogale veneziano, conservato nelle collezioni dei Musei Civici di Venezia, ha inoltre ispirato all’artista nella realizzazione di opere appositamente concepite per questa occasione. L’intervento, inedito, introduce un ulteriore livello di lettura tra storia del costume, simboli di potere e rilettura contemporanea dell’identità, rafforzando il legame tra la ricerca pittorica di Mouna Rebeiz e il contesto storico di Palazzo Mocenigo.
In occasione della mostra sarà inoltre pubblicato il primo volume interamente dedicato al tarbouche, edito da Maretti Editore. Il libro, concepito come approfondimento storico e iconografico su questo copricapo emblematico, accompagna il progetto espositivo offrendo un contributo inedito allo studio di un simbolo che attraversa culture, epoche e identità.
La mostra, affidata alla curatela di Chiara Squarcina e del critico d’arte Roberta Semeraro, quest’ultima da tempo impegnata nell’indagine delle tematiche legate all’identità e alla rappresentazione del femminile nell’arte e nella storia, si inserisce in un più ampio percorso di ricerca dell’artista che esplora il tema dell’identità e della trasformazione dei simboli culturali, ponendo al centro la figura femminile e la sua ridefinizione nella contemporaneità.
L’indagine pittorica di Mouna Rebeiz si intreccia inoltre con alcune riflessioni del pensiero contemporaneo, tra cui quelle della filosofa e psicoanalista Elsa Godart, attesa a Venezia per l’apertura della mostra, dedicate alla riflessione sull’identità e sulla complessità dell’esperienza femminile nel presente. In un momento storico in cui il dibattito sui ruoli di genere e sulle nuove forme di femminismo si fa sempre più articolato, le opere di Rebeiz invitano a riflettere sulla costruzione dell’immagine e sul valore simbolico degli oggetti nella definizione dell’identità individuale e collettiva.
Il progetto espositivo riunisce più di trenta opere dedicate al tarbouche, il tradizionale copricapo maschile diffuso nel mondo islamico fin dal XIV secolo, qui reinterpretato come elemento iconico e simbolico all’interno di una riflessione contemporanea sulla rappresentazione del femminile, dell’identità e della memoria culturale. Attraverso una pittura che dialoga con la grande tradizione figurativa europea e con la sensibilità del presente, Mouna Rebeiz trasforma un accessorio storicamente connotato in chiave maschile in un potente segno visivo in grado di interrogare i ruoli di genere e le dinamiche culturali tra Oriente e Occidente.
Il copricapo, tradizionalmente indossato dagli uomini come segno di appartenenza sociale e culturale, viene qui riletto e trasferito su monumentali figure femminili, divenendo elemento simbolico e assumendo un ruolo centrale nella costruzione dell’immagine pittorica. In questo modo l’artista mette in dialogo classicismo e contemporaneità, tradizione e identità, proponendo una lettura visiva sull’essenza dell’“essere donna” nella società attuale.
Formatasi a Parigi presso la Sorbona e attiva a livello internazionale, l’artista ha sviluppato nel corso degli anni una raffinata tecnica pittorica che si richiama ai grandi maestri del Rinascimento e del Barocco, reinterpretandone la monumentalità e la costruzione plastica delle figure in chiave contemporanea. Nei dipinti presentati a Palazzo Mocenigo, i corpi femminili – spesso ispirati all’iconografia classica delle Tre Grazie – assumono una presenza scultorea e sensuale, mentre il tarbouche diviene elemento compositivo e simbolico capace di riscrivere la storia e le sue rappresentazioni attraverso uno sguardo femminile consapevole e attuale.
Nell’ambito della sua ricerca sul tarbouche, Mouna Rebeiz ha inoltre coinvolto, nel 2015, una quarantina di designer e creativi internazionali invitandoli a reinterpretare questo iconico copricapo attraverso il proprio linguaggio progettuale. Stilisti e artisti hanno così lavorato sul tarbouche, restituendolo alla contemporaneità come oggetto sperimentale al crocevia tra moda, arte e design. In mostra saranno presentate quindici creazioni nate da questo progetto, tra le quali figurano contributi di importanti maison e designer internazionali, tra cui Sonia Rykiel, Marni, Jimmy Choo, Renée Caovilla, Alberta Ferretti e altri protagonisti della scena creativa contemporanea. Questo dialogo tra pittura e design amplia ulteriormente il significato del tarbouche, che da accessorio tradizionale si evolve in simbolo universale capace di attraversare culture, linguaggi e discipline. L’incontro tra arte, moda e storia del costume trova nella sede di Palazzo Mocenigo – museo dedicato proprio all’evoluzione dell’abito e dell’identità sociale – un contesto particolarmente significativo, dove le opere dialogano con gli ambienti storici e con le collezioni permanenti, innescando nuove letture e connessioni.
Il dialogo con un raro copricapo dogale veneziano, conservato nelle collezioni dei Musei Civici di Venezia, ha inoltre ispirato all’artista nella realizzazione di opere appositamente concepite per questa occasione. L’intervento, inedito, introduce un ulteriore livello di lettura tra storia del costume, simboli di potere e rilettura contemporanea dell’identità, rafforzando il legame tra la ricerca pittorica di Mouna Rebeiz e il contesto storico di Palazzo Mocenigo.
In occasione della mostra sarà inoltre pubblicato il primo volume interamente dedicato al tarbouche, edito da Maretti Editore. Il libro, concepito come approfondimento storico e iconografico su questo copricapo emblematico, accompagna il progetto espositivo offrendo un contributo inedito allo studio di un simbolo che attraversa culture, epoche e identità.
La mostra, affidata alla curatela di Chiara Squarcina e del critico d’arte Roberta Semeraro, quest’ultima da tempo impegnata nell’indagine delle tematiche legate all’identità e alla rappresentazione del femminile nell’arte e nella storia, si inserisce in un più ampio percorso di ricerca dell’artista che esplora il tema dell’identità e della trasformazione dei simboli culturali, ponendo al centro la figura femminile e la sua ridefinizione nella contemporaneità.
L’indagine pittorica di Mouna Rebeiz si intreccia inoltre con alcune riflessioni del pensiero contemporaneo, tra cui quelle della filosofa e psicoanalista Elsa Godart, attesa a Venezia per l’apertura della mostra, dedicate alla riflessione sull’identità e sulla complessità dell’esperienza femminile nel presente. In un momento storico in cui il dibattito sui ruoli di genere e sulle nuove forme di femminismo si fa sempre più articolato, le opere di Rebeiz invitano a riflettere sulla costruzione dell’immagine e sul valore simbolico degli oggetti nella definizione dell’identità individuale e collettiva.
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