Maria Callas. The Exhibition

Maria Callas in camerino mentre si prepara ad interpretare Ifigenia di Gluck, Milano, 1957

 

Dal 11 Marzo 2016 al 18 Settembre 2016

Verona

Luogo: AMO - Arena Museo Opera

Curatori: Massimiliano Capella

Enti promotori:

  • Fondazione Arena di Verona
  • Comune di Verona

Costo del biglietto: intero € 13, ridotto € 11/ € 8 / € 5, gruppi € 10, scuole € 5 / infanzia € 3. Gratuito bambini fino a 4 anni non compiuti; guide turistiche con tesserino, 1 accompagnatore per disabile; insegnanti in visita con alunni e studenti (2 per ogni gruppo); 1 accompagnatore per gruppo; soci ICOM (con tessera); possessori di coupon omaggio; possessori vip card Arthemisia Group

Telefono per prevendita: 848002008

Telefono per informazioni: +39 045 8003524

E-Mail info: prenotazioni@mostracallas.it

Sito ufficiale: http://www.mostracallas.it


Comunicato Stampa: In anteprima mondiale la mostra "Maria Callas. The Exhibition" sarà presentata a Verona dall’11 marzo al 18 settembre 2016.
"Maria Callas. The Exhibition" è la prima grande mostra dedicata alla Divina Callas: è il racconto della straordinaria carriera artistica e della vita di Maria - anzi di Anna Maria Cecilia Sophia Kalogeropoulous - la donna la cui vita, ricca di gioie e dolori, fu vissuta intensamente e finì troppo presto (1923-1977).
 Maria Callas. The Exhibition. La galleria immagini
La mostra è un viaggio nell’emozione: accompagnati dalla insuperata voce della Callas, da filmati d’epoca, interviste, foto e tantissimi oggetti appartenuti all’artista, si potranno ammirare documenti, abiti e gioielli del tutto inediti, provenienti da archivi nazionali e internazionali e dallo stesso archivio personale di Maria Callas.
L’anteprima veronese dell’esposizione vuole essere un riconoscimento alla carriera della Divina, che 69 anni fa debuttava proprio in Italia all’Arena di Verona con La Gioconda di Amilcare Ponchielli: era il 2 agosto 1947.

Da Verona la mostra partirà alla volta di un tour internazionale, da Atene a New York, da Parigi a Città del Messico.
Promossa dal Comune di Verona e dalla Fondazione Arena di Verona, la mostra è prodotta e organizzata da Arthemisia Group con il fondamentale contributo del Gruppo AGSM main sponsor dell’iniziativa, ed è curata da Massimiliano Capella.
 
“Con questa mostra che rende omaggio al più grande soprano di tutti i tempi, strettamente legato a Verona, AMO si conferma luogo d’elezione nel panorama culturale cittadino offrendo al grande pubblico, giovanissimo, appassionato o curioso, un programma di mostre, iniziative, attività, rassegne, proposte educative, durante tutto l’anno. - dichiara Francesco Girondini, Sovrintendente Fondazione Arena di Verona e Direttore AMO Arena Museo Opera - Gli anni veronesi della Callas, il suo matrimonio e il suo rapporto con l’Arena di Verona sono ampiamente trattati in mostra, rievocando il ricordo che molti cittadini hanno ancora vivo della Divina.

Proseguendo sul tema centrale della Musica e in particolare dell’Opera, "Maria Callas. The Exhibition" si annuncia, grazie ad Arthemisia Group e al sostegno del Gruppo Agsm, come l’evento principale della primavera e dell’estate veronese del 2016 in abbinamento al Festival Lirico Areniano, ai cui spettatori sarà offerta la possibilità di visitare tutte le mostre ad AMO a una tariffa speciale. Per tutta la durata di questa mostra, che toccherà dopo Verona altre tappe internazionali, AMO ospiterà anche un’altra esposizione temporanea degli scatti più famosi del noto fotografo inglese Terry O’Neill, a conferma della pluralità delle proposte di AMO e del costante impegno profuso per valorizzare la cultura musicale”.
 
“Il Gruppo Agsm ha scelto di essere il principale sponsor di questa mostra, che debutta a Verona, per due motivi: la figura di Maria Callas è legata in modo imprescindibile alla nostra romantica città e Agsm è da quest’anno lo Special Partner di Fondazione Arena di Verona, culla della lirica in Italia e nel mondo”, afferma il Presidente del Gruppo Agsm Fabio Venturi, ”Non potevamo quindi non avere un ruolo di protagonista nella mostra dedicata alla Divina, la più famosa cantante lirica di tutti i tempi, collocata nello splendido scenario di Palazzo Forti – AMO, una cornice tra le più prestigiose nella nostra meravigliosa Verona, che sempre più sta divenendo un punto di riferimento in ambito culturale sia nazionale sia internazionale con mostre di altissimo livello qualitativo.”, e prosegue, “Agsm nel suo ruolo di primaria società multiservizi energetici in Italia pone da sempre particolare attenzione al conseguimento di obiettivi fondamentali quali il sostegno alla ricerca per lo sviluppo delle energie rinnovabili, il risparmio energetico e la salvaguardia dell’ambiente. Per noi questo significa pure stimolare e sensibilizzare la cittadinanza su questi temi anche attraverso il nostro sostegno a iniziative culturali ad ampio spettro, perché la cultura, che è tra le forme più nobili di energia, non smetta di diffondersi nella nostra città e nel mondo.”
  Come omaggio all’“icona” Maria Callas, AMO Arena Museo Opera ospiterà contemporaneamente la grande mostra dedicata al fotografo Terry O’Neill “Icons”: 70 ritratti dei personaggi più iconici del Novecento, con un’intera sezione inedita dedicata a David Bowie.
Verona e AMO Arena Museo Opera, dopo il successo della mostra "Tamara de Lempicka", confermano con questa grande esposizione un ruolo centrale nella proposta culturale italiana.
L’evento vede come special partner Ricola, come media partner Glamour, L’Uomo Vogue ed è consigliato da Sky Arte HD. Gli abiti della mostra sono esposti su emblematici manichini Bonaveri. Catalogo edito da Silvana Editoriale con Arthemisia Group.
  
LE SEZIONI DELLA MOSTRA
Durante il percorso di mostra i momenti salienti della vita e della carriera del grande soprano sono scanditi dalla sua incredibile voce.
Una storia appassionante quella della Divina, che seduce il visitatore attraverso la voce della stessa Callas che canta dall’aria di Tosca, “Vissi d’arte” - che si sovrappone pienamente al personaggio interpretando quasi sé stessa, una vita dedicata all’arte e all’amore per entrambe infelice – a “Suicidio” dalla Gioconda di Ponchielli; dalla cavatina “Casta diva che inargenti” della Norma di Bellini, al finale del secondo atto di Aida di Verdi; dall’aria tratta dall’opera francese Samson et Dalila “Mon coeur s’ouvre à ta voix” di Camille Saint- Saëns, a quella del primo atto della Traviata “Ah, forse è lui... Sempre libera” fino alla cavatina di Rosina da Il Barbiere di Siviglia.

Il visitatore potrà, grazie all’ausilio dell’audioguida, ascoltare quindi come un album sonoro i successi che l’hanno innalzata nell’empireo del bel canto.
L’esposizione si articola in 14 sezioni di cui si dà qui di seguito conto sulla scorta dei testi in catalogo del curatore dell’esposizione Massimiliano Capella. 
Sezione 1 - America Grecia: andata e ritorno. New York - Atene - New York 1923 - 1947
Si comincia, come obbligo, dall’infanzia americana cui segue il ritorno in Grecia con la madre. Non ancora sedicenne, riesce ad ottenere un’audizione per il Conservatorio Nazionale, dove è valutata dall’italiana Maria Trivella. Dopo due anni d’intensi studi accede al Conservatorio e incontra Elvira de Hidalgo. In Grecia inizia a mietere i primi successi fin dal suo debutto ad Atene il 2 aprile 1939 al Teatro Olimpia con un’esecuzione di Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni. L’America però resta il sogno e quindi torna a New York per rincorrerlo. Qui l’aspetta un’audizione al teatro Metropolitan (3 e 21 dicembre 1945) ma la carriera non decolla. Conosce l'agente teatrale Andy Bagarozy, dal quale viene scritturata per cantare nella Turandot di Giacomo Puccini a Chicago, ma il progetto artistico sfuma ed è costretta così a reinventarsi come cameriera, fin quando viene consigliata dal celebre cantante italiano Nicola Rossi Lemeni e riesce ad avere un’audizione con il tenore Giovanni Zenatello, direttore della stagione operistica all’Arena di Verona, che la scrittura immediatamente come protagonista dell’opera La Gioconda di Amilcare Ponchielli, il cui allestimento è previsto nella città scaligera per l’estate del 1947. Maria ottiene la parte ed attraversa nuovamente l’Atlantico. Ha 24 anni ed è già al suo terzo viaggio transoceanico.    Sezione 2 - Il successo e l’amore. Verona, 1947-1954
Parte da New York e arriva in Italia il 29 giugno 1947. Da Napoli si trasferisce in treno a Verona dove giunge il 30 giugno. La sera dell’1 luglio viene invitata ad una cena al Pedavena con gli altri cantanti della produzione, con il responsabile della stagione lirica Gaetano Pomari, con il maestro Tullio Serafin e con l’assessore Giuseppe Gambato. Alla cena è presente anche un amico di Pomari, l’industriale veronese Giovanni Battista Meneghini. Fra i due nasce un’immediata affinità che si trasforma ben presto, nonostante i 27 anni di differenza, in amore. Il 2 agosto 1947 debutta finalmente all'Arena di Verona nel ruolo di Gioconda, diretta dal maestro Tullio Serafin che da questo momento diventa la guida più importante per i suoi imminenti debutti in ruoli tanto diversi per vocalità. Nella città che l’ha accolta canterà tra il 1947 e il 1954 in 24 serate interpretando le opere La Gioconda, Turandot, Aida, La Traviata, Il Trovatore e Mefistofele.
Verona rappresenta quindi l’avvio della carriera ma anche e soprattutto il luogo in cui creare la sua famiglia. Il 21 aprile 1949, nella cappella del Convento dei Padri Filippini a Verona sposa Giovanni Battista Meneghini (l’atto di matrimonio reca curiosamente la data di nascita sbagliata, 2 dicembre 1924).

Sezione 3 - Cuore Sacro
L’1 agosto 1947, il giorno precedente al suo debutto nell’opera La Gioconda di Amilcare Ponchielli all’Arena di Verona, Giovanni Battista Meneghini le dona un piccolo olio su tavola raffigurante una Sacra Famiglia, dipinto dal pittore veronese Giambettino Cignaroli (Verona, 1718-1770). Il dipinto diventa il suo personale talismano a protezione della sua stessa carriera (sul retro del dipinto vi è l’iscrizione Cignaroli G. B veronese / 1706 – 1770, I Agosto 47 / 22 Luglio 51 / grazie gran Dio! / M C e B) e, tra i numerosi oggetti personali conservati, avrà sempre il posto d’onore nel suo cuore.
Il piccolo dipinto di Cignaroli è immortalato in una serie di fotografie che la ritraggono nella sua casa milanese e in camerino prima di andare in scena. L’importanza di questo dipinto è tale che il 9 giugno del 1955 quando si trova a Vienna per interpretare Lucia di Lammermoor alla Staatsoper, chiede all’amica Giovanna Lomazzi di portarglielo urgentemente da Milano, dove l’aveva dimenticato. Il quadro è infatti “il suo personale talismano” e così lo definisce in un’intervista televisiva e nell’articolo apparso sul Toronto Daily Star (21 ottobre 1958).
Sul suo pianoforte personale poi, non poteva mancare la fotografia che il maestro Tullio Serafin le aveva donato con dedica. Accanto all’amore più casalingo per gli argenti, ha poi una vera e propria passione per i gioielli, anch’essi acquistati a Milano da Faraone, in via Montenapoleone.

Sezione 4 - I grandi debutti. Venezia, Firenze e Roma, 1947-1958
Dopo il debutto nell’opera La Gioconda all’Arena di Verona inizia la sua ascesa professionale che vede l’Italia il Paese che la consacra quale cantante di primissimo piano.
Tra il 1947 e il 1953 sono i teatri di Venezia, Firenze e Roma a diventare centrali nella sua carriera. Nel giro di pochissimi anni debutta in queste città in tutti i ruoli che resteranno per lei fondamentali: Norma, Lucia di Lammermoor, Medea e La Traviata.
Tra il 1952 e il 1953 torna a Firenze per cantare La Traviata di Giuseppe Verdi, Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti e, soprattutto, un nuovo ruolo che segna indelebilmente la sua carriera: il 7 maggio 1953 interpreta per la prima volta l’opera Medea di Luigi Cherubini, insieme a Norma il ruolo che ha segnato i suoi più grandi trionfi, da Milano a Venezia, Roma, Londra, da Dallas ad Epidauro. 
Se dopo il 1954 i palcoscenici di Venezia e di Firenze non saranno più presenti nel fitto calendario delle sue performances, quello di Roma la vedrà ancora protagonista, purtroppo in uno degli scandali più clamorosi registrati nel mondo del teatro lirico. La sera del 2 gennaio 1958 interrompe infatti dopo il primo atto la recita di Norma di Vincenzo Bellini al Teatro dell'Opera. Definirà questo evento come “la sera più amara della mia vita”.
Il 3 settembre 1957 sarà Venezia a fare da scenario al suo primo incontro con Aristotele Onassis.    Sezione 5 - La conquista del Sudamerica. Argentina e Messico, 1949-1952
Tra il debutto in Arena nel 1947 e il 1949 la carriera di Maria Callas è sempre più in ascesa. Subito dopo aver sposato Meneghini arriva l’ora di un nuovo importante debutto internazionale. Parte infatti nel maggio del 1949 per il Sud America dove canta in Argentina al Teatro Colón di Buenos Aires in tutti i ruoli che la stanno rendendo celebre: Turandot (20 maggio 1949), Norma (17 giugno) e Aida (2 luglio). L’anno seguente è protagonista di una nuova tournée sudamericana e, dopo i trionfi argentini, giunge in Messico dove incanta il pubblico del Palacio de las Bellas Artes nell’Aida (30 maggio 1950), nella Tosca (8 giugno) e nel Trovatore (20 giugno).
Il suo repertorio ha preso forma e nel mese di luglio del 1951 torna in Messico per cantare Aida e La Traviata e, a settembre, a San Paolo del Brasile per Norma e La Traviata, fino a Rio de Janeiro per Tosca e, ancora, La Traviata. Ovunque è un successo, in modo particolare dopo l’ultima recita di La Traviata a Mexico City.
Nel mese di maggio 1952 torna per la sua ultima tournée sudamericana in Messico. Alla fine dell’ultima recita di Tosca il pubblico, intuendo che non sarebbe più tornata a cantare in Messico, intonò Las Golondrinas, accompagnata dal rullo dei tamburi dell’orchestra.

Sezione 6 - Finalmente la Scala. Milano, 1950-1953
Il 17 settembre 1947 Maria Callas si presenta per un’audizione al Teatro alla Scala di Milano dove canta Casta Diva (Norma) e O Patria mia (Aida) ma il giudizio del direttore artistico Mario Labroca sulla sua voce è molto negativo. Dopo tre anni da quell’audizione e dopo una serie di debutti sui palcoscenici dei teatri italiani più prestigiosi arriva finalmente il momento di cantare al Teatro alla Scala di Milano, quando, il 12 aprile 1950, sostituisce un’indisposta Renata Tebaldi nel ruolo di Aida. Il matrimonio tra Maria Callas e la Scala ha dunque inizio e nel decennio che segue darà vita ad alcune delle serate che hanno reso leggendario il teatro milanese. Tra il 1950 e il 1962 è la protagonista assoluta di 181 serate in 23 opere.
Il primo vero trionfo scaligero è rappresentato dall’inaugurazione della stagione lirica 1951/1952 con I Vespri siciliani di Giuseppe Verdi, diretti dal maestro Victor De Sabata. Nel 1952 porta poi per la prima volta sul palcoscenico della Scala un suo cavallo di battaglia, Norma di Vincenzo Bellini (16 gennaio 1952) e debutta nel ruolo di Konstanze nel Ratto del serraglio (2 aprile 1952). Il 7 dicembre del 1952 inaugura per la seconda volta la stagione della Scala cantando il ruolo della Lady nel Macbeth di Giuseppe Verdi, a cui segue l’esecuzione di un altro suo cavallo di battaglia, La Gioconda (26 dicembre 1952).
Il trionfo fiorentino del 1953 nella Medea a Firenze viene subito bissato anche alla Scala, sotto la direzione di un giovanissimo Leonard Bernstein, avvolta nei costumi dipinti dal pittore Salvatore Fiume (10 dicembre 1953).

Sezione 7 - La Callas-Scala. Milano, 1954-1962 
La Callas è ormai un fenomeno senza precedenti, richiesta in tutto il mondo. Dopo alcune performences a Venezia e Genova, rientra a Milano dove interpreta Alceste di Christoph Willibald Gluck, diretta da Carlo Maria Giulini (4 aprile), ormai magrissima e avvolta nei costumi “all’antica” disegnati dal pittore e scenografo Piero Zuffi.
Dopo il debutto nel novembre del 1954 negli Stati Uniti rientra in Italia per interpretare a Milano La Vestale di Gaspare Spontini, opera che segna l’esordio alla regia di Luchino Visconti. L’allestimento del capolavoro di Spontini segna la nascita di un connubio che farà la storia del teatro lirico, quello tra la Callas e Visconti che, nell’arco di quattro anni (1954-1957), darà vita a cinque produzioni leggendarie: La Vestale, La Sonnambula, La Traviata, Anna Bolena e Ifigenia in Tauride.
Nell’agosto del 1957 Maria raggiunge Edimburgo per interpretare, con le maestranze della Scala, La Sonnambula di Vincenzo Bellini (19 agosto). Qui rinuncia a cantare la quinta recita dell’opera prevista il 3 settembre, e inizia così ad incrinare i suoi rapporti con Antonio Ghiringhelli, Sovrintendente del Teatro alla Scala. In un clima di ostilità generale Maria affronta quindi nel 1958 la ripresa alla Scala dell’Anna Bolena di Donizetti che, grazie ad un’interpretazione assoluta, registra un nuovo e ancor maggiore successo rispetto all’anno precedente.
Un nuovo debutto è intanto già pronto sempre alla Scala dove interpreta Il Pirata di Vincenzo Bellini, opera con la quale decide però di non cantare più nel teatro milanese (19 maggio 1958). Alla fine di queste recite la Callas viene portata in trionfo dal suo pubblico che invade letteralmente la via di ingresso alla Scala.
Dopo una pausa di due anni torna però a Milano dove inaugura per la quinta volta la stagione lirica della Scala con il Poliuto di Gaetano Donizetti (7 dicembre 1960). Tornerà ancora alla Scala per interpretare la Medea di Cherubini, opera con cui darà il suo addio definitivo al palcoscenico del teatro più amato e anche al personaggio di Medea che affronterà in seguito solo nel 1969 nella versione cinematografica diretta da Pasolini.    Sezione 8 - Icona di stile
Se le critiche alle performances vocali di Maria Callas sono tra il 1947 e il 1953 quasi sempre entusiastiche, i commenti sul suo aspetto estetico sono spesso sgradevoli. La Callas, con i suoi quasi 100 chili per 1 metro e 73 di altezza non è esattamente un cigno. Nell'estate del 1952 un critico, con assoluta mancanza di tatto, commentando la sua performance nell'Aida all’Arena di Verona, scrive “Impossibile notare la differenza tra le zampe degli elefanti e quelle di Aida”.
Tra l’estate del 1952 e la primavera del 1954 decide quindi di perdere 35 chili, trasformandosi dalla grassa cantante in un’icona di stile ed eleganza dalle sembianze divine.
Questa trasformazione estetica coincide con la sua trasformazione artistica: ora a fare da supporto alla sua incredibile voce c'è anche il grande lavoro interpretativo che veicola attraverso il proprio corpo. Una crescita alla quale contribuiscono nel tempo anche grandi registi come Luchino Visconti e Franco Zeffirelli, con i quali sviluppa oltre ad una solida collaborazione anche una profonda amicizia.
Sarà però il legame tra Maria Callas e la sarta milanese Biki a consacrarla regina di eleganza, fino ad essere riconosciuta nel 1957 come la donna più elegante del Mondo.
Dall’apparizione nel 1954 della “nuova” Callas, magra, elegante e raffinata, e con l’aiuto della sarta Biki e di suo genero Alain Reynaud, ed in seguito di grandi couturier come Dior e Saint-Laurent, la Callas diventa un fenomeno di costume da imitare e idolatrare. Tra fotografie e giornali da lei personalmente custoditi spicca la cura con cui ha conservato il negativo di uno dei leggendari scatti, certamente quello più iconico, realizzati da Jerry Tiffany a New York per un servizio della casa discografica EMI nel 1958, che mette in evidenza ogni dettaglio del volto. Nelle sue pupille si legge con maggiore chiarezza rispetto alle stampe il riflesso del fotografo che la sta immortalando ed è inoltre possibile capire che sino ad oggi l’immagine è stata stampata al contrario, con lo sguardo rivolto verso destra (il negativo ci ha invece svelato che gli  occhi della Callas guardavano a sinistra). L’unico servizio fotografico completo custodito dalla Callas è però quello realizzato l’11 aprile 1959 nelle sua casa milanese da Milton Greene, come regalo per il decimo anniversario di nozze con Meneghini, nel quale la cantante diventa intensa, struggente, vera come forse, in quegli anni, non è mai stata. La donna prevale sulla cantante e sulla diva, in una visione inedita che di lì a poco avrebbe ribaltato tutte le scelte artistiche e personali della sua vita. 

Sezione 9 - Regina alla corte di sua Maestà. Londra, 1952-1973
Nel 1952 conquista un nuovo palcoscenico internazionale che sarà fondamentale nella sua carriera, quello del Covent Garden di Londra, dove debutta con la Norma di Vincenzo Bellini.
Londra la accompagna fino alla sua ultima apparizione in un’opera completa nel 1965 e in una delle tappe del tour che segnerà il definitivo addio alle scene, accompagnata da Giuseppe di Stefano (26 novembre 1973). Ma Londra farà anche da scenario ad uno degli eventi mondani più celebrati dalla stampa di tutto il mondo che videro la Callas regina assoluta del jet set. In occasione della prima di Medea di Luigi Cherubini al Covent Garden (17 giugno 1959) seguì infatti un party organizzato al Dorchester Hotel di Londra, alla presenza dei personaggi più in vista del jet-set internazionale. L’evento mondano, riportato da tutte le cronache dell’epoca, è organizzato da Aristotele Onassis che, con questo gesto, le lancia il suo messaggio d’amore. Già il mese successivo infatti Maria Callas e il marito vengono invitati sul lussuoso panfilo Christina di proprietà dell’armatore greco, che, dalla Costa Azzurra, salperà diretto verso la Grecia. Dopo la fatidica crociera, la storia d’amore tra Maria e l’armatore greco diventerà uno dei temi centrali per i media, uno scandalo perfetto a cui dedicare un numero incredibile di copertine e di articoli, scatti rubati e servizi commissionati da ogni testata giornalistica. Con questo scandalo, il matrimonio con Meneghini finisce bruscamente.   
Sezione 10 - Il ritorno a casa. Chicago - New York - Dallas - Atene - Epidauro, 1954-1965
Dopo i trionfi sui palcoscenici italiani, sudamericani e inglesi arriva per lei il momento dell’atteso debutto negli Stati Uniti. Nel 1954 debutta sul palcoscenico della Lyric Opera di Chicago con La Traviata di Giuseppe Verdi e Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti. Nel 1956 arriva poi il momento del debutto sul massimo palcoscenico americano, quello del Metropolitan di New York dove canta Norma, Tosca di Giacomo Puccini e Lucia di Lammermoor. In concomitanza dell’atteso debutto sul palcoscenico del Met la rivista TIME dedica a Maria la copertina (29 ottobre 1956) che riproduce il ritratto eseguito dal pittore austriaco Henry Koener (Vienna, 1915 - St. Pölten, 1991), donato poi dal TIME alla National Portrait Gallery di Washington (oggi esposto presso la Smithsonian). L’esperienza con il Metropolitan e i rapporti con il suo leggendario direttore Rudolf Bing risultano però sempre burrascosi, soprattutto per la mancanza di allestimenti originali ritenuti dalla Callas adeguati alla propria personalità e statura. Sono i teatri di Chicago e Dallas a riservarle le maggiori attenzioni. Proprio nel teatro texano Maria canterà la sua ultima Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti (6 novembre 1959), oltre alla Medea di Luigi Cherubini, in uno dei momenti più bui della sua vita, coincidente con lo scandalo della separazione da Meneghini
Gli anni dei grandi debutti americani coincidono anche con il ritorno nella sua amata Grecia dove torna ad esibirsi al Teatro di Erode Attico il 5 agosto 1957.
Tra il 1960 e il 1961 Maria, ormai legata ad Aristotele Onassis, torna a cantare ad Epidauro ancora due volte, nella Norma di Vincenzo Bellini (24 agosto 1960) e in una nuova produzione di Medea di Luigi Cherubini (6 agosto 1961). 

Sezione 11 - Dal trionfo più grande alla solitudine. Parigi, 1958-1977 
Parigi è per Maria Callas la città del trionfo più grande ma anche dell’esilio e della solitudine.
Dopo alcune apparizioni in concerto a Cleveland, Washington, San Francisco e Los Angeles, il 19 dicembre 1958 la Callas è la protagonista assoluta di uno dei più grandi eventi che la storia del teatro lirico abbia mai registrato: il Gran Gala per il suo debutto all'Opèra di Parigi, in occasione del conferimento della Legion d'Onore, definito dalla stampa parigina “Il più grande spettacolo al Mondo”. Dopo la separazione da Meneghini e dopo aver lasciato per sempre la casa di Milano in via Buonarroti n. 40, Maria si trasferisce definitivamente a Parigi nel 1962, prima nell’appartamento in Avenue Foch n. 44 e poi in Avenue Georges Mandel n. 36, dove vivrà fino alla fine.
All'Opéra di Parigi canterà ancora tra il 1964 e il 1965 nella Norma di Bellini e nella Tosca di Puccini, diretta da Georges Prêtre che la guiderà anche in un nuovo debutto, solo discografico, nella Carmen di Georges Bizet, registrata nella parigina Salle Wagram. 
Tra gli anni Sessanta e i Settanta la casa di Parigi di Maria diventa poi un set fotografico in cui la diva ormai lontana dalle scene viene immortalata prima da Christian Steiner (1968, 1971, 1973), poi da Philippe Le Tellier (1969) e infine da Richard Avedon che la ritrae per una campagna di pellicce Blackglama (1970).    Sezione 12 - Maria e Medea
Nel 1965 torna a cantare Norma a Parigi e Tosca a New York, Parigi e Londra ma al termine delle recite londinesi decide di non cantare più un'opera completa in scena.
L'abbandono delle scene precede di poco anche la fine della sua storia con Aristotele Onassis e la frequentazione di quel jet set che ha fatto da sfondo ad una storia nata sotto i riflettori. Onassis sposa infatti Jacqueline Kennedy. Maria Callas cerca quindi di ricostruire la sua vita partendo ancora una volta dalla sua arte. È in questo momento che Pier Paolo Pasolini la vuole fortemente come protagonista del film Medea che, tra il maggio e l’agosto del 1969, si appresta a girare tra Roma, Pisa, Marechiaro di Anzio, la laguna di Grado, Viterbo, la Siria e la Turchia. Dopo aver cantato l’opera di Luigi Cherubini a Firenze, Milano, Roma, Venezia, Londra, Dallas ed Epidauro, Maria sceglie quindi di interpretare il ruolo di Medea in una produzione cinematografica raffinatissima, con le scenografie di Dante Ferretti e i costumi disegnati da Piero Tosi. Il film di Pasolini ha il merito di amplificare la perfetta fusione tra il mito della Callas e quello di Medea anche se non portò a nessun risultato artistico rilevante, né per l’interpretazione della Callas, né per la lettura di Pasolini. Resterà tra i due un rapporto di stretta amicizia e affinità intellettuale. 

Sezione 13 - Dettagli di Diva. Il guardaroba
Abiti, scarpe, turbanti, cappelli, borse, accessori vari. Il guardaroba di Maria Callas era sterminato e, a detta della fedele guardarobiera Elena Pozzan, era composto in massima parte dalle creazioni che Biki e Alain Reynaud avevano pensato per lei, comprensive dei dettagliatissimi biglietti per ogni possibile abbinamento. Anche dopo il trasferimento di Maria a Parigi, dopo il falò con cui bruciò per due giorni parte del suo guardaroba, e dopo la sua nuova passione per la moda francese, da Saint Laurent a Dior e Pierre Cardin, fino ad Hérmes e Alexander per le parrucche, i fedelissimi Biki e Alain continuano a vestirla sia nelle occasioni private, sia in quelle artistiche e professionali. 

Sezione 14 - Finale
New York, 5 marzo 1974. Nella sala della Carnegie Hall Maria Callas entra in scena acclamata da un pubblico che include Andy Warhol, Josephine Baker, Paulette Goddard. Una voce grida “You are Opera!” Per la donna che ha incarnato più di tutte il ruolo della primadonna il ritorno al canto è stato negli ultimi anni della sua vita l’unica ragione di sopravvivenza. Tra il 1971 e il 1973 tiene una Masterclass alla Juilliard School di New York e si cimenta, insieme a Giuseppe Di Stefano, nella regia dell’opera I Vespri Siciliani di Giuseppe Verdi, l’opera che inaugura il nuovo Teatro Regio di Torino (l0 aprile 1973). Convinta da Giuseppe Di Stefano, torna poi in scena come cantante e inizia una tournée che tocca tra il 1973 e il 1974 Amburgo, Berlino, Düsseldorf, Monaco, Francoforte, Mannheim, Madrid, Londra, Parigi e Amsterdam, Stoccarda, Toronto, Philadelphia, Washington, Boston, Chicago, New York, Detroit, Dallas, Brookville, Portland, Vancouver, Los Angeles, San Francisco, Montreal, Seoul, Tokyo, Fukuoka, Osaka, Hiroshima e Sapporo.  Dopo questo lungo tour programma anche il suo ritorno in scena in un’opera completa, nel mese di novembre del 1975, con la Tosca di Puccini al NHK di Yokohama, sempre accanto a Giuseppe Di Stefano. All’ultimo momento rinuncia però a cantare e viene sostituita da Montserrat Caballé.
La rinuncia a quest’ultimo progetto artistico è certamente legata alle terribili notizie che investono nel 1975 il cuore di Maria: Aristotele Onassis muore il 15 marzo in un ospedale nelle vicinanze di Parigi e dopo alcuni mesi il corpo senza vita di Pasolini viene trovato sulla spiaggia di Ostia (2 novembre). L'anno successivo perde la vita anche il suo amico Luchino Visconti.
Da questo momento Maria Callas vivesempre più sola,nel suo appartamento di Parigi.Lei stessa affermerà descrivendo quel che rimane della sua vita in una lettera "Non un figlio, non una famiglia, non un amico".
Maria muore improvvisamente a Parigi per un arresto cardiaco il 16 settembre 1977 a soli 53 anni.
Il 20 settembre viene celebrato il funerale nella chiesa greca ortodossa di Parigi e il 3 giugno 1979 le sue ceneri, arrivate la mattina stessa dal cimitero parigino del Père La Chaise, vengono disperse nel mare Egeo in tempesta.
La sua voce, il suo volto e la sua eleganza sono ormai leggenda.    Orario apertura  Lunedì dalle 14.30 alle 19.30
Dal martedì a domenica dalle 9.30 alle 19.30 (la biglietteria chiude un’ora prima) 

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