San Girolamo

Vaticano, Prati

San Girolamo


Questo dipinto, ancora allo stato di abbozzo e non terminato, è uno dei più enigmatici del grande maestro.

La più antica citazione dell'opera risale agli inizi dell'Ottocento, quando è menzionato, attribuito a Leonardo, nel testamento della pittrice svizzera Angelica Kauffmann. Alla morte della donna se ne persero nuovamente le tracce, finché fu ritrovato per caso e acquistato dal Cardinal Joseph Fesch, zio di Napoleone.

Secondo la tradizione, il cardinale avrebbe rinvenuto il quadro diviso in due parti: quella inferiore nella bottega di un rigattiere romano dove era stata utilizzata come coperchio di una cassetta, mentre la sezione con la testa del santo sarebbe stata trovata dal suo calzolaio che l'avrebbe utilizzata come piano dello sgabello.

Al di là del racconto romanzato, la tavola si presenta realmente tagliata in cinque pezzi. Alla morte del suo proprietario il quadro passò per diverse mani, fino ad essere individuato e fatto acquistare da Pio IX per la Pinacoteca Vaticana.
DA SAPERE: La tradizione vuole che il quadrato con il volto di Girolamo, visibilmente rimontato, sia stato utilizzato come sgabello di un calzolaio, mentre il resto dell’opera faceva da coperchio di una panca di un rigattiere.