La bellezza si svela tra i monti, da Ortisei a Courmayeur

Arte ad alta quota: quattro mostre da non perdere

Michelangelo Pistoletto, Il Terzo Paradiso | Foto: © Giacomo Buzio | Courtesy of Courmayeur Mont Blanc
 

Samantha De Martin

01/08/2022

Ai piedi di sua maestà il Monte Bianco, in una delle vallate più suggestive delle Alpi, una teoria di tronchi di abete alternati su ceppi con dischi di acciaio specchiante, mette in connessione cielo e terra tessendo il grembo di una nuova umanità.
Tranquilli, nessun albero è stato abbattuto per dare vita alla nuova installazione di Michelangelo Pistoletto, un simbolo potente di pace e rigenerazione, destinato a durare, secondo la volontà dell’artista, almeno 15 anni, e a diventare una delle Ambasciate Terzo Paradiso.
Non c’è solo la Val Ferret a fare da cornice all’arte che, soprattutto d’estate, trasforma molte località di montagna in autentici musei a cielo aperto. Dalle suggestive sale del Lumen alla Biennale Gherdëina ecco quattro mostre da scoprire ad alta quota.

Michelangelo Pistoletto fa tappa a Courmayeur
La Val Ferret, la vallata alpina della Valle d'Aosta a nord della conca di Courmayeur, si fa ambasciatrice del progetto culturale con cui Michelangelo Pistoletto diffonde nel mondo un simbolo potente di pace e rigenerazione. I visitatori potranno ammirare l'installazione ampia 54 metri, concepita per durare almeno 15 anni, e realizzata utilizzando tronchi di abete locali già tagliati. L’opera nasce come auspicio di una trasformazione della società, e abbraccia in un unico segno la complessità dell’esistente. I ceppi sono stati posizionati, e in alcuni casi coperti, con dischi di acciaio specchiante. Dall’unione tra i poli opposti della natura e dell’artificio l’artista crea uno spazio ricco di potenzialità, destinato a generare rinascita.

Come spiega Pistoletto, il Terzo Paradiso “vuole sottolineare il nesso tra il cielo e la terra e le sue biodiversità, così come il senso della misura, della proporzione, dell’armonia, da applicare non solo in termini quantitativi ma anche qualitativi ed etici. Il Terzo Paradiso significa il passaggio ad un nuovo livello di civiltà planetaria, indispensabile per assicurare al genere umano la propria sopravvivenza".


Michelangelo Pistoletto, Il Terzo Paradiso | Foto: © Giacomo Buzio | Courtesy of Courmayeur Mont Blanc

Al Castello di Caldes l’uomo e la montagna secondo i fotografi Magnum
“Grandi cose si compiono quando gli uomini e le montagne si incontrano” scriveva William Blake.
A descrivere i preziosi risultati di questo fruttuoso connubio è la mostra Vivere in alto. Uomini e montagne dai fotografi di Magnum. Da Robert Capa a Steve McCurry, in corso fino al 9 ottobre al Castello di Caldes, l’imponente maniero trentino all’imbocco della Val di Sole.
D’altra parte la montagna ha sempre rivestito per l'umanità molteplici significati. Vissuta o abbandonata, sfruttata, concepita come barriera, ora come rifugio, ha custodito vite e storie. Il rapporto tra la montagna, osservata, vissuta e raccontata dai grandi interpreti dell’Agenzia Magnum Photos, fondata nel 1947, e i suoi abitanti corre attraverso le circa cento fotografie che esplorano diversi aspetti di questo rapporto uomo-natura. Se le persone, con le loro storie e professioni si fanno avanti negli scatti di Steve McCurry, Inge Morath, Susan Meiselas, Ferdinando Scianna, il tema del turismo e le sue tante implicazioni emerge, tra luci e ombre, nelle fotografie di Martin Parr e nell’ironia di Jean Gaumy.
Le testimonianze delle civiltà antiche, immortalate da Bruno Barbey, cedono alle moderne infrastrutture a servizio del turismo e delle nuove esigenze del vivere in montagna con le foto di René Burri. Ai conflitti di montagna sono invece dedicate le fotografie di Alex Majoli e Christopher Anderson, mentre la dimensione spirituale emerge dai contributi di autori come Chris Steele-Perkins e Raghu Rai.


The Dalai Lama, Ladakh. INDIA. 1976 © Raghu Rai/Magnum Photos

A Ortisei alla scoperta della Biennale Gherdëina
Installazioni, sculture, performance, brani sonori, opere tessili ammiccano al paesaggio unico della Val Gardena e alla lussureggiante natura di Ortisei. Fino al 25 settembre chiunque decida di trascorrere le vacanze nella cornice unica del Patrimonio Mondiale Unesco delle Dolomiti, Ortisei e il paesaggio circostante della Gherdëina/Val Gardena, svelano Persones Persons, l'ottava edizione della Biennale Gherdëina a cura di Lucia Pietroiusti e Filipa Ramos.

"Persones Persons si muove lungo due linee - spiegano le curatrici -. La prima prende in considerazione le forme di personalità, giuridiche e non, della natura e del paesaggio, chiedendosi in che modo le espressioni artistiche possano contribuire al riconoscimento dei diritti della Terra e alla riduzione delle barriere. L'altra si occupa delle memorie antiche e future dei percorsi delle persone, degli animali, delle piante e dei materiali attraverso sistemi di migrazione, spostamento stagionale e transumanza nella regione e nei suoi paesaggi. A come si formano e si costituiscono reciprocamente in un processo continuo di influenza e sintonia."
A intrattenere gli ospiti di Biennale Gherdëina sarà un ricco public program rivolto a grandi e bambini, tra workshop di intaglio del legno a passeggiate nei boschi per scoprire la storia delle Dolomiti, delle piante e degli animali che la abitano e dei suoni che la caratterizzano. Il calendario completo è disponibile su www.biennalegherdeina.it.


Alex Cecchetti, SENTIERO, 2022 | Photo: © Tiberio Sorvillo | Project supported by the Italian Council (10th edition, 2022) by the Directorate General for Contemporary Creativity of the Italian Ministry of Culture

Gli scatti in bianco e nero di Anja Manfredi in mostra al Lumen
Raggiungiamo idealmente quota 2275 metri per addentrarci tra le panoramiche sale del Lumen, il suggestivo museo della montagna ospitato nell’ex stazione a monte della funivia di Plan de Corones, che vale decisamente una visita.
Qui, nella magica cornice delle Dolomiti, sospesi sulla valle Aurina, dal 28 agosto al 31 ottobre i visitatori potranno sfogliare gli scatti analogici in bianco e nero della fotografa austriaca Anja Manfredi che intreccia un’ampia varietà di associazioni con il concetto di Atlas. La mostra è il frutto di una ricerca stimolante che lega relazioni non convenzionali tra i paesaggi montani, la mitologia, l’arte e le culture oltre i confini spazio-temporali. Questo complesso repertorio di temi viene declinato attraverso diverse sfaccettature: dalla catena montuosa nell’Africa nord occidentale al titano della mitologia greca, condannato da Zeus a sorreggere la volta celeste, passando dai cosiddetti atlanti, gli elementi decorativi sotto forma di pilastri che trovano nelle cariatidi o nelle korai la loro controparte femminile.


Lumen | Foto: © manuelkottersteger.com | Courtesy Lumen

 Leggi anche:
• Vivere in alto. In montagna con i fotografi Magnum


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