Cenni biografici
Dipinto di Domenico Gargiulo detto Micco Spadaro
16/05/2002
Domenico Gargiulo nacque a Napoli il 1609 o il 1610 e deve il suo soprannome al mestiere del padre, fabbricante di spade. Alla fine degli anni Trenta, cacciato da casa per non aver voluto proseguire il mestiere del padre, Gargiulo riuscì ad entrare con l'aiuto di Carlo Coppola,nella bottega di Aniello Falcone, frequentata da altri giovani artisti, Paolo Porpora, Salvator Rosa e Andrea de Lione.
Iniziò a dipingere paesaggi e vedute, le eleganti composizioni indicano l'influenza che ebbero sull'artista, inizialmente, le stampe di Stefano Della Bella e di Jacques Callot e successivamente, le opere del pittore tedesco Johann Heinrich Schönfeld con il quale, però, lo scambio divenne reciproco.
Una moderna concezione naturalistica dello spazio, un contatto diretto con la realtà traspaiono dalle opere di Micco Spadaro, la cui attività artistica fu caratterizzata da un elemento di continuità: la collaborazione con Viviano Codazzi.
La loro collaborazione durò a lungo e le architetture di Codazzi furono animate ed esaltate dall'elegante intervento figurativo e dalla finezza decorativa di Gargiulo. La "Villa di Poggioreale", la "Prospettiva di un circo romano" e la "Veduta di un tempio rotondo" ne sono magnifica testimonianza.
Altrettanto rappresentativi sono i cicli decorativi eseguiti per i monaci della Certosa di San Martino, dai quali Micco Spadaro ebbe due incarichi: durante il primo, dal 1638 per il Coro dei Frati Conversi, eseguì le “Storie bibliche” e le “Storie di certosini” su finti arazzi inseriti in elementi architettonici dipinti; durante il secondo, dal 1642 al 1647, nell'appartamento del Priore dipinse soprattutto splendide decorazioni paesaggistiche.
Ma Micco Spadaro è molto noto per un altro fondamentale aspetto: la sua eccezionale capacità di illustrare e narrare con vivezza eventi della storia napoletana contemporanea.
La 'Festa della Madonna dell'Arco','Eruzione del Vesuvio del 1631', 'Rivolta di Masaniello del 1647', 'Piazza Mercatello a Napoli’ durante la peste del 1656' eseguiti poco dopo gli eventi rappresentati ed infine 'Rendimento di grazie dopo la peste' sono le grandi opere che ben ne descrivono l'attitudine di acuto osservatore di fatti di cronaca, raccontati con grande memoria, partecipazione e ricchezza di particolari.
Nell' 'Eruzione del Vesuvio del 1631' la processione che accompagnava il busto di San Gennaro è composta dal Viceré, dal Cardinale, dai prelati e dagli aristocratici, il popolo fittissimo assiste, affollando la piazza, i tetti e le terrazze ".. in atto di penitenza con diverse bellissime azioni pietose implorare la Divina Misericordia".
E le scene, le azioni sono infinite nella grande tela dedicata alla Peste del '56, che l'artista dipinse poco dopo la fine della pestilenza, durante la quale aveva trovato rifugio proprio dai monaci della Certosa di San Martino.
Definito, infine, "…non solamente maraviglioso, ma è opera di stupore" è il quadro dedicato alla rivolta di Masaniello, dove con poche pennellate sono resi riconoscibili tutti i personaggi dell'evento.
La produzione finale di Micco Spadaro - che morì a Napoli nel 1675 - fu, prevalentemente, dedicata a quadri di piccolo formato per raffinati committenti privati e per la Corte del Viceré di Spagna.
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