Gli anni colorati di Spagna
Courtesy of Museo Reina Sofia di Madrid |
La Spagna dipinge il Novecento
28/03/2003
La mostra "La Spagna dipinge il Novecento" al Museo del Corso, dal 28 marzo al 29 giugno 2003, sviluppa tre sezioni che coprono un intero secolo di arte spagnola, il XIX .
L'ultima sezione è dedicata alle Ultime Generazioni (1975 -2000), alla frenesia della sperimentazione: nuova figurazione, realismo, nuova astrazione, neocostruttivismo, fotografia, la nuova generazione di scultori come Juan Munoz, Cristina Iglesias, Susana Solano. Oltre ai pittori di fama internazionale come Manuel Broto e Miquel Barcelò, anche artisti dell'ultima generazione come Ballester e Charris.
E' una sezione importante, che ci permette di guardare l'arte con gli stessi occhi e lo stesso spirito degli antichi, senza alcun condizionamento esterno, guidati solo dalla propria percezione visiva e dal proprio gusto. E' giusto e bello celebrare il passato ma non si può ignorare il contemporaneo.
In questo la Spagna ci ha preceduto e può farci da maestra.
Il panorama artistico spagnolo degli anni Settanta si apre con una forte ventata di cosmopolitismo. Tutto comincia con gli "Incontri di Pamplona" del 1972: arrivano in Spagna i rappresentanti delle avanguardie del panorama internazionale. Ben presto si crea un vivace dibattito tra Madrid e Barcellona: nella capitale un gruppo figurativo di artisti che difende il ritorno alla pittura come figurazione, a Barcellona i pittori astratti che si raccolgono intorno alla rivista "Trama".
Juan Navarro Baldeweg della scuola di Madrid (presente alla Mostra con "Notte e giorno", olio su tela, 1996) e Ferran Garcia Sevilla della scuola di Barcellona diventano i due protagonisti di spicco della pittura.
I critici chiamano il periodo che va dal 1975 al 1985 gli anni colorati, il decennio multicolore. Si affermano in questo periodo Miquel Barcelò (presente alla mostra con vari quadri tra cui spicca The big Spanish dinner (1985) che simboleggia le tradizioni e la cultura spagnola), José Maria Sicilia ( Sanlùcar de Barramela,1993, tecnica mista ), Juan Uslé ( Wrong transfer, 1992-1993, tecnica mista). Sono personaggi molto diversi e indipendenti, uniti dal piacere della pittura. Le poetiche personali si esprimono attraverso la commistione di stili che vanno dalle astrazioni liriche, gli echi del pop, fino ai giochi manieristi e neoprimitivisti, , in una infinità di formule eclettiche.
Nel secondo terzo degli anni ottanta appare, accanto alla nuova pittura, una nuova scultura spagnola che dà il primato all'oggetto e all'intervento scenico nello spazio. Ne sono protagonisti Susana Solano( Colline vuote n.2,1983, ferro saldato), Cristina Iglesias ( Senza titolo,1988, scultura in acciaio, cemento, rame e cristallo), Juan Munoz ("Plaza, Madrid" , 1996, resina e pigmento, una installazione costituita dalla riproduzione a grandezza naturale di sagome umane che, presentate come un gruppo, vogliono far riflettere sulla condizione umana).
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