All’asta arazzi, sculture e quadri specchianti
Il momento magico dell’Arte Povera: da Sotheby’s volano Boetti e Fontana
Courtesy Sotheby's |
Alighiero Boetti, Alternando da uno a cento e viceversa, 1977-78
Francesca Grego
30/11/2017
Milano - È davvero un momento propizio per l’Arte Povera, probabilmente il movimento italiano più seguito sulla scena internazionale.
A 50 anni dal debutto alla Galleria La Bertesca di Genova, nel 2017 fiere e mostre – da Torino, con l’ultima edizione di Artissima, a Londra e New York – rendono omaggio a Pistoletto, Boetti e compagni.
Come era prevedibile, l’onda positiva contagia anche il mercato e, a dispetto del nome, l’Arte Povera diventa protagonista di affari d’oro.
Lo conferma l’asta odierna di Sotheby’s a Milano, unico appuntamento internazionale del semestre, che ha messo a disposizione dei collezionisti un cospicuo nucleo di opere.
Tra le più ambite, gli arazzi di Alighiero Boetti, in particolare Alternando da uno a cento e viceversa (1977-78), che è stato aggiudicato per 753 mila euro, superando la stima massima e piazzandosi al vertice della top ten di oggi. Un’opera in bianco e nero decisamente rara nella produzione dell’artista torinese, noto per l’uso esuberante del colore. Creato in un periodo di fervida sperimentazione, l’arazzo affronta il tema dell’ordine e del caos.
Oltre le aspettative anche il quadro specchiante Il Fotografo di Michelangelo Pistoletto del 1975, venduto per 393 mila euro, omaggio al fotografo torinese Paolo Mussat Sartor, come si legge sul retro in un’iscrizione dell’artista: chiamato a documentare mostre e performance, Mussat Sartor realizzò anche diversi scatti alla base dei quadri specchianti.
Grande successo per Lucio Fontana, nelle posizioni più alte della classifica targata Sotheby’s con il Concetto Spaziale (609 mila euro), apprezzato per le perfette condizioni dei tagli operati dall’autore sulla superficie ben 55 anni fa. Il vulcanico spazialista ottiene ottimi risultati anche con il cosiddetto Panettone del 1954 e con il Crocefisso (1973), l’unico bronzo che realizzò con l’aggiunta di pasta di vetro.
Infine, a 10 anni dalla morte dell’autore, vola in alto Gravity di Salvatore Scarpitta (1963), aggiudicato per 549 mila euro: un’opera emblematica tratta dalla serie Bende, che in passato appartenne all’animatrice della vita artistica milanese Beatrice Monti.
Leggi anche:
• L’Arte Povera all’asta da Sotheby’s: capolavori di Pistoletto, Agnetti, Boetti e Burri
A 50 anni dal debutto alla Galleria La Bertesca di Genova, nel 2017 fiere e mostre – da Torino, con l’ultima edizione di Artissima, a Londra e New York – rendono omaggio a Pistoletto, Boetti e compagni.
Come era prevedibile, l’onda positiva contagia anche il mercato e, a dispetto del nome, l’Arte Povera diventa protagonista di affari d’oro.
Lo conferma l’asta odierna di Sotheby’s a Milano, unico appuntamento internazionale del semestre, che ha messo a disposizione dei collezionisti un cospicuo nucleo di opere.
Tra le più ambite, gli arazzi di Alighiero Boetti, in particolare Alternando da uno a cento e viceversa (1977-78), che è stato aggiudicato per 753 mila euro, superando la stima massima e piazzandosi al vertice della top ten di oggi. Un’opera in bianco e nero decisamente rara nella produzione dell’artista torinese, noto per l’uso esuberante del colore. Creato in un periodo di fervida sperimentazione, l’arazzo affronta il tema dell’ordine e del caos.
Oltre le aspettative anche il quadro specchiante Il Fotografo di Michelangelo Pistoletto del 1975, venduto per 393 mila euro, omaggio al fotografo torinese Paolo Mussat Sartor, come si legge sul retro in un’iscrizione dell’artista: chiamato a documentare mostre e performance, Mussat Sartor realizzò anche diversi scatti alla base dei quadri specchianti.
Grande successo per Lucio Fontana, nelle posizioni più alte della classifica targata Sotheby’s con il Concetto Spaziale (609 mila euro), apprezzato per le perfette condizioni dei tagli operati dall’autore sulla superficie ben 55 anni fa. Il vulcanico spazialista ottiene ottimi risultati anche con il cosiddetto Panettone del 1954 e con il Crocefisso (1973), l’unico bronzo che realizzò con l’aggiunta di pasta di vetro.
Infine, a 10 anni dalla morte dell’autore, vola in alto Gravity di Salvatore Scarpitta (1963), aggiudicato per 549 mila euro: un’opera emblematica tratta dalla serie Bende, che in passato appartenne all’animatrice della vita artistica milanese Beatrice Monti.
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