Fino al 18 ottobre a Roma

Pane, cereali, utensili d’uso quotidiano: Ercolano e l’arte di vivere in mostra a Castel Sant’Angelo

Ercolano. L’arte di vivere
 

Samantha De Martin

24/07/2026

Roma - Un pane sfornato duemila anni fa e carbonizzato dall’eruzione del Vesuvio, accanto a utensili d’uso quotidiano come le teglie del forno di Sextus Patulcius Felix, e ancora mortai, pentole, casseruole, cereali e legumi restituiti dagli scavi, restituiscono la vita quotidiana di Ercolano, preservata dall’eruzione del 79 d.C.
Castel Sant’Angelo apre le sue sale monumentali a Ercolano accogliendo reperti straordinari provenienti dai depositi del Parco archeologico e raramente esposti al pubblico all’interno della mostra «Ercolano. L’arte di vivere» in corso fino al 18 ottobre.

Appuntamento che, come ha detto Francesco Sirano, direttore del Museo archeologico nazionale di Napoli e curatore della mostra, evidenzia lo «straordinario laboratorio a cielo aperto» che Ercolano rappresenta, oltre a portare «una luce eccezionale sul tema del cibo nel mondo antico».

Curato da Massimo Osanna, Capo Dipartimento Attività Culturali del Ministero della Cultura, Federica Colaiacomo, Direttrice del Parco archeologico di Ercolano, Luca Mercuri, Direttore dell’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma, e Francesco Sirano, Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il progetto nasce dalla felice collaborazione tra Castel Sant’Angelo e il Parco archeologico di Ercolano. Articolato in sette sezioni, il percorso abbraccia una selezione di oltre 70 reperti, molti dei quali finora custoditi nei depositi del Parco archeologico e presentati eccezionalmente al pubblico in occasione di questa mostra.


Ercolano. L’arte di vivere

Come ha spiegato Alfonsina Russo, Capo del Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale, «Ercolano. L’arte di vivere – rappresenta un esempio concreto di come la collaborazione tra gli istituti del Ministero della Cultura possa generare progetti di alto profilo scientifico e al tempo stesso raggiungere pubblici sempre più ampi».

Ad accogliere i visitatori è una straordinaria Wunderkammer, una «camera delle meraviglie» ispirata alle celebri raccolte rinascimentali con 42 reperti provenienti dai depositi del Parco archeologico di Ercolano, tra statue, busti, affreschi, gioielli e oggetti della vita quotidiana che raccontano la raffinatezza artistica, il livello culturale e la qualità della vita nell’antica città alla vigilia della catastrofe. Una sala immersiva dedicata all’eruzione del Vesuvio sfodera invece contenuti audiovisivi, dipinti, stampe e arti decorative che documentano la costruzione dell’immaginario del vulcano nell’Europa del Grand Tour.

«Portare Ercolano a Castel Sant’Angelo - ha commentato Federica Colaiacomo, Direttrice del Parco Archeologico di Ercolano e curatrice della mostra - significa far compiere alla città antica un viaggio quasi naturale. Si tratta di due luoghi che la storia ha sepolto sotto strati diversi, uno di cenere e lava, l’altro di funzioni e trasformazioni continue, e che oggi tornano a raccontarsi a vicenda. In questa mostra abbiamo voluto restituire al pubblico non i monumenti, ma la vita: i gesti quotidiani, i sapori, gli oggetti d’uso che rendono Ercolano una delle testimonianze più intime e vivide del mondo antico».

Attraverso installazioni audiovisive e reperti archeologici, la mostra ricostruisce la città viva, con le sue botteghe e i thermopolia, luoghi destinati alla vendita di cibi e bevande pronti per il consumo quotidiano. Tra i reperti più sorprendenti, le pagnotte carbonizzate dall’eruzione, ma conservate intatte, identiche a quelle raffigurate nel celebre affresco pompeiano della distribuzione del pane. Il racconto prosegue con il vino, tra le attività economiche più floride della Campania antica, mentre nella Sala dei banchetti, una meridiana in marmo scandisce i tre momenti dell’alimentazione antica: ientaculum, prandium e cena. La chicca della mostra è rappresentata forse dalla larva convivialis, la piccola figurina scheletrica che, posata sulla tavola, ricordava ai commensali la brevità della vita e li invitava a godere dei piaceri del convivio.

«Con questa iniziativa - commenta Luca Mercuri, Direttore del Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma e curatore della mostra - Castel Sant’Angelo conferma la propria vocazione a essere luogo di incontro tra patrimoni, istituzioni e pubblici diversi. Questa mostra nasce da una collaborazione che testimonia quanto il dialogo tra musei possa generare progetti culturali di qualità, capaci di ampliare le occasioni di conoscenza e di valorizzare il patrimonio attraverso nuovi percorsi di visita».


Joseph Rebell, Burrasca al chiaro di luna nel Golfo di Napoli, 1822, olio su tela. Parma, Complesso Monumentale della Pilotta - Galleria Nazionale di Parma

Come sottolinea Massimo Osanna, Capo del Dipartimento per le Attività Culturali e curatore del percorso, «la mostra presenta questo patrimonio attraverso i risultati della ricerca più recente, offrendo al pubblico nuovi strumenti per comprendere la società romana e la sua vita quotidiana».

«Sono certo che lo studio di Ercolano– ha dichiarato Francesco Sirano, Direttore del Museo archeologico nazionale di Napoli e curatore della mostra - luogo da cui ha preso avvio l’archeologia sistematica occidentale, permetterà di approfondire e comprendere meglio anche molti dei reperti custoditi nel Museo archeologico nazionale di Napoli. Ercolano continua dunque a rappresentare una fonte inesauribile di conoscenza e potrà riservarci, anche in futuro, nuove e importanti scoperte».