Dal 4 ottobre a Palazzo Reale

Nella stanza delle meraviglie. Max Ernst si racconta a Milano

Max Ernst, Edipus Rex, 1922, Olio su tela, 93 × 102 cm. Collezione privata, Svizzera Album / Fine Arts Images / Mondadori Portfolio | © Max Ernst by SIAE 2022
 

Francesca Grego

04/10/2022

Milano - Per la prima volta in Italia una grande mostra rende omaggio al genio visionario di Max Ernst. Succede a Palazzo Reale, con ben 400 opere arrivate per l’occasione da tutto il mondo: dalla Peggy Guggenheim Collection e dalla Galleria Ca’ Pesaro di Venezia e dal Centre Pompidou di Parigi, dalla Tate Gallery di Londra e dal Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, dalla Fondation Beyeler di Basilea, dai Musei Statali e dalla Fondazione Arp di Berlino, per raccontare alla luce delle ultime ricerche un artista celebre, ma forse non compreso fino in fondo. Max Ernst il dadaista, il surrealista, il romantico, il patafisico, l’umanista interessato al Rinascimento: “è stato uno dei più grandi artisti del Novecento, uno dei più citati e discussi, elegante e dalla vita avventurosa come un romanzo, e tuttavia poco conosciuto al grande pubblico”, affermano i curatori Martina Mazzotta e Jürgen Pech.

A promuoversi, effettivamente, Ernst nemmeno ci pensava. Alla Biennale di Venezia del ’54, per esempio, un usciere non lo riconobbe e lo bloccò all’ingresso, impedendogli di partecipare alla cerimonia di consegna del primo premio per la pittura che gli era stato assegnato. L’artista non insistette e se ne andò in giro per le chiese della Serenissima, alla ricerca di un Tintoretto che desiderava ammirare fin dal suo arrivo in città.


Max Ernst, Gli uomini non ne sapranno nulla, 1923. Olio su tela, 80,3 x 63,8 cm.Tate, acquisito nel 1960 © Tate, London, 2022 © Max Ernst by SIAE 2022 

“L’opera di Ernst”, affermano Pech e Mazzotta, “è estremamente varia e multiforme, sfugge a ogni definizione tangibile, ma è sempre gioco, curiosità, meraviglia”. Lo scopriremo a Palazzo Reale dal 4 ottobre al 23 febbraio, in un corposo itinerario lungo 70 anni di storia del XX secolo, tra dipinti, sculture, disegni, collage, fotografie, libri illustrati, alcuni dei quali lontani dalle scene espositive da diversi decenni. In scena il racconto di una ricca e avventurosa parabola creativa, di amicizie illustri e di amori straordinari (Peggy Guggenheim, Leonora Carrington, Dorothea Tanning, il ménage-a-trois con Gala e il poeta Paul Elouard), della guerra e della prigionia da “artista degenerato” ricercato dai nazisti, fino al trasferimento negli Stati Uniti per una nuova stagione di sperimentazioni.


Max Ernst, Pietà o La rivoluzione la notte, 1923. Olio su tela, 116,2 x 88,9 cm. Tate, acquisito nel 1981 © Tate, London, 2022 © Max Ernst by SIAE 2022

In nove capitoli, l’esposizione promette ai visitatori una passeggiata completa nell’universo di Ernst tra rimandi e corrispondenze, con un approccio multidisciplinare come la sua arte. Presentato come qui “umanista neorinascimentale”, oltre che un artista straordinariamente poliedrico Ernst fu profondo conoscitore e interprete visionario della storia dell’arte, di filosofia, di scienza e alchimia. La sua opera si apre al pubblico come una gigantesca wunderkammer, invitandolo a tuffarsi in un mondo di enigmi intriganti e stupefacenti giochi di percezione. “La vita e l’opera di Ernst – concludono i curatori – rappresentano un viaggio straordinario attraverso il Novecento e offrono geniali modalità per rendere poesia ciò che è banale, per guardare con coraggio al buio come alla luce, per estendere lo sguardo fino ai limiti del visibile – ieri come oggi”.


Max Ernst, L’Ange du Foyer, 1937. Olio su tela, 54x74 cm. Private Collection

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