Cinema, grafiche e pittura a confronto dal 18 febbraio al Museo Picasso

Sogni e disegni: Picasso e Fellini insieme a Malaga

© Tazio Secchiaroli David Secchiaroli | Federico Fellini, Roma 1979, Cinecittà, durante el rodaje de “La ciudad de las mujeres"
 

Francesca Grego

29/12/2017

Mondo - Eccessivi, esuberanti, geniali, entrambi attratti dal sogno e dall’archetipo. E naturalmente da matite e pennelli.
Stiamo parlando di Pablo Picasso e Federico Fellini, l’insolita coppia al debutto il prossimo febbraio al Museo Picasso di Malaga in una mostra che si profila come un dialogo tra giganti.
Dipinti, grafiche, sculture dell’inventore del Cubismo saranno accostati a fotografie, spezzoni di film, scritti e tanti disegni di Fellini. Al centro del progetto, temi, sensibilità e ossessioni comuni: l’esaltazione della vita e della sessualità, l’idea di metamorfosi, il gusto per il grottesco e il surreale, tanto per cominciare.
 
Lo spunto iniziale non a caso è un sogno, anzi tre: quelli che il cineasta di Rimini registrò tra il 1962 e il 1980 nello straripante diario onirico che compilava regolarmente per ordine dello psicanalista Ernst Bernhardt. Il soggetto è l’incontro con Picasso, visto di volta in volta come amico, maestro o fratello maggiore.
Il 22 gennaio 1962 un disegno a tinte vivaci in stile cartoon ritrae Fellini, Giulietta Masina e il vulcanico andaluso in ciabatte e pantaloncini attorno a una tavola apparecchiata con semplicità. Dalle pareti ammiccano piatti di maiolica dipinta e quadri di ispirazione cubista: volti destrutturati, occhi penetranti e grappoli di seni gonfi, che furono un’ossessione per entrambi.
 
In primo piano, dunque, la passione del regista per le arti visive, a partire dall’immaginifica antologia del Libro dei Sogni.
Fin dall’adolescenza l’autore di Amarcord e della Dolce Vita era stato affascinato da pittori, illustratori e caricaturisti: “anche quelli che dipingevano le madonne sui marciapiedi mi incantavano”, ha confessato. Poi venne il cinema, ma anche l’ammirazione per Picasso, De Chirico, Balthus, Magritte, Dalì, Chagall, Carrà, Morandi, Folon.
Degli anni in cui realizzava illustrazioni e caricature su commissione, Fellini conservò per sempre l’impulso a fermare su carta fantasie e impressioni, a riempire centinaia di pagine di scene folli o grottesche, e donne più che giunoniche dalle forme accoglienti.
 
Pur essendo espressione di un linguaggio del tutto autonomo, i suoi film furono debitori di questa dolce mania: “Il cinema è un’arte che non ha nulla a che fare con le altre arti”, spiegò una volta, “Ma è imparentato geneticamente con la pittura, perché l’uno e l’altra non possono esistere senza la luce. L’immagine è luce. Il cuore di ogni cosa, sia per il cinema che per la pittura, è la luce. Nel cinema la luce viene prima del soggetto, della storia, dei personaggi, è la luce che esprime quello che il cineasta vuole dire”.
E Gore Vidal, che di cinema se ne intendeva, lo definì “un eccezionale regista-pittore”, arrivando a descriverne i film come “una straordinaria pinacoteca”.
 
A cura di Audrey Norcia e realizzata in collaborazione con la Fundación Almine y Bernard Ruiz-Picasso para el Arte, la mostra Y Fellini soñò con Picasso sarà in programma dal 13 febbraio al 13 maggio al Museo Picasso Malaga.

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