Il 20 dicembre la riapertura al pubblico
Il Museo Nazionale d’Abruzzo torna a casa: tante novità e un nuovo allestimento nel Castello cinquecentesco dell’Aquila
Munda - Museo Nazionale d’Abruzzo, SALA 2 | Foto: © Marco Giugliarelli
Samantha De Martin
19/12/2025
L'Aquila - Dopo oltre sedici anni dal terremoto del 6 aprile 2009, una porzione significativa delle collezioni del Museo Nazionale d’Abruzzo – MUNDA torna al Castello cinquecentesco dell’Aquila, scrigno della memoria artistica regionale.
Un allestimento moderno, una maggiore accessibilità e nuove tecnologie per la narrazione valorizzano la rinnovata sede che da domani, 20 dicembre, sarà aperta al pubblico.
Le opere, disposte nelle sale secondo un criterio cronologico, sono protette da sistemi antisismici e antivibrazione.
“Il ritorno del Museo Nazionale d’Abruzzo nel Castello cinquecentesco dell’Aquila - commenta il direttore generale Musei Massimo Osanna - rappresenta non soltanto la restituzione di un museo alla sua sede storica, ma il segno concreto di un percorso di ricostruzione che ha posto al centro il patrimonio come bene pubblico, strumento di conoscenza e fattore di coesione per la comunità”.
Il museo Nazionale d’Abruzzo che, come ha sottolineato la direttrice Federica Zalabra “torna a essere un museo al passo con i tempi, in dialogo con la comunità e con la ricerca internazionale”, è ospitato nel Castello cinquecentesco sin dalla sua inaugurazione, il 23 settembre 1951, dopo che, nel secondo dopoguerra, la città e gli artisti aquilani si opposero alla trasformazione della fortezza in carcere, ottenendone la destinazione museale. A decretare la sua chiusura fu il sisma del 2009 che provocò il grave danneggiamento del Castello, con il crollo del secondo piano e pesanti lesioni ai livelli superiori. Nel frattempo, dal 19 dicembre 2015, il MUNDA ha trovato casa negli spazi dell’ex Mattatoio di Borgo Rivera, all’interno delle mura storiche.

Munda - Museo Nazionale d’Abruzzo, Loggiato | Foto: © Marco Giugliarelli
A essere inaugurata oggi è la prima tappa di un progetto organico che riguarda l’intero Castello.
La porzione degli spazi restituita al MUNDA ospita adesso tre sale dedicate a un percorso introduttivo con la storia della città dell’Aquila, del Castello e del museo. Si aggiunge uno spazio didattico dedicato ai visitatori più giovani. Il percorso del piano terra si conclude con la visita del bastione est dell’edificio che conserva lo scheletro fossile del Mammuthus Meridionalis, rinvenuto nel marzo 1954 nel Comune di Scoppito, nei pressi dell’Aquila. Al primo piano il percorso prosegue attraverso un viaggio nella produzione artistica dell’Abruzzo tra IX e XIII secolo attraverso sculture lapidee, tavole mariane e iconografie antiche. Spazio quindi ai tabernacoli gotici e al Tardogotico in Abruzzo, con polittici e opere riccamente decorate. Il culmine della narrazione è tra le sale dedicate al Rinascimento, che illustrano l’evoluzione del linguaggio figurativo locale: da Andrea Delitio al Maestro di San Giovanni da Capestrano, fino a Saturnino Gatti, Cola dell’Amatrice e Francesco da Montereale, veri protagonisti di un Rinascimento abruzzese moderno La sezione archeologica, le opere dal Seicento all’arte contemporanea verranno invece allestite progressivamente, secondo un progetto museale già definito che prevede, entro la fine del 2027, la consegna e l’allestimento del secondo piano. Tra i reperti della collezione archeologica che il pubblico potrà ammirare, il Calendario di Amiternum, lastra risalente agli inizi del I secolo d.C.ricomposta da diversi frammenti, e poi l’Erma di Ercole, probabilmente posizionata all’ingresso del Teatro.

Munda - Museo Nazionale d’Abruzzo, Castello cinquecentesco | Foto: © Marco Giugliarelli
In questo museo di territorio (oltre il 99% delle opere proviene dall’Abruzzo), costituito per “il salvataggio del superstite patrimonio” della regione e per tutelare capolavori altrimenti esposti a dispersione e furti, trovano spazio acquisizioni recenti, come il trittico Dragonetti de Torres di Antoniazzo Romano e bottega, rientrato all’Aquila dopo la dispersione della storica collezione di famiglia o la grande tavola del Maestro del Trittico di Beffi, la Dormitio Virginis, alta espressione dell’arte abruzzese di fine Trecento. Non mancano opere arrivate in deposito pluriennale da istituzioni nazionali, come una Madonna lignea con Bambino da Castel Sant’Angelo.
Il progetto, infatti, non si limita a riportare le opere al Castello, ma a ripensarle alla luce della ricerca più aggiornata, dell’imponente lavoro di tutela e restauro condotti negli anni.
Un allestimento moderno, una maggiore accessibilità e nuove tecnologie per la narrazione valorizzano la rinnovata sede che da domani, 20 dicembre, sarà aperta al pubblico.
Le opere, disposte nelle sale secondo un criterio cronologico, sono protette da sistemi antisismici e antivibrazione.
“Il ritorno del Museo Nazionale d’Abruzzo nel Castello cinquecentesco dell’Aquila - commenta il direttore generale Musei Massimo Osanna - rappresenta non soltanto la restituzione di un museo alla sua sede storica, ma il segno concreto di un percorso di ricostruzione che ha posto al centro il patrimonio come bene pubblico, strumento di conoscenza e fattore di coesione per la comunità”.
Il museo Nazionale d’Abruzzo che, come ha sottolineato la direttrice Federica Zalabra “torna a essere un museo al passo con i tempi, in dialogo con la comunità e con la ricerca internazionale”, è ospitato nel Castello cinquecentesco sin dalla sua inaugurazione, il 23 settembre 1951, dopo che, nel secondo dopoguerra, la città e gli artisti aquilani si opposero alla trasformazione della fortezza in carcere, ottenendone la destinazione museale. A decretare la sua chiusura fu il sisma del 2009 che provocò il grave danneggiamento del Castello, con il crollo del secondo piano e pesanti lesioni ai livelli superiori. Nel frattempo, dal 19 dicembre 2015, il MUNDA ha trovato casa negli spazi dell’ex Mattatoio di Borgo Rivera, all’interno delle mura storiche.

Munda - Museo Nazionale d’Abruzzo, Loggiato | Foto: © Marco Giugliarelli
A essere inaugurata oggi è la prima tappa di un progetto organico che riguarda l’intero Castello.
La porzione degli spazi restituita al MUNDA ospita adesso tre sale dedicate a un percorso introduttivo con la storia della città dell’Aquila, del Castello e del museo. Si aggiunge uno spazio didattico dedicato ai visitatori più giovani. Il percorso del piano terra si conclude con la visita del bastione est dell’edificio che conserva lo scheletro fossile del Mammuthus Meridionalis, rinvenuto nel marzo 1954 nel Comune di Scoppito, nei pressi dell’Aquila. Al primo piano il percorso prosegue attraverso un viaggio nella produzione artistica dell’Abruzzo tra IX e XIII secolo attraverso sculture lapidee, tavole mariane e iconografie antiche. Spazio quindi ai tabernacoli gotici e al Tardogotico in Abruzzo, con polittici e opere riccamente decorate. Il culmine della narrazione è tra le sale dedicate al Rinascimento, che illustrano l’evoluzione del linguaggio figurativo locale: da Andrea Delitio al Maestro di San Giovanni da Capestrano, fino a Saturnino Gatti, Cola dell’Amatrice e Francesco da Montereale, veri protagonisti di un Rinascimento abruzzese moderno La sezione archeologica, le opere dal Seicento all’arte contemporanea verranno invece allestite progressivamente, secondo un progetto museale già definito che prevede, entro la fine del 2027, la consegna e l’allestimento del secondo piano. Tra i reperti della collezione archeologica che il pubblico potrà ammirare, il Calendario di Amiternum, lastra risalente agli inizi del I secolo d.C.ricomposta da diversi frammenti, e poi l’Erma di Ercole, probabilmente posizionata all’ingresso del Teatro.

Munda - Museo Nazionale d’Abruzzo, Castello cinquecentesco | Foto: © Marco Giugliarelli
In questo museo di territorio (oltre il 99% delle opere proviene dall’Abruzzo), costituito per “il salvataggio del superstite patrimonio” della regione e per tutelare capolavori altrimenti esposti a dispersione e furti, trovano spazio acquisizioni recenti, come il trittico Dragonetti de Torres di Antoniazzo Romano e bottega, rientrato all’Aquila dopo la dispersione della storica collezione di famiglia o la grande tavola del Maestro del Trittico di Beffi, la Dormitio Virginis, alta espressione dell’arte abruzzese di fine Trecento. Non mancano opere arrivate in deposito pluriennale da istituzioni nazionali, come una Madonna lignea con Bambino da Castel Sant’Angelo.
Il progetto, infatti, non si limita a riportare le opere al Castello, ma a ripensarle alla luce della ricerca più aggiornata, dell’imponente lavoro di tutela e restauro condotti negli anni.
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