Al MANN fino al 6 luglio 2026
La sirena e la città: Napoli celebra il mito di Partenope
Parthenope. La sirena e la città I Courtesy Museo Archeologico Nazionale di Napoli
Francesca Grego
10/04/2026
Napoli - Il mito narra che le sirene, umiliate dall’insensibilità di Ulisse alla malia del loro canto, cercarono la morte gettandosi in mare. Trasportato dalla corrente, il corpo di una di loro, Partenope, approdò sulle coste della Campania e fu sepolto sulla spiaggia, sotto la collina su cui oggi si trova Castel dell’Ovo. In quel luogo sarebbe sorto il nucleo più antico di Napoli, che dalla leggendaria creatura prese il nome.
Sono passati i secoli, ma a Napoli la memoria di Partenope è più viva che mai: fino al prossimo 6 luglio, una mostra racconta la storia della sirena e il suo legame con la città. Oltre 250 opere datate dall’VIII secolo a.C. all’età contemporanea sono approdate nelle sale del MANN da 40 importanti musei italiani, europei e statunitensi per indagare sul radicamento della figura di Partenope nell’immaginario collettivo napoletano ed esplorarne le connessioni con il mare, la navigazione, la musica, la seduzione.

Stipe votiva di Sant’Aniello a Caponapoli. Terracotta. Napoli, MANN
Dalle monete dell’antica Neapolis alla Fontana di Spinacorona (fontana delle zizze nella cultura popolare), dalle decorazioni del Teatro San Carlo o della Galleria Vittorio Emanuele ai murales contemporanei, le testimonianze delle sirene a Napoli non mancano. Ma conosciamo davvero la natura di queste affascinanti creature? Forse no. Nel corso dei secoli, infatti, le sirene hanno subito più di una metamorfosi: se la mitologia greca le descrive come uccelli dalla testa umana, più tardi si trasformano in donne con le zampe da volatili, per assumere solo nell’Alto Medioevo l’aspetto di fanciulle con la coda di pesce. Allo stesso modo, le pericolose ammaliatrici cantate da Omero diventeranno amiche e protettrici degli uomini: non a caso gli abitanti dell’antica Neapolis venerarono Partenope come divinità fondatrice e le dedicarono le lampadodromie, corse rituali con le fiaccole. Recenti scavi hanno identificato nell’area di Piazza Nicola Amore i resti del santuario dei Giochi Isolimpici, teatro di queste gare ancora in epoca romana.

Anforetta calcidese a figure nere, Massa Lubrense, necropoli del Vadabillo, seconda metà VI secolo a.C. Piano di Sorrento, Museo Archeologico della Penisola Sorrentina “Georges Vallet” Inv. 132347
Partendo dall’Odissea, la mostra al Museo Archeologico ricostruisce le vicende delle sirene, soffermandosi sulla storia dell’antico abitato di Partenope sul promontorio di Pizzofalcone: in evidenza, reperti mai esposti prima d’ora, provenienti in parte da una collezione privata e in parte restituiti dagli scavi per la costruzione della metropolitana, che permettono di datare la fondazione del sito all’VIII secolo a.C. e forniscono informazioni preziose sulla rete di scambi commerciali e culturali in cui era inserito. Altro approfondimento riguarda la funzione rituale e politica della sirena a Neapolis, la “città nuova” fondata a breve distanza da Partenope alla fine del VI secolo a.C., per poi partire alla scoperta del ruolo della sirena nella storia, nell’arte, nella musica, nella religione, nella cultura audiovisiva della città moderna e contemporanea.
Statue, rilievi, preziosi vasi greci, frammenti di affreschi, lucerne, libri antichi e incisioni documentano l’evoluzione dell’immaginario legato alle sirene, fino alle testimonianze della sua persistenza nella cultura recente: dal busto seicentesco in argento di Santa Patrizia, che per la festa di San Gennaro lascerà la mostra per partecipare alla solenne processione, ai murales contemporanei e alla grande installazione dell’artista argentino Francesco Bosoletti, un telo di 45 metri quadri su cui rivive il tuffo suicida di Partenope, creato per l’occasione e donato al MANN dall'autore.

Johann Joachim Winckelmann (1717-1768), Monumenti antichi inediti. MANN Biblioteca / Library Inv. 9465
A cura di Francesco Sirano, Massimo Osanna, Raffaella Bosso e Laura Forte, Parthenope. La Sirena e la città trova il suo naturale completamento in un itinerario sul tema per le strade di Napoli. Prima tappa, il settecentesco Palazzo Sanfelice, dove due maestose sirene scolpite accolgono i visitatori all’ingresso. Alla Fontana di Spinacorona o delle Zizze, di origine rinascimentale, ancora nell’Ottocento le donne chiedevano protezione per il parto. Qui la sirena è raffigurata come una fanciulla alata dalle zampe di uccello, secondo l’iconografia antica, e si erge sul Vesuvio per placare la furia del vulcano con l’acqua che sgorga dai suoi seni. La passeggiata conduce poi alla scoperta della street art contemporanea, con la Sirena Lilith, simbolo del perturbante insito nelle creature ibride e non conformi, e la Sirena Ciaciona, inno alla vita e alle forme esuberanti delle donne mediterranee, la cui bellezza non necessita di adeguarsi agli stereotipi. E se al Teatro San Carlo la cosiddetta Triade di Partenope riprende fedelmente le rappresentazioni ritrovate sulle monete d’argento dell’antica Neapolis, in Piazza Sannazaro a Mergellina la sirena è protagonista assoluta della fontana monumentale.

Askos a forma di sirena, bronzo Murge di Strongoli 470-460 a.C. Crotone, Museo Archeologico Nazionale Inv. 2013/KR/0411, già al Getty Museum Inv. 92 AC 5
Sono passati i secoli, ma a Napoli la memoria di Partenope è più viva che mai: fino al prossimo 6 luglio, una mostra racconta la storia della sirena e il suo legame con la città. Oltre 250 opere datate dall’VIII secolo a.C. all’età contemporanea sono approdate nelle sale del MANN da 40 importanti musei italiani, europei e statunitensi per indagare sul radicamento della figura di Partenope nell’immaginario collettivo napoletano ed esplorarne le connessioni con il mare, la navigazione, la musica, la seduzione.

Stipe votiva di Sant’Aniello a Caponapoli. Terracotta. Napoli, MANN
Dalle monete dell’antica Neapolis alla Fontana di Spinacorona (fontana delle zizze nella cultura popolare), dalle decorazioni del Teatro San Carlo o della Galleria Vittorio Emanuele ai murales contemporanei, le testimonianze delle sirene a Napoli non mancano. Ma conosciamo davvero la natura di queste affascinanti creature? Forse no. Nel corso dei secoli, infatti, le sirene hanno subito più di una metamorfosi: se la mitologia greca le descrive come uccelli dalla testa umana, più tardi si trasformano in donne con le zampe da volatili, per assumere solo nell’Alto Medioevo l’aspetto di fanciulle con la coda di pesce. Allo stesso modo, le pericolose ammaliatrici cantate da Omero diventeranno amiche e protettrici degli uomini: non a caso gli abitanti dell’antica Neapolis venerarono Partenope come divinità fondatrice e le dedicarono le lampadodromie, corse rituali con le fiaccole. Recenti scavi hanno identificato nell’area di Piazza Nicola Amore i resti del santuario dei Giochi Isolimpici, teatro di queste gare ancora in epoca romana.

Anforetta calcidese a figure nere, Massa Lubrense, necropoli del Vadabillo, seconda metà VI secolo a.C. Piano di Sorrento, Museo Archeologico della Penisola Sorrentina “Georges Vallet” Inv. 132347
Partendo dall’Odissea, la mostra al Museo Archeologico ricostruisce le vicende delle sirene, soffermandosi sulla storia dell’antico abitato di Partenope sul promontorio di Pizzofalcone: in evidenza, reperti mai esposti prima d’ora, provenienti in parte da una collezione privata e in parte restituiti dagli scavi per la costruzione della metropolitana, che permettono di datare la fondazione del sito all’VIII secolo a.C. e forniscono informazioni preziose sulla rete di scambi commerciali e culturali in cui era inserito. Altro approfondimento riguarda la funzione rituale e politica della sirena a Neapolis, la “città nuova” fondata a breve distanza da Partenope alla fine del VI secolo a.C., per poi partire alla scoperta del ruolo della sirena nella storia, nell’arte, nella musica, nella religione, nella cultura audiovisiva della città moderna e contemporanea.
Statue, rilievi, preziosi vasi greci, frammenti di affreschi, lucerne, libri antichi e incisioni documentano l’evoluzione dell’immaginario legato alle sirene, fino alle testimonianze della sua persistenza nella cultura recente: dal busto seicentesco in argento di Santa Patrizia, che per la festa di San Gennaro lascerà la mostra per partecipare alla solenne processione, ai murales contemporanei e alla grande installazione dell’artista argentino Francesco Bosoletti, un telo di 45 metri quadri su cui rivive il tuffo suicida di Partenope, creato per l’occasione e donato al MANN dall'autore.

Johann Joachim Winckelmann (1717-1768), Monumenti antichi inediti. MANN Biblioteca / Library Inv. 9465
A cura di Francesco Sirano, Massimo Osanna, Raffaella Bosso e Laura Forte, Parthenope. La Sirena e la città trova il suo naturale completamento in un itinerario sul tema per le strade di Napoli. Prima tappa, il settecentesco Palazzo Sanfelice, dove due maestose sirene scolpite accolgono i visitatori all’ingresso. Alla Fontana di Spinacorona o delle Zizze, di origine rinascimentale, ancora nell’Ottocento le donne chiedevano protezione per il parto. Qui la sirena è raffigurata come una fanciulla alata dalle zampe di uccello, secondo l’iconografia antica, e si erge sul Vesuvio per placare la furia del vulcano con l’acqua che sgorga dai suoi seni. La passeggiata conduce poi alla scoperta della street art contemporanea, con la Sirena Lilith, simbolo del perturbante insito nelle creature ibride e non conformi, e la Sirena Ciaciona, inno alla vita e alle forme esuberanti delle donne mediterranee, la cui bellezza non necessita di adeguarsi agli stereotipi. E se al Teatro San Carlo la cosiddetta Triade di Partenope riprende fedelmente le rappresentazioni ritrovate sulle monete d’argento dell’antica Neapolis, in Piazza Sannazaro a Mergellina la sirena è protagonista assoluta della fontana monumentale.

Askos a forma di sirena, bronzo Murge di Strongoli 470-460 a.C. Crotone, Museo Archeologico Nazionale Inv. 2013/KR/0411, già al Getty Museum Inv. 92 AC 5
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