Al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria fino al 16 giugno

Ade e Persefone: un culto magnogreco in mostra al MArRC

Pinax con Ade che rapisce Kore-Persefone. Da Locri, santuario di località Mannella, prima metà del V secolo a.C. Foto: © Samantha De Martin
 

Samantha De Martin

06/05/2019

Reggio Calabria - Specchi, biglie, balsamari con le sembianze di sirena, una statuetta di donna intenta a sistemarsi i capelli, e ancora un sonaglio a forma di colomba nel cui ventre è nascosto un piccolo sasso.
Gioco, culto, devozione, bellezza si intrecciano in questa piccola, interessante mostra-racconto in corso al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria fino al 16 giugno, fortemente legata all’identità del territorio magnogreco e volta a valorizzare uno dei culti più suggestivi delle città greche dell’Italia meridionale e della Sicilia.
Protagonisti del percorso Ade e Persefone. Signori dell’Aldilà - che ospita una settantina di reperti, molti dei quali esposti per la prima volta dopo un accurato restauro - il signore degli inferi e la sua sposa.

La mostra, a cura del direttore del MArRC, Carmelo Malacrino e dell’archeologa Ivana Vacirca, si inserisce nell’ambito delle "Mostre d’accoglienza", una serie di piccole esposizioni con le quali il Museo dei Bronzi accoglie i suoi ospiti nello spazio di Piazza Paolo Orsi, coinvolgendoli in itinerari tematici di grande suggestione, prima di offrirsi alla visita dell’allestimento permanente e delle mostre temporanee.

Ad accompagnare il pubblico nell’affascinante mito connesso alle due divinità, alcune vetrine, in una delle quali spicca il pinax raffigurante Ade, il dio degli inferi, mentre rapisce Kore-Persefone, in arrivo da Locri, precisamente dal santuario in località Mannella. Questa scena, forte e sublime nel suo tragico romanticismo, mostra il rapimento da parte di Ade della figlia di Demetra, dea del grano, mentre la fanciulla è intenta a cogliere alcuni fiori di campo. 
I pinakes in mostra raccontano l’episodio tramandato dall’affascinante mito che descrive come Demetra, disperata in seguito al rapimento della figlia, abbia cercato la fanciulla in ogni luogo per nove giorni prima di scatenare una tremenda carestia tra gli uomini. Su invocazione della dea del grano, Zeus avrebbe acconsentito al ritorno di Persefone sulla terra, a patto che la stessa rinunciasse a cibarsi del cibo dei morti. Ma invitata da Ade, Persefone mangiò un melograno, sebbene per metà. Considerate le insistenza di Demetra, Zeus giunse a una soluzione: la ragazza sarebbe rimasta negli inferi per un numero di mesi pari ai grani ingeriti, mentre per il resto dell’anno - corrispondente al periodo della primavera e dell’estate - sarebbe tornata sulla terra.

Fanciulla amabile e compagna di giochi delle Ninfe da un lato, dall’altro regina degli inferi e rappresentante delle fertilità dei campi e del passaggio dallo stato di giovinetta a quello di adulta pronta al matrimonio, Persefone è una divinità complessa, dalle molteplici sfumature. Ne è una testimonianza la varietà degli oggetti presenti in mostra. Dai Persephoneia, i santuari a lei dedicati - tra i quali quello di Locri Epizefiri, scavato tra il 1908 e il 1912 da Paolo Orsi, era considerato il più famoso dell’Italia meridionale - provengono diversi oggetti votivi, tra statuette in terracotta, busti e maschere femminili.
I pinakes in esposizione - piccoli quadretti in terracotta di produzione locrese - raffigurano la dea nella sua tradizionale coroplastica: seduta in trono con alto polos, vestita con chitone e himation, o ancora con il braccio al petto a sorreggere una spiga, un fiore di loto, una colomba, tra i suoi numerosi attributi.
Non mancano le tipiche offerte donate ai santuari in occasione dei riti prenuziali, dalla palla - simbolo dei giochi infantili e quindi del passaggio da una fase giovanile a quella, più matura, del matrimonio - allo specchio, elemento essenziale della toeletta nuziale, offerto alla divinità anche in segno di buon auspicio.

I pinakes provenienti da Locri, rinvenuti in grande quantità tra gli ex-voto, venivano originariamente appesi agli alberi. Raffigurano, come si nota in mostra, in rilievo e con dovizia di particolari, alcuni momenti cruciali del racconto mitico di Persefone, accanto agli atti rituali pre-nuziali, che consistevano ad esempio nel raccogliere fiori e frutta dai campi e dagli alberi, reinterpretando metaforicamente il momento del rapimento.
Ci sono due donne a far dono del velo alla divinità e c’è, su un balsamario proveniente da Hipponion (Vibo Valentia), una fanciulla offerente o ancora un’idria di produzione calcidese con raffigurati tre cavalieri incedenti. L’elmo esposto è invece legato alla presenza maschile nei santuari e, in particolare, alla richiesta di una protezione chiesta dall’offerente a Persefone, durante il passaggio dall’età giovanile a quella adulta.

“L’allestimento della mostra - spiega il direttore Malacrino - riflette l’accumulo dei frammenti di ceramica attica così come furono trovati da Paolo Orsi nel deposito della Mannella”.
Gli oggetti votivi, infatti, venivano appositamente distrutti, dopo essere stati donati dall’offerente, e gettati in una fossa. Questo spiega il ritrovamento di alcune teste perfettamente spezzate dai corpi di alcune statue.

La mostra al MArRC - che si conferma un museo a misura di bambino anche grazie alla partecipazione ai Kid Pass Days 2019 - rientra nel costo del biglietto di ingresso. La si potrà visitare, invece, gratuitamente, assieme alle collezioni del museo, ogni prima domenica del mese, tutto l’anno, grazie alla promozione del MiBAC #iovadoalmuseo.

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