Fino al 28 febbraio alla Galleria Continua
La primavera romana di Adel Abdessemed, tra dinamite e rose
Adel Abdessemed. Primavera romana, Allestimento | Courtesy Galleria Continua
Samantha De Martin
12/12/2025
Roma - Rose e granate. Un agnello innocente seduto su un piedistallo di dinamite, un asino in cammino e, su tutto, il filo spinato a evocare la guerra come l’apartheid.
È il palcoscenico di simboli, icone di Adel Abdessemed, metafore che interpretano il gesto come volontà, ma anche il rapporto dell’artista francese di origine berbera con l’integrazione, il razzismo, la nudità, il superamento dei tabù imposti dalle religioni. Simboliche, a volte ironiche, queste immagini di riorientamento energetico, emulano e celebrano i rischi, ma anche le gioie, le passioni, la bellezza dell’universo, in onore di quel Big Bang da cui tutto ha avuto inizio. Per la sua prima volta nella capitale l’artista di mamma musulmana, partorito da tre ostetriche ebree, sceglie Primavera Romana come titolo della mostra accolta fino al prossimo 28 febbraio alla Galleria Continua, negli spazi del The St Regis di Roma.
Sviluppati per nuclei tematici e realizzati tra il 2010 e il 2025, i disegni in mostra trascendono i limiti della tecnica per catturare l’essenza dei soggetti rappresentati. Simili a gesti casuali depositati assieme alle impronte dell’artista, le immagini tracciate dal tratto - virtuoso e preciso ma anche istintivo, appassionato e a volte brutale – si caricano di nuova vita simbolica e di significati, trasformando l’ordinario in qualcosa che interroga e provoca lo spettatore. A essere utilizzati in modo trasversale sono tutti i mezzi espressivi, dal video alla fotografia, dal disegno alla pittura, dalla performance all’installazione.

Adel Abdessemed. Primavera romana, Allestimento | Courtesy Galleria Continua
Histoire de l’art, un grande disegno a carboncino su carta, ritrae il Cristo crocifisso al quale è stato aggiunto un braccio di filo spinato a doppio taglio. Al museo Unterlinden di Colmar Pochi mesi dopo il suo arrivo in Francia, Abdessemed aveva ammirato la pala d’altare di Isenheim dipinta da Grünewald. Dalla visione di una delle espressioni più realistiche della sofferenza cristiana, era scaturita una serie di disegni (Histoire de l’art appunto) e quattro sculture a grandezza naturale (Décor) realizzate intrecciando lame di rasoio in acciaio zincato.
La straordinaria potenza della figura del Cristo della Passione – la sua capacità di accogliere la sofferenza di tutti – fu reinvestita in Décor.
Politics of the Studio, Pope: Piazza San Pietro ci riporta a una delle immagini più indelebili della pandemia: una piazza San Pietro vuota, battuta dall’acqua e dal vento, con sullo sfondo il Papa in preghiera. La recente serie Politics of Drawing restituisce un asino, icona di umiltà e innocenza, e un agnello, nella religione cristiana animale sacrificale simbolo di purezza e redenzione, accovacciato su un giaciglio esplosivo.
Una tensione tra l’estetica delle immagini e la violenza delle idee che queste sottendono esplode nella serie Nature Morte dove, a carboncino e pastello, sono raffigurati vasi con composizioni di fiori recisi, rami, melograni, ma anche micce e candelotti di dinamite. L’artista affida al disegno il compito di costruire un nuovo ordine che consenta l’intrusione di paura e stupore, dove le esplosioni sono imminenti e dove tutto può improvvisamente accadere.
È il palcoscenico di simboli, icone di Adel Abdessemed, metafore che interpretano il gesto come volontà, ma anche il rapporto dell’artista francese di origine berbera con l’integrazione, il razzismo, la nudità, il superamento dei tabù imposti dalle religioni. Simboliche, a volte ironiche, queste immagini di riorientamento energetico, emulano e celebrano i rischi, ma anche le gioie, le passioni, la bellezza dell’universo, in onore di quel Big Bang da cui tutto ha avuto inizio. Per la sua prima volta nella capitale l’artista di mamma musulmana, partorito da tre ostetriche ebree, sceglie Primavera Romana come titolo della mostra accolta fino al prossimo 28 febbraio alla Galleria Continua, negli spazi del The St Regis di Roma.
Sviluppati per nuclei tematici e realizzati tra il 2010 e il 2025, i disegni in mostra trascendono i limiti della tecnica per catturare l’essenza dei soggetti rappresentati. Simili a gesti casuali depositati assieme alle impronte dell’artista, le immagini tracciate dal tratto - virtuoso e preciso ma anche istintivo, appassionato e a volte brutale – si caricano di nuova vita simbolica e di significati, trasformando l’ordinario in qualcosa che interroga e provoca lo spettatore. A essere utilizzati in modo trasversale sono tutti i mezzi espressivi, dal video alla fotografia, dal disegno alla pittura, dalla performance all’installazione.

Adel Abdessemed. Primavera romana, Allestimento | Courtesy Galleria Continua
Histoire de l’art, un grande disegno a carboncino su carta, ritrae il Cristo crocifisso al quale è stato aggiunto un braccio di filo spinato a doppio taglio. Al museo Unterlinden di Colmar Pochi mesi dopo il suo arrivo in Francia, Abdessemed aveva ammirato la pala d’altare di Isenheim dipinta da Grünewald. Dalla visione di una delle espressioni più realistiche della sofferenza cristiana, era scaturita una serie di disegni (Histoire de l’art appunto) e quattro sculture a grandezza naturale (Décor) realizzate intrecciando lame di rasoio in acciaio zincato.
La straordinaria potenza della figura del Cristo della Passione – la sua capacità di accogliere la sofferenza di tutti – fu reinvestita in Décor.
Politics of the Studio, Pope: Piazza San Pietro ci riporta a una delle immagini più indelebili della pandemia: una piazza San Pietro vuota, battuta dall’acqua e dal vento, con sullo sfondo il Papa in preghiera. La recente serie Politics of Drawing restituisce un asino, icona di umiltà e innocenza, e un agnello, nella religione cristiana animale sacrificale simbolo di purezza e redenzione, accovacciato su un giaciglio esplosivo.
Una tensione tra l’estetica delle immagini e la violenza delle idee che queste sottendono esplode nella serie Nature Morte dove, a carboncino e pastello, sono raffigurati vasi con composizioni di fiori recisi, rami, melograni, ma anche micce e candelotti di dinamite. L’artista affida al disegno il compito di costruire un nuovo ordine che consenta l’intrusione di paura e stupore, dove le esplosioni sono imminenti e dove tutto può improvvisamente accadere.
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