Fino al 1° febbraio tra via Veneto e Porta Pinciana

Un messaggio di fratellanza dal cuore di Roma con i Dioscuri di Gianfranco Meggiato

Gianfranco Meggiato, Il Volo - L'Attimo fuggente, Roma I Ph. Max Lazzi
 

Samantha De Martin

06/12/2023

Roma - Undici monumentali sculture si innalzano nel cuore di Roma, rinnovando il mito di Castore e Polluce.
I mitici “figli di Zeus”, venerati anche dai Romani a partire dal V sec. a. C, sono i protagonisti di una grande mostra di Gianfranco Meggiato, in programma fino al 1° febbraio tra via Veneto e Porta Pinciana, nel cuore del Municipio 1.
Lo scultore di origini veneziane, inventore del concetto di “introscultura”, invita lo sguardo ad addentrarsi nell’opera, abbracciando lo stile Meggiatesco, riconoscibile e contemporaneo. Curato da Dimitri Ozerkov, già direttore del Dipartimento di Arte Contemporanea dell’Ermitage di San Pietroburgo, dimessosi dalla direzione museale nell’ottobre del 2022 in segno di protesta contro l’invasione russa in Ucraina, il percorso “I Dioscuri tornano a Roma” è organizzato dalla “Fondazione di Arte e Cultura Gianfranco Meggiato” e promosso dal Municipio Roma 1 Centro – Assessorato alla Cultura e dall’Associazione Via Veneto.


Gianfranco Meggiato, I Dioscuri tornano a Roma

Le sculture, alte da due a cinque metri, poste su basi in acciaio inox, sono realizzate in alluminio, con la tecnica della fusione a staffa, e in bronzo, con la tecnica della fusione a cera persa. Seguendo una mappa completa di immagini e descrizione, che si attiva scannerizzando un QR code posto sui cartelli esplicativi che accompagnano ciascuna opera, è possibile percorrere l’itinerario della mostra attraverso il proprio smartphone.

Il mito dei Dioscuri consente all’artista di indagare i significati della dualità e della duplicità, degli opposti che tendono all’Uno, così come Castore-Materia (umano) e Polluce-Spirito (Divino) sono realtà opposte e complementari che perseguono l’unione. La rappresentazione mitologica dei Dioscuri diventa per Meggiato l’occasione per enfatizzare il significato di unità e fratellanza, di superamento del duale, a sottolineare come siamo tutti Uno, parte di uno stesso insieme, cellule di un medesimo organismo. Il riconoscersi figli di uno stesso universo e fratelli di un destino comune può indicare, secondo l’artista, un cammino in grado di portare al superamento dei conflitti, in un universo di armonia e di pace. Anche la verticalità delle sculture richiama la naturale tendenza dell’essere umano alla ricerca di una spiritualità interiore, alla scoperta di sé.


Gianfranco Meggiato, I Dioscuri tornano a Roma

La coppia di sculture collocate a Porta Pinciana richiama le due divinità benefiche e salvatrici che compivano le loro gesta sempre uniti. Il Volo allude a Polluce, il fratello divino, nella consapevolezza che l’uomo possa “volare alto” per sentirsi vivo. L’Attimo Fuggente evoca invece Castore, il fratello mortale colto nell’attimo del passaggio tra la vita e la morte, a ricordare come la vita vada vissuta pienamente. Il passante è invitato a spostarsi in via Veneto dove la Sfera Quantica richiama la forza da cui trae origine ogni grado di materia. Se Taurus indica la componente istintiva in armonia con l’essenza interiore, Cubo con Cubo simboleggia le chiusure, esteriori e interiori, e la possibilità di guardare a se stessi secondo una nuova luce.
Fiore d’Oriente ci insegna che è possibile germogliare anche a seguito di esperienze negative, mentre Scorpius, protesa verso l’alto, ricorda la straordinaria energia presente dentro ciascuno.
Ed ecco Cono Energia, punto di contatto tra visibile e invisibile, e poi una Colonna Energia che sfida il tempo e tende verso il cielo, un Doppio totem a ricordare come le esperienze, positive o negative, possano far apparire la nostra parte luminosa, e poi Disco Orione a rievocare la brillantezza di questa costellazione.


Gianfranco Meggiato, I Dioscuri tornano a Roma

“Le mie – spiega l’artista, premio Icomos-UNESCO per aver magistralmente coniugato l’antico e il contemporaneo in installazioni scultoree di grande potere evocativo e valenza estetica - sono forme di luce vibranti nello spazio, la mia è una ricerca di sublimazione della materia. Non faccio mai un disegno preparatorio, ma lavoro di getto, attimo per attimo, modellando la cera calda, libero da condizionamenti o progetti precostituiti. Portare questa grande mostra con undici opere nel centro della Capitale ci consente di riferirci alle radici di Roma antica per trasmettere una visione di estrema attualità: come Castore e Polluce che erano fratelli diversi, l’uno mortale e l’altro divino, così anche noi, oggi, siamo invitati a riflettere sul valore di quello che ci appare diverso da noi stessi, per riconoscerlo come fonte di arricchimento per la comunità, con la consapevolezza che siamo tutti foglie dello stesso albero, siamo tutti onde dello stesso mare. È questa per me l’essenza della vera fratellanza”.

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