Dal 26 al 29 dicembre alla Gypsotheca e Museo Antonio Canova di Possagno

Frammenta: un allestimento per far rivivere l’arte perduta di Antonio Canova

Antonio Canova, frammento del Genio del Monumento di Clemente XIII. Foto: © Guido Guidi
 

Samantha De Martin

26/12/2019

Treviso - Tra la notte di Natale e quella di Santo Stefano del 1917, una granata austro-ungarica colpì la prima campata della Gypsotheca di Possagno, squarciando il tetto e danneggiando la maggior parte dei modelli originali in gesso di Antonio Canova che nel Museo erano conservati.
Da quel bombardamento, che restituì un Museo irrimediabilmente ferito, la sorte della Gypsotheca, che rimase chiusa fino al 1922, non fu più la stessa.
A distanza di oltre un secolo, è l’arte stessa a venire in soccorso della bellezza per ricostruire la memoria offesa.
Da oggi, 26 dicembre, fino al 29, la Gypsotheca e Museo Antonio Canova di Possagno propone una mostra temporanea dal titolo Frammenta per ricordare i danni subiti dalle opere del Museo durante la Grande Guerra. In questa rievocazione di quel drammatico evento riletto in chiave contemporanea grazie all’intervento dell’artista Giuseppe Vigolo, ogni giorno, a partire dalle 16 la video installazione Dark Shades (ombre di guerra), entra in dialogo con i frammenti delle opere di Antonio Canova andate perdute per sempre.

Il delirio della guerra, enfatizzato dall’opera, presentata per la prima volta nel 2008, è tutto racchiuso nelle proiezioni in movimento, tra silhouette di aerei, elicotteri, e altre immagini dei reportage di guerra messe insieme da Vigolo.
Le sagome proiettate sulle pareti e sulle opere, unite alle evocazioni sonore, di forte impatto, trascinano lo spettatore tra ombre di guerra che “travalicano” il tempo entrando in contatto con l’esperienza quotidiana. Un modo per sottolineare come la guerra sia in grado di insinuarsi, attraverso la televisione, nei momenti più disparati delle nostre giornate, piegando le coscienze all’assuefazione, a una sopportazione frustrante.

Frammenta, il titolo di questo allestimento temporaneo a cura di Irene Longo, unisce pezzi e ricordi, coniuga e intreccia i verbi "frammentare" e "rammentare" raccontando un’antica vicenda che resta attuale, sospesa tra le guerre di ieri e quelle di oggi.
Frammenti, pezzi, cocci sul pavimento nudo, come appena deflagrati a terra dopo l’esplosione, tessono un confronto visivo netto.
Quella che prima, nella sua interezza, era l’opera d’arte del più grande artista neoclassico viene snaturata dal brutale gesto dell'uomo, assumendo, grazie all’installazione di Vigolo, un nuovo, altrettanto profondo significato.

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