Nuovile scoperte dal Fondo ex Pasqualis
Tre monete antiche emergono dal sottosuolo di Aquileia, grazie ai recenti scavi
Strutture dei Mercati, presso il Fondo Pasqualis, area archeologica di Aquileia. Foto di © Gianluca Baronchelli
La redazione
10/11/2025
Udine - Quando la terra di Aquileia — di fronte al mare, alla foce dei fiumi Torre e Natisone — si apre lentamente sotto i piedi dei ricercatori, si svelano strati di tempo che parlano di potere, commercio, incroci di civiltà. È qui che, nella stagione appena conclusa, il Dipartimento di Culture e Civiltà dell’Università di Verona ha portato a compimento una campagna di scavo inedita, autorizzata dal Ministero della Cultura e sostenuta dalla Fondazione Aquileia. In tre mesi, venti giovani studiosi hanno penetrato un terreno fino ad oggi mai indagato, restituendo alla città romana un patrimonio che sembrava ancora celato.
Tra le scoperte più sorprendenti emergono tre monete d’oro — degli imperatori Valente, Magno Massimo e Arcadio — ritrovate sotto il pavimento di un portico nel sito del mercato. Doni imperiali? O forse un piccolo tesoro nascosto nell’ansia di tempi inquieti? Il metallo giallo attira lo sguardo, ma è la storia che incanta: tre volti di imperatori che, secoli fa, hanno attraversato le vicende di un impero che ancora sussurrava potenza.
Accanto a questo ritrovamento emblematico, gli scavi hanno rivelato un complesso sistema di anfore e magazzini legati all’antico porto fluviale di Aquileia, che suggerisce come il cuore mercantile della città fosse ben più esteso di quanto la superficie visibile lasciasse intuire. I canali di scambio, le rotte che da qui raggiungevano il cuore dell’Adriatico e il mondo danubiano, tornano in vita grazie a queste emergenze: testimoni di un’emporia che dialogava con culture, merci, popoli.
Un aspetto altrettanto significativo è stato l’apertura degli scavi al pubblico: ogni giorno studenti, visitatori e curiosi hanno potuto osservare “dal vivo” il riaffiorare della memoria di una città che, strato dopo strato, racconta ancora se stessa. Una città dell’Unesco che non tace, che consente alla storia di rivelarsi in diretta.
Tra le scoperte più sorprendenti emergono tre monete d’oro — degli imperatori Valente, Magno Massimo e Arcadio — ritrovate sotto il pavimento di un portico nel sito del mercato. Doni imperiali? O forse un piccolo tesoro nascosto nell’ansia di tempi inquieti? Il metallo giallo attira lo sguardo, ma è la storia che incanta: tre volti di imperatori che, secoli fa, hanno attraversato le vicende di un impero che ancora sussurrava potenza.
Accanto a questo ritrovamento emblematico, gli scavi hanno rivelato un complesso sistema di anfore e magazzini legati all’antico porto fluviale di Aquileia, che suggerisce come il cuore mercantile della città fosse ben più esteso di quanto la superficie visibile lasciasse intuire. I canali di scambio, le rotte che da qui raggiungevano il cuore dell’Adriatico e il mondo danubiano, tornano in vita grazie a queste emergenze: testimoni di un’emporia che dialogava con culture, merci, popoli.
Un aspetto altrettanto significativo è stato l’apertura degli scavi al pubblico: ogni giorno studenti, visitatori e curiosi hanno potuto osservare “dal vivo” il riaffiorare della memoria di una città che, strato dopo strato, racconta ancora se stessa. Una città dell’Unesco che non tace, che consente alla storia di rivelarsi in diretta.
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