Fino al 6 novembre Sigmar Polke e Accrochage

L'alchimia di Sigmar Polke a Venezia

Sigmar Polke, Zirkusfiguren, 2005. Acrilico, resina artificiale e creta su tessuto. 300 x 500 cm. Pinault Collection
 

Eleonora Zamparutti

15/04/2016

Venezia - Inaugurano il 17 aprile a Venezia Sigmar Polke e Accrochage, rispettivamente la 18esima e la 19esima mostra organizzate dalla fondazione François Pinault nella città lagunare. Saranno aperte al pubblico fino al 6 novembre.
 
I 10 anni di Pinault a Venezia
Sono trascorsi ormai 10 anni dall’insediamento della fondazione francese a Palazzo Grassi, un arco di tempo durante il quale sono state proposte numerose iniziative. “Siamo arrivati a Venezia alla fine di aprile del 2006” afferma Martin Bethenod, direttore di Palazzo Grassi. “Da allora abbiamo esposto oltre 300 artisti diversi e 1700 opere d’arte. Ma oggi non abbiamo intenzione di celebrare il nostro anniversario. Con la mostra Sigmar Polke vogliamo invece rendere omaggio a un artista molto importante legato alla nostra collezione e che esattamente 30 anni fa nel 1986 presentava proprio qui a Venezia Athanor, il forno dell’alchimista, presso il padiglione della Germania alla Biennale dell’arte ”. Un intervento che univa pittura figurativa o astratta e installazione con forti riferimenti all’alchimia e alla politica, due temi centrali nell’esposizione odierna, e che a suo tempo valse l’oro a Polke.
La programmazione della stagione estiva 2016 della fondazione vede in calendario, oltre all’importante monografica allestita nelle sale di Palazzo Grassi, una selezione di opere della collezione Pinault - mai esposte fino ad ora - a Punta della Dogana nell’esposizione Accrochage, curata da Caroline Bourgeois.
 
La mostra veneziana, prima grande monografica su Polke in Italia
Il tributo a Sigmar Polke vuole essere un esercizio assai particolare. “L’intero palazzo che si affaccia sul Canal Grande ospita le opere di un artista, mancato nel 2010, che a tutti gli effetti risulta molto contemporaneo e molto vivo anche rispetto ai tanti nomi che sono stati esposti in precedenza in questa stessa sede” afferma Bethenod.
Quella veneziana è un’importante retrospettiva dedicata all’artista tedesco, la prima grande monografica in suolo italiano di pari livello di quelle tenute al Moma e alla Tate, se si esclude l’esposizione di alcune opere al Museo di Capodimonte nel 1991 con la curatela di Bruno Corà.
In tutto 95 opere, 15 appartenenti alla collezione Pinault, altre prestate da privati e da vari musei come il Reina Sofía di Madrid e il Centre Pompidou di Parigi, ripercorrono l’intera carriera dell’artista dai Sessanta agli anni 2000.
 
Polke, l’artista sperimentatore e innovatore
Personaggio eclettico, appassionato di alchimia, sensibile ai grandi temi politici e di attualità del suo tempo, grande conoscitore della storia dell’arte, in particolar modo dei grandi maestri come Leonardo e Dürer, collezionista di libri e riviste, Polke è stato un artista poliedrico, fotografo, film maker, pittore che ha osato sperimentare con la materia, i colori e le immagini in prima persona (non si avvaleva di assistenti) creando effetti sorprendenti e fuori dagli schemi.
Il percorso creativo dell’artista è raccontato con libertà e ricchezza di risvolti da Elena Geuna, ideatrice della mostra, e Guy Tosatto, direttore del musée de Grenoble: l’indagine alchemica, i temi politici, gli studi sulla trasparenza, le opere monumentali, i cicli del legame con l’Italia. Polke fu nel nostro paese a più riprese. Negli anni ’70 giunse a Palermo e visitò le catacombe, nel decennio successivo andò a Capodimonte, a Pompei, a Ravenna, ad Assisi ed ebbe modo di conoscere da vicino la natura del paesaggio italiano e i grandi nomi della storia dell’arte. Realizzò anche alcune riprese in Italia. Sarà possibile visionare alcuni film girati da Polke al Teatrino di Palazzo Grassi durante due cicli di proiezione (dal 14 al 17 aprile, e poi di nuovo il prossimo autunno).
 
Le opere in esposizione
Tele monumentali con immagini estrapolate da edizioni dell’ ‘800 di “8000 leghe sotto i mari” e due figure in lontananza con riferimento al Pinturicchio attendono il visitatore al piano terreno. E’ il ciclo monumentale dei sette dipinti esposti al Padiglione centrale della Biennale nel 2007, vero e proprio capolavoro che riprende la teoria di Karl Jasper sull’età assiale. Opere impressionanti per forza di carattere e dimensione, forse un po’ costrette in uno spazio circoscritto con una luce naturale proveniente dal lucernaio in alto non esaltante.
Sulle scale un’opera iconica e ironica presentata per la prima volta nel padiglione della Biennale 1986 introduce al piano superiore dove sono esposti dipinti realizzati con la tecnica pittorica che riprende il retinato dell’offset, in risposta alla pop art statunitense, e la tela delle “forbici” (Die Schere, 1982 private collection)  che inaugura l’uso del colore violetto. Seguono poi opere scelte secondo un percorso cronologico a ritroso. Vasti gli approfondimenti sulla ricerca sul colore e sulle tecniche, sull’uso dei video e sulla sperimentazione, come ad esempio la Lanterna magica. Tuttavia pochi o nulli sono i riferimenti per un visitatore a digiuno di arte che volesse trovare orientamento e indicazioni tra le splendide opere esposte nelle sale. 

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