A Venezia dal 10 giugno al 3 settembre

Tutte le forme della Giustizia. Al Museo Correr un viaggio nell'arte attraverso i secoli

Giorgio Vasari, La Giustizia, 1541-1542, Olio su tavola, 181, 5 x 78 cm, Venezia, Gallerie dell’Accademia
 

Samantha De Martin

07/06/2023

Venezia - Una giovane donna dall’aspetto solenne, l’espressione severa, la fronte aggrottata, lo sguardo scuro e al tempo stesso pieno di energia. Così Aulo Gellio, delinea un “tipico” ritratto di Iustitia. Per il giurista e scrittore latino del II secolo d.C. si tratta di fattezze simboliche facili da interpretare: “Giustizia è vergine poiché incorruttibile, volitiva poiché non conosce cedimenti, austera poiché non lascia spazio a preghiere o lusinghe, temibile poiché nemica implacabile con chi sceglie di non rispettarla”.
Per i Latini era immagine, ma anche fantasma, sogno, concetto, ricordo, paragone, allegoria, allucinazione. Per conoscere le varie declinazioni che il tempo e l’arte hanno conferito alla Giustizia basta visitare la mostra Imago Iustitiae. Capolavori attraverso i secoli in programma dal 10 giugno al 3 settembre al Museo Correr di Venezia. L’immagine della Giustizia, declinata nelle diverse forme di arte, sarà al centro di un percorso che mostra i cambiamenti dell’immagine nei secoli, magistralmente resi da grandi artisti di tutti i tempi. La mostra è promossa dal Comune di Venezia, ideata e organizzata dal Centro Europeo per il Turismo e la Cultura di Roma in sinergia con la Fondazione Musei Civici di Venezia e con il patrocinio del Comando Interregionale dell’Italia Nord-Orientale della Guardia di Finanza. I più grandi maestri di tutti i tempi si sono impegnati da sempre nel tentativo di afferrare e riprodurre l’insieme di norme, procedure e gesti che regolano e strutturano il vivere comune. Pur trasformandosi ed evolvendosi, Giustizia conserva il significato archetipico profondo: la ricerca di un ordine e di un equilibrio che garantisca risorse per tutti, permettendo all’uomo di assicurarsi uno scambio e un’evoluzione costanti.


Valentin Lefebre (1637-1677), incisore, Paolo Caliari detto Veronese, inventore, Trionfo di Venezia (dalla serie Opera selectoria), 1680 ante Acquaforte, Foglio 73,3 x 50,2 cm Collocazione Art. g. 20-16 Milano, Civica Raccolta delle Stampe “Achille Bertarelli”

Il percorso espositivo ha inizio dalla sala della Biblioteca Pisani del Museo Correr, con le sue pareti rivestite da librerie in radica di olmo che ospitano pregiate edizioni storiche. “Abbiamo voluto accogliere il visitatore in questo spazio di antico sapere e dedicare una serie di scaffali all’esposizione di volumi e incisioni, miniature e disegni che illustravano la giustizia" spiega Mariacristina Gribaudi, presidente MUVE -. Tutti rispondono alla scelta comune di corredare con “le Figure” il libro simbolo della conoscenza della legge e della scienza giuridica. La Giustizia, aspetto del sapere per eccellenza, molto spesso reca tra le mani il volume. Si tratta dell' “Offerta del libro” uno schema fissato prima della stampa che, a nome dell’autore, Giustizia consegna al dedicatario, garante di equità e buon governo o promotore del diritto”.
Tre opere di artisti contemporanei - Ai Weiwei, Kendell Geers, Koen Vanmechelen - concesse dalla Fondazione Berengo, tesseranno in mostra intense suggestioni dimostrando come il vetro, ancora una volta, sia un duttile interprete concettuale. Per Ai Weiwei l’occhio delle Giustizia si traduce nella telecamera di sorveglianza che rimane uno dei più grandi topoi della cultura contemporanea, uno dei più grandi poteri per attuare e garantire la giustizia, ma anche un potente mezzo di sovversione e controllo. L’artista belga Koen Vanmechelen in Socrates Temptation descrive il processo del pensiero sapiente dell’uomo giusto: come Socrate dobbiamo cercare di mettere in discussione, di esplorare e sfidare. Kendell Geers in Cardiac Arrest, opera realizzata con manganelli di vetro, utilizzando un simbolo di forza bruta, di violenza e di dolore fisico, replicato più volte, riesce a creare una percezione positiva dove il cuore e la croce alludono ai buoni sentimenti, alla sensibilità umana e perfino alla spiritualità.


Cesare Maccari, La pubblicazione della legge delle Dodici Tavole, Senato Consulto, Bozzetto preparatorio per l’aula della Corte di Cassazione tra 8 aprile del 1900 e 1° agosto del 1903, Olio su tela, 75 x 75 cm, Roma, Palazzo di Giustizia Roma, Commissione per la Manutenzione e Conservazione del Palazzo di Giustizia, Ministero della Giustizia, presso la Suprema Corte di Cassazione di Roma

Nelle sei sezioni che tendono il filo del tempo, dagli albori delle civiltà all’età moderna, l’esposizione abbraccia reperti archeologici, monete e medaglie, ma anche “racconti e interpretazioni” realizzati dagli artisti più illustri, dal Medioevo al Novecento. Nel percorso sfileranno opere di Guercino, Andrea Del Sarto, Reni, Sansovino, Vasari, Maccari e un bulino di Raffaello. Il visitatore scoprirà opere su carta, legno, tela e tavola nelle quali Giustizia troneggia come semidea, Virtù e Personificazione e Allegoria della stessa città di Venezia con gli attributi che la rendono inevitabilmente riconoscibile. Se per Solone la giustizia è la salute della comunità, per Ippocrate regola la vita organica del corpo umano, mentre in età romana la Iustitia è raffigurata stante o seduta con chitone leggero, bilancia e talvolta anche cornucopia, ramo e spighe. Che abbia la benda o no vede e distingue ogni cosa.
La mostra esplora anche i luoghi che nel tempo hanno rappresentato il tempio e la casa di Giustizia, i Palazzi costruiti in età moderna per praticarla e amministrarla, con gli apparati decorativi di grandi artisti che hanno tratto schemi e contenuti dai loro predecessori. Non mancano le azioni e le idee di quegli intellettuali, giuristi e letterati che si sono sempre adoperati per eliminare la pena di morte, primo tra tutti Cesare Beccaria. A chiudere il percorso saranno una serie di scene con atti e protagonisti di Giustizia, immortalati come eroi e santi e, infine, episodi di pratica della legge, grandi quadri che imprimono nella mente il leitmotiv della mostra.

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