Van Gogh. Tra il grano e il cielo. Alla Basilica Palladiana di Vicenza fino all'8 aprile

C'è Goldin, arriva van Gogh

Vincent van Gogh, Gelsi potati al tramonto (part.), 1888 olio su tela su cartone, cm 31,6 x 34,3 Otterlo, Kröller-Müller Museum, The Netherlands - opera presente nella mostra "Van Gogh. Tra grano e cielo" alla Basilica Palladiana di Vicenza
 

Piero Muscarà

05/10/2017

Vicenza - “Oh, ma alle 15 è un po’ tardi, Marco potrebbe essere stanco”. Stefania, la gentile collega che gestisce l’ufficio stampa ESSECI – che da quindici anni cura la comunicazione di Linea d’ombra, non pare avere dubbi.
E Marco Goldin, più che stanco era ancora indaffaratissimo – e forse anche un po’ infastidito dalla nostra insistenza - quando ARTE.it è arrivata, a un’ora dalla chiusura, a Vicenza per il vernissage per la stampa previsto tra le 11 e le 16 alla Basilica Palladiana .
 
L’occasione, neanche a dirlo la nuova grande mostra organizzata, pensata e curata dallo stesso Goldin e dedicata a una art-superstar come Vincent van Gogh che qui va in scena con Van Gogh. Tra il grano e il cielo dal 7 ottobre 2017 all’8 aprile 2018, 185 giorni filati, aperta quotidianamente, sabato e domenica compresi con la sola eccezione del giorno della vigilia di Natale.
 
La nuova esposizione si presenta come un blockbuster. Partiamo dai fondamentali. E’ la più grande mostra mai esposta in Italia, dove si intende dire che ci sono tantissime opere, 129 in tutto, composte da 43 dipinti e 86 disegni. Non sono opere tra le più conosciute e neppure forse delle più belle realizzate da van Gogh ma il senso della storia messa in scena alla Basilica Palladiana di Vicenza è incentrata sul decennio di vita compreso tra il 1880 e il 1890, quello in cui Vincent divenne un artista, e quindi il percorso dell’esposizione segue il filo temporale e ne traccia una mappa degli spostamenti registrandone i cambiamenti espressivi e mettendo in luce, l’instancabile ricerca di descrivere quello che vedeva, a partire dal mondo dei minatori della lunga digressione per disegni e oli su tela che narra il periodo iniziale, interessante da un punto di vista storico artistico ma meno apprezzabile all’occhio più ingenuo, quello coi ritratti a matita e gessetto, prove d’autore di un artista che ancora non era pienamente tale. Poi certo ci sono una ventina di opere importanti che vengono per lo più dal Kröller-Müller Museum di Otterlo in Olanda (che ha apportato oltre 100 delle opere in mostra) con paesaggi come Gelsi potati al tramonto (1888), Sentiero nel parco (1888), Il giardino dell’ospedale a Saint-Rémy (1889) o il bellissimo Pini al tramonto (1889), o una delle versioni più celebri, quella del Wallraf-Richartz-Museum di Colonia de Il ponte di Langlois ad Arles (1988) . E c’è il bel ritratto dell’amico noto anche come L’amante e qui esposto col titolo originale Ritratto del sottotenente Milliet (1888). Infine Vecchio che soffre (Alle porte dell’Eternità) del 1890, che per tratto pittorico è forse l’opera più riconoscibile dell’artista olandese qui esposta. 
 
Insomma non ci sono girasoli, non ci sono notti stellate, non ci sono stanze ad Arles e nessun autoritratto dell’artista. Nessuna delle opere entrate nell’immaginario collettivo contemporaneo è in mostra.
 
D’altra parte Goldin ha già dato in questo senso e quindi per 60 cartelle il “curatore-poeta” nel capitolo introduttivo del catalogo della mostra ci parla di anima, spiritualità, bellezza, silenzi abbaglianti, destino, forza e del viaggio dell’uomo e della scoperta dell’artista. Citando inter alia Socrate, Platone, Senofonte, Antistene, Artistippo, Heidegger, Martha Nussbaum, Seneca, Maria Zambrano, Giovanni Reale, Emmanuel Lévinas, uomini che raccolgono capperi sulle rocce davanti al mare, il ritratto di Giovanna Tornabuoni del Ghirlandaio, il libro fondamentale di Elémire Zolla Le meraviglie della natura, Empedocle, Goethe, Aristotele, il bellissimo termine Stimmung, Leo Spitzer, eternità e transitorietà, i versi di Peter Handke, il tema della durata nel filosofo Henri Bergson, la profondità di Maurice Merleau-Ponty, Maurice Blanchot, Plotino e a conclusione di tutto il lungo ragionamento un passo “liberatorio” da il Diario di una scrittrice di Virginia Woolf.
 
Tanta roba, e se non vi bastasse ce ne sono altri quattro di saggi nel bel volume che accompagna la mostra, tanto per chiarire a chi avesse ancora dubbi che Goldin sia uno che non studia a fondo le proprie produzioni.
Ché di production in qualche modo si tratta. Linea d’Ombra ha un lungo track-record di mostre con grandi numeri di visitatori e che l’abile macchina organizzativa messa in piedi nel 1996 dallo storico dell’arte trevigiano non cessa di ricordare, oltre 11 milioni di visitatori in più di 400 mostre realizzate. Una macchina da guerra, dicono infallibile.
 
D’altra parte c’è metodo: questa mostra vicentina è concepita come parte di un sistema ben più ampio e ricco, che comprende la pubblicazione di due libri (il catalogo e la raccolta di lettere curata con Silvia Zancanella), un plastico degno del miglior Porta a Porta da 2 metri per 2 metri che rappresenta in scala il manicomio di Saint Rémy in cui van Gogh fu rinchiuso nel 1889, un video documentario di un’ora realizzato da Goldin nei luoghi in cui visse van Gogh e inserito da una parte in una sala cinematografica a conclusione del percorso espositivo nella mostra e dall’altro, assieme a una selezione di fotografie e immagini, offerto come DVD in vendita nel bookshop. Poi c’è la mostra “a confronto e a ispirazione” realizzata da Matteo Massagrande, la cui anima ha “sfiorato” quella del curatore per giungere a noi dopo aver letto Canto dolente d’amore. L’ultimo giorno di Van Gogh, sempre dal vulcanico Goldin che con la forma di opera teatrale andrà in scena nel 2018 sui palcoscenici italiani.

Il budget “investito” per questa produzione è stato di 4 milioni e mezzo di euro. Le opere esposte “assicurate” per oltre 1 miliardo di euro. Poliziotti agli angoli, 200 telecamere a sorveglianza e oltre 120 mila biglietti già prenotati con la consueta grande attenzione ad attivare con largo anticipo le associazioni sul territorio - dai Lions al Rotary alle Soroptimist per citarne alcune tra le più note - e portare carovane di art lovers in quel di Vicenza, ad un ritmo medio di 2500 visite al giorno in target per superare di qui a sei mesi i 450mila biglietti venduti assicurando agli organizzatori il break-even e al Comune di Vicenza che ha presenziato all’inaugurazione col sindaco Variati e con l’assessore alla cultura Bulgarini d’Elci il superamento dei 2 milioni di visitatori della Basilica Palladiana a 5 anni dalla riapertura (e dopo 20 milioni di euro di restauri). Il brand del caffè italiano Segafredo Zanetti continua la sua collaborazione con Linea d’ombra, inaugurata ai tempi di Bologna e della mostra record La ragazza con l’orecchino di perla, e anche per van Gogh è sponsor dell’iniziativa.
 
Infine: la mostra di Vicenza apre con una settimana di anticipo dal debutto in sala del film “Loving Vincent”, il primo lungometraggio di animazione interamente dipinto su tela che racconta le opere e la vita di Vincent van Gogh, già vincitore del Premio del Pubblico al Festival di Annecy e che uscirà in Italia distribuito da Nexo Digital il 16, 17 e 18 ottobre 2017. 

Anche la mostra di Goldin Van Gogh. Tra grano e cielo diventerà un film prodotto da 3D Produzioni e l'immancabile Nexo Digital, in uscita nella primavera del prossimo anno nelle sale cinematografiche del Bel Paese.

Per saperne di più:

Van Gogh. Tra grano e cielo

Loving Vincent: la vita di Van Gogh dalla tela al grande schermo

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