Nelle sale il 16, 17 e 18 ottobre

Loving Vincent: la vita di Van Gogh dalla tela al grande schermo

Vincent van Gogh, Arles Café Terrace at Night, 1881, olio su tela. Otterlo, Museo Kröller-Müller
 

Samantha De Martin

18/09/2017

Roma - Non possiamo che parlare con i nostri dipinti appuntava Van Gogh in uno dei suoi ultimi scritti. Ed è proprio per questo motivo che non poteva che partire dalle opere, oltre che dalle lettere dell'indiscusso genio dell'arte, il primo lumgometraggio, interamente dipinto su tela, che porterà sul grande schermo la travagliata esistenza e i magnetici capolavori dell'artista olandese.

Loving Vincent, nelle sale il 16, 17 e 18 ottobre, propone al pubblico un raffinato connubio tra arte, tecnologia e pittura, accendendo i riflettori sull'anima di uno dei protagonisti più amati di sempre, esposto nei più prestigiosi musei del mondo, da Amsterdam a New York, da Londra a Mosca, da Parigi a Dallas.
Scritto e diretto da Dorota Kobiela e Hugh Welchman, questo poetico lungometraggio è il frutto della elaborazione di 94 quadri dipinti del pittore, migliaia di immagini create nello stile di van Gogh e realizzate da un team di 125 artisti che per una anno hanno lavorato alla ricerca di un risultato originale e di impatto.
Dopo il successo di Van Gogh Alive - The Experience, la mostra multimediale più visitata al mondo, questa una nuova esperienza visiva - vincitrice del Premio del Pubblico all'ultimo Festival d'Annecy, e distribuita da Nexo Digital in collaborazione con Adler, con i media partner Radio DEEJAY, Sky Arte HD e Mymovies.it - segna una nuova frontiera per la Grande Arte al Cinema.

La narrazione - che incornicia sullo schermo opere come Caffè di notte, Campo di grano con volo di corvi, Notte stellata, ma anche ritratti e autoritratti di van Gogh - accompagna lo spettatore in Francia, nell'estate del 1891.
Armand Roulin, giovane inconcludente e privo di aspirazioni, riceve da suo padre, il postino Joseph Roulin, una lettera da consegnare a mano a Parigi. Il destinatario è Théo van Gogh, fratello del pittore che da poco si è tolto la vita, a soli 37 anni. Armand non sembra entusiasta della missione affidatagli, colto da un certo imbarazzo a fronte di quella amicizia che legava suo padre e Vincent, un pittore straniero che si era tagliato il lobo dell'orecchio sinistro ed era stato internato in un manicomio locale. Ma di Théo a Parigi non c’è traccia. La ricerca conduce Armand dal commerciante Père Tanguy e quindi nel tranquillo villaggio di Auvers-sur-Oise, dal dottor Paul Gachet, il medico che assistette Vincent nelle sue ultime settimane di vita.

Oltre che nelle opere lo spettatore entra in punta di piedi nei luoghi di Vincent e nell'anima dei personaggi che ebbero la fortuna di incontrarlo. Vedrà la locanda dei Ravoux, dove il pittore soggiornò per le ultime dieci settimane e dove il 29 luglio 1890 morì per un proiettile nell’addome. Con Armand, incontrerà la figlia del proprietario, Adeline Ravoux, la domestica e la figlia del dottore e anche il Barcaiolo conosciuto dal pittore nel corso della sua complessa esistenza.

Le sembianze dei personaggi che compaiono nel lungometraggio si ispirano a volti noti del mondo del cinema, abbinati ai dipinti che essi rappresentano. C'è Douglas Booth nei panni di Armand Roulin e Jerome Flynn in quelli del Dottor Gachet, al centro del dipinto che ha detenuto per quattordici anni il record di quadro con il prezzo più alto. C'è Aidan Turner, il Barcaiolo del dipinto di Vincent, La riva dell’Oise ad Auvers, e c'è infine il protagonista, van Gogh, definito ora come martire, ora come folle o satiro lussurioso, interpretato dall’attore di teatro Robert Gulaczyk.

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