La pittura di Carlo Saraceni:
un viaggio da Venezia a Roma ai tempi di Caravaggio

 
Per la prima volta la mostra dossier mette in dialogo la straordinaria invenzione iconografica di Beato Angelico e la rielaborazione del pittore cinquecentesco fiammingo

Samantha De Martin
formato sconosciuto

Dipinto a tempera e oro su tavola, il Giudizio Universale del Museo di San Marco costituisce la prima rappresentazione nota di questo tema realizzata da Beato Angelico, destinato a rinnovarsi più volte nel corso della sua carriera.
In questa struttura tripartita la figura di Cristo Giudice domina nella luce della gloria celeste, affiancato dalla Vergine, da San Giovanni Battista e da una schiera di santi. Nella parte inferiore, una doppia fila di sepolcri aperti separa i beati dai dannati sospinti dai demoni nelle profondità dell’Inferno, dove li attendono i castighi eterni.
Dal 6 febbraio al 3 maggio, i Musei Reali di Torino ospitano al secondo piano della Galleria Sabauda la mostra dossier Beato Angelico negli occhi di Bartholomeus Spranger. Giudizi Universali a confronto. La tavola di Beato Angelico con la rappresentazione del Giudizio Universale, conservata al Museo di San Marco a Firenze - eccezionalmente concessa in prestito dalla Direzione regionale Musei nazionali Toscana, nell’ambito delle relazioni culturali e di scambio tra musei del Sistema museale nazionale del Ministero della cultura - dialoga con Spranger in una mostra dossier.

Eseguita dall’artista fiammingo tra il 1570 e il 1571 per papa Pio V, l’opera appartiene alle collezioni della Galleria Sabauda. Ispirata al prototipo di Angelico, l’opera di Spranger consente di indagare le modalità di ricezione, rielaborazione e trasmissione di un modello figurativo di straordinaria fortuna, rivelando le trasformazioni che il soggetto ha subito nel passaggio dal primo Rinascimento al pieno Manierismo.

L’esposizione coincide con il rientro ai Musei Reali della tavola di Fra Giovanni da Fiesole raffigurante la Madonna dell’Umiltà, concessa in prestito alla mostra monografica Beato Angelico a Firenze.
Eseguito a Roma intorno al 1571, su commissione di papa Pio V per il convento domenicano di Santa Croce, a Bosco Marengo (Alessandria), il Giudizio Universale di Bartholomeus Spranger conserva l’impianto iconografico e la complessità decorativa delle invenzioni di Beato Angelico, seppure interpretandole attraverso una sensibilità aggiornata, attenta alle prescrizioni della Controriforma. A sinistra, nel Paradiso terrestre, tra i personaggi destinati alla salvezza, si scorge il volto di papa Pio V, raffigurato come nei suoi più noti ritratti ufficiali, con camauro e mozzetta in velluto rosso. Nella prima sala della mostra dossier, i pannelli con le riproduzioni delle due versioni del Giudizio permettono di riconoscere i personaggi raffigurati. I risultati di alcune indagini scientifiche non invasive, effettuate in collaborazione con il laboratorio di restauro dei Musei Reali di Torino per il dipinto di Bartholomeus Spranger, sono accostati, nella seconda sala, a quelli delle indagini realizzate nel 2019 da Marcello Picollo e Giovanni Bartolozzi (CNR-IFAC, Firenze), insieme a Susanna Bracci (CNR-ISPC, Firenze), in occasione del restauro del Giudizio Universale di Beato Angelico.


Allestimento, "Beato Angelico negli occhi di Bartholomeus Spranger. Giudizi Universali a confronto", Musei Reali di Torino | Courtesy: © Andrea Guermani per i Musei Reali di Torino

Le due tavolozze sembrano molto simili e ricche di materiali pregiati, dal blu oltremare al rosso cinabro, mentre l’oro, nel dipinto del Beato Angelico è sostituito da Spranger con un pigmento, il giallorino. La mostra prosegue con ulteriori informazioni circa la tecnica esecutiva delle diverse dorature utilizzate da Beato Angelico nella straordinaria tavola della Madonna dell’Umiltà, capolavoro maturo dell’artista.

Ad arricchire la mostra è un video, realizzato da Stefano P. Testa per Lab80 film e testo di Alessandro Uccelli, che evoca un dialogo ravvicinato tra Bartholomeus Spranger e Beato Angelico.
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