Circa tre millenni di civiltà anatolica e italica vanno in scena all’Anfiteatro Flavio grazie al più grande evento espositivo mai dedicato alla città di Troia e al suo legame con Roma.
Non poteva esserci location migliore per accogliere gli oltre 300 reperti, provenienti da alcuni dei principali musei italiani e da Troia, molti dei quali esposti per la prima volta in Italia, che riannodano idealmente i fili del mito, della leggenda e della realtà storica in una narrazione unitaria che si dipana attraverso un allestimento che valorizza gli oggetti e fa parlare la storia.
Grazie al ruolo centrale del Ministero della Cultura e del Turismo turco, sono oltre 220 le opere in prestito da 19 musei turchi, di cui una cinquantina mai viste prima dal pubblico italiano, che tracciano un doppio binario, letterario e archeologico, restituendo una lettura critica e comparata delle fonti oggi disponibili.
Promossa dal Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale del Ministero della Cultura italiano e dalla Direzione Generale dei Beni Culturali e dei Musei del Ministero della Cultura e del Turismo turco nell’ambito delle linee di azione del Piano Mattei per l’Africa e il Mediterraneo, la mostra
“Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico”, curata da Alfonsina Russo, Roberta Alteri, Alessio De Cristofaro, Massimo Cultraro, Bulent Gönültaş, Mehtap Ateş, Deniz Doğu Yöndem, Rüstem Aslan, si potrà visitare fino al 18 ottobre.
Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico | Foto: Simona Murrone, Parco archeologico del Colosseo “Con questa iniziativa di diplomazia culturale – ha detto il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli – proiettiamo sulla scena internazionale la forza narrativa di un mito fondativo, restituendo la concretezza delle evidenze archeologiche di una civiltà originaria e generatrice. Un’esposizione che conferisce all’epica una dimensione tangibile, capace di intrecciare la costruzione mitologica con il luogo che ne è stato matrice e ispirazione”.
La sezione dedicata alla ricostruzione storica, archeologica e topografica del sito di Troia, arricchita da un significativo nucleo di reperti provenienti dai musei turchi, offre una panoramica inedita sul mondo ittita e sulle diverse realtà culturali dell’Anatolia del III e II millennio a.C.. La tappa dedicata alla Guerra di Troia, raccontata a partire dal punto di vista dei Troiani, con particolare attenzione ai protagonisti e agli eventi principali del conflitto, alla figura di Omero e al tema della tradizione epica, analizzata nei suoi risvolti filologici, storici e antropologici introduce invece l’approfondimento dedicato al viaggio di Enea. A ricostruirlo sono diverse fonti letterarie, da Stesicoro a Virgilio, oltre alla documentazione archeologica. La sezione rivela il Lazio come doveva essere tra il XII e il IX secolo a.C., offrendo strumenti interpretativi per una contestualizzazione storica del mito.
Al mito di Romolo e alla fondazione di Roma, sviluppato attraverso l’analisi delle principali tradizioni e la presentazione di reperti e testimonianze figurative segue un focus sull’età augustea, su Virgilio e sulla canonizzazione della saga di Enea. Attraverso il racconto di figure emblematiche come Paride, Elena, Priamo, Ecuba, Cassandra, Ettore, Agamennone, Menelao, Achille, Patroclo, Enea, Lavinia, Ascanio e Romolo, la mostra tesse un viaggio critico e accessibile nella memoria condivisa del Mediterraneo, evidenziando l’attualità di miti e delle storie che continuano a rappresentare un ponte tra passato e presente.
Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico | Foto: Simona Murrone, Parco archeologico del ColosseoIl percorso dà la parola a interessanti testimonianze relative alle due civiltà, a partire dalla straordinaria tavoletta in argilla incisa in caratteri cuneiformi ritrovata nel sito archeologico dell’antica capitale ittita Hattuša, che registra il trattato formale tra il re Mutawalli II e il sovrano Alaksandu di Walusa, offrendo la prova che collega la leggendaria città di (W)Ilios dei poemi omerici con la Wilusa menzionata dai testi ittiti e, quindi, alla realtà storica della tarda età del bronzo. All’orizzonte tra Neolitico Recente ed Eneolitico rimanda la statuetta di Dea Madre in marmo rinvenuta nella necropoli di Porto Ferro (Alghero), mentre le delicatissime oreficerie in filigrana e granulazione rinvenute a Troia da Heinrich Schliemann si datano tra il 2500 il 2250 a.C. Ci sono i corredi della necropoli di Santa Palomba a Roma, identificata dagli studiosi come il luogo di sepoltura delle aristocrazie latine dell’Età del Ferro, e c’è la statuetta in bronzo di Atena Iliaca, proveniente da Castro (Lecce) la cui cronologia si colloca tra fine V e IV secolo a.C. Il mito dell’età dell’oro e il ritorno alle origini troiano-romulee promosso da Augusto è testimoniato dal rilievo di fontana con cinghialessa allattante i cuccioli da Palestrina. Accanto all’urna in bronzo con iscrizione rinvenuta nel tumulo di Dardano nella Troade datata IV secolo a.C., ci sono alcuni rilievi in marmo da Afrodisia, capolavori dell’arte romana imperiale con raffigurazioni di miti iliadici, provenienti dal tempio dedicato al culto di Augusto e della famiglia imperiale.
Il sarcofago in marmo di Aurelia Boitane Demetria, recuperato nel 1997 in seguito a uno scavo clandestino, restituisce invece un notevole esempio di “sarcofago asiatico a colonne” sul quale sono scolpiti tre episodi dell’Iliade; un’iscrizione indica che venne prodotto tra il 212 e il 225 d.C.
“Con questa rilevante iniziativa di diplomazia culturale - si legge nel testo di premessa al catalogo di Simone Quilici, direttore del Parco archeologico del Colosseo - il PArCo porta agli occhi del mondo la narrazione di un mito fondativo cruciale per la storia dell’umanità, restituendo al contempo le evidenze archeologiche di una civiltà generatrice. Il tutto in una esposizione che dà al racconto una dimensione concreta, capace di correlare la costruzione mitologica con il luogo che la ha ispirata”.