A 200 anni dalla nascita della fotografia, la rassegna emiliana si conferma un vivace osservatorio sui linguaggi del contemporaneo.
Francesca Grego
formato sconosciuto
Al via la 21° edizione di Fotografia Europea, il festival che riunisce a Reggio Emilia talenti e tendenze da ogni angolo del continente: un’occasione per esplorare le trasformazioni del nostro tempo, di cui la fotografia si fa testimone forse come nessuna altra arte, attraverso gli sguardi di grandi autori e giovani emergenti. Filo conduttore delle mostre di quest’anno è il tema Fantasmi del quotidiano, un invito a guardare in faccia quelle ombre che non vogliono farsi passato, quelle presenze senza più corpo che tuttavia continuano a vivere intorno e dentro di noi, generando memorie e visioni. Cos’è d’altronde la fotografia se non la traccia di qualcosa che è stato e non è più? Non a caso, nel palinsesto del festival troveremo progetti poetici e riflessioni sull’attualità nel senso più ampio, ma anche un approfondimento firmato da Walter Guadagnini sulla storia della quinta arte, a 200 anni dalla realizzazione di quella che è considerata la prima immagine fotografica, la Veduta di Gras di Nicéphore Niépce. Da oggi, giovedì 30 aprile, fino al prossimo 14 giugno, sono tanti gli spazi espositivi da esplorare passeggiando per le strade di Reggio Emilia, ciascuno con una o più mostre da offrire: dai Chiostri di San Pietro, storica sede della manifestazione, al cinquecentesco Palazzo Scaruffi, nel cuore della città, che partecipa per la prima volta; dal Palazzo dei Musei, dove è allestito un progetto dedicato a Luigi Ghirri, alla chiesa medievale dei Santi Carlo e Agata, fino alla Fondazione Maramotti, che presenta la prima personale italiana del fotografo parigino Ndayé Kouagou. E nei primi giorni del festival le sorprese sono ancora più numerose: fino al 3 maggio un ricco palinsesto di conferenze, incontri, workshop, presentazioni, performance, dj-set animerà il capoluogo emiliano.
© Alice Jankovic, Green Paradox
Ideale punto di partenza della rassegna sono i Chiostri di San Pietro, con le mostre curate da Tim Clark e Luce Lebart: un’ampia panoramica sull’immagine contemporanea che svela già la varietà di possibili declinazioni del tema di questa edizione. Si va da Felipe Romero Beltràn, vincitore del KBr Photo Award 2025 di Fundación MAPFRE con un progetto dedicato alle migrazioni tra Messico e Stati Uniti, a Mohammed Hassan, vincitore dello Star Photobook Dummy Award, che indaga in soggettiva memoria, identità e salute mentale nella sua terra natale, l’Egitto, mentre Marine Lanier racconta con immagini evocative un luogo simbolo della biodiversità alpina e Salvatore Vitale esplora la realtà dei lavoratori della gig economy tra sorveglianza algoritmica, ranking ed erosione del tempo libero. Sempre ai Chiostri è ospitata la committenza di Fotografia Europea 2026, affidata a Simona Ghizzoni con il progetto Milk Wood, un percorso partecipato sul territorio che ha posto al centro la figura femminile come depositaria di memoria, immaginazione e progettualità. Altra tappa da non perdere è Palazzo da Mosto, con la collettiva Ghostland a cura di Arianna Catania, un focus sull’epoca ipermediata in cui viviamo, dove la realtà appare come un territorio "spettrale" filtrato costantemente da schermi luminosi. La mostra riflette sullo schermo come dispositivo e ambiente culturale capace di modellare percezioni e comportamenti, rivelando ciò che sfugge allo sguardo e interrogando i punti ciechi della nostra visione. A Palazzo da Mosto sono allestiti anche i progettiselezionati dai curatori del festival tra oltre 700 proposte dell’Open Call, una finestra aperta sulle ricerche più originali della scena attuale.
Aldrin in piedi accanto al ML, immagine Hasselblad dell'Apollo 11 dal rullino 40/S, 20 luglio 1969. Archivio del Progetto Apollo
A Palazzo Scaruffi ci attende invece un viaggio denso di stimoli lungo la storia della fotografia. A due secoli dalla prima immagine di Nicéphore Niépce, in 200x200. Due secoli di fotografia e società il curatore Walter Guadagnini ha provato a raccontare cosa abbia significato la fotografia per le persone in tutto questo tempo: un percorso a tratti drammatico a tratti divertente tra capolavori e immagini anonime, apparecchi storici e riviste leggendarie, spezzoni di film e libri imperdibili, in compagnia di pionieri come Daguerre, Nadar, Curtis, e giganti dell’obiettivo come Man Ray, Berenice Abbott, Dorothea Lange, Walker Evans, Gilles Caron. Anche qui i fantasmi non mancano, da quelli innocui nati nell’Ottocento tra l'Inghilterra e gli States, a quelli più inquietanti generati dalle nuove tecnologie: storie che documentano, in ogni caso, come la fotografia non solo abbia rappresentato il mondo, ma lo abbia spesso anche inventato, nel bene e nel male.

Collotipo da Edward Muybridge raffigurante una donna che cammina con un tutore dorsale, 1887
A Palazzo dei Musei Luigi Ghirri. A Series of Dreams esplora infine il legame tra suono e immagine nell’opera del maestro, con la doppia curatela di Ilaria Campioli e Andrea Tinterri per la parte fotografica e di Giulia Cavaliere sul fronte musicale. Per Ghirri la musica concorre alla formazione dell’immagine dell’esterno, con una capacità narrativa che può aprire squarci visionari. I visitatori lo scopriranno spaziando dalla passione del celebre fotografo per Bob Dylan alla sua amicizia con Lucio Dalla, tra scatti, scritti personali e un’importante collezione di dischi. Una sezione dedicata al soundscape con interventi originali del musicista Iosonouncane presenta infine il dialogo tra l’ecologia dello sguardo di Ghirri e l’ecologia acustica del compositore ambientalista canadese R. Murray Schafer.
Il programma completo della festival è consultabile sul sito web https://www.fotografiaeuropea.it.
Felipe Romero Beltrán, Bravo, Rubén, Mexico, 2025 © Felipe Romero Beltrán
Leggi anche:
•
I fantasmi di Bruce Gilden a Brescia•
Exposed, a Torino la fotografia che mette a nudo•
Cinque mostre di fotografia da vedere a Roma
• Cinque mostre di fotografia da vedere a Milano
• Fotomaniacs. La civiltà dei fotomaniaci