Con il celebre fotografo nei depositi del Museo Etrusco più grande del mondo.
Francesca Grego
formato sconosciuto
Un universo parallelo respira tra le mura di Villa Giulia, oltre le sale del museo etrusco più importante al mondo e i suoi capolavori, primo tra tutti il Sarcofago degli Sposi. È una galassia silenziosa a cui nessun visitatore ha mai avuto accesso, abitata da teste votive, frammenti di terracotta, oggetti e figure senza nome nè storia ufficiale. Reperti che giacciono nei depositi non perché poco rilevanti, ma per motivi di spazio, restauro, narrazione: un fenomeno comune a moltissimi musei, che sempre più spesso rispondono aprendo i propri depositi al pubblico in via eccezionale o permanente. A Villa Giulia uno spettatore d’eccezione li ha visitati per noi, regalandoci una prospettiva intima e personale sui tesori nascosti del Museo Nazionale Etrusco: è Piero Gemelli, affermato fotografo di moda che non disdegna incursioni nei territori dell’arte, con un passato da studente di architettura proprio a Valle Giulia. Da oggi, martedì 19 maggio, fino al prossimo 12 luglio, i suoi scatti saranno in mostra negli ambienti del Ninfeo, gioiello della villa cinquecentesca da poco restaurato. Le stanze dei sogni dimenticati è la prima esposizione allestita nello straordinario teatro d’acque progettato da Bartolomeo Ammannati per Papa Giulio III. “Le immagini di Gemelli ci ricordano che il museo non custodisce soltanto passato: custodisce possibilità in attesa. Memorie di ricordi futuri”, afferma la curatrice Maria Vittoria Baravelli: “Per un attimo, grazie al suo sguardo, quei reperti escono dagli archivi e tornano esistere”.

Piero Gemelli. Le stanze dei sogni dimenticati. Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma © Piero GemelliAll’origine di questo percorso c’è una domanda: cosa succede agli oggetti che un museo possiede e non riesce a mostrare? Primo artista a entrare nei depositi di Villa Giulia, Gemelli lo ha fatto con la partecipazione emotiva che gli deriva dal suo legame con il luogo. Ha scelto i reperti uno per uno, prendendosi il tempo necessario. Li ha ascoltati, studiati, raccontati, per restituire a ciascuno di essi la propria identità. “Per questi oggetti non ho voluto realizzare immagini di semplice documentazione - spiega il fotografo - Ho voluto portarli dentro il mio linguaggio, dentro la mia grammatica visiva. Quelle fotografie sono opere nate dall’incontro tra il mio sguardo e la loro presenza antica”. Ogni scatto è un atto di cura: ogni testa votiva torna a essere un volto, ogni frammento un corpo, ogni reperto una storia. Ma nel progetto c’è anche un’altra forma di restituzione, quella per cui ciascuno dei “sogni dimenticati” torna a vivere come patrimonio comune e accessibile, offrendo ad ogni visitatore il proprio bagaglio di memorie e possibilità.

Piero Gemelli. Le stanze dei sogni dimenticati. Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma © Piero Gemelli
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