450 ANNI NEL NOME DI MICHELANGELO
E DELL’ACCADEMIA DELLE ARTI DEL DISEGNO DI FIRENZE

 
"La Fede” torna alla luce dopo 80 anni

Samantha De Martin
formato sconosciuto

Al termine della seconda guerra mondiale era stata illecitamente prelevata dalla chiesa parrocchiale di Santa Maria in Valverde nel borgo di Padernello (Brescia), ceduta dal parroco dell’epoca per finanziare la costruzione dell'oratorio, sostituita con una copia e immessa, nel tempo, sul mercato antiquario.
La scoperta del misfatto (e il conseguente avvio delle ricerche da parte dei carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Monza) risale solo ai primi anni Duemila. Ritrovata nel 2014, La Fede, olio su tela dipinta nel 1550 da Alessandro Bonvicino, detto il Moretto, veniva sottoposta a sequestro giudiziario all’interno dei depositi del Museo Diocesano di Brescia, dove rimaneva custodita per dodici anni.
Adesso rivede la luce al termine di una rocambolesca vicenda.

La morbidezza degli incarnati, frutto dal sapiente bilanciamento di luci e ombre, e l’uso di toni e mezzitoni cromatici, fino agli scuri, con i quali l’autore “scolpisce” panneggi di velluto e veli torna nuovamente ad attirare i visitatori. Considerato uno dei tre grandi maestri del primo Rinascimento bresciano, assieme al Romanino e al Savoldo, Moretto copre circa quarant'anni di storia, dal 1515 al 1554, e la maggior parte dei dipinti prodotti raffigura temi e personaggi religiosi.


Alessandro Bonvicino, detto il Moretto, La Madonna col Bambino in gloria, San Giovanni Evangelista, il beato Lorenzo Giustiniani e l’allegoria della Sapienza Divina, 1520 - 1545

Ascrivile alla tarda produzione dell’artista, La Fede sarà esposta per un anno nella Sala della Sapienza, al primo piano del Museo Diocesano di Brescia, accanto ad un altro grande capolavoro dell’autore: La Madonna col Bambino in gloria, San Giovanni Evangelista, il beato Lorenzo Giustiniani e l’allegoria della Sapienza Divina (1520 - 1545) da cui la Sala trae il nome. Dell’allegoria della Fede, oggi esposta al Museo Diocesano di Brescia, esistono varie repliche, ciascuna frutto di interventi più o meno estesi della bottega, oltre ad alcune copie che attestano la fortuna del soggetto. A livello compositivo vi è una studiata complessità nello sbilanciamento della figura, in diagonale rispetto al punto di osservazione, in una posizione innaturale. A livello cromatico le stesure del colore variano per restituire la consistenza delle differenti materie: dal velluto ai veli, dal legno al cristallo. Il raffronto tra le due opere, eccezionalmente esposte una vicina all’altra, permette di cogliere le somiglianze che hanno portato a ipotizzare l’uso ripetuto di cartoni preparatori da parte di Moretto e della sua bottega per la realizzazione figure allegoriche femminili presenti in alcune pale della sua produzione più tarda.
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