450 ANNI NEL NOME DI MICHELANGELO
E DELL’ACCADEMIA DELLE ARTI DEL DISEGNO DI FIRENZE

 
Il dossier Ancona. Questo adesso, ha conquistato la giuria del MIC grazie a un programma innovativo di rigenerazione culturale, urbana, sociale ed economica, fondato sul legame millenario con l'Adriatico e su un approccio sostenibile

Samantha De Martin
formato sconosciuto

Sarà Ancona, con il progetto «Ancona. Questo adesso», la Capitale italiana della Cultura 2028.
Ad annunciarlo è stato il ministro Alessandro Giuli nel corso della conferenza stampa svoltasi questa mattina al Ministero della Cultura.
Città di mare e di frontiera, crocevia tra Italia, Balcani e Mediterraneo, Ancona con il titolo di Capitale Italiana della Cultura 2028 si conferma epicentro culturale dell’Adriatico, ponte strategico verso l’Europa e il mondo.
A convincere la Giuria è stato il modello di valorizzazione culturale proposto dal dossier, un modello di progettazione innovativa, sostenibile e condivisa «capace di coniugare identità territoriale e apertura internazionale in una visione che connette le politiche culturali con più ampie dimensioni di rigenerazione urbana, inclusione sociale e partecipazione».

Oltre a essere concepito per attrarre un pubblico ampio e diversificato tutto l’anno, con un impatto significativo sul tessuto socio-economico, il programma di eventi e interventi si avvale anche di una rete strutturata, partecipativa e orientata alla crescita che vede l’integrazione tra istituzioni culturali, sistema della ricerca, realtà associative e operatori del territorio. A rivelarsi determinante nella scelta del capoluogo marchigiano è stata anche l’attenzione alla dimensione europea e mediterranea, come anche il coinvolgimento attivo delle comunità locali e degli enti territoriali e dei giovani, protagonisti dei processi creativi e culturali.


Ancona, Mole Vanvitelliana | Foto: © Zitti

Città-porto e città-parco, crocevia del Mediterraneo, Ancona sceglie di abitare il presente per costruire un futuro sostenibile, inclusivo e condiviso che pone la cultura come motore di rigenerazione e sviluppo.
Alla città, che dopo L’Aquila (per il 2026) e Pordenone (per il 2027), si è aggiudicata il titolo, andrà un contributo di un milione di euro, destinato alla realizzazione delle iniziative previste nel dossier di candidatura.
Il progetto mobilita oltre 80 iniziative site-specific curate da maestri come il tre volte Premio Oscar Dante Ferretti, affiancate da prestigiose direzioni artistiche, da Francesco De Melis a Enrico Maria Dal Pozzolo, oltre a declinare la cultura in quattro macroaree: Questo Mare, Via Maestra, Adesso Parco, Mare Culturale. A presentarle sono gli avatar dei numi tutelari della città: Luigi Vanvitelli architetto della Mole che porta il suo nome, Ciriaco Pizzecolli, padre dell’archeologia e grande viaggiatore del XV secolo, Stamira, eroina cittadina alfiera del tema Adesso Parco, Franco Corelli, celebre tenore anconetano.

Il programma valorizza il porto naturale, il patrimonio storico e artistico, il Parco del Conero (verso Parco Nazionale) oltre a insistere su temi quali l’accessibilità, con la guida del Museo Tattile Statale Omero di Ancona, eccellenza internazionale del settore, la rigenerazione urbana a traino culturale e il welfare culturale. Tra i progetti portanti del dossier si inserisce il Museo della Civiltà del Mare Adriatico, del quale il tre volte Premio Oscar Dante Ferretti è direttore artistico.

“Questo risultato – ha detto il Sindaco di Ancona Daniele Silvetti – nasce da un lavoro corale, responsabile ed entusiasta, che ha unito istituzioni, università, porto, sistema culturale e comunità, dando forma a una visione condivisa e riconoscibile".

Il dossier, il cui titolo trae ispirazione dalle parole del poeta anconetano Francesco Scarabicchi, tratte dal libro “Una città di scoglio. Breve viaggio ad Ancona”, ambisce a ricostruire un patto simbolico e culturale tra Ancona, il suo mare e i cittadini, restituendo alla comunità e al Paese il senso profondo di una città che non racconta solo ciò che è stata, ma ciò che vuole diventare. Un luogo che si rigenera, che sperimenta una nuova concezione di patrimonio culturale, in un presente che diventa slancio, trasformazione, orizzonte condiviso che costruisce il futuro.
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