450 ANNI NEL NOME DI MICHELANGELO
E DELL’ACCADEMIA DELLE ARTI DEL DISEGNO DI FIRENZE

 
Dall'archeologia al contemporaneo, un viaggio nell'immaginario artistico legato ai messaggeri celesti. Con dedica a Papa Francesco, scomparso un anno fa.

Francesca Grego
formato sconosciuto

Putti paffuti e giocherelloni, fulgidi arcangeli guerrieri, ineffabili adolescenti dalle ali variopinte: sono tante le forme assunte dagli angeli nell’arte, riflesso della loro fortuna nell’immaginario collettivo lungo i secoli. Lo racconta la nuova mostra inaugurata ai Musei Capitolini, in un denso viaggio dall'antichità ai nostri giorni. Dedicato alla memoria di Papa Francesco a un anno dalla scomparsa, il progetto riunisce dipinti, sculture e preziose opere su pergamena da importanti collezioni museali - le Gallerie degli Uffizi, il Museo di Capodimonte, la Galleria dell’Accademia e i Musei del Bargello, le Gallerie Nazionali d’Arte Antica, i Musei Nazionali di Perugia - e private - Intesa Sanpaolo, BNL BNP Paribas, tra le altre - ma anche da luoghi di culto, per esplorare l’immaginario artistico legato alle leggendarie creature alate nel mondo occidentale. 


Giovanni Antonio Galli detto lo Spadarino, Santa Francesca Romana e l'Angelo, 1630 circa. Olio su tela. BNL Gruppo BNP Paribas, Roma

In primo piano, la duplice natura degli angeli, trait-d’union tra l’umano e il divino, il visibile e l’invisibile, che apre la narrazione della mostra verso la dimensione spirituale: alla memoria di Francesco, Vescovo degli Ultimi, sono legati i temi della custodia, della guida e dell’annuncio, sottolineati già nel  titolo dell’esposizione. “Proprio come gli angeli protagonisti della rassegna”, spiegano i curatori Massimo Rossi Ruben e Viviana Vannucci, Papa Bergoglio "ha inteso interpretare la propria vocazione per il prossimo come un ponte tra cielo e terra”. 

Ai Musei Capitolini fino al prossimo 1° novembre, Angeli. Messaggeri, custodi e viandanti. Le sublimi creature dall’antico al contemporaneo si sviluppa come un racconto cronologico nelle sale di Palazzo dei Conservatori. Dall’archeologia, rappresentata da reperti romani, greci e perfino assiri, prende le mosse un itinerario nel tempo scandito da opere preziose. Tra gli Angeli custodi, per esempio, spiccano quello dipinto a metà del Seicento da Pietro da Cortona, proveniente da Palazzo Barberini, o quello ipnotico e misterioso, trent’anni più antico, di Giovanni Antonio Galli noto come lo Spadarino, custodito presso la Chiesa di San Rufo a Rieti e concesso in via eccezionale dal Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno. Di notevole intensità i dipinti di San Matteo con l’Angelo del Guercino e Santa Francesca Romana e l’Angelo, ancora dello Spadarino.


Eros addormentato, II secolo d.C., marmo. Musei Capitolini, Roma

Lungo il percorso della mostra possiamo toccare con mano come nel tempo la figura dell’angelo si sia declinata nelle immagini più varie e fantasiose: la prima è quella del putto, di origine mitologica come ricorda l’Eros addormentato dei Musei Capitolini, seguita dalle Annunciazioni, di cui troviamo il primo esempio già nelle Catacombe di Priscilla a Roma, dove già un angelo messaggero si fa portatore della speranza e della Parola. Agli angeli giustizieri e agli arcangeli che con corazze scintillanti combattono il male fa da contrappunto la figura dell’angelo custode che veglia e protegge, simbolo dell’amore divino che sempre accompagna il cammino dell’uomo, fino agli angeli viandanti e musicanti, di cui troviamo un esempio interessante nel dipinto Santa Cecilia di Carlo Saraceni.  

Già dal Medioevo, e poi per tutta l’età moderna, gli angeli sono attori sulla scena di resurrezioni, assunzioni, visioni estatiche e combattimenti demoniaci, o ancora accompagnatori in viaggi terreni o nell’aldilà. Solo più tardi, tra il Rinascimento e il Seicento, giovani aitanti dalle lunghe ali compaiono in ambienti più familiari e quotidiani, a volte addirittura domestici. Sulla scia di Caravaggio, in particolare, la figura dell’angelo perde gran parte della sua aura idealizzata ed eroica, per accentuare il lato “umano” in opere di potente impatto emotivo: l’angelo assume così sembianze naturali, abbandonando la funzione decorativa cui spesso era stato relegato e divenendo autentico protagonista del quadro, con una propria autonomia nella rappresentazione complessiva. Un passaggio ulteriore si compie tra Ottocento e Novecento, quando gli artisti romantici, preraffaelliti e simbolisti ne rivisitano la figura in chiave onirica e metaforica, per lasciare spazio, infine, a immagini contemporanee tutte da scoprire, dall’Angelo ribelle su fondo blu cupo di Osvaldo Licini a Ri-annunciazione di una annunciazione di Omar Galliani. 


Guercino, San Matteo con l'Angelo, 1622. Olio su tela. Pinacoteca Capitolina, Roma
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