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Ottanta capolavori dall’antichità al XX secolo traducono in immagini il poema di Ovidio. 

Francesca Grego
formato sconosciuto

Entra nel vivo l’estate della Galleria Borghese con la mostra più attesa del 2026. Metamorfosi. Ovidio e le arti è il titolo del progetto realizzato in collaborazione con Rijksmuseum di Amsterdam, che approda nella Città Eterna dopo il debutto presso il museo olandese. L’esposizione romana, tuttavia, non è una semplice replica dello spettacolo andato in scena nei Paesi Bassi: alla Galleria Borghese le Metamorfosi tornano a casa, in uno spazio votato fin dalle origini a ospitare il mito e la meraviglia, la cui storia si intreccia alla fascinazione di artisti e mecenati per il celeberrimo poema ovidiano. Da oggi, mercoledì 23 giugno, fino al prossimo 23 settembre, tesori della Galleria come Apollo e Dafne o il Ratto di Proserpina - per scolpire i quali Bernini si ispirò proprio al testo di Ovidio - dialogano con oltre ottanta capolavori di ogni epoca giunti da prestigiosi musei europei e americani, seguendo il filo conduttore delle favole narrate dal poeta latino.

“La Galleria Borghese è il luogo delle Metamorfosi: dalle piccole opere da collezione ai grandi dipinti rinascimentali e seicenteschi, fino ai gruppi berniniani, l’invenzione e le intenzioni di artisti e committenti dimostrano la conoscenza e il continuo riferimento al poema ovidiano”, spiega la direttrice del museo Francesca Cappelletti, che ha curato il progetto insieme a Frits Sholten, storico dell’arte e capo del Dipartimento Scultura del Rijksmuseum. “Questa mostra - continua Cappelletti - nasce quindi dal cuore della collezione e dal suo rapporto continuo con la poesia e con il giardino, da quel raccordo profondo tra arte e mondo naturale, tra racconto e immagine che pervade le Metamorfosi di Ovidio e che ritroviamo nelle collezioni seicentesche ambientate nello spazio delle ville”. 


Installation view, Metamorfosi. Ovidio e le arti, Galleria Borghese. Photo A. Novelli © Galleria Borghese

A partire dal poema ovidiano la mostra esplora il concetto di metamorfosi come chiave di lettura del cosmo e della condizione umana, come forza generativa che attraversa e ridefinisce di continuo i singoli corpi e l’universo nel suo insieme. Il mito diventa così chiave d’accesso a una visione della realtà basata sulla trasformazione e sulla permeabilità dei confini tra umano, naturale e divino. Lo sanno bene gli artisti che nelle Metamorfosi di Ovidio hanno trovato un vasto repertorio di immagini, storie, personaggi capaci di incarnare passioni, conflitti, desideri e paure universali. Tra i maestri ispirati dal poema troviamo Auguste Rodin e Costantin Brancusi, Tintoretto e Correggio, Agostino Carracci e Nicolas Poussin, Rubens e Tiziano, presenti lungo il percorso della mostra. 


Partendo dal racconto della creazione del mondo, dove il passaggio dal caos all’ordine del cosmo individua nella metamorfosi il principio generatore della vita, l’itinerario espositivo esplora come nel corso dei secoli gli artisti abbiano interpretato i miti narrati da Ovidio. Mentre l’Apollo e Dafne del Bernini incontra un prezioso dipinto sullo stesso tema realizzato da Antonio del Pollaiolo, il gruppo marmoreo del Ratto di Proserpina introduce una sezione dedicata al mondo degli inferi e ai miti della morte e della rinascita, all’origine dell’alternarsi delle stagioni. Le fantasmagoriche trasformazioni di Zeus, amante vorace e camaleontico, sono l’occasione per mostrare dipinti e sculture derivati dai capolavori che Leonardo e Michelangelo dedicarono agli amori di Leda e il Cigno, da tempo perduti, o la Danae del Correggio, dove il padre degli dei seduce la principessa manifestandosi sotto forma di pioggia d’oro. E se il mito di Aracne - la tessitrice troppo abile trasformata da Atena in un ragno - stimola una riflessione sull’arte come processo di trasformazione, la storia di Pigmalione ci spinge a interrogarci sul rapporto tra arte e realtà, sul potere dell’arte e sulla sua capacità di dare forma all’immaginazione. A chiudere il percorso è il tema della potenza dell’amore, che attraversa per intero il poema di Ovidio e che ritroviamo nei dipinti di Tiziano e di Poussin, o negli splendidi arazzi tardomedievali dedicati al mito di Narciso: energia ambivalente capace di creare e di distruggere, alimentando l’inarrestabile trasformazione che è alla base della vita.    


Installation view, Metamorfosi. Ovidio e le arti, Galleria Borghese. Photo A. Novelli © Galleria Borghese

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