450 ANNI NEL NOME DI MICHELANGELO
E DELL’ACCADEMIA DELLE ARTI DEL DISEGNO DI FIRENZE

 
Gli anni tra il 1941 e il 1954 raccontati attraverso oltre 300 opere tra dipinti, disegni, gouache découpée

Samantha De Martin
formato sconosciuto

"Ero così pronto a lasciarmi questa vita alle spalle che mi sembra di viverne una seconda." Scriveva Henri Matisse nel 1942. I medici gli avevano diagnosticato la malattia che, a loro avviso, non gli avrebbe lasciato scampo.
Avrebbe avuto ancora dodici anni per esprimere, per l’ultima volta, la propria arte. E così fece nell’ultima fase della sua esistenza, forse la più vibrante e prolifica.
Tra il 1941 e il 1954 l’artista attraversa un periodo creativo senza precedenti, un nuovo slancio che trova espressione in una produzione multidisciplinare caratterizzata da una grande varietà di materiali e tecniche. Questi anni, gli ultimi della sua vita, si raccontano in una mostra al Grand Palais, coprodotta dal Center Pompidou e dal Grand Palais, a cura di Claudine Grammont, responsabile del Dipartimento di Arti Grafiche del Musée national d’art moderne – Center Pompidou.

“Matisse. 1941–1954” in programma a Parigi dal 24 marzo al 26 luglio affida questo racconto a oltre 300 opere tra dipinti, disegni, gouache découpée – lavori dipinti a tempera su carta, ritagliati con le forbici e attaccati con la colla su altri supporti  - e poi libri illustrati, tessuti, vetrate, espressioni di questo nuovo slancio.
Tagliando direttamente il materiale Matisse riusciva a sintetizzare linea e colore e a realizzare commissioni monumentali. Questa tecnica è tuttavia raramente esposta nei musei perché fotosensibile e quindi particolarmente fragile. Ad arricchire la già ampia collezione del Centre Pompidou sono prestiti eccezionali provenienti da collezioni private e da istituzioni nazionali e internazionali, dal MoMA alla National Gallery of Art di Washington, dalla Barnes Foundation alla Fondation Beyeler.


C’è l’ultima serie di dipinti intitolata înteriors de Vence del 1946-1948 - con undici disegni riuniti insieme per la prima volta - e poi l'album Jazz pubblicato da Tériade nel 1947 durante la guerra, la sua prima opera realizzata con ritagli di carta dipinti a guazzo, e poi una serie di disegni tratti da Thèmes et Variations, opere chiave provenienti dalla cappella di Vence e i monumentali pannelli di La Gerbe, Les Acanthes, L’Escargot, e Mémoire d’Océanie. Non mancano i Nus Bleus, raramente esposti insieme. In “Matisse 1941 – 1954” riecheggiano altre importanti monografie dedicate all'artista dal Center Pompidou, in particolare la mostra del 1993 intitolata “Matisse 1904 – 1917”. A caratterizzare questo ultimo periodo creativo, oltre a una straordinaria dimensione multidisciplinare della sua pratica, fu anche una simbiosi tra l'opera e lo spazio del suo studio. Rifinite sulle pareti del suo studio allestito all’Hotel Régina, le opere erano intrinsecamente mobili e contribuivano alla dinamica vegetazione dell'ambiente spaziale. La mostra si propone di riprodurre questo ambiente in continua evoluzione e invita i visitatori a entrare nel "giardino" di Matisse attraverso uno spazio che cresce e si espande di stanza in stanza. Evoca inoltre il contesto del periodo bellico e postbellico, quando Henri Matisse fu acclamato come simbolo di libertà sia in Francia che in America.
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