450 ANNI NEL NOME DI MICHELANGELO
E DELL’ACCADEMIA DELLE ARTI DEL DISEGNO DI FIRENZE

 
Il maestro divisionista debutta in Francia a 126 anni da una grande occasione perduta. In mostra 60 capolavori e un confronto inedito con Anselm Kiefer.

Francesca Grego
formato sconosciuto

Prima grande mostra in Francia per Giovanni Segantini. L’appuntamento è al Musée Marmottan Monet, che dal 29 aprile al 16 agosto 2026 ospiterà nella mostra oltre 60 opere del maestro divisionista per ripercorrerne le ricerche e restituirne il ritratto. Si realizzerà finalmente il sogno parigino dell’artista, che per l’Esposizione Universale del 1900 nella Ville Lumière concepì il suo Trittico della Natura (o delle Alpi) come parte di un “padiglione rotante” che avrebbe dovuto immergere gli spettatori in un avvolgente paesaggio montano. Il progetto, considerato troppo ambizioso, fu ridimensionato e il Trittico è oggi ritenuto il capolavoro finale di Segantini. Tuttavia, nonostante l’interesse manifestato dalla critica francese, il debutto dell’artista a Parigi è stato di fatto posticipato di quasi un secolo. Ora il momento sembra essere arrivato: Voglio vedere le mie montagne è il titolo della mostra al Marmottan, realizzata in collaborazione con 24 Ore Cultura e sotto l’alto patrocinio delle Ambasciate d’Italia e Svizzera, a cura di Gabriella Belli e Diana Segantini, pronipote del pittore.

Attraverso dipinti a olio, pastelli e disegni riuniti da musei e collezioni europee, tra cui la GAM di Milano, il Segantini Museum di St.Moritz e la Kunsthaus di Zurigo, il progetto segue l’artista nelle sue peregrinazioni tra l’Italia e l’Engadina, in Svizzera, la terra che fu per lui rifugio e fonte di ispirazione. In primo piano, ovviamente, c’è la passione per i paesaggi montani, palcoscenico di un dialogo silenzioso tra l’uomo e gli elementi naturali. Lo stesso itinerario espositivo è concepito simbolicamente come l’ascesa verso una vetta: da Milano, dove l’artista trentino si trasferì da bambino, alla Brianza, da Savognin a Maloja, fino al Monte Schafberg, dove terminò i suoi giorni a soli 41 anni a causa di una peritonite. “Voglio vedere le mie montagne”, pare abbia detto poco prima di morire in una capanna a 2700 metri d’altitudine.  


Giovanni Segantini, Ave Maria a trasbordo, 1886-1888 © Segantini Museum St. Moritz - Deposito della Fondazione Otto Fischbacher Giovanni Segantini

La mostra valorizzerà poi la tecnica del maestro di Arco, le vibranti pennellate divisioniste, la capacità di restituire la luce e l’atmosfera, e i suoi temi favoriti - la solitudine, la maternità, la morte, la redenzione - incarnati in paesaggi dove la natura si fa specchio dell’animo umano, luogo di rivelazione ed esperienza mistica in linea con l’altro movimento a cui Segantini fu legato, il Simbolismo. Accanto ai dipinti, uno spazio speciale sarà riservato alle opere su carta, raramente esposte ma considerate dall’artista parte integrante della propria ricerca: disegni e pastelli rappresentavano infatti il suo strumento d’elezione per studiare la luce e la struttura delle forme.     


Un confronto inedito chiuderà l’esposizione. A dialogare con il lavoro di Segantini saranno quattro opere contemporanee di Anselm Kiefer: un’occasione per guardare all’eredità del pittore divisionista nel mondo attuale e riflettere sulla relazione con il paesaggio come luogo di interiorità, memoria e trascendenza.    

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