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E DELL’ACCADEMIA DELLE ARTI DEL DISEGNO DI FIRENZE

 
Da Francesca Woodman alla fotografia antropologica di Annabella Rossi al Museo di Roma in Trastevere

Samantha De Martin
formato sconosciuto

C’è lo sguardo militante di Annabella Rossi, animato dalla religiosità popolare e dalle feste tradizionali del Salento, e c’è quello rigoroso, modaiolo di Irving Penn, con le sue celebrità, ma anche le nature morte fatte di mozziconi di sigarette o oggetti abbandonati, trasformati in immagini di una bellezza sorprendente.
La Pasqua alle porte e la primavera che avanza costituiscono un buon motivo per concedersi qualche ora in compagnia dei maestri dello scatto, dal primo centro dedicato alla fotografia nella capitale al Museo di Roma in Trastevere.
Ecco cinque appuntamenti cui non mancare.

Irving Penn al Centro della Fotografia di Roma
Per oltre sessant’anni è stato protagonista della scena internazionale e storica firma della rivista Vogue, rivoluzionando i generi della fotografia di moda, del ritratto e della natura morta, con uno stile rigoroso e una inconfondibile attenzione ai dettagli. Le sue immagini, per lo più realizzate in studio, sono celebri per la loro apparente semplicità e per la capacità di restituire personaggi famosi e persone comuni. Con la mostra Photographs 1939 - 2007, visitabile fino al 29 giugno, si può apprezzare una panoramica completa dell'opera di Irving Penn, dalla potenza della sua visione artistica all’abilità di stampatore.


Irving Penn. Photographs 1939 - 2007

Al Museo di Roma in Trastevere gli scatti di Annabella Rossi
Etnologa e fotografa, allieva e stretta collaboratrice di Ernesto de Martino, Annabella Rossi è stata una figura di rottura nel panorama dell’antropologia italiana del secondo Novecento. Al centro delle sue ricerche, condotte per circa un ventennio nell’Italia centro-meridionale, vi è la cosiddetta "cultura della miseria”, una documentazione svolta con sguardo militante sulla religiosità e le credenze, il tarantismo, il lavoro e la quotidianità, denunciando lo stigma della povertà di un’umanità marginalizzata dal boom economico.
A lei il Museo di Roma in Trastevere dedica la mostra, in corso fino al 31 maggio,“Annabella Rossi. La poetica della realtà”, a cura di Stefania Baldinotti, Massimo Cutrupi e Francesco Quaranta dell’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale (ICPI) del Ministero della Cultura, in collaborazione con il Museo delle Civiltà (MuCIV). L’intero lavoro è un’indagine corale che parte dalla spedizione in Salento del 1959 con l’antropologo Ernesto de Martino per approdare alle grandi inchieste nel Mezzogiorno dedicate alla religiosità popolare e alle feste tradizionali, tra le quali spicca l’imponente ricerca sul Carnevale.


Annabella Rossi, Puglia, San Giovanni Rotondo, Morte di Padre Pio, 1968

Da Gagosian arriva Francesca Woodman
A partire dal 29 aprile da Gagosian Lately I Find a Sliver of Mirror Is Simply to Slice an Eyelid porta nella capitale una cinquantina di scatti di Francesca Woodman. Il percorso sarà incentrato sulle affinità tra la fotografa statunitense, morta a soli 22 anni, e il Surrealismo. Le sue figure nude, vestite o velate, esposte o parzialmente vestite, rimandano al proprio corpo e a quello di altre modelle in ambienti naturali ed interni trasandati, facendo ricorso alla composizione per trasmettere un senso di mistero e teatralità.Il titolo della mostra rimanda all'omonima fotografia di Woodman, realizzata tra il 1975 e il 1977 circa, in cui due mani reggono un frammento di specchio sotto una natura morta su un tavolo. L'immagine ha la stessa forza associativa delle opere surrealiste di Breton e Buñuel. In una nota del 1976, Woodman collegò il lavoro a un corso sulle fiabe seguito durante il primo anno alla RISD, accostando quel titolo alla "Regina delle nevi", fiaba in cui frammenti di specchio rotti distorcono simbolicamente la percezione del bello e del brutto. Le altre opere in mostra proseguono lungo questa direzione: specchi, lastre di vetro, immagini fotografate, dipinte e stampate si moltiplicano e si sostituiscono a vicenda, scardinando ogni aspettativa di visione unitaria e coerente.

A Villa Medici Agnès Varda tra Parigi e Roma
C’è tempo fino al 25 maggio per visitare la prima grande retrospettiva in Italia dedicata all’opera fotografica di Agnès Varda. Intitolata “Agnès Varda. Qui e là, tra Parigi e Roma”, parte delle celebrazioni per il settantesimo anniversario del gemellaggio tra Parigi e Roma, la mostra invita a entrare in un universo in cui fotografia e cinema si richiamano costantemente come forme comunicanti di una stessa “scrittura per immagini”.
Si parte dal cortile-atelier di rue Daguerre, luogo di vita, di lavoro e sperimentazione per quasi sette decenni, spazio inscindibile dall’identità artistica di Varda. Intorno a questo cortile prende vita un racconto che mette in scena una Parigi vissuta “dal basso”, tra strade e presenze marginali, esaminate con la tenerezza con la quale Varda sa cogliere il tempo storico nella trama della quotidianità.


Agnès Varda, Les Plages d’Agnès, photogramme, 2007 © Ciné-Tamaris

Robert Doisneau al Museo del Genio
La fotografia umanista francese va in scena nella capitale con il fotografo che nel suo bianco e nero ha immortalato scene quotidiane, gesti spontanei e momenti fugaci, trasformandoli in immagini iconiche. Fino al 19 luglio il Museo del Genio ospita la mostra “Robert Doisneau”, un itinerario prodotto e organizzato da Arthemisia. L’Atelier Robert Doisneau e Gabriele Accornero affidano a oltre 140 scatti il compito di ripercorre l’intera carriera di Doisneau, dagli esordi degli anni Trenta fino alle opere più mature.

Attorno al celeberrimo scatto “Le baiser de l’Hôtel de Ville” (1950), ruota un carosello fatto di fotografie di strada, ritratti, giochi di bambini, piccoli istanti della vita di tutti i giorni e straordinari scorci parigini.
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