In mostra fino al 3 maggio 2026
Piacenza, città delle Sibille. Il mito rivive a Palazzo Farnese
Domenico Zampieri detto Domenichino, Sibilla, 1617. Olio su tela. Galleria Borghese © Galleria Borghese. Foto Mauro Coen
Francesca Grego
18/12/2025
Piacenza - Guercino le dipinse sotto la cupola della Cattedrale, inserendole a pieno titolo nel Ciclo dei Profeti. Ma le Sibille popolano anche la chiesa cinquecentesca di Santa Maria della Campagna, negli affreschi del Pordenone, e si affacciano sull’Incoronazione e Genealogia della Vergine Maria, dipinte da Giovan Battista Trotti detto il Malosso nella Basilica di San Francesco. Insomma a Piacenza le Sibille sono di casa. Misteriose ed eloquenti, le mitiche profetesse tornano protagoniste in città grazie a una mostra che, fino al 3 maggio 2026, riunisce antico e contemporaneo nella Cappella Ducale di Palazzo Farnese.
Ospite d’onore è la celebre Sibilla Cumana del Domenichino, in prestito dalla Galleria Borghese, capolavoro del Seicento che incarna l’iconologia classica della veggente ispirata dagli dei. Con un turbante in testa e una viola da gamba alle spalle, rivela nel bel volto l’influenza della scuola bolognese, specie nello sguardo, che ricorda le figure femminili di Guido Reni. Dietro di lei il paesaggio presenta insieme simboli pagani e cristiani: l’albero sacro dell’alloro rimanda ad Apollo, protettore delle arti, mentre la vite è un riferimento a Dioniso, il dio del vino e dell’ispirazione poetica, ma anche a Cristo, la cui venuta, secondo una suggestiva interpretazione della IV egloga delle Bucoliche di Virgilio, sarebbe stata preannunciata proprio da una sibilla. Pare che a suggerire a Domenichino il programma iconologico del quadro sia stato il cardinale Scipione Borghese, che lo commissionò come dimostra una ricevuta di pagamento del 1617.
A Palazzo Farnese la Sibilla seicentesca dialoga con otto “sorelle” contemporanee scolpite dall’artista piacentino Christian Zucconi in travertino rosso e ferro. Con il progetto Sibille. Voci oltre il tempo, oltre la pietra, il mito rivive nel presente e si attualizza in un allestimento che ne esplora la dimensione psicologica e simbolica. Un’installazione sonora con i Versi sibillini composti dallo stesso autore conduce i visitatori in un susseguirsi circolare di eventi, musica, voci, rumori, dove i significati si rincorrono trasportando il tema della profezia e del tempo al di là della dimensione visiva, in un dialogo tra arte, mito e modernità.
Ospite d’onore è la celebre Sibilla Cumana del Domenichino, in prestito dalla Galleria Borghese, capolavoro del Seicento che incarna l’iconologia classica della veggente ispirata dagli dei. Con un turbante in testa e una viola da gamba alle spalle, rivela nel bel volto l’influenza della scuola bolognese, specie nello sguardo, che ricorda le figure femminili di Guido Reni. Dietro di lei il paesaggio presenta insieme simboli pagani e cristiani: l’albero sacro dell’alloro rimanda ad Apollo, protettore delle arti, mentre la vite è un riferimento a Dioniso, il dio del vino e dell’ispirazione poetica, ma anche a Cristo, la cui venuta, secondo una suggestiva interpretazione della IV egloga delle Bucoliche di Virgilio, sarebbe stata preannunciata proprio da una sibilla. Pare che a suggerire a Domenichino il programma iconologico del quadro sia stato il cardinale Scipione Borghese, che lo commissionò come dimostra una ricevuta di pagamento del 1617.
A Palazzo Farnese la Sibilla seicentesca dialoga con otto “sorelle” contemporanee scolpite dall’artista piacentino Christian Zucconi in travertino rosso e ferro. Con il progetto Sibille. Voci oltre il tempo, oltre la pietra, il mito rivive nel presente e si attualizza in un allestimento che ne esplora la dimensione psicologica e simbolica. Un’installazione sonora con i Versi sibillini composti dallo stesso autore conduce i visitatori in un susseguirsi circolare di eventi, musica, voci, rumori, dove i significati si rincorrono trasportando il tema della profezia e del tempo al di là della dimensione visiva, in un dialogo tra arte, mito e modernità.
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