Sotto esame la tecnica del dripping, dalla catalogazione dei materiali al loro impiego
Un Pollock all’Opificio delle Pietre Dure
Alchimia, Jackson Pollock courtesy © Guggenheim
Ludovica Sanfelice
03/12/2013
Firenze - E’ partito ieri all’alba dal Guggenheim di Venezia e ha viaggiato fino a Firenze dove è stato recapitato all’indirizzo dell’Opificio delle Pietre Dure. E’ qui che scatterà la seconda fase di un processo di conservazione cominciato in Laguna. Il dipinto Alchimia di Jackson Pollock è infatti oggetto di un piano di restauro unico che mira ad analizzare il lavoro per stabilire quali materiali siano stati utilizzati e come.
L’inusuale progetto, a cui partecipano anche conservatori, curatori e scientisti americani, oltre a fornire informazioni utili a valutare l’autenticità dell’opera e a stabilire discriminanti certe nell’individuazione dei falsi, servirà a svelare il metodo di lavoro del padre dell’action painting, destrutturando l’arte del dripping dal punto di vista creativo e compositivo, e infine sarà uno strumento valido nell’assimilazione dei fenomeni patologici iscritti nella tecnica dell’autore che, una volta individuati, favoriranno puliture e restauri di altre opere e indicheranno come prevenirne il degrado.
Ogni goccia lanciata contro la tela svelerà la sua origine e ciò a cui la ricerca condurrà sarà insomma una nuova conoscenza dell’universo di Pollock.
Leggi anche:
L'uomo che si firmava Jackson Pollock
Pollock e gli Irascibili inaugurano l'autunno americano a Milano
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