Liberation Space: Fortress/Nest - Biennale Arte Venezia 2026

Padiglione Corea, Biennale di Venezia | Courtesy © ARKO ARTS COUNCIL KOREA

 

Dal 9 May 2026 al 22 November 2026

Luogo: Giardini della Biennale - Padiglione Corea

Indirizzo: Viale Giardini Pubblici

Orari: Mar - Dom (da Maggio a Settembre) 11.00 - 19.00 (Sab - Dom, solo Arsenale fino alle ore 20.00) | Mar - Dom (da Ottobre a Novembre) 10.00 - 18.00 | Lunedì chiuso (eccetto lunedì 11 maggio, 1 giugno, 7 settembre, 16 novembre)

Curatori: Binna Choi

Enti promotori:

  • ARKO Arts Council Korea

Costo del biglietto: € 30 (giornaliero) | € 40 (tre giorni)

Telefono per informazioni: +39 041 5218711

Sito ufficiale: http://www.korean-pavilion.or.kr


Commissionato da ARKO – Arts Council Korea, il Padiglione Coreano alla 61. Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia 2026 si presenta con il progetto Liberation Space: Fortress and Nest, concepito dalla curatrice Binna Choi con gli artisti Choi Goen, che vive a Seoul, e Hyeree Ro, residente a New York.

Il titolo ruota attorno al concetto di "liberazione", termine profondamente radicato nella storia moderna della Corea, a partire dall'esperienza del colonialismo giapponese, ma che nella lettura della curatrice si è progressivamente espanso fino a includere le lotte politiche contemporanee e le più ampie questioni di agency collettiva.

Il punto di partenza del progetto è la crisi della legge marziale del 2024, quando il decreto d'emergenza dell'allora presidente Yoon Suk Yeol fu bloccato in poche ore da cittadini e parlamentari, innescando mesi di proteste, l'impeachment del presidente e l'elezione di un nuovo capo di stato. Piuttosto che una risposta convenzionale o un semplice gesto contro il nazionalismo, il progetto intende trasformare l'intero padiglione in un monumento vivente: uno spazio di liberazione in cui quell'idea viene continuamente ridefinita, attraverso la solidarietà anziché l'esclusione.

Il padiglione, costruito in gran parte di vetro, è per sua natura sensibile all'ambiente circostante e, in questo senso, può essere letto come uno specchio della storia complessa e spesso tormentata della Corea e della sua condizione geopolitica.

Gli artisti e le opere

Choi Goen (nata nel 1985, Seoul) porta al padiglione il progetto Meridian. L'installazione prevede tubi industriali in rame intrecciati attraverso l'intero padiglione, che perforano pareti e pavimenti collegando spazi interni ed esterni. L'artista, vincitrice del Frieze Seoul Artist Award nel 2024, ha descritto la sua intenzione di trattare il padiglione come un corpo unico, i cui punti di agopuntura bloccati possano essere aperti e riattivati, per far tornare circolazione e respiro in un luogo che ha portato a lungo il peso della nazione.

Hyeree Ro (nata nel 1987) presenta l'installazione Bearing. Lavorando all'intersezione tra scultura e performance narrativa, Ro utilizza materiali fragili e una narrazione frammentata per esplorare come la memoria personale, la migrazione e le storie familiari si intreccino con contesti sociali e politici più ampi. Per il padiglione ha progettato di avvolgere gli interni con circa 4.000 pezzi di organza – un tessuto sottile e traslucido – organizzando otto stazioni tematiche incentrate su lutto, memoria, prospettiva e vita quotidiana.

Tra le stazioni tematiche spicca in modo particolare quella dedicata al lutto, che include un contributo della premio Nobel Han Kang. Si tratta dell'installazione Funeral, presentata per la prima volta al Carnegie International nel 2018: un campo di alberi neri spogli su un paesaggio bianco, in cui ogni albero rappresenta una vita perduta nell'Insurrezione di Jeju del 3 aprile 1948. L'idea sarebbe nata alla scrittrice in sogno, diventando in seguito un motivo ricorrente nel romanzo We Do Not Part (2021).

Il programma esteso: fellowship e collaborazioni

Il Padiglione Coreano non si limita allo spazio espositivo. Il progetto prevede una struttura allargata che comprende un programma di fellowship, raccolte di opere e attività di networking. Tra i fellow figurano l'attivista contadino e scrittore Kim Hu-ju, la musicista e scrittrice Lee Lang, la fotografa Yezoi Hwang e l'artista Christian Nyampeta, i cui contributi affrontano momenti storici fondamentali: dal Movimento per la Democratizzazione di Gwangju del 18 maggio all'Insurrezione di Jeju, fino alle proteste con le candele e ai raduni per l'impeachment che hanno portato alla caduta dell'amministrazione Yoon.

Il Padiglione Coreano ospiterà inoltre una collaborazione inedita con il vicino Padiglione Giapponese, con artisti e curatori di entrambi i paesi impegnati in programmi congiunti a Venezia – un gesto raro nel panorama delle partecipazioni nazionali, che assume un significato storico e simbolico particolare proprio alla luce del filo conduttore scelto per l'intera mostra: la liberazione.

La curatrice: Binna Choi

Binna Choi (nata nel 1977) porta con sé due decenni di esperienza internazionale uniti a un profondo radicamento nel panorama culturale e sociopolitico coreano. È stata direttrice del Casco Art Institute: Working for the Commons di Utrecht dal 2008 al 2023 e ha curato la Biennale di Gwangju nel 2016, la Singapore Biennale nel 2022 e il Triennial delle Hawaii nel 2025. È stata selezionata da ARKO tra 18 candidature per guidare il Padiglione Coreano alla 61. edizione veneziana.


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