Kreshnik Sulejmani. Kikirika
Kreshnik Sulejmani. Kikirika, La Fenice Gallery, Venezia
Dal 19 Aprile 2014 al 17 Maggio 2014
Venezia | Visualizza tutte le mostre a Venezia
Luogo: La Fenice Gallery
Indirizzo: San Marco 1948
Orari: da giovedì a domenica 14-18 o su appuntamento
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 041 5232333
E-Mail info: info@lafenicegallery.com
Sito ufficiale: http://www.lafenicegallery.com
Kikirika, foneticamente ritmica, sonora e ispiratrice; semanticamente naturale, legata agli interscambi sociali e alla conversazione; o semplicemente arachidi in albanese. Analogamente suggestivo è lo sguardo di Kreshnik Sulejmani. Preciso e curioso, l’artista schipetaro, in occasione della sua prima personale a La Fenice Gallery, ci accompagna dentro il mondo della mimesi e dei collegamenti morfo-cognitivi.
Nelle sue indagini, l’ironia e il gioco ci appaiono come conseguenza dell’abilità infantile, del senso di esplorazione che ci appartiene, alla ricerca di una natura da risemantizzare. Kreshnik cerca, raccoglie, sposta, poi ordina e riordina in modo ossessivo, frammenti di legno, foglie, gusci di frutti trovati a terra lungo camminate tra spiagge e boschi. Senza l’intento di salvaguardare, provando diverse combinazioni e accostamenti compositivi, svela le anime nascoste suggerite al suo sguardo dal singolo elemento, quasi ad instaurare un dialogo che soltanto nella scultura trova espressione o possibilità. L’artista diviene così un traduttore, un estrattore delle forme, mette in scena una natura dislocata, portata con cura fuori dall’affollato ambiente abituale e pronta ad ispirare ed accogliere suggestioni.
Questo senso rivelatore continua latente nell’installazione: sebbene la manipolazione dei materiali risulti evidente, vengono riprodotte forme organiche, macchie sinuose a crescere ritmicamente, collegando porzioni, moduli e producendo grandi composizioni da minuscole unità. Le sue collezioni lignee si presentano allestite invece pressoché scientificamente, come una raccolta archeologica, un mosaico diverso, sistemato in un certo ordine classico a seguire scale, nonostante l’apparenza spontanea del raccolto.
Come versi in una lingua immediata e attuale, l’insieme si legge a colpo d’occhio, pulito, semplice e onesto. L’oggetto ritrovato è in questo modo il punto d’origine, la scintilla, lo stimolo che accende i collegamenti più svariati. L’artista mette in luce la sua ricerca, senza pretendere di risolvere enigmi e liberandosi dal peso della definizione, muta così un pezzo di strada in uno scalino che accompagna ognuno di noi verso un microcosmo di immagini in-confessate.
Nelle sue indagini, l’ironia e il gioco ci appaiono come conseguenza dell’abilità infantile, del senso di esplorazione che ci appartiene, alla ricerca di una natura da risemantizzare. Kreshnik cerca, raccoglie, sposta, poi ordina e riordina in modo ossessivo, frammenti di legno, foglie, gusci di frutti trovati a terra lungo camminate tra spiagge e boschi. Senza l’intento di salvaguardare, provando diverse combinazioni e accostamenti compositivi, svela le anime nascoste suggerite al suo sguardo dal singolo elemento, quasi ad instaurare un dialogo che soltanto nella scultura trova espressione o possibilità. L’artista diviene così un traduttore, un estrattore delle forme, mette in scena una natura dislocata, portata con cura fuori dall’affollato ambiente abituale e pronta ad ispirare ed accogliere suggestioni.
Questo senso rivelatore continua latente nell’installazione: sebbene la manipolazione dei materiali risulti evidente, vengono riprodotte forme organiche, macchie sinuose a crescere ritmicamente, collegando porzioni, moduli e producendo grandi composizioni da minuscole unità. Le sue collezioni lignee si presentano allestite invece pressoché scientificamente, come una raccolta archeologica, un mosaico diverso, sistemato in un certo ordine classico a seguire scale, nonostante l’apparenza spontanea del raccolto.
Come versi in una lingua immediata e attuale, l’insieme si legge a colpo d’occhio, pulito, semplice e onesto. L’oggetto ritrovato è in questo modo il punto d’origine, la scintilla, lo stimolo che accende i collegamenti più svariati. L’artista mette in luce la sua ricerca, senza pretendere di risolvere enigmi e liberandosi dal peso della definizione, muta così un pezzo di strada in uno scalino che accompagna ognuno di noi verso un microcosmo di immagini in-confessate.
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