Fino al 12 aprile a Roma
Memorie sommerse. I bronzi del ponte di Valentiniano in mostra al Museo Nazionale Romano
Testa in bronzo attribuita a Valentiniano I | Archivio Fotografico MNR
Samantha De Martin
04/12/2025
Roma - Tra il 365 e il 367 d.C., durante il governo congiunto con il fratello Valente, l’imperatore Valentiniano I aveva fatto ricostruire l’omonimo ponte.
L’opera metteva in connessione il Circus Flaminius al Trastevere e si impostava probabilmente sulla struttura di un ponte più antico, molto probabilmente Pons Agrippae, Pons Aurelius o Pons Antoninus. A rendere ancora più mastodontica la sua mole, articolata in quattro arcate, era una balaustra in marmo caratterizzata da una grande iscrizione in travertino affacciata sul fiume, che doveva essere ben visibile ai naviganti. Distrutto da una piena nel 729 d.C. e ricordato dalle fonti come Pons Ruptus, il ponte venne sostituito secoli dopo dall’attuale Ponte Sisto, realizzato per il Giubileo del 1475 e probabilmente impostato sulle stesse fondazioni dell’antico manufatto. I materiali riemersi nel 1878 durante gli interventi sugli argini del Tevere, a lungo custoditi nei depositi del Museo, tornano adesso visibili e fruibili grazie a un lavoro di restauro e di studio che ne ha permesso una nuova, completa contestualizzazione.
Fino al 12 aprile una mostra monografica al Museo Nazionale Romano presenterà al pubblico il gruppo di bronzi legati alla decorazione del ponte romano, oggi Ponte Sisto: si tratta di una testa maschile con diadema, una statua di togato in bronzo dorato, un’ala destra di Vittoria. Il percorso si intitola “Memorie sommerse: i bronzi del Ponte di Valentiniano” ed è un progetto a cura di Federica Rinaldi e Agnese Pergola.

Statua di togato in bronzo dorato - Foto: © Dinamica Studio
La mostra è il risultato di successivi interventi di restauro compiuto dal personale tecnico-scientifico del Museo Nazionale Romano che ha restituito leggibilità e coerenza ai bronzi, rendendoli nuovamente accessibili dopo oltre vent’anni dalla loro ultima esposizione. La scelta di riportare in sala questi reperti si inserisce nella più ampia strategia del Museo di riattivare la fruizione delle opere conservate nei depositi, anche in occasione di prestiti prestigiosi come quelli della Niobide e della Peplophoros del Museo, entrambe originali greci del IV sec. a.C., concesse per la mostra “La Grecia a Roma” ai Musei Capitolini – Villa Caffarelli.
L’opera metteva in connessione il Circus Flaminius al Trastevere e si impostava probabilmente sulla struttura di un ponte più antico, molto probabilmente Pons Agrippae, Pons Aurelius o Pons Antoninus. A rendere ancora più mastodontica la sua mole, articolata in quattro arcate, era una balaustra in marmo caratterizzata da una grande iscrizione in travertino affacciata sul fiume, che doveva essere ben visibile ai naviganti. Distrutto da una piena nel 729 d.C. e ricordato dalle fonti come Pons Ruptus, il ponte venne sostituito secoli dopo dall’attuale Ponte Sisto, realizzato per il Giubileo del 1475 e probabilmente impostato sulle stesse fondazioni dell’antico manufatto. I materiali riemersi nel 1878 durante gli interventi sugli argini del Tevere, a lungo custoditi nei depositi del Museo, tornano adesso visibili e fruibili grazie a un lavoro di restauro e di studio che ne ha permesso una nuova, completa contestualizzazione.
Fino al 12 aprile una mostra monografica al Museo Nazionale Romano presenterà al pubblico il gruppo di bronzi legati alla decorazione del ponte romano, oggi Ponte Sisto: si tratta di una testa maschile con diadema, una statua di togato in bronzo dorato, un’ala destra di Vittoria. Il percorso si intitola “Memorie sommerse: i bronzi del Ponte di Valentiniano” ed è un progetto a cura di Federica Rinaldi e Agnese Pergola.

Statua di togato in bronzo dorato - Foto: © Dinamica Studio
La mostra è il risultato di successivi interventi di restauro compiuto dal personale tecnico-scientifico del Museo Nazionale Romano che ha restituito leggibilità e coerenza ai bronzi, rendendoli nuovamente accessibili dopo oltre vent’anni dalla loro ultima esposizione. La scelta di riportare in sala questi reperti si inserisce nella più ampia strategia del Museo di riattivare la fruizione delle opere conservate nei depositi, anche in occasione di prestiti prestigiosi come quelli della Niobide e della Peplophoros del Museo, entrambe originali greci del IV sec. a.C., concesse per la mostra “La Grecia a Roma” ai Musei Capitolini – Villa Caffarelli.
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