Bruno Munari
Milano 24/10/1907 — Milano 29/09/1998
Bruno Munari (Milano, 24 ottobre 1907 – Milano, 30 settembre 1998) è stato uno dei protagonisti più originali della cultura visiva del Novecento. Artista, designer, grafico, teorico e sperimentatore instancabile, ha attraversato linguaggi e discipline con un approccio che unisce rigore progettuale e spirito ludico. Dopo l’infanzia trascorsa a Badia Polesine, si trasferisce a Milano nel 1926, entrando in contatto con il movimento futurista guidato da Filippo Tommaso Marinetti. Nei primi anni realizza opere legate all’aeropittura e alla ricerca sul movimento, ma presto sviluppa un percorso autonomo, svincolato dalle ortodossie del gruppo. Negli anni Trenta avvia una riflessione radicale sul rapporto tra arte, percezione e tecnologia. Nascono le celebri “Macchine inutili” (1933), strutture leggere e sospese che introducono il movimento reale nello spazio, anticipando alcune ricerche dell’arte cinetica. Parallelamente lavora nella grafica pubblicitaria e editoriale, collaborando con aziende e riviste, contribuendo a ridefinire il linguaggio visivo moderno. Il dopoguerra segna una fase di intensa sperimentazione. Munari si muove tra arte programmata, design industriale e ricerca visiva, collaborando con figure come Max Bill e partecipando al clima internazionale dell’arte concreta. Negli anni Cinquanta e Sessanta sviluppa progetti innovativi nel design, tra cui lampade, oggetti d’uso e giochi educativi, molti dei quali prodotti da aziende come Danese Milano. Un ambito centrale della sua attività è quello dell’editoria per l’infanzia. Con libri come “Nella notte buia” e i celebri “Libri illeggibili”, Munari rivoluziona il concetto stesso di libro, trasformandolo in un oggetto esperienziale, basato su materiali, tagli, trasparenze e sequenze visive. La sua ricerca pedagogica si concretizza nei laboratori per bambini, fondati su un apprendimento attraverso il fare e il gioco. Teorico lucido e divulgatore, Munari pubblica numerosi saggi, tra cui “Arte come mestiere” (1966) e “Da cosa nasce cosa” (1981), testi fondamentali per la cultura del design. In essi propone un metodo progettuale basato su osservazione, semplicità e funzionalità, in opposizione all’idea romantica dell’artista-genio. Nel corso della sua carriera riceve importanti riconoscimenti internazionali, tra cui il Compasso d’Oro alla carriera (1995). Le sue opere sono conservate nei principali musei del mondo, dal Museum of Modern Art alla Triennale di Milano. La figura di Bruno Munari resta oggi centrale per comprendere l’evoluzione del design e della comunicazione visiva nel Novecento. Il suo lavoro continua a essere studiato non solo come produzione artistica, ma come metodo, capace di coniugare creatività, funzione e accessibilità.
Notizie dal Web
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14/04/2011
Bruno Munari a Seravezza per Galaxia Medicea
Vi avevamo già parlato lo scorso anno del Festival Galaxia Medicea, una piattaforma di eventi tra arte ...