Gillo Dorfles. Ieri e oggi
Gillo Dorfles, Due simbionti, acrilico su tela, 70x80 cm
Dal 14 January 2014 al 22 February 2014
Milano | Visualizza tutte le mostre a Milano
Luogo: Fondazione Marconi
Indirizzo: via Tadino 15
Orari: da martedì a sabato 10-13/ 15-19
Curatori: Luigi Sansone
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 02 29419232
E-Mail info: info@fondazionemarconi.org
Sito ufficiale: http://www.fondazionemarconi.org
La Fondazione Marconi è lieta di ospitare una mostra incentrata sulle opere di Gillo Dorfles, poliedrica personalità del panorama artistico e culturale contemporaneo.
Clicca qui per le foto della mostra
Artista, docente di estetica, filosofo e critico d’arte estremamente prolifico e innovativo, Gillo Dorfles è testimone diretto della temperie artistica del Novecento che lo coinvolge talvolta in veste di protagonista, tal altra in qualità di attento critico e osservatore. Dorfles si dedica alla pittura già dalla prima metà degli anni Trenta, partendo da composizioni surreali con una tecnica usata dai maestri del Quattrocento, la tempera grassa all’uovo.
Lo stesso artista ammette di non mirare fin d’allora a qualcosa di preciso, ma di interessarsi a simboli preesistenti, come la croce, la luna, il sole, forme archetipe particolarmente suggestive cui fa ricorso in modo del tutto occasionale. Da subito la sua pittura – definita “organica” e “vagamente surreale” – risulta slegata da qualsiasi schematismo geometrico e dalle regole precostituite di uno sterile astrattismo. La sua opera pittorica, infatti, trae la sua ragion d’essere – come afferma lo stesso Dorfles – dall’intima necessità di manifestare le immagini che gli affiorano alla mente e di visualizzare le espressioni consce e inconsce che gli si affacciano.
Nel 1948 è tra i fondatori del MAC (Movimento Arte Concreta) del quale è uno dei principali esponenti e di cui indaga con particolare sensibilità le teorie artistiche. A partire dal 1958 l’insegnamento, gli studi di estetica e critica d’arte e l’intensa attività di scrittore lo inducono a una progressiva diminuzione dell’attività pittorica. È il periodo in cui si sviluppano movimenti come l’informale, la pop art, l’arte povera che, per quanto interessanti agli occhi di Dorfles come critico d’arte, risultano molto distanti dalla sua sensibilità di pittore e lo inducono ad allontanarsi dalla scena artistica cui ritornerà solo dopo gli anni Ottanta. La mostra alla Fondazione Marconi si concentra proprio su questi ultimi trent’anni della produzione di Dorfles, costituita nel suo complesso da una cospicua serie di tecniche miste su cartoncino (pennarello, acrilico, acquarello), ceramiche e sculture che l’artista esegue con rinnovata ispirazione e di cui la mostra offre una selezione attraverso trenta opere tra acrilici su tela, ceramiche e una scultura di grandi dimensioni, realizzata quest’anno dall’artista con smalti policromi. In mostra si ritrovano le atmosfere inquiete e grottesche (Capovolgimento, 1993), le figure metamorfiche delineate dall’intensità del nero (L’orecchio di Dio e Simbiosi di esseri, 1996), i tipici personaggi emblematici, ora inquietanti e indagatori (Due simbionti, 2008), ora ironici e giocosi (Il giocoliere, 2006).
Anche nei recentissimi acrilici su tela (Circonvoluzione, 2011; Strega marina, 2012; Letargo, 2013) riappare lo stesso mondo immaginario di Dorfles, popolato da forme pure e primitive derivate da un repertorio già delineato nel passato. Nuovi esseri poliformi, a metà tra mondo animale, umano e vegetale, riemergono in un perenne processo di evoluzione. La linea rimane protagonista assoluta degli inverosimili percorsi dettati solo dalla fantasia, dunque dalla natura interiore dell’artista a ulteriore conferma che quella di Dorfles è una pittura libera e istintiva e che, come tale, incuriosisce e sorprende. “L’opera pittorica di Gillo Dorfles”, scrive Luigi Sansone nel Catalogue raisonné pubblicato dall’editore Mazzotta nel 2010 e comprensivo dell’intera produzione artistica di Dorfles fino ad allora “è tutta pervasa da una rara capacità di coinvolgere lo spettatore nel piacere di cercare e ritrovare in essa quel misterioso mondo interiore che è in ciascuno di noi e che, distratti come siamo da superficiali sollecitazioni esterne, purtroppo tendiamo a dimenticare.
Sono lavori intriganti e stimolanti che ci riconducono alle essenze della vita, a percezioni lontane vissute a livello conscio e inconscio, con sorprendente e compiaciuta curiosità.” Completano il programma della mostra due conferenze (il 21 gennaio e l’11 febbraio 2014) tenute dallo stesso artista, dal curatore Luigi Sansone e dal critico d’arte Claudio Cerritelli sui temi Il rinnovamento dell’arte italiana negli anni Quaranta e Cinquanta dello scorso secolo e Uno sguardo e una riflessione sull’arte contemporanea, un’ennesima testimonianza della inesauribile passione di Gillo Dorfles nei confronti non solo dell’arte e delle sue motivazioni, ma dell’attenta e lucida osservazione di quell’insieme di fenomeni antropologici, sociali e culturali che ad essa sottendono.
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Artista, docente di estetica, filosofo e critico d’arte estremamente prolifico e innovativo, Gillo Dorfles è testimone diretto della temperie artistica del Novecento che lo coinvolge talvolta in veste di protagonista, tal altra in qualità di attento critico e osservatore. Dorfles si dedica alla pittura già dalla prima metà degli anni Trenta, partendo da composizioni surreali con una tecnica usata dai maestri del Quattrocento, la tempera grassa all’uovo.
Lo stesso artista ammette di non mirare fin d’allora a qualcosa di preciso, ma di interessarsi a simboli preesistenti, come la croce, la luna, il sole, forme archetipe particolarmente suggestive cui fa ricorso in modo del tutto occasionale. Da subito la sua pittura – definita “organica” e “vagamente surreale” – risulta slegata da qualsiasi schematismo geometrico e dalle regole precostituite di uno sterile astrattismo. La sua opera pittorica, infatti, trae la sua ragion d’essere – come afferma lo stesso Dorfles – dall’intima necessità di manifestare le immagini che gli affiorano alla mente e di visualizzare le espressioni consce e inconsce che gli si affacciano.
Nel 1948 è tra i fondatori del MAC (Movimento Arte Concreta) del quale è uno dei principali esponenti e di cui indaga con particolare sensibilità le teorie artistiche. A partire dal 1958 l’insegnamento, gli studi di estetica e critica d’arte e l’intensa attività di scrittore lo inducono a una progressiva diminuzione dell’attività pittorica. È il periodo in cui si sviluppano movimenti come l’informale, la pop art, l’arte povera che, per quanto interessanti agli occhi di Dorfles come critico d’arte, risultano molto distanti dalla sua sensibilità di pittore e lo inducono ad allontanarsi dalla scena artistica cui ritornerà solo dopo gli anni Ottanta. La mostra alla Fondazione Marconi si concentra proprio su questi ultimi trent’anni della produzione di Dorfles, costituita nel suo complesso da una cospicua serie di tecniche miste su cartoncino (pennarello, acrilico, acquarello), ceramiche e sculture che l’artista esegue con rinnovata ispirazione e di cui la mostra offre una selezione attraverso trenta opere tra acrilici su tela, ceramiche e una scultura di grandi dimensioni, realizzata quest’anno dall’artista con smalti policromi. In mostra si ritrovano le atmosfere inquiete e grottesche (Capovolgimento, 1993), le figure metamorfiche delineate dall’intensità del nero (L’orecchio di Dio e Simbiosi di esseri, 1996), i tipici personaggi emblematici, ora inquietanti e indagatori (Due simbionti, 2008), ora ironici e giocosi (Il giocoliere, 2006).
Anche nei recentissimi acrilici su tela (Circonvoluzione, 2011; Strega marina, 2012; Letargo, 2013) riappare lo stesso mondo immaginario di Dorfles, popolato da forme pure e primitive derivate da un repertorio già delineato nel passato. Nuovi esseri poliformi, a metà tra mondo animale, umano e vegetale, riemergono in un perenne processo di evoluzione. La linea rimane protagonista assoluta degli inverosimili percorsi dettati solo dalla fantasia, dunque dalla natura interiore dell’artista a ulteriore conferma che quella di Dorfles è una pittura libera e istintiva e che, come tale, incuriosisce e sorprende. “L’opera pittorica di Gillo Dorfles”, scrive Luigi Sansone nel Catalogue raisonné pubblicato dall’editore Mazzotta nel 2010 e comprensivo dell’intera produzione artistica di Dorfles fino ad allora “è tutta pervasa da una rara capacità di coinvolgere lo spettatore nel piacere di cercare e ritrovare in essa quel misterioso mondo interiore che è in ciascuno di noi e che, distratti come siamo da superficiali sollecitazioni esterne, purtroppo tendiamo a dimenticare.
Sono lavori intriganti e stimolanti che ci riconducono alle essenze della vita, a percezioni lontane vissute a livello conscio e inconscio, con sorprendente e compiaciuta curiosità.” Completano il programma della mostra due conferenze (il 21 gennaio e l’11 febbraio 2014) tenute dallo stesso artista, dal curatore Luigi Sansone e dal critico d’arte Claudio Cerritelli sui temi Il rinnovamento dell’arte italiana negli anni Quaranta e Cinquanta dello scorso secolo e Uno sguardo e una riflessione sull’arte contemporanea, un’ennesima testimonianza della inesauribile passione di Gillo Dorfles nei confronti non solo dell’arte e delle sue motivazioni, ma dell’attenta e lucida osservazione di quell’insieme di fenomeni antropologici, sociali e culturali che ad essa sottendono.
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