Lucia Gangheri-Gangari. Artemis Border
© Lucia Gangheri-Gangari
Dal 22 Gennaio 2016 al 22 Febbraio 2016
Napoli | Visualizza tutte le mostre a Napoli
Luogo: Museo Archeologico Nazionale
Indirizzo: piazza Museo Nazionale 19
Orari: 9-19,30
Costo del biglietto: € 8
Telefono per prevendita: +39 081 4422149
Telefono per informazioni: +39 081 4422270
E-Mail info: man-na@beniculturali.it
Sito ufficiale: http://cir.campania.beniculturali.it/museoarcheologiconazionale/
Non può essere di certo un caso che in tre delle ultime mostre d’arte contemporanea proposte qui al MANN compaia la figura di Artemide: non genericamente, ma nella originalissima, eccezionale se non eccessiva iconografia propria della statua creata per il santuario della figlia di Zeus e Latona a Efeso, una delle sette meraviglie del mondo antico e il più grande edificio a detta di Pausania, la cui replica più celebre è quella in alabastro e bronzo della Collezione Farnese; e che di due di queste mostre l’Efesia sia indiscussa ispiratrice e assoluta protagonista.
E non sarà un caso neppure che le tre mostre siano di altrettante artiste: l’Efesia sembra essere una indiscussa proprietà femminile, e questa predilezione, che riguarda però la dea più generalmente, si divide con l’esuberanza iconografica dovuta alla assimilazione di un’antica divinità asiatica della fecondità che la fa tanto diversa dalla “infallibile saettatrice” (Odissea) con arco e frecce il merito dell’altissimo indice di gradimento che può vantare e della sua sorprendente fortuna contemporanea. Tanti sono i titoli di cui la poliedrica Artemide può fregiarsi, ad alcuni dei quali la stessa Efesia allude nella sua ricchissima decorazione. Del resto lei proprio aveva chiesto al padre, avidamente, che la gratificasse con il maggior numero possibile di appellativi.
L’installazione di Lucia Gangheri-Gangari privilegia evidentemente uno dei più antichi: quello di signora delle api, insetti che simboleggiavano senza alcun dubbio la fecondità (ma il filosofo Porfirio addirittura chiamerà Artemide stessa “Ape”).
Può essere azzardato, ma è stato ipotizzato ed è suggestivo, sostenere che l’aspetto stesso dell’Efesia rimandi all’ape regina, o che gli scroti di toro che ha sul petto come se fossero mammelle non siano né gli uni né le altre, ma piuttosto sacche contenenti offerte di miele.
Efeso, oltre Creta che potrebbe aver dato origine al culto delle api, di queste ha restituito d’altronde in più forme l’immagine: basti pensare agli aurei pendagli-ex voto di età arcaica, o al ricorrere dell’ape nelle monete; e “Api” (Mélissai) o “custodi delle api” si chiamavano le sacerdotesse del celebre tempio di quella città. Gangheri-Gangari riconosce nella combattiva Artemide il principio femminile della vita, una regolatrice dell’ordine cosmico, l’autorità ancora in grado di intervenire per prendere in pugno la situazione che va precipitando: per imporre un limite, per salvare dalla distruzione le creature che le stanno a cuore: le api, per esempio. Perciò si rivolge a lei, la invoca, la strappa alla sua condizione di inerte simulacro e le affida la missione: ma non prima di averla dotata di adeguati strumenti tecnologici per agire efficacemente nel tempo presente, e di averle procurato un nuovo linguaggio che consenta ai suoi messaggi di raggiungerci e diffondersi.
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