Alessandro Biggio. Braccia#1
Braccia#1, Michael Höpfner, MAN_Museo d'arte Provincia di Nuoro
Dal 13 Settembre 2013 al 3 Novembre 2013
Luogo: MAN_Museo d'arte Provincia di Nuoro
Indirizzo: via Sebastiano Satta 27
Orari: da martedì a domenica 10-13/ 15-19
Costo del biglietto: intero € 3, ridotto € 2; gratuito ultime domeniche del mese
Telefono per informazioni: +39 0784 252110
Sito ufficiale: http://www.museoman.it
“Braccia” è un progetto in due tappe dell’artista Alessandro Biggio (Cagliari, 1974), nato dalla necessità di sperimentare una diversa relazione tra ideazione e realizzazione nella produzione dell’opera d’arte. Sostenuto dal Museo MAN di Nuoro e dal Museo Marino Marini di Firenze, il progetto vede, per la mostre in programma al Museo MAN, la partecipazione di sei artisti internazionali - Alexandra Bircken (Colonia, Germania 1967), Michael Höpfner (Krems, Austria 1972), Luca Francesconi (Mantova, Italia 1979), J. Parker Valentine (Austin, Usa 1980), Ian Pedigo (Anchorage, Usa 1973) e Luca Trevisani (Verona, Italia 1979).
Agli artisti coinvolti, selezionati da Biggio secondo criteri di affinità e di vicinanza al suo stesso lavoro, è stato chiesto di elaborare un progetto per la realizzazione di un’opera inedita a partire da alcune informazioni generali, diverse di volta in volta, e dallo scambio che ne è conseguito. Una volta definito il progetto, Biggio si è fatto carico della sua realizzazione tenendo fede alle indicazioni ricevute.
Tutti i lavori sono stati realizzati in Sardegna, dove Biggio risiede, lontano dai loro autori intellettuali. La condizione della distanza, insieme al principio della delega, viene a costituirsi come uno degli elementi chiave di questo progetto. Oltre all’emersione di specifiche dinamiche legate ai processi creativi dell’opera d’arte, “Braccia” cerca infatti di rompere l’associazione semantica tra i concetti di insularità e isolamento, promuovendo un’idea alternativa di insularità, come luogo della relazione.
Il progetto ideato da Biggio apre anche una discussione sul principio di autorialità, svelando meccanismi diffusi nel sistema di produzione dell’arte. Chi è l’autore delle opere realizzate? Mente e braccia in che modo interagiscono? E quanto dipendono le une dall’altra? E viceversa? La scelta di ricondurre la paternità delle opere prodotte a entrambi i soggetti - dunque ai diversi autori intellettuali, ma anche sempre allo stesso Biggio - promuove l’idea che in ciascuno dei due momenti generativi dell’opera– quello intellettuale e quello materiale - vi sia una componente creativa, tanto scontata quanto difficile da riconoscere.
I percorsi per arrivare alla definizione dei progetti ed il modo di intendere la relazione tra ideatore ed esecutore materiale sono estremamente differenti per ciascuno degli artisti coinvolti. Differenti sono la durata e l’intensità del confronto e differenti il livello di dettaglio dei diversi progetti, il livello di coinvolgimento durante la realizzazione la sua effettiva durata.
Nello specifico di questa prima tappa nuorese, Luca Francesconi ha elaborato un progetto a partire da un materiale carico di suggestioni e implicazioni: l’ossidiana di Pau. Il lavoro di Luca Trevisani verte intorno al concetto di confine (dentro/fuori; deperibile/duraturo). Distanza, silenzio, cammino, sono alcune delle parole ricorrenti nel lungo scambio con Michael Höpfner. Con Ian Pedigo il lavoro prende forma a partire da riflessioni e scambi sulle relazioni tra trasparenza, architettura e corpo. Il percorso fatto con J. Parker Valentine ha condotto a un disegno tridimensionale, una spina dorsale, un verme, uno stelo. Infine una sella, il corpo e l’assenza sono gli elementi da cui ha preso forma il progetto di Alexandra Bircken.
Un catalogo bilingue con la documentazione di tutti i lavori realizzati nell’ambito del progetto sarà pubblicato, grazie al contributo della Fondazione Banco di Sardegna, in occasione della seconda mostra, in programma al Museo Marino Marini di Firenze a partire dal prossimo mese di dicembre.
Agli artisti coinvolti, selezionati da Biggio secondo criteri di affinità e di vicinanza al suo stesso lavoro, è stato chiesto di elaborare un progetto per la realizzazione di un’opera inedita a partire da alcune informazioni generali, diverse di volta in volta, e dallo scambio che ne è conseguito. Una volta definito il progetto, Biggio si è fatto carico della sua realizzazione tenendo fede alle indicazioni ricevute.
Tutti i lavori sono stati realizzati in Sardegna, dove Biggio risiede, lontano dai loro autori intellettuali. La condizione della distanza, insieme al principio della delega, viene a costituirsi come uno degli elementi chiave di questo progetto. Oltre all’emersione di specifiche dinamiche legate ai processi creativi dell’opera d’arte, “Braccia” cerca infatti di rompere l’associazione semantica tra i concetti di insularità e isolamento, promuovendo un’idea alternativa di insularità, come luogo della relazione.
Il progetto ideato da Biggio apre anche una discussione sul principio di autorialità, svelando meccanismi diffusi nel sistema di produzione dell’arte. Chi è l’autore delle opere realizzate? Mente e braccia in che modo interagiscono? E quanto dipendono le une dall’altra? E viceversa? La scelta di ricondurre la paternità delle opere prodotte a entrambi i soggetti - dunque ai diversi autori intellettuali, ma anche sempre allo stesso Biggio - promuove l’idea che in ciascuno dei due momenti generativi dell’opera– quello intellettuale e quello materiale - vi sia una componente creativa, tanto scontata quanto difficile da riconoscere.
I percorsi per arrivare alla definizione dei progetti ed il modo di intendere la relazione tra ideatore ed esecutore materiale sono estremamente differenti per ciascuno degli artisti coinvolti. Differenti sono la durata e l’intensità del confronto e differenti il livello di dettaglio dei diversi progetti, il livello di coinvolgimento durante la realizzazione la sua effettiva durata.
Nello specifico di questa prima tappa nuorese, Luca Francesconi ha elaborato un progetto a partire da un materiale carico di suggestioni e implicazioni: l’ossidiana di Pau. Il lavoro di Luca Trevisani verte intorno al concetto di confine (dentro/fuori; deperibile/duraturo). Distanza, silenzio, cammino, sono alcune delle parole ricorrenti nel lungo scambio con Michael Höpfner. Con Ian Pedigo il lavoro prende forma a partire da riflessioni e scambi sulle relazioni tra trasparenza, architettura e corpo. Il percorso fatto con J. Parker Valentine ha condotto a un disegno tridimensionale, una spina dorsale, un verme, uno stelo. Infine una sella, il corpo e l’assenza sono gli elementi da cui ha preso forma il progetto di Alexandra Bircken.
Un catalogo bilingue con la documentazione di tutti i lavori realizzati nell’ambito del progetto sarà pubblicato, grazie al contributo della Fondazione Banco di Sardegna, in occasione della seconda mostra, in programma al Museo Marino Marini di Firenze a partire dal prossimo mese di dicembre.
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