La Merde | Biennale Arte Venezia 2026
Dal 9 Maggio 2026 al 22 Novembre 2026
Venezia | Visualizza tutte le mostre a Venezia
Luogo: Arsenale | Padiglione Lussemburgo
Indirizzo: Campo de la Tana
Orari: Mar - Dom (da Maggio a Settembre) 11.00 - 19.00 (Sab - Dom, solo Arsenale fino alle ore 20.00) | Mar - Dom (da Ottobre a Novembre) 10.00 - 18.00 | Lunedì chiuso (eccetto lunedì 11 maggio, 1 giugno, 7 settembre, 16 novembre)
Curatori: Stilbé Schroeder (Casino Luxembourg - Forum d'art contemporain), Thibaud Leplat (assistant curator)
Enti promotori:
- Kultur l lx – Arts Council Luxembourg
- Casino Luxembourg - Forum d'art contemporain
Costo del biglietto: € 30 (giornaliero) | € 40 (tre giorni)
Sito ufficiale: http://venicebiennale.kulturlx.lu/
Aline Bouvy (n. 1974, Watermael-Boitsfort, Belgio) è un’artista lussemburghese che vive e lavora tra Bruxelles e il Lussemburgo. Ha studiato all’ERG – École de Recherche Graphique di Bruxelles e alla Jan van Eyck Academie di Maastricht. La sua pratica multidisciplinare indaga le strutture sociali, i sistemi normativi e i meccanismi di potere che regolano comportamenti e desideri. Attraverso un linguaggio formale rigoroso, un’estetica precisa e un sottile senso dell’umorismo, esplora come determinate norme — in particolare quelle legate al genere, al corpo e alle nozioni di pulito e sporco — generino gerarchie, esclusioni e invisibilità. I suoi progetti nascono spesso dai contesti espositivi, interrogando narrazioni e immagini marginali o considerate inappropriate.
Bouvy definisce il proprio approccio come un’espressione di libertà artistica che rifiuta di conformarsi alle aspettative sociali, generando così attrito. Per l’artista, la vergogna è uno spazio instabile tra ordine e caos, tra corpo e apparenza, tra simbolo e materia. In risposta al riemergere di dinamiche escludenti nella società contemporanea, il progetto presentato alla Biennale Arte 2026 si configura come un’esperienza immersiva e riflessiva.
La Merde – Presentazione del progetto filmico
Alla Biennale Arte 2026, Aline Bouvy presenta La Merde, un film coerente con la sua ricerca. Il protagonista è una figura antropomorfa di escremento che si manifesta come pupazzo, animazione 2D, traccia o corpo incarnato. Lo spettatore lo segue in diverse fasi della sua esistenza: da oggetto didattico durante una lezione di igiene, a presenza respinta nello spazio pubblico, fino a situazioni intime e performative in cui emergono desiderio, solitudine e giudizio.
Tra le scene si inseriscono immagini d’archivio tratte dalla storia dell’arte, dalla cultura popolare e da ambiti scientifici, costruendo una memoria collettiva di ciò che la società tende a rimuovere. Il film indaga la vergogna come costruzione sociale, mostrando i limiti entro cui i corpi vengono accettati o esclusi. Quando il controllo cede, ciò che era represso si manifesta apertamente, generando una scarica — politica, fisiologica, emotiva.
La Merde si configura come una farsa di matrice rabelaisiana e, al tempo stesso, come un manifesto femminista che critica il ruolo dell’abietto nella cultura occidentale. La figura dell’escremento diventa così veicolo di un’energia sovversiva, capace di mettere in crisi categorie e sistemi di controllo.
Un’installazione audiovisiva immersiva
L’opera si presenta come un’installazione audiovisiva composta da un grande schermo LED ad alta definizione, accompagnato da un ambiente sonoro immersivo progettato con tecnologie avanzate. Il suono, concepito come entità quasi autonoma, avvolge lo spettatore in uno spazio in continua trasformazione.
Una struttura semicircolare insonorizzata, progettata con l’architetto Antoine Rocca e Ateliers Arseni, amplifica l’esperienza. Le superfici specchianti moltiplicano riflessi e percezioni, alterando il rapporto con lo spazio. L’installazione è completata da una scultura — E.T. The Excremential — che fonde elementi fantascientifici e corporei, rafforzando il dialogo tra identità, alterità e abiezione.
La Merde si configura così come un’esperienza ibrida che unisce film, suono e scultura, invitando lo spettatore a confrontarsi con ciò che normalmente resta invisibile.
Identità visiva
Il progetto grafico del poster si affida esclusivamente alla tipografia: il titolo, carico di valenze emotive e politiche, è reso con lettere marroni su fondo nero, evocando una presenza organica e tangibile. Il carattere Futura, simbolo del modernismo, introduce un contrasto tra razionalità formale e materia organica, sottolineando la tensione tra ordine e abiezione al centro del progetto.
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