Al Vitra Design Museum di Weil am Rhein dal 28 settembre al 19 gennaio
Al Vitra il design si confronta con l'arte surrealista
Jasper Morrison, interior design for Capellini, 1992. Courtesy of Jasper Morrison Ltd. and Capellini
Samantha De Martin
28/08/2019
Mondo - Un ferro da stiro con i chiodi, una spazzola con chioma incorporata, una lampada a forma di cavallo trascinano lo spettatore lontano dall’oggettività del quotidiano catapultandolo verso mondi surreali dominati dal sogno e dall’inconscio.
Modellata dalle ossessioni e dall’irrazionale, una nuova realtà artistica prende forma intorno agli anni Trenta del Novecento, sotto l’influsso dalla corrente Surrealista.
Il movimento d’avanguardia fondato da André Breton iniziò a ispirare presto il design, diventando, negli anni Quaranta del Novecento, una tendenza in grado di modellare la moda, i mobili e la fotografia, facendoli approdare sulle copertine di riviste come Vogue e Harper’s Bazaar.
Con il suo approccio sovversivo e i motivi tratti da immagini fantastiche e da uno spiccato interesse per la psiche, ancora oggi il Surrealismo offre ai designer molteplici spunti e motivi di ispirazione. Questi affascinanti parallelismi tra le opere surrealiste e gli oggetti di design popolano le sale del Vitra Design Museum di Weil am Rhein, cittadina tedesca non lontana da Basilea, dove, dal 28 settembre al prossimo 19 gennaio, sarà allestita la mostra Objects of Desire. Surrealism and Design.
E così il ferro da stiro di Man Ray incontra la ruota di bicicletta di Marcel Duchamp, l’appendiabiti di Konstantin Grcic, la Pipa di Aldo Tura, l’Hand Chair di Pedro Friedeberg o ancora il tavolo con le ruote di bicicletta firmato Gae Aulenti.
Ad aprire il percorso sarà un focus sul Surrealismo dagli anni '20 agli anni '50, quando diventa evidente il ruolo giocato dal design sull'evoluzione del movimento. Ispirati dai dipinti metafisici di Giorgio de Chirico, artisti come Magritte e Dalí hanno cercato di catturare il volto misterioso degli oggetti di tutti i giorni. Al tempo stesso maestri come Meret Oppenheim o Man Ray hanno sperimentato una forma completamente nuova di scultura creando oggetti che rasentano l’assurdo.
La seconda parte del percorso espositivo descriverà invece i modi in cui i surrealisti hanno esplorato gli archetipi degli oggetti quotidiani minando i codici e i significati di un mondo che tutti credevano di conoscere.
Se la terza sezione della mostra è dedicata ai temi dell'amore, dell'erotismo e della sessualità - che hanno giocato un ruolo centrale nel Surrealismo, facendosi strada, nel dopoguerra, tra le creazioni di Carlo Mollino o nel Mae West Lips Sofa di Salvador Dalí, successivamente adattato da Studio65 nel loro famoso divano a forma di Bocca (1970) - la parte finale esamina quello che l'antropologo francese Claude Lévi-Strauss ha definito “Mente selvaggia”. Questo interesse per l'arcaico, per il caso e per l'irrazionale trovava corrispondenza nell'entusiasmo dei Surrealisti per l'arte tribale non occidentale così come nei loro esperimenti con materiali e tecniche, come la "pittura automatica".
La decostruzione di forme e oggetti caratterizza invece il design dagli anni '80 frutto di approcci sperimentali. Ne sono un esempio l'oggetto da salotto di Robert Stadler, Pools & Pouf (2004), in cui un classico divano Chesterfield sembra fondersi come gli oggetti dipinti da Salvador Dalí, o ancora la lampada di Ingo Maurer "Porca Miseria!" (1994), che sembra esplodere, o ancora Nacho "Cocoon 8" (2015) di Carbonell, un ibrido di tavolo e lampada.
Quello allestito all’interno dell’edificio progettato dall'architetto canadese Frank Gehry si preannuncia un percorso coinvolgente che descrive quel dialogo vitale e duraturo tra Surrealismo e design, il cui frutto è costituito da oggetti che trasmettono resistenza, minano la routine e sconvolgono il quotidiano per condurre lo sguardo di chi osserva lontano, verso messaggi nascosti e inconsci.
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E così il ferro da stiro di Man Ray incontra la ruota di bicicletta di Marcel Duchamp, l’appendiabiti di Konstantin Grcic, la Pipa di Aldo Tura, l’Hand Chair di Pedro Friedeberg o ancora il tavolo con le ruote di bicicletta firmato Gae Aulenti.
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Quello allestito all’interno dell’edificio progettato dall'architetto canadese Frank Gehry si preannuncia un percorso coinvolgente che descrive quel dialogo vitale e duraturo tra Surrealismo e design, il cui frutto è costituito da oggetti che trasmettono resistenza, minano la routine e sconvolgono il quotidiano per condurre lo sguardo di chi osserva lontano, verso messaggi nascosti e inconsci.
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