Dal 18 aprile al 6 luglio a Palazzo della Penna – Centro per le Arti Contemporanee
A Perugia l'alfabeto senza parole di Afro, Burri, Capogrossi
Afro, Foro romano, 1935 | Foto: © Massimo Napoli | Courtesy Fondazione Archivio Afro
Samantha De Martin
31/03/2025
Perugia - A Perugia una mostra si appresta a ripercorre la svolta stilistica che vide tre protagonisti dell’Informale italiano superare le ricerche figurative degli anni Trenta e Quaranta per seguire, nei primi anni Cinquanta, una individualità formale di respiro internazionale.
Il passaggio dalla figurazione all’astrazione di maestri quali Afro Basaldella, Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi guiderà l’esposizione dal titolo Afro Burri Capogrossi. Alfabeto senza parole, attesa dal 18 aprile al 6 luglio a Palazzo della Penna – Centro per le Arti Contemporanee.
Saranno oltre cento opere, provenienti dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, dall’Accademia di Belle Arti di Perugia, da Fondazioni, dagli Archivi degli artisti e da numerosi prestatori privati, a scandire il percorso curato da Luca Pietro Nicoletti e Moira Chiavarini, con il coordinamento scientifico di Alessandro Sarteanesi, prodotto e organizzato dal Comune di Perugia e Magonza, con la partecipazione della Fondazione Archivio Afro, Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, Fondazione Archivio Capogrossi.
Alberto Burri, Festa dei morti, 1945, Olio su tela | Foto: © Alessandro Sarteanesi | Courtesy © Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, Città di Castello
Ad accomunare Afro, Burri e Capogrossi è stata anche la loro presenza attiva a Roma, punto di snodo fondamentale per quelle indagini che li porteranno ad indagare i modelli francesi e americani. La capitale ha rappresentato infatti un luogo di incontri e un trampolino di lancio verso la scena internazionale, soprattutto newyorkese, dove le ricerche dei tre hanno riscosso un significativo successo. Se Afro - che nel 1950 si trova a New York per collaborare con la Catherine Viviano Gallery - abbandona una pittura neocubista ad una astratta, caratterizzata da una intensa libertà gestuale, da un uso espressivo e lirico del colore, dalla caratteristica stesura a velature, Alberto Burri compie il suo passaggio all’astratto intorno al 1947-48, con opere nelle quali è la materia (dal legno ai sacchi di juta, dalla pietra pomice al Vinavil) ad assumere rilevanza nello sviluppo di un nuovo alfabeto astratto.
Con la modulazione del suo “segno” di elementare semplicità in infinite combinazioni, Capogrossi diventa ben presto un protagonista, al punto da essere rappresentato negli Stati Uniti, nel 1955, insieme ad Afro e Burri, alla fondamentale mostra The New Decade. 22 European Painters and Sculptors, allestita al MoMA.
Giuseppe Capogrossi, Superficie 14, 1953 | Courtesy Repetto Gallery
Il viaggio espositivo a Palazzo della Penna dedicherà una sezione alle opere su carta di Afro, Burri e Capogrossi, focalizzando l’attenzione sul tema del disegno, nel quale emergono i tentativi, le ipotesi e le idee foriere di novità.
Alcuni materiali d’archivio, moti dei quali inediti, tra cataloghi, libri d’artista, riviste mostreranno l’interesse che critici, poeti e letterati nutrirono nei confronti dei tre artisti.
Il passaggio dalla figurazione all’astrazione di maestri quali Afro Basaldella, Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi guiderà l’esposizione dal titolo Afro Burri Capogrossi. Alfabeto senza parole, attesa dal 18 aprile al 6 luglio a Palazzo della Penna – Centro per le Arti Contemporanee.
Saranno oltre cento opere, provenienti dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, dall’Accademia di Belle Arti di Perugia, da Fondazioni, dagli Archivi degli artisti e da numerosi prestatori privati, a scandire il percorso curato da Luca Pietro Nicoletti e Moira Chiavarini, con il coordinamento scientifico di Alessandro Sarteanesi, prodotto e organizzato dal Comune di Perugia e Magonza, con la partecipazione della Fondazione Archivio Afro, Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, Fondazione Archivio Capogrossi.
Alberto Burri, Festa dei morti, 1945, Olio su tela | Foto: © Alessandro Sarteanesi | Courtesy © Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, Città di Castello
Ad accomunare Afro, Burri e Capogrossi è stata anche la loro presenza attiva a Roma, punto di snodo fondamentale per quelle indagini che li porteranno ad indagare i modelli francesi e americani. La capitale ha rappresentato infatti un luogo di incontri e un trampolino di lancio verso la scena internazionale, soprattutto newyorkese, dove le ricerche dei tre hanno riscosso un significativo successo. Se Afro - che nel 1950 si trova a New York per collaborare con la Catherine Viviano Gallery - abbandona una pittura neocubista ad una astratta, caratterizzata da una intensa libertà gestuale, da un uso espressivo e lirico del colore, dalla caratteristica stesura a velature, Alberto Burri compie il suo passaggio all’astratto intorno al 1947-48, con opere nelle quali è la materia (dal legno ai sacchi di juta, dalla pietra pomice al Vinavil) ad assumere rilevanza nello sviluppo di un nuovo alfabeto astratto.
Con la modulazione del suo “segno” di elementare semplicità in infinite combinazioni, Capogrossi diventa ben presto un protagonista, al punto da essere rappresentato negli Stati Uniti, nel 1955, insieme ad Afro e Burri, alla fondamentale mostra The New Decade. 22 European Painters and Sculptors, allestita al MoMA.
Giuseppe Capogrossi, Superficie 14, 1953 | Courtesy Repetto Gallery
Il viaggio espositivo a Palazzo della Penna dedicherà una sezione alle opere su carta di Afro, Burri e Capogrossi, focalizzando l’attenzione sul tema del disegno, nel quale emergono i tentativi, le ipotesi e le idee foriere di novità.
Alcuni materiali d’archivio, moti dei quali inediti, tra cataloghi, libri d’artista, riviste mostreranno l’interesse che critici, poeti e letterati nutrirono nei confronti dei tre artisti.
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