Dal 27 settembre le visite guidate
Restaurata la chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza, il capolavoro barocco di Borromini
Sant’Ivo alla Sapienza I Courtesy Touring Club Italiano
Francesca Grego
26/10/2026
Roma - Nel 1870 smise di essere un luogo di culto e fu convertita in deposito di libri. Durante la Seconda Guerra Mondiale disertori e antifascisti si davano appuntamento nel segreto del suo cortile. Nel Terzo Millennio sono state esigenze di sicurezza e conservazione, aggravate dagli effetti del terremoto del 2016, a decretare la chiusura della Chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza, tra le massime espressioni dell’architettura barocca in Europa.
Da domani, martedì 27 ottobre, il capolavoro di Francesco Borromini torna ad accogliere il pubblico e a mostrare le sue meraviglie dopo un lungo e complesso intervento di restauro. Saranno i volontari del Touring Club Italiano, in collaborazione con la Diocesi di Roma e la Direzione generale Archivi del Ministero della Cultura, a garantirne l’apertura continuativa dal lunedì al venerdì, accompagnando i visitatori alla scoperta della chiesa e del cortile nel quadro del progetto Aperti per voi, che mira a valorizzare il patrimonio degli Archivi di Stato trasformandoli in luoghi sempre più aperti, inclusivi e integrati nella vita delle città.

La cupola di Sant'Ivo alla Sapienza vista dall'interno I Courtesy Touring Club Italiano
Già, perché l’antico Palazzo della Sapienza in corso Rinascimento, di cui la chiesa fa parte, è oggi sede dell’Archivio di Stato di Roma. Il complesso, di origine tardo cinquecentesca, fu commissionato da Papa Gregorio XIII a Giacomo della Porta per dare una sede unitaria allo Studium Urbis, uno dei più antichi atenei d’Europa, fondato nel 1303. L’Università La Sapienza vi rimase fino al 1935, quando venne inaugurata la nuova Città Universitaria.
Nel 1632 Francesco Borromini divenne direttore della Fabbrica della Sapienza, con l’incarico di costruirvi una chiesa: impresa tutt’altro che semplice, visti gli spazi limitati e il contesto già delineato. L’architetto ticinese riuscì a trasformare questi vincoli in un’occasione per esercitare talento e creatività. Nacque così uno dei massimi capolavori del Barocco europeo, geniale combinazione di geometria, simbolismi e audacia strutturale. La pianta a stella, il movimentato gioco di volumi concavi e convessi esaltato dal candore, la rivoluzionaria cupola che si fonde con il tamburo e si protende verso l’alto con andamento dinamico, sono tra le sue peculiarità. Ma a rendere Sant’Ivo immediatamente riconoscibile è soprattutto la celebre lanterna a spirale che svetta tra i tetti del centro di Roma, metafora della conoscenza che si innalza verso il cielo.

Sant'Ivo alla Sapienza, dettaglio della lanterna I Courtesy Touring Club Italiano
Da domani, martedì 27 ottobre, il capolavoro di Francesco Borromini torna ad accogliere il pubblico e a mostrare le sue meraviglie dopo un lungo e complesso intervento di restauro. Saranno i volontari del Touring Club Italiano, in collaborazione con la Diocesi di Roma e la Direzione generale Archivi del Ministero della Cultura, a garantirne l’apertura continuativa dal lunedì al venerdì, accompagnando i visitatori alla scoperta della chiesa e del cortile nel quadro del progetto Aperti per voi, che mira a valorizzare il patrimonio degli Archivi di Stato trasformandoli in luoghi sempre più aperti, inclusivi e integrati nella vita delle città.

La cupola di Sant'Ivo alla Sapienza vista dall'interno I Courtesy Touring Club Italiano
Già, perché l’antico Palazzo della Sapienza in corso Rinascimento, di cui la chiesa fa parte, è oggi sede dell’Archivio di Stato di Roma. Il complesso, di origine tardo cinquecentesca, fu commissionato da Papa Gregorio XIII a Giacomo della Porta per dare una sede unitaria allo Studium Urbis, uno dei più antichi atenei d’Europa, fondato nel 1303. L’Università La Sapienza vi rimase fino al 1935, quando venne inaugurata la nuova Città Universitaria.
Nel 1632 Francesco Borromini divenne direttore della Fabbrica della Sapienza, con l’incarico di costruirvi una chiesa: impresa tutt’altro che semplice, visti gli spazi limitati e il contesto già delineato. L’architetto ticinese riuscì a trasformare questi vincoli in un’occasione per esercitare talento e creatività. Nacque così uno dei massimi capolavori del Barocco europeo, geniale combinazione di geometria, simbolismi e audacia strutturale. La pianta a stella, il movimentato gioco di volumi concavi e convessi esaltato dal candore, la rivoluzionaria cupola che si fonde con il tamburo e si protende verso l’alto con andamento dinamico, sono tra le sue peculiarità. Ma a rendere Sant’Ivo immediatamente riconoscibile è soprattutto la celebre lanterna a spirale che svetta tra i tetti del centro di Roma, metafora della conoscenza che si innalza verso il cielo.

Sant'Ivo alla Sapienza, dettaglio della lanterna I Courtesy Touring Club Italiano
VEDI ANCHE
-
Roma | Dal 6 ottobre 2026 all’11 aprile 2027
Keith Haring torna a Roma. La mostra a Palazzo Braschi
-
I programmi dal 5 all’11 ottobre
La settimana dell’arte in tv, tra Assisi, Gibellina, Matera
-
I nuovi appuntamenti da Arezzo a Bologna
San Francesco, 800 anni dopo. Le mostre da vedere
LA MAPPA
NOTIZIE