Al mondo esistono solo tre ritratti attribuiti con certezza al maestro seicentesco: uno è quello di Maffeo Barberini, futuro Papa Urbano VIII e personaggio chiave del Barocco.
Sono stati necessari 30 milioni di euro e oltre un anno di trattative, ma ora il
Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini di
Caravaggio è ufficialmente parte del patrimonio dello Stato italiano. Nella giornata di ieri, martedì 10 marzo, l’atto d’acquisto firmato presso il Ministero della Cultura ha sancito il passaggio in mano pubblica del dipinto, proveniente dalle raccolte di un collezionista privato fiorentino. Al termine delle procedure amministrative di rito, il quadro sarà assegnato alle
Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma per essere esposto a
Palazzo Barberini, fatto costruire nel XVII secolo proprio da Maffeo poco dopo l’ascesa al soglio pontificio con il nome di Urbano VIII.
L’acquisizione rappresenta uno degli investimenti più rilevanti mai sostenuti dallo Stato italiano per l’acquisto di un’opera d’arte. Oltre ad accadere assai di rado che una tela di Caravaggio venga messa in vendita -
le opere attribuite con certezza al maestro sono soltanto 65 - in questo caso siamo in presenza di un dipinto piuttosto raro nella produzione del pittore seicentesco: attualmente si conoscono soltanto tre ritratti che possano vantare la sua paternità.
Caravaggio, Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini (dettaglio). Olio su tela I Courtesy Ministero della Cultura “Tale acquisizione - ha dichiarato
il Ministro della Cultura Alessandro Giuli - insieme a quella, recente, dell’
Ecce Homo di Antonello da Messina, si inserisce in un più ampio progetto di rafforzamento del patrimonio culturale nazionale che il Ministero della Cultura continuerà a portare avanti nei prossimi mesi, con l’obiettivo di rendere accessibili a studiosi e appassionati alcuni capolavori della storia dell’arte altrimenti destinati al mercato privato”.
Fu lo storico dell’arte
Roberto Longhi a riconoscere sulla tela la mano del Merisi e a rendere nota l’opera nel celebre articolo dal titolo
Il vero “Maffeo Barberini” del Caravaggio apparso sulla rivista
Paragone nel 1963. In seguito la sua idea è stata condivisa dai maggiori esperti dell’artista. Secondo Longhi, il dipinto, riapparso a Roma senza documentazione, era stato conservato per secoli nella collezione della famiglia Barberini prima di finire in una raccolta privata, probabilmente durante la dispersione del patrimonio negli anni Trenta. Nello stesso articolo lo studioso individua nel dipinto uno dei momenti fondativi della ritrattistica moderna, sottolineandone l’inedita intensità psicologica e la capacità di Caravaggio di restituire la presenza viva del personaggio senza ricorrere ad artifici retorici.
Caravaggio, Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini (dettaglio). Olio su tela I Courtesy Ministero della CulturaIl
Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini raffigura il futuro papa Urbano VIII (1568–1644) intorno ai trent’anni, nella veste di chierico della Camera Apostolica, in un momento cruciale della sua ascesa al potere. L’opera è stata esposta al pubblico per la prima volta proprio a Palazzo Barberini in occasione della mostra
Caravaggio 2025, che ha attratto oltre 450 mila visitatori. Entrando nelle collezioni delle Gallerie Nazionali di Arte Antica in via permanente, potrà dialogare con altri capolavori del Merisi, e in particolare con la
Giuditta che decapita Oloferne, anch’essa frutto di un acquisto dello Stato nel 1971, in piena fase di riscoperta del pittore.
Caravaggio, Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini (dettaglio). Olio su tela I Courtesy Ministero della Cultura
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