450 ANNI NEL NOME DI MICHELANGELO
E DELL’ACCADEMIA DELLE ARTI DEL DISEGNO DI FIRENZE

 
Ispirata dal maestro futurista, la stilista riunì la più importante collezione privata dei suoi lavori. Ora a Rovereto, per la prima volta in versione integrale. 

Francesca Grego
formato sconosciuto

Nel 1914 il futurista Giacomo Balla progettava il vestito antineutrale: agile, dinamico, asimmetrico, comodo, gioioso, prendeva forma in una tuta personalizzabile, infliggendo un duro colpo alla rigida banalità dell’abbigliamento maschile. L’anno successivo il maestro firmava con l’amico Fortunato Depero il manifesto della Ricostruzione futurista dell’universo, un inno alla creatività a 360 gradi che intrecciava arte e vita in un’unica esperienza, a partire dalla dimensione quotidiana e personale della casa e dell’abito. 

Circa settant’anni dopo, nel 1986, la stilista Laura Biagiotti visitava presso la Galleria Chimera di Roma una mostra dedicata a Balla, dove i lavori dell’artista erano affiancati a quelli di Elica e Luce, sue figlie e compagne di esperimenti creativi. Fu amore a prima vista: come ricordato nel docufilm Balla. Il signore della luce (ARTE.it Originals, 2021), insieme al marito Gianni Cigna Laura avrebbe riunito la più importante raccolta privata di opere di Balla, un’impresa interrotta solo dalla sua scomparsa, nel 2017. L’eco di questa passione si avverte anche nella moda firmata Biagiotti, con outfit, accessori, linee e fantasie ispirate al maestro futurista. Appassionata studiosa dell’artista, attenta ai suoi processi creativi e rispettosa delle sue idee, la stilista riconobbe in Balla la coerente e costante attenzione alla moda e al suo ruolo nella cultura di massa e nei linguaggi della comunicazione. Fu anche la prima a cogliere il valore dei dipinti figurativi realizzati dal maestro negli anni Trenta, fino a quel momento sottovalutati. 


Laura Biagiotti al Chiostro del Bramante per l'inaugurazione della mostra Futurismo tra arte e moda, 1998 I Courtesy Mart

Presentata al pubblico per la prima volta al Museo Puškin di Mosca nel 1996, la Collezione Biagiotti Cigna debutta ora in versione integrale al Mart di Rovereto, dove il lavoro di Balla dialoga con i gioielli futuristi del museo e della Casa d’Arte Fortunato Depero. A cura di Fabio Benzi, direttore artistico della Fondazione Biagiotti Cigna, e Beatrice Avanzi, responsabile dell’ufficio mostre del Mart, dal 16 maggio al 18 ottobre Giacomo Balla. Lo stile dell’avanguardia. Opere dalle Collezioni Biagiotti Cigna offre alla visione grandi tele e disegni che spaziano dagli esordi divisionisti del pittore ai quadri astratti, fino al ritorno alla figurazione, ma anche mobili, arazzi, studi per sciarpe, cravatte, cappelli, ricami, testimonianze di una ricerca sulla moda e sul design che tenne impegnato l’artista per tutta la vita. 

Da non perdere è il Genio futurista, il più grande dipinto mai realizzato da Balla: un coloratissimo olio su tela d’arazzo largo circa 4 metri e alto quasi 3, presentato a Parigi nel 1925 all’Esposizione universale di arti decorative e industriali moderne. E naturalmente non poteva mancare il manoscritto originale del Vestito antineutrale, anch’esso nella collezione Biagiotti, da scoprire a confronto con il manifesto della Ricostruzione futurista, conservato nei fondi del Mart. 


Giacomo Balla, Risveglio di primavera, 1918 (?). Collezione Laura Biagiotti



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