450 ANNI NEL NOME DI MICHELANGELO
E DELL’ACCADEMIA DELLE ARTI DEL DISEGNO DI FIRENZE

 
Arte, scienza e spiritualità si incontrano in una grande mostra ispirata al pensiero di Pavel Florenskij. 

Francesca Grego
formato sconosciuto

Si prepara a riaprire al pubblico dopo un restauro completo Palazzo Magnani, già dimora dello storico dell’arte, musicologo e collezionista Luigi Magnani, e negli ultimi decenni laboratorio di mostre al confine tra arti e saperi ispirate alla personalità poliedrica dello storico padrone di casa. L’inaugurazione è prevista per il prossimo novembre, quando un nuovo e originale progetto espositivo racconterà l’avanguardia di inizio Novecento da una prospettiva speciale, incrociando arte e scienza. Protagonisti di un racconto ad alto contenuto di ricerca, ma pensato per coinvolgere ed essere compreso da ogni fascia di pubblico, saranno maestri come Vasilij Kandinskij, Paul Klee, Kasimir Malevič, accomunati dalla ricerca di un’inedita concezione dello spazio e della geometria. 

Un filone non nuovo per Palazzo Magnani, che ha già esplorato i temi della rappresentazione spaziale e della visione in grandi mostre su Piero della Francesca (2015) e Maurits Cornelis Escher (2013). Questa volta lo spunto per indagarli è offerto dal pensiero di un illustre filosofo del XX secolo, il russo Pavel Florenskij: una figura non troppo nota al grande pubblico, ma decisamente interessante per i suoi interessi singolari e per i suoi rapporti con il mondo dell’arte. Pensatore, matematico e sacerdote ortodosso, negli anni Venti Florenskij insegnò infatti alla scuola d’arte Vchutemas di Mosca (l’equivalente russo del Bauhaus) e sviluppò teorie che mettevano in relazione l’arte d’avanguardia con la tradizione delle icone bizantine, in nome di una visione spirituale e simbolica della luce e del colore. L’arte diventava così strumento di accesso privilegiato a dimensioni invisibili e trascendenti.  


Vasilij Kandinskij (Mosca, 1866 - Neuilly-sur-Seine, 1944), Là-bas, 1932, Tecnica mista su cartone, 49 x 33 cm, Collection Jules Maeght, Paris, © Collection Jules Maeght, Paris

Per chi ha familiarità con le ricerche di Malevič e Kandinskij tutto questo suona familiare. Ma la mostra in arrivo a Reggio Emilia promette di renderlo comprensibile e accattivante per tutti. A tal fine, per esempio, in partnership con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare è stata creata un’installazione dal titolo Curvare lo spazio, mentre dalla collaborazione con James Bradburne e Luigi Grasselli nascono una sezione interattiva e ricostruzioni virtuali progettate per familiarizzare in modo divertente con principi matematici che hanno rivoluzionato l’arte e la scienza all’inizio del Novecento, e che ancora oggi si riflettono nella nostra quotidianità. A cura di Roberto Cresti, Emilio Ferrario e Valentina Parisi, Le porte dell’invisibile. Kandinskij, Klee, Malevič alla luce del pensiero di Pavel Florenskij riunirà prestiti prestigiosi da istituzioni italiane ed europee come il Klee Zentrum di Berna, la Collezione Costakis di Salonicco, le raccolte di Intesa Sanpaolo, e sarà visitabile a Reggio Emilia dal 14 novembre al 14 marzo. 

Ma non finisce qui: per il 2027 è già pronto il progetto che festeggerà trent’anni di mostre a Palazzo Magnani. Arp - Ernst. Amicizie e amori: Hans Arp, Sophie Taeuber-Arp, Max Ernst, Dorothea Tanning celebrerà il legame umano e artistico tra due celebri maestri dell’arte del Novecento, allargando lo sguardo alle artiste che li accompagnarono influenzando il loro percorso. Incontri, amori e relazioni diventeranno così parte integrante di un racconto corale capace di restituire la complessità e la ricchezza di una densa stagione della cultura europea.


Ljubov' Sergeevna Popova (Ivanovo, 1889 - Mosca, 1924), Painterly Architectonics, 1918-1919. Olio su tela, 71,1 x 58,3 cm. Costakis Collection, MOMUS-Museum of Modern Art, Salonicco

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