Oltre ottanta opere per la prima grande mostra in Italia sulla celebre dinastia di pittori fiamminghi.
Francesca Grego
formato sconosciuto
Se pensiamo al Cinquecento fiammingo la mente corre immediatamente ai dipinti di Bruegel, visualizzando scene brulicanti di personaggi da osservare con calma per apprezzarne i dettagli vividi e minuti. Ma quale Bruegel? Fino a poco tempo fa la risposta era scontata: Pieter Bruegel il Vecchio, vissuto tra il 1525 e il 1569, capostipite di una dinastia di pittori di successo. I suoi figli - noti come Pieter Bruegel il Giovane e Jan Bruegel il Vecchio - così come il nipote Jan Bruegel il Giovane, sono stati spesso relegati nel ruolo di meri continuatori di una tradizione di famiglia. La mostra I Bruegel. Le origini dei generi pittorici in Europa, in programma a Palazzo Reale dal 29 settembre 2026 al 31 gennaio 2027, si prepara a raccontare un’altra storia.
Con oltre 80 opere, tra dipinti, disegni e incisioni, il progetto ideato da Bernard Aikema con la curatela di Carlotta Striolo ripercorrerà l’avventura della dinastia fiamminga tra peculiarità e innovazioni, dando spazio ai contributi di ognuno. Insieme, i Bruegel avrebbero dato vita a un “brand” ben riconoscibile sul mercato, in grado di soddisfare il gusto e la domanda di una borghesia in espansione sempre più interessata all’acquisto di opere d’arte. I loro soggetti, inoltre, avrebbero posto le basi per la nascita dei generi pittorici così come li conosciamo oggi - il paesaggio, la natura morta, le scene di vita popolare - anticipando una tendenza destinata a durare nel tempo.
Ricostruendo la storia della famiglia, la mostra milanese offrirà al pubblico l’occasione per conoscere meglio Jan Bruegel il Vecchio, un “artista un po’ sottovalutato, appure un grande innovatore”, secondo Aikema: una sua celebre natura morta con fiori conservata presso la Pinacoteca Ambrosiana ne testimonia i trascorsi in Italia e i contatti con un grande collezionista come il Cardinale Federico Borromeo. Accanto a questa, troveremo preziosi dipinti provenienti dal KMSKA di Anversa e dalla Collezione Liechtenstein di Vienna, oltre al Trionfo della morte del figlio Jan il Giovane.
Un’attenzione speciale sarà dedicata al tema del paesaggio, di cui Pieter Bruegel il Vecchio fu tra i più grandi innovatori in Europa. Attraverso “disegni spettacolari”, ha anticipato Aikema, la mostra evidenzierà l’inattesa influenza del modello di Tiziano sulle sue opere. Lo scambio tra il Bel Paese e le Fiandre, tuttavia, sembra procedere in entrambe le direzioni: “L'opera di Bruegel trova un parallelo in Italia piuttosto spettacolare con la produzione della dinastia dei Bassano”, ha spiegato Aikema: “Jacopo e i suoi figli propongono, dal 1560-70 in poi, uno stile incentrato su piccole figure tozze non classicistiche in paesaggi collinosi che hanno molto a che fare con le novità bruegeliane”.
Ultimo atto di un trittico di mostre a Palazzo Reale iniziato con Albrecht Dürer e proseguito con Hieronymus Bosch, l’esposizione è basata su un’idea del Rinascimento multiforme e multicentrica: l’obiettivo è andare oltre il modello italiano, che ha il suo fulcro nell’interesse per la classicità e in una nuova attenzione verso l’individuo, per guardare alle novità fiorite in tutta Europa, in un mondo che, dalla curiosità verso ciò che è diverso, sperimenta un’inusitata circolazione delle persone e delle idee.