Dipinti emblematici, documenti rari e i rivoluzionari intonarumori si riuniscono a Portogruaro, città natale dell’artista, per raccontare uno dei più originali sperimentatori del Novecento italiano.
Francesca Grego
formato sconosciuto
Con le sue sperimentazioni ha anticipato tendenze del XX secolo come la musica concreta, l’elettronica e la sound art contemporanea, realizzando l’ideale futurista di un’arte senza confini, dove immagini, suoni, parole sono parte di una stessa lingua, quella della vita. Eppure Luigi Russolo è ancora poco noto al grande pubblico. È dedicata a chi ama la sua originalità e a chi desidera conoscerlo meglio la mostra inaugurata da pochi giorni a Portogruaro (Venezia), città natale dell’artista, a 140 anni dalla sua nascita e alla vigilia dell’80° anniversario della scomparsa. Fino al prossimo 28 febbraio, Luigi Russolo. Rumorcolori ne ripercorre l’imprevedibile parabola dagli esordi simbolisti alla militanza nell’avanguardia, fino agli sviluppi esoterici degli ultimi anni, attraverso un’ottantina di opere: dipinti a olio, disegni, incisioni, ma anche mobili e una ricca sezione di documenti provenienti dagli archivi del Mart e della Biennale di Venezia, accanto, naturalmente, ai celebri intonarumori, le creazioni più singolari di Russolo. Ospite d’onore della mostra è il dipinto La musica del 1911, conservato presso la Estorick Collection of Modern Italian Art di Londra, da vent’anni assente dalle scene espositive italiane. Un’opera che condensa “tutta la poetica visionaria di Russolo”, afferma Guido Andrea Pautasso, curatore del progetto con Gabriele Simongini, “ed esprime il concetto di arte sinestetica, coniugando assieme pittura, esoterismo, musica e movimento, alludendo all’esistenza di un suono visivo, come se si potesse vedere e disegnare la musica seguendo la traccia di una scomposizione dinamica di un’eterea chiave di violino avvolta in una nebulosa”. Il dipinto Linee-forza della folgore (1912), inoltre, ritrova finalmente un frammento creduto perduto, conservato in una collezione privata romana, mentre prestiti di rilievo come Lampi del 1910 (dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma) e Autoritratto con teschi del 1908 (dal Museo del Novecento di Milano) impreziosiscono l'itinerario espositivo al Palazzo Vescovile di Portogruaro. Da non perdere, infine, è la ricostruzione della camera da letto dell’artista, con i mobili che si ritiene siano stati disegnati da lui personalmente e decorati con motivi legati alle sue ricerche sugli stati d’animo e sulla spiritualità. “Pittore, musicista, compositore, filosofo, inventore degli intonarumori, Russolo è forse il più sperimentatore in senso ampio e polifonico” all’interno della cerchia futurista, osserva il co-curatore Gabriele Simongini, l’artista “che meglio ha incarnato l’assunto marinettiano secondo cui il principio assoluto del Futurismo è il divenire continuo”. Figlio di Domenico, orologiaio, organista e direttore della schola cantorum di Latisana (Udine), Luigi si forma a Milano e manifesta presto la propensione a fondere suoni e immagini. Nei suoi dipinti la luce, la forma e il colore sono strumenti per esprimere le vibrazioni del mondo, una realtà estremamente dinamica percorsa da ritmi e tensioni. Ma non basta. Così progetta e costruisce gli intonarumori, scatole sonore che, grazie a meccanismi e manovelle, generano suoni di ogni tipo. L’Ululatore, il Gracidatore, il Ronzatore, il Rombatore, il Crepitatore, l’Urlatore sono gli strumenti di un nuovo linguaggio musicale capace di accogliere l’acustica del mondo contemporaneo.
Gli Intonarumori di Luigi Russolo ricostruiti da Pietro Verardo. Exhibition view "Luigi Russolo. Rumorcolori", Palazzo Vescovile di Portogruaro“Nel diciannovesimo secolo, coll’invenzione delle macchine, nacque il Rumore. Oggi, il Rumore trionfa e domina sovrano sulla sensibilità degli uomini”, scrive l’artista nel 1913: “L’arte musicale va complicandosi sempre di più, ricerca gli amalgami di suoni più dissonanti, più strani e più aspri per l’orecchio. Ci avviciniamo così sempre più al suono-rumore. Ogni manifestazione della nostra vita è accompagnata dal rumore. Il rumore è quindi famigliare al nostro orecchio, ed ha il potere di richiamarci immediatamente alla vita stessa”. Con gli intonarumori Russolo non si limita a imitare i suoni che lo circondano, ma li utilizza come veri e propri dispositivi di ricerca, e tiene concerti in Italia e all’estero. Il debutto, nel 1914 al Teatro dal Verme di Milano, è uno scandalo. La polizia vieta lo spettacolo, che si tiene ugualmente, facendo scoppiare il finimondo dentro e fuori dal teatro. Più tardi alle ricerche di Russolo si interesseranno musicisti del calibro di John Cage, Bela Bartok e Igor Stravinskij. Quest’ultimo, come testimoniano alcune lettere, volle conoscerlo personalmente e cercò di imitare con il pianoforte le sonorità dei suoi curiosi strumenti. In mostra gli intonarumori sono presenti grazie al lavoro del professor Pietro Verardo, che negli anni Settanta li ha riportati in vita attraverso ricostruzioni rigorose, dopo la distruzione degli originali sotto le bombe e gli incendi del secondo conflitto mondiale tra Parigi e Milano. Per Russolo è il secondo trauma inferto dalla guerra. Nel 1917, infatti, l’artista era stato gravemente ferito alla testa durante un’azione militare, restandone profondamente segnato: alla Biennale di Venezia del ‘26 lo racconterà a modo proprio nel dipinto Impressioni di bombardamento (Shrapnels e granate), da scoprire nel percorso espositivo. Futurista della prima ora, Russolo abbandona il movimento nel 1930, dopo l’ultima di undici partecipazioni alla Biennale veneziana. Da allora in poi, nella nuova casa sul Lago Maggiore, coltiverà la sua innata passione per le scienze occulte, le filosofie orientali e lo yoga, espressa in singolari paesaggi che definisce classico moderni. “Immagini criptiche, raffigurazioni della natura segreta dell’animo umano traslato in forme di alberi, in arbusti piegati dal vento in maniera quasi innaturale, in creature aliene fatte di fronde e frasche”, scrive Pautasso: “I titoli parlano da soli e inquadrano l’occhio irregolare dell’artista che coglie il mistero della Natura e lo fissa sulla tela dando ai paesaggi una nuova luce: la luminosità ignota di un altro mondo”. Nel dicembre del 1944, tuttavia, Russolo non mancherà all’ultimo appuntamento con il Futurismo: l’estremo saluto all’amico e mentore Filippo Tommaso Marinetti a Bellagio, del quale terrà l’elogio funebre, atto finale di una fratellanza artistica durata trent’anni.

Luigi Russolo, Impressioni di bombardamento (Shrapnels e granate), 1926. Olio su tela. Collezione del Comune di Portogruaro