Una delle esposizioni più complete mai realizzate sul movimento ottocentesco, dove una pittura rivoluzionaria incrocia le passioni del Risorgimento.
Francesca Grego
formato sconosciuto
Oltre 100 opere raccontano l’avventura dei Macchiaioli nella prima grande mostra dedicata al movimento a Milano, la città che, a partire dagli anni Venti del Novecento, fu teatro della sua riscoperta critica e collezionistica. Inserita nel palinsesto dell’Olimpiade Culturale che accompagna i Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano-Cortina 2026, l’esposizione di Palazzo Reale è una delle più complete mai realizzate sui Macchiaioli e presenta i risultati degli ultimi studi compiuti sul tema da tre autorevoli esperti, i curatori Francesca Dini, Elisabetta Matteucci e Fernando Mazzocca: un momento di riflessione e valorizzazione di una pagina fondamentale nella storia dell’arte del nostro paese, che ha contribuito a costruire le radici culturali dell’Italia moderna.
Forte della collaborazione dell’Istituto Matteucci di Viareggio, custode di un’importante collezione di opere del movimento e punto di riferimento imprescindibile per la pittura ottocentesca in Italia, da oggi, martedì 3 febbraio, fino al prossimo 14 giugno, la mostra offrirà la possibilità di ammirare insieme, in un itinerario di ampio respiro narrativo, dipinti provenienti da importanti musei come la Pinacoteca di Brera a Milano, le Gallerie degli Uffizi e Palazzo Pitti a Firenze, la GAM di Torino, il Museo Civico Giovanni Fattori di Livorno, nonché da numerose collezioni private.
Cuore del progetto è l’intreccio tra la rivoluzionaria ricerca pittorica dei Macchiaioli e le vicende del Risorgimento, alle quali molti artisti parteciparono in prima persona e di cui troviamo vibranti testimonianze in numerosi dipinti. Obiettivo di questi pittori fu la creazione di un linguaggio comune e condiviso, in cui potesse riconoscersi un paese che aspirava a realizzare, insieme a quella politica, un’unità culturale. Cultori del vero, i Macchiaioli si impegnarono profondamente per collegare l’arte alla realtà e alla vita. “Certamente nella sua breve, ma intensa, parabola, la rivoluzione della ‘macchia’ ha rappresentato una delle svolte più radicali nella lunga storia della pittura italiana”, osserva il curatore Fernando Mazzocca: “Tra la seconda metà degli anni Cinquanta e il decennio successivo, che coincide con la nascita della nazione e con un difficile, contraddittorio percorso unitario, segnato da grandi speranze e altrettante delusioni, i Macchiaioli hanno cercato di cambiare il mondo, o almeno la società, attraverso un nuovo modo di vedere, interpretare e rappresentare la realtà”.
A Palazzo Reale le vicende del gruppo si raccontano perciò in parallelo con la costruzione dell’Italia unita, dal 1848, anno di inizio dei moti risorgimentali, al 1873, data della morte di Giuseppe Mazzini, che ispirò le idee politiche dei Macchiaioli. Da Giovanni Fattori a Silvestro Lega, da Vincenzo Cabianca a Telemaco Signorini, il percorso dà spazio alle diverse anime del movimento e alle personalità individuali degli artisti che lo compongono. Comune a tutti, la scelta dell’innovativa tecnica pittorica della “macchia”, frutto di una ricerca sulla luce che anticipa le scoperte degli Impressionisti francesi, con cui i Macchiaioli condividono anche la pratica di dipingere all’aperto e “dal vero”, nonché la posizione decisamente anti-accademica. Ma a differenza dagli Impressionisti, che si presentavano al pubblico in mostre alternative ai Salon istituzionali, i Macchiaioli esposero le loro opere rivoluzionarie nelle mostre ufficiali in città come Firenze, Genova, Torino, Napoli, offrendosi con grande coraggio alle incomprensioni del pubblico e della critica. L'esposizione milanese evidenzia inoltre l’apertura culturale di questi artisti, troppo spesso indebitamente confinati in una dimensione regionale e vernacolare, illustrando come nella loro opera il culto della scienza e della natura di derivazione illuminista e positivista si sia tradotto nel culto del vero.
Paesaggi, ritratti e scene di vita quotidiana di nuova concezione popolano le nove sezioni della mostra, che documenta la varietà del repertorio macchiaiolo, sullo sfondo dei fermenti artistici della penisola nella seconda metà del XIX secolo. Ma l’attenzione maggiore si concentra sulla partecipazione degli artisti all’avventura del Risorgimento, riflessa in una parte significativa della loro produzione. “Si può dire che i Macchiaioli abbiano dato un contributo molto originale, assolutamente personale, a un genere, quello della pittura di storia contemporanea o potremmo dire risorgimentale, che aveva fatto irruzione come una grande novità nel panorama figurativo italiano a partire dalle vicende rivoluzionarie del 1848-49”, spiega Mazzocca. Un’esperienza e una passione, tuttavia, destinate ad avere vita breve: l’Unità d’Italia non mantenne le promesse e gli artisti ritennero che gli ideali democratici in cui avevano creduto fossero stati traditi, mentre Giuseppe Mazzini si spegneva esule e clandestino in patria.
“Noi fummo allora rivoluzionari e soldati, per esser dopo liberi cittadini di una grande nazione. E questa ragione, abbastanza onorifica, fece rimanere deserto il Caffé Michelangiolo (noto ritrovo del movimento a Firenze, n.d.r.), poiché se non tutti, due terzi almeno furono soldati o nei corpi franchi o nell’esercito” ricorda Telemaco Signorini nel 1867 sul Gazzettino delle Arti del Disegno: “Se tutte le grandi illusioni politiche che gli artisti si erano fatte non si effettuarono, fu però anche questo un vantaggio e un nuovo elemento di vitalità per loro onde poter produrre, poiché la vita attiva della campagna, il lasciare lo studio per del tempo, il veder cose nuove, dovea con più forza e coraggio ritemprare il corpo, far sviluppare le qualità morali dello spirito, e far produrre con maggior forza e ardore le recenti scene della vita di campo”.
La mostra si chiude evocando il legame di Milano con la fortuna critica e collezionistica dei Macchiaioli. Ne sono testimoni il capolavoro La toilette del mattino di Telemaco Signorini, appartenuto al Maestro Arturo Toscanini, e alcuni dipinti militari di Giovanni Fattori, che insieme furono fonte di ispirazione per il film Senso (1954) di Luchino Visconti.
Un ricco programma di iniziative collaterali offre al pubblico l’occasione di ampliare l’esperienza della mostra: dagli audio racconti attivabili tramite app o QR code alla nuova serie di podcast “I Macchiaioli” di 24Ore Podcast, disponibili su Radio 24 e sulle principali piattaforme audio, fino alle conversazioni con i curatori (3 marzo, 16 aprile, 19 maggio), alla rassegna cinematografica “I Macchiaioli - 7 film tra rivoluzioni e illusioni” presso la Cineteca Milano Arlecchino (19 febbraio-9 aprile) e alla festa da ballo ottocentesca in programma a Palazzo Reale domenica 22 marzo.