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La scoperta dell’iscrizione dedicata al “fulgur submanium” attribuito alla divinità romana dei fulmini notturni apre nuove prospettive sulla storia di un settore della Villa

Samantha De Martin
formato sconosciuto

Un’iscrizione relativa a un fulgur submanium - attribuito a Summano, la divinità romana dei fulmini notturni – riaffiora dal cosiddetto Anfiteatro di Villa Adriana. Sulla lastra, in due righe di lettere capitali, si legge integralmente: FVLGVR SVBMANIVM.
La scoperta è avvenuta nell’ambito delle indagini che il Dipartimento di Studi Umanistici (DISTUM) dell’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo conduce, su concessione del Ministero della Cultura e in collaborazione con l’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este. La lastra iscritta si trova ancora nella sua posizione originaria, inserita nella struttura alla quale apparteneva. Precisamente la scoperta è avvenuta in un settore compreso tra il cosiddetto Anfiteatro e il banco di tufo dove gli archeologi hanno messo in luce una piccola struttura quadrangolare, realizzata con elementi di tufo legati da malta, sul cui fronte è ancora inserita la lastra di marmo iscritta, di 40 per 35 centimetri.
Le fonti antiche distinguevano infatti le folgori diurne, attribuite a Giove, da quelle notturne, ricondotte a Summano.

Il significato del rinvenimento andrebbe però oltre le parole incise sulla lastra. Secondo gli archeologi, il complesso è collegato alla sacralizzazione rituale del luogo colpito dal fulmine e la struttura potrebbe costituire il segnacolo o la delimitazione di un bidental, cioé lo spazio sacro connesso a questo tipo di evento. Nel mondo romano, infatti, il luogo raggiunto dalla folgore veniva infatti considerato “religiosus”, consacrato dall’intervento della divinità, segnando l’irruzione del divino nello spazio degli uomini. Proprio per questo le tracce materiali colpite dal fulmine venivano raccolte e deposte nella terra, accompagnate da formule rituali e sacrifici. L’espressione fulgur conditum si riferisce proprio a questa pratica di deposizione e sepoltura. «Questa scoperta – ha detto il ministro della Cultura, Alessandro Giuli - ci restituisce una testimonianza rara e di straordinaria forza evocativa della religiosità romana: il segno lasciato da un fulmine e il rito attraverso il quale il luogo colpito veniva riconosciuto come appartenente alla sfera divina. È un tema profondamente radicato nella cultura antica, tornato con forza alla nostra attenzione grazie agli straordinari ritrovamenti del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni, dove un fulmine in bronzo, deposto insieme a una freccia in selce, ha restituito una suggestiva traccia del rito del fulgur conditum. Villa Adriana aggiunge oggi un nuovo, eccezionale tassello a questo orizzonte religioso, ancora conservato nel suo contesto originario».

La scoperta sposta l’attenzione dalle grandi architetture alla sfera più intima della religiosità romana. Come ribadisce il direttore dell’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, Alberto Samonà, «Ritrovare il segno materiale della sacralizzazione di un luogo colpito da un fulmine ci permette di toccare con mano le meticolose procedure rituali del tempo. La ricerca archeologica nelle VILLÆ di Tivoli si conferma preziosa per svelare non solo le forme del potere, ma l’intera grammatica culturale, antropologica e religiosa del mondo antico». Il rinvenimento dell’iscrizione ancora conservata nella sua posizione originaria è considerato un dato di eccezionale importanza dal professor Fabio Giorgio Cavallero, direttore dello scavo. «Il rapporto stratigrafico tra il fulgur conditum, la rasatura del palazzo rinvenuto nell’area del cosiddetto Anfiteatro nel 2024 e il seppellimento delle sue strutture potrà chiarire la sequenza che condusse alle trasformazioni di tutta l’area monumentale. La scoperta apre nuove prospettive sulla storia di questo settore di Villa Adriana e sul ruolo del rituale del fulgur conditum nella riorganizzazione degli spazi».
Secondo Viviana Carbonara, funzionario responsabile delle concessioni di scavo, e Sergio Del Ferro, funzionario responsabile di Villa Adriana, «La scoperta dell’iscrizione dedicata al fulgur submanium dimostra ancora una volta come lo scavo possa aprire nuove prospettive di conoscenza e contribuire a riscrivere pagine della storia del sito, restituendone la complessità e la straordinaria ricchezza culturale».
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