450 ANNI NEL NOME DI MICHELANGELO
E DELL’ACCADEMIA DELLE ARTI DEL DISEGNO DI FIRENZE

 
Una grande mostra rilegge la parabola del celebre scultore in dialogo con il mecenate che cambiò il volto della Città Eterna, Papa Urbano VIII.   

Francesca Grego
formato sconosciuto

“Gran fortuna è la vostra, o Cavaliere, di veder Papa il Cardinal Maffeo Barberino, ma assai maggiore è la nostra, che il Cavalier Bernino viva nel nostro Pontificato”. Con queste parole il pontefice Urbano VIII, fresco di nomina, accoglieva alla sua corte il genio di Gian Lorenzo Bernini, giovane scultore che avrebbe fatto di Roma la capitale delle arti. La loro fu un’amicizia speciale, iniziata ancor prima che Maffeo ascendesse al soglio pontificio, un sodalizio intellettuale che avrebbe stimolato Bernini a divenire anche architetto, pittore, artista universale e regista di quel linguaggio passato alla storia con il nome di Barocco, di cui Gian Lorenzo fu ideatore e principale interprete.  

Da domani, giovedì 12 febbraio, fino al prossimo 14 giugno una grande mostra racconterà nell’eloquente cornice di Palazzo Barberini la parabola dello scultore attraverso il dialogo con il suo primo e decisivo committente, il Cardinale Maffeo Barberini, eletto papa nel 1623 con il nome di Urbano VIII. Nel quattrocentesimo anniversario della consacrazione della nuova Basilica di San Pietro, tra i momenti più alti del Barocco romano e del lavoro del maestro, Bernini e i Barberini riunisce a Roma prestiti da prestigiosi musei, dalla National Gallery di Londra all’Albertina di Vienna, dal Thyssen Bornemisza di Madrid al J. Paul Getty Museum di Los Angeles, il Musée Jacquemart-André e il Louvre di Parigi, la Morgan Library di New York, la National Gallery of Art di Washington, fino alla Fabbrica di San Pietro in Vaticano, le Gallerie degli Uffizi di Firenze, l’Accademia Carrara di Bergamo.

A cura di Andrea Bacchi e Maurizia Cicconi, con il patrocinio della Fabbrica di San Pietro e il sostegno di Intesa Sanpaolo, la mostra ricostruisce la genesi e lo sviluppo del Barocco, che secondo alcuni studi avrebbe avuto origine proprio nel fortunato incontro tra lo scultore e il pontefice. Sarebbe stato  Maffeo, colto mecenate e cardinale ambizioso, a scoprire il talento di Bernini, favorendo attraverso una lunga collaborazione la maturazione dell’estetica del XVII secolo.  
A Palazzo Barberini lo apprendiamo in un itinerario scandito da sei sezioni, che ripercorre la carriera dell’artista fin dagli esordi. Opere come il San Sebastiano del Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid e il Putto con drago del Getty Museum testimoniano l’alba della scultura barocca, mentre prestiti eccezionali quali Le Quattro Stagioni dalla collezione Aldobrandini offrono l’occasione di approfondire il confronto di Gian Lorenzo con il padre Pietro. Disegni, incisioni e modelli invitano poi ad approfondire il ruolo di Bernini nei grandi cantieri di San Pietro, dal Baldacchino alla crociera, dalla spettacolare Cattedra alla tomba di Urbano VIII

Da non perdere sono le sezioni sull’arte del ritratto, di cui Bernini fu maestro, con le effigi dei pontefici Paolo V Borghese e Gregorio XV Ludovisi, ma soprattutto la ricca serie dedicata a Urbano VIII, un eccezionale nucleo di busti in marmo e bronzo dispersi smembrato da secoli e mai presentati insieme prima d’ora. Il confronto evidenzia l’esuberante inventiva dello scultore, accanto al graduale emergere di un canone destinato ad avere fortuna, dove il volto del pontefice si trasforma in immagine assoluta del potere spirituale e temporale, con una vibrante resa psicologica. Il capitolo intitolato "Apes Urbanae", invece, restituisce in una vera e propria antologia di marmi i volti di cardinali, intellettuali, cortigiani e personaggi eccentrici che popolavano la Roma di Urbano VIII.

Anche Palazzo Barberini, teatro della mostra, partecipa all’allestimento da protagonista: una sezione dedicata ne ricostruisce la genesi attraverso disegni, modelli e opere d’arte, illustrando come questo edificio simbolico dell’Urbe barocca sia il frutto di un’impresa corale e del confronto - non privo di competizione - di Bernini con Francesco Borromini e Pietro da Cortona. Una selezione di capolavori d’arte testimonia invece la ricchezza dell’antica collezione Barberini: tra questi spiccano i dipinti di Guido Reni, il pittore più amato dalla famiglia e profondamente stimato da Bernini.     

La mostra si chiude con un’esplorazione degli intrecci tra arte e potere, indagando sugli spazi di libertà creativa che un artista così impegnato alla corte pontificia riuscì a ritagliarsi. Qui trovano spazio busti raramente esposti - come quello di Thomas Baker (Victoria and Albert Museum, Londra) - e dipinti attribuiti a Bernini, documenti di un’attività svolta per diletto e sperimentazione, lontana dai vincoli della grande committenza pubblica. Fulcro ideale di questa galassia è il celebre busto di Costanza Bonarelliproveniente dal Museo del Bargello, unico ritratto scultoreo realizzato da Bernini senza un committente: un’opera che restituisce l’intensità di una relazione sentimentale controversa, segnando uno dei vertici della ritrattistica barocca.
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