Celebri, ricche e contese dalle corti, le due artiste lavorarono entrambe per la famiglia di Ferdinando IV. La mostra di Napoli ricostruisce due vite in fuga e in ascesa, e si chiede perché la storia dell’arte le abbia poi messe da parte.
Nel 1787
Angelica Kauffmann si ritrae in un dipinto destinato agli Uffizi. Due anni più tardi
Élisabeth Louise Vigée Le Brun, appena lasciata la Francia della Rivoluzione, fa lo stesso e regala un suo autoritratto alla galleria fiorentina. Non sono semplici ritratti: sono biglietti da visita. Ciascuna sceglie come mostrarsi – artista affermata, donna colta, professionista – in un’epoca in cui le donne erano molto più spesso l’oggetto della pittura che chi la esercitava.
Da quei due quadri, arrivati da Firenze, parte la mostra
Angelica e Élisabeth. L’età delle donne pittrici, che dal 6 novembre 2026 al 7 marzo 2027 è ospitata alle Gallerie d’Italia di Napoli. Un’esposizione che mette per la prima volta a confronto, attraverso 73 opere, le vicende artistiche e personali di Angelica Kauffmann ed Élisabeth Louise Vigée Le Brun, due tra le più importanti protagoniste della pittura europea tra la seconda metà del Settecento e gli inizi dell’Ottocento. Curata da Francesco Leone, Fernando Mazzocca ed Elisabetta Rasy, con il contributo dell’Accademia Nazionale di San Luca, la mostra riunisce dipinti, disegni, incisioni e sculture provenienti da importanti collezioni pubbliche e private, italiane e internazionali, invitando a rileggere una stagione della storia dell’arte attraverso lo sguardo di due donne che seppero conquistare autonomia professionale e riconoscimento sociale, pur confrontandosi con i limiti e gli ostacoli imposti loro dal sistema artistico del tempo.
Nate a quattordici anni di distanza, Kauffmann e Vigée Le Brun condivisero la stessa ambizione: trasformare il talento artistico in una professione autonoma e costruire una carriera dal respiro internazionale. Entrambe figlie di pittori, conquistarono una notorietà che superò ampiamente i confini dei rispettivi paesi d’origine, pur seguendo traiettorie differenti. Due artiste con caratteri, stili e temperamenti profondamente diversi, ma parimenti con sorprendenti affinità. Precoci nella formazione, trasformarono la pittura in una professione, raggiungendo un'indipendenza economica rara per le donne del loro tempo. Personalità coraggiose, avventurose e determinate, Angelica ed Élisabeth furono due artiste capaci di attraversare l'Europa e di conquistare ambienti tradizionalmente riservati agli uomini.
Kauffmann era ambiziosa: voleva "farsi artista grande". Poliglotta, di vasta cultura letteraria e musicale, puntò alla pittura di storia, il genere più alto della gerarchia accademica e il più difficile da praticare per una donna. Nel 1768 fu, con Mary Moser, una delle sole due donne tra i fondatori della Royal Academy di Londra. Dal 1781 si stabilì a Roma con il secondo marito, il pittore Antonio Zucchi, e il suo studio divenne uno dei salotti più frequentati della città: vi passarono Goethe e Antonio Canova.
Vigée Le Brun scelse invece il ritratto, e ne fece un’arte di regia: la ritrattista prediletta di Maria Antonietta contribuì a costruire l’immagine pubblica della regina di Francia. Nel 1783 entrò all’Académie Royale insieme ad Adélaïde Labille-Guiard. Poi, con la Rivoluzione nel 1789, la fuga: Roma, Parma, Napoli, quindi Vienna, San Pietroburgo e Berlino, accolta ovunque nelle Accademie e nelle corti, prima di rientrare nell’Esagono nel 1802. Il racconto di quegli anni sta nei suoi celebri Souvenirs.
La mostra mette a confronto le due esperienze artistiche e il percorso espositivo si articola in sei sezioni, pensate per accompagnare il visitatore attraverso le biografie, le opere e le relazioni culturali delle due protagoniste. Si apre con il tema degli autoritratti, per poi dedicare due nuclei distinti alle singole artiste. Una quarta sezione mette direttamente a confronto le due pittrici, evidenziandone le analogie e le differenze. La quinta amplia lo sguardo alle numerose altre donne che, nello stesso periodo, esercitarono la pittura a livello professionale; infine la sesta approfondisce le reti di relazioni e i contatti culturali che contribuirono alla loro affermazione.
La scelta di Napoli come sede dell’esposizione assume un significato che va ben oltre il valore simbolico della città. Nel Settecento, Napoli rappresentava una delle tappe fondamentali del Grand Tour ed era un centro frequentato da artisti, intellettuali e collezionisti provenienti da tutta Europa. La corte borbonica costituiva inoltre un importante polo di attrazione culturale e artistica. Kauffmann e Vigée Le Brun lavorarono, in momenti diversi, per la famiglia reale, lasciando, attraverso i loro ritratti, testimonianze della corte e della società napoletana. Questo rapporto emerge in modo particolare attraverso alcune opere esposte. Tra queste figura il Modello per il ritratto di re Ferdinando IV di Napoli e della sua famiglia, della Kauffmann, proveniente dalle Princely Collections del Liechtenstein, accanto ai ritratti delle principesse borboniche Maria Cristina e Maria Teresa Carolina Giuseppina, realizzati da Vigée Le Brun, entrambi conservati al Museo e Real Bosco di Capodimonte.
Al di là del valore storico e artistico delle opere esposte, Angelica e Élisabeth. L’età delle donne pittrici invita a una riflessione che trascende i confini temporali e interroga direttamente il presente: quale spazio è stato riconosciuto alle donne nella costruzione della storia dell’arte? E quante personalità, pur avendo raggiunto fama e riconoscimento durante la propria vita, sono state successivamente marginalizzate nella narrazione storiografica?
La questione richiama il dibattito aperto nel 1971 dalla storica dell’arte Linda Nochlin con il celebre saggio
Why Have There Been No Great Women Artists?. Nochlin mise in discussione l'idea che la scarsa presenza delle donne nel canone artistico fosse riconducibile a una presunta mancanza di talento, evidenziando invece il peso delle strutture sociali, educative e istituzionali che, storicamente, avevano limitato l'accesso delle artiste alla formazione, alle istituzioni e alle opportunità professionali. Una prospettiva che ha contribuito a modificare profondamente il modo di studiare e interpretare la storia dell'arte.
A distanza di oltre cinquant'anni, il tema della rappresentanza femminile rimane attuale. Le vicende di Kauffmann e Vigée Le Brun mostrano come il successo individuale non coincida necessariamente con il superamento delle disuguaglianze di un’epoca o di un periodo storico.
Ma mostrano anche che non esisteva un solo modo di farcela. Davanti agli stessi limiti, le due scelsero strade opposte: Kauffmann sfidò il sistema sul terreno che le era meno concesso, la pittura di storia, accettandone le regole per batterlo al suo stesso gioco; Vigée Le Brun prese il genere lasciato alle donne, il ritratto, e lo trasformò in uno strumento di potere, capace di fabbricare l’immagine di una regina. È qui che il confronto diventa necessario: "donne pittrici" non è un genere, e chiuderle in quella categoria significherebbe relegarle di nuovo in uno scaffale a parte. Guardarle una accanto all’altra obbliga invece a vederle per quello che furono: due pittrici, semplicemente diverse tra loro, animate dal desiderio di farcela ad ogni costo.