Dal boom di visitatori ai laboratori per bambini e ai progetti per la salute: Andrea Schiappelli racconta ad ARTE.it come il PArCo riporta il Colosseo al centro della città.
Negli ultimi anni il
Parco archeologico del Colosseo ha registrato una crescita impressionante del pubblico. Dopo il crollo dovuto alla pandemia - quando nel 2021 i visitatori furono poco meno di 1,7 milioni - il sito ha recuperato rapidamente, arrivando a 9,8 milioni nel 2022, 12,3 milioni nel 2023 e
14.733.395 ingressi nel 2024. Numeri che confermano il
Colosseo e l’area archeologica centrale di Roma come il luogo della cultura più visitato d’Italia.
Accanto ai grandi flussi internazionali emerge però anche un dato meno evidente ma significativo:
cresce la presenza del pubblico italiano, che oggi rappresenta il 24% dei visitatori, mentre tra questi quasi la metà proviene dal Lazio (quasi 45% nel 2023). Con una doverosa puntualizzazione. Dal 2022, su indicazione della Direzione generale Bilancio del Ministero della Cultura, vengono conteggiati anche i secondi accessi con il biglietto del circuito: lo stesso visitatore può quindi essere registrato sia al
Colosseo sia al
Foro Romano–Palatino.
Ma sono soprattutto i giovani ad avere un peso rilevante: i
l 23% del pubblico ha meno di 24 anni. Un dato favorito anche dalle politiche di accesso ai luoghi della cultura italiani, che prevedono l’
ingresso gratuito per tutti i minori di 18 anni nei musei e nei siti statali.
Dietro questo scenario c’è una strategia precisa che negli ultimi anni ha cercato di
riportare il PArCo al centro della vita culturale della città, rafforzando il rapporto con i cittadini e con le nuove generazioni. Un ruolo importante a sostegno di questa direzione lo hanno avuto anche le
Membership card, che permettono ingressi illimitati e l’accesso a iniziative e appuntamenti dedicati, inclusi eventi riservati ed esperienze esclusive come mostre, presentazioni, inaugurazioni o eventi speciali a numero chiuso. C'è anche chi abita in zona e la usa per attraversare il parco per comodità e ci sono molti stranieri, evidentemente residenti, che hanno sottoscritto la card; ad oggi, nel complesso,
dall'inizio del programma sono state emesse oltre 15mila card.
La diffusione delle membership card è solo uno degli strumenti con cui il PArCo ha cercato di ricostruire un rapporto stabile con il pubblico locale. Ma dietro questa strategia c’è anche un lavoro culturale più ampio, legato alla trasformazione del modo in cui il Colosseo viene raccontato e vissuto. Un cambiamento iniziato nel 2017, anno in cui nasce il Parco archeologico del Colosseo come istituzione autonoma e in cui
Andrea Schiappelli entra a far parte della struttura occupandosi presto delle attività di educazione, didattica e formazione.
È in quel momento che prende forma una nuova linea di lavoro, orientata ad ampliare lo sguardo oltre la narrazione archeologica tradizionale e a sviluppare progetti capaci di coinvolgere comunità diverse. Come racconta lo stesso Schiappelli: “Ho sempre creduto nell’importanza di raccontare gli aspetti un po' più collaterali all'archeologia classica romana, facendo emergere altre storie post-antiche o non
mainstream, ambientando nello scenario del Parco del Colosseo una serie di attività rivolte al benessere, attività inclusive e accessibili per instaurare un rapporto con le comunità del territorio più stretto.”
Mentre il
Ministero della Cultura si prepara a firmare con il Ministero della Salute un protocollo che consentirà ai medici — in particolare agli psichiatri — di prescrivere come terapia una visita in musei, gallerie o parchi archeologici (un modello già sperimentato in paesi come il Canada), il Parco archeologico del Colosseo ha già avviato da anni una serie di
progetti dedicati al rapporto tra arte, salute e inclusione sociale.
“Fino a qualche anno fa molti non osavano neanche aprire le porte a questo tipo di attività diciamo collaterali di arte e benessere per la paura di essere accusati di non usare adeguatamente gli spazi artistici” afferma Schiappelli.
Nel tempo l’idea di lavorare sull’arte come strumento di benessere si è progressivamente strutturata in un programma organico: “Il progetto-cornice che abbiamo creato nel 2019 si chiama
Salus per Artem ed è il programma in cui rientrano tutte le attività di arte e benessere che abbiamo attivato nel tempo.
La prima iniziativa ha visto coinvolta l’associazione ParkinZone che segue i malati di Parkinson, con cui abbiamo elaborato un progetto pilota che ha fatto da guida per altre iniziative che riguardano la disabilità visiva, auditiva, cognitiva e motoria. Adesso stiamo lavorando su progetti che riguardano le
patologie oncologiche sia per adulti che per bambini. Ma non solo. Lavoriamo assiduamente anche sul fronte delle proposte per contrastare il
disagio sociale che riguarda la povertà culturale, i migranti, comunità straniere a Roma e ancora, ad esempio, associazioni di donne sotto protezione.”
Queste iniziative non nascono solo come attività di sostegno ed educative, ma come veri percorsi di relazione con le associazioni e con le comunità del territorio. Un lavoro costruito nel tempo attraverso collaborazioni dirette e rapporti di fiducia.
“La nostra filosofia è di
rafforzare i legami col territorio sul fronte del terzo settore. Con le associazioni di volontariato non solo collaboriamo per redigere un protocollo di intesa ma cerchiamo di instaurare un rapporto di frequentazione e di familiarità.”
In generale il PArCo continua a sperimentare nuovi linguaggi e nuovi formati di partecipazione per coinvolgere fasce di pubblico più giovani.
“Abbiamo il dovere di sperimentare per cercare nuovi linguaggi. Lo stesso
Massimo Osanna, direttore generale Musei presso il Ministero della cultura, durante uno degli ultimi convegni ha detto agli operatori museali presenti in sala “abbiate coraggio!”. Dai numeri spesso è evidente che c'è uno scollamento tra certe fasce di pubblico, soprattutto i giovani, e i luoghi d'arte.”
Accanto ai programmi dedicati alla salute e all’inclusione sociale, il PArCo ha sviluppato negli anni un ricco calendario di
laboratori e attività per i più giovani, in particolare per la fascia tra 7 e 12 anni, quella su cui si concentra gran parte dell’offerta educativa. Le attività si svolgono quasi sempre all’aperto, negli spazi verdi del Palatino e nelle aree meno frequentate del Parco, anche perché - nonostante l’ampiezza del sito -
un laboratorio didattico al chiuso non è ancora disponibile: uno spazio dedicato è però in costruzione agli Orti Farnesiani. Nel frattempo i percorsi privilegiano il movimento e il gioco: molte iniziative sono concepite come
cacce al tesoro tra i monumenti e le aree naturalistiche, pensate per far esplorare il parco ai ragazzi in modo dinamico e partecipato. Accanto ai laboratori tematici - che spaziano dall’archeologia alla natura fino alla storia delle chiese presenti nell’area archeologica - il PArCo organizza anche eventi speciali per le famiglie, come lo
spettacolo teatrale sulla nascita di Roma, realizzato con la compagnia legata all’eredità artistica di Gigi Proietti, oggi curata dalle figlie Susanna e Carlotta, oppure
iniziative dedicate alla promozione della lettura come “Piovono libri”, che trasforma per un giorno il Parco in uno spazio di scambio e diffusione gratuita di libri per contrastare l’analfabetismo culturale.
“Abbiamo questa fortuna di avere una produzione interna delle immagini grafiche e di tanti contenuti. Molti dei materiali utilizzati nei laboratori - mappe, giochi, figurine e illustrazioni - sono realizzati da Silvio Costa, illustratore e fumettista che lavora all’interno del PArCo come assistente tecnico e che abbiamo scelto di valorizzare nel progetto educativo.”
Accanto ai laboratori e alle attività educative, il PArCo ha sviluppato anche una serie di progetti audiovisivi pensati per il pubblico dei social, tra cui il format musicale
“Star Walks”, una serie di video pubblicati sulle piattaforme social del PArCo in cui artisti della scena musicale italiana si esibiscono dal vivo tra le rovine dell’area archeologica. I brani vengono registrati senza pubblico, immersi negli scenari del
Foro Romano, del
Palatino o di altri spazi del Parco, alternando performance e momenti di racconto dei luoghi.
Andrea Schiappelli racconta così la nascita del progetto: “Oltre sei anni fa, in era pre-Covid, abbiamo avuto l'idea di fare un programma che si chiamasse “Star Walks” dove abbiamo invitato dei musicisti anche famosi a fare delle performance live al PArCo senza pubblico, registrate e inframmezzate a un'intervista in cui ci si confrontava anche su luoghi che si stavano attraversando. La prima puntata pubblicata aveva come protagonisti i
Zen Circus. Prima ancora avevamo registrato la puntata pilota con
Daniele Silvestri insieme al giornalista Gino Castaldo che gli faceva da cicerone in giro nella
Domus Aurea.”
Nel corso degli anni il progetto ha ospitato diversi artisti, alcuni dei quali sono diventati nel frattempo protagonisti della scena musicale internazionale: “Alla fine del 2020 abbiamo avuto i
Maneskin prima che diventassero famosissimi a Sanremo, e hanno suonato per noi il brano “Vent’anni” nei giardini della Domus Flavia sul Palatino.
Il loro video pubblicato sulla pagina YouTube del Parco è il più visto in assoluto con oltre 350.000 visualizzazioni.”
La seconda serie del programma, iniziata con i
Santi Francesi alla fine del 2023, ha visto un cambio di format, valorizzando le performance dal vivo registrate nei luoghi archeologici più suggestivi del Parco e separando il dialogo itinerante degli artisti con l'archeologo, pubblicato solo su Instagram.
“I
KuTso di Roma hanno addirittura scritto appositamente un brano per noi; a tutti gli effetti (così mi risulta!) è il primo pezzo rock dedicato al Foro Romano. E’ una puntata un po’ buffa, dove si fa ironia sulla confusione che molti fanno tra
Foro romano e
Fori Imperiali. In questa seconda serie abbiamo inserito dei bei voli di drone che valorizzano i luoghi, come nel caso della puntata in notturna con il duo di musica elettronica
Future Nomadz nella Domus Tiberiana”.
Un’ulteriore fronte di sperimentazione riguarda la produzione di cortometraggi animati originali, pensati per raccontare episodi poco noti della storia del Foro e del Palatino con un linguaggio accessibile ma rigoroso dal punto di vista scientifico. Il primo episodio della serie denominata
“Miracolose ruine”, è stato presentato al Festival del cinema archeologico di Rovereto, uno degli appuntamenti più importanti del settore. Andrea Schiappelli racconta così la nascita e il metodo di lavoro di questo progetto.
“Il primo episodio si intitola “
1536 il corteo di Carlo V” e racconta un momento epocale ovvero quando il corteo dell’imperatore attraversa il Foro Romano. In quell'occasione papa Paolo III Farnese risistema tutta la valle del Foro, ormai divenuta un pascolo in abbandono, fa abbattere le costruzioni medievali edificate nel frattempo e rimette a lucido quelle poche ancora rovine visibili per impressionare l'imperatore e il suo corteo.
Disegni, animazioni e regia si devono a Juan Pablo Etcheverry Ciancio che si è perfettamente calato nello spirito perché si voleva mantenere quel gusto delle incisioni d'epoca di
van Heemskerck e di
Duperac. Il cortometraggio evidenzia bene come è proprio grazie ai disegni dell’artista olandese che abbiamo delle istantanee del Foro nei giorni prima che arrivasse l’imperatore.”
La nuova puntata di Miracolose Ruine sarà sui
segreti di Villa Mills, una villa gotica che poco conosciuta che sorgeva sul Palatino e che aveva inglobato dei resti della Domus Augustana. È una storia molto particolare perché all'interno c'era anche una loggia rinascimentale dipinta i cui tondi affrescati furono tagliati e portati addirittura in America, poi riconosciuti e riportati sul posto. Il percorso è lo stesso della prima puntata: un'animazione completamente manuale, non da intelligenza artificiale, con un grande lavoro di ricerca iconografica e storica. Tanto per dare un’idea, il documento associato alla prima puntata sono 45 pagine di reference iconografiche in cui si citano una per una tutte le incisioni e i quadri da cui sono stati presi gli spunti grafici poi rielaborati. “L'idea di
Simone Quilici, direttore del Parco archeologico del Colosseo, è che queste animazioni possano dare vita a una serie tv da proporre a piattaforme di distribuzione come RAI o Sky Arte” conclude Schiappelli.
Se per milioni di visitatori il
Colosseo resta l’icona monumentale di Roma, per chi lavora ogni giorno nel Parco archeologico la sfida è un’altra: trasformarlo in un luogo vivo, frequentato non solo dai turisti ma anche dai romani. Dai laboratori per bambini ai video musicali, dalle animazioni storiche ai progetti dedicati al benessere e alla salute mentale, il Colosseo sta diventando anche un grande laboratorio di sperimentazione culturale. Un modo per ricordare che il patrimonio non appartiene solo al passato, ma può continuare a parlare al presente.