Prima grande mostra in Italia per la dinastia di pittori fiamminghi che ha cambiato la storia della pittura europea.
Francesca Grego
formato sconosciuto
C’è Pieter, il capostipite, detto il Vecchio, iniziatore di una pittura piuttosto originale nel panorama del Cinquecento europeo. E suo figlio Pieter il Giovane, il primo a fare tesoro dell’eredità paterna e a trasformare l’arte in un affare di famiglia. E poi Jan “dei Fiori” o “dei Velluti”, il secondogenito, innovatore raffinato e cosmopolita. Si potrebbe continuare a lungo, perché la prolifica dinastia dei Brueghel produsse artisti per diverse generazioni, ma la grande mostra inaugurata oggi a Palazzo Reale si ferma qui, e non è poco. Ideata da Bernard Aikema e curata da Carlotta Striolo, I Brueghel. Le origini dei generi pittorici in Europa propone per la prima volta uno sguardo d’insieme sulla celebre famiglia di maestri fiamminghi, portando alla luce il suo decisivo contributo all’evoluzione della pittura europea nel XVI e XVII secolo. Emergono inoltre le peculiarità dei singoli artisti, in passato spesso rimaste nell’ombra, con i rampolli Pieter il Giovane e Jan oscurati dal genio paterno e relegati nel ruolo di meri continuatori di una tradizione.
"I Brueghel. Le origini dei generi pittorici in Europa", Palazzo Reale, Milano. Foto Sofia Brogi In programma fino al 31 gennaio 2027, l’esposizione riunisce oltre 80 dipinti, incisioni e disegni, per raccontare come la moderna pittura europea abbia origine proprio nella bottega dei Brueghel. Ultimo atto di una trilogia iniziata a Palazzo Reale con Albrecht Dürer e proseguita con Hieronymus Bosch, il progetto è basato sull’idea di un Rinascimento multiforme e multicentrico: l’obiettivo è andare oltre il modello italiano, per guardare alle novità fiorite in tutto il continente in un momento di grande apertura e dinamismo.
Voliamo quindi nelle ricche Fiandre del Cinquecento e del Seicento, dove una borghesia in rapida espansione si affianca a nobili e religiosi nel commissionare opere d’arte. La domanda cresce e si trasforma: non è un caso, per esempio, che i Brueghel producano per lo più dipinti di piccolo e medio formato, adatti a una fruizione privata e casalinga, anziché a chiese e grandi palazzi. Ma la novità più interessante è l’estrema differenziazione dei soggetti per rispondere alle richieste di un pubblico sempre più variegato: scene di vita popolare, paesaggi innevati, marine, nature morte, visioni fantastiche, battaglie, allegorie, episodi biblici e mitologici animano i quadri dei Brueghel. “Non c’era altra ‘scuola’ o dinastia artistica all’epoca che padroneggiasse una tale diversità di temi e tipologie”, scrive Aikema: “Unica eccezione: la ritrattistica che sembra - ma non completamente - assente dal loro repertorio”.
Jan Brueghel il Vecchio, Il concerto di Orfeo agli Inferi per Plutone e Proserpina, 1594 circa. Olio su rame. Galleria Colonna, RomaÈ da questo caleidoscopio di immagini che nascono i generi della pittura così come li conosciamo oggi, suggerisce la mostra. È Pieter il Giovane a dare il via alla produzione seriale, selezionando dal repertorio paterno i modelli più appetibili dal punto di vista commerciale e immettendone sul mercato moltissime repliche con l’aiuto di copisti specializzati. È interessante osservare come spesso, di replica in replica, dettagli e significati di un’immagine varino in misura sensibile, dando vita, in qualche modo, a un’opera nuova.
Jan dei Fiori o dei Velluti, detto il Vecchio per distinguerlo dal figlio omonimo, si segnala invece per le invenzioni fantasiose con cui rinnova la tradizione di casa: sua è l’idea dei cabinet paintings, dipinti su rame di piccolo formato estremamente preziosi, che vende in tutta Europa, o di nuovi, fortunati soggetti come i paradisi terrestri, le allegorie degli elementi e delle stagioni. Cosmopolita e raffinato, Jan lavora tra Praga, dove è al servizio dell’imperatore Rodolfo d’Asburgo, Anversa e Bruxelles, conquistando il favore di collezionisti prestigiosi. Nel 1595 è a Milano, tra gli artisti favoriti dal cardinale Federico Borromeo. Per lui realizza la pregiata natura morta Fiori in un vaso, in mostra grazie al prestito della Pinacoteca Ambrosiana, mentre al soggiorno romano risalgono Enea e Sibilla nell’Oltretomba e Orfeo canta per Plutone e Proserpina, provenienti dalla Collezione Colonna. Tra i suoi dipinti da ammirare a Palazzo Reale spicca poi l’Adorazione dei Magi del KMSKA di Anversa, mentre il figlio Jan il Giovane si segnalano l'Allegoria della pittura del Noordbrabants Museum’s-Hertogenbosch e Il Trionfo della Morte, in prestito dalla collezione dei Principi del Lichtenstein.

"I Brueghel. Le origini dei generi pittorici in Europa", Palazzo Reale, Milano. Foto Sofia Brogi
A Pieter il Vecchio, formidabile inventore di immagini e glorioso capostipite della dinastia, la mostra non manca di rendere omaggio, anche se sono soltanto due le sue opere inserite nell’itinerario espositivo. Molto fedele all’originale, al punto che per molto tempo si è pensato si trattasse di un dipinto autografo, è la copia antica della Danza nuziale proveniente dal KMSKA, realizzata quasi certamente mentre il maestro era in vita da un pittore a lui vicino. Ma la sua memoria aleggia lungo l’intero percorso: a lui si devono l’introduzione in pittura della vita del popolo, l’emancipazione del paesaggio dal ruolo di semplice sfondo, il radicamento in una concretezza terrena fatta di fango, neve e feste di paese, dell’eredità visionaria di un altro grande fiammingo, Hieronymus Bosch. Le sue scene brulicanti di personaggi, animali, oggetti e vegetazione - “un universo in miniatura”, scrive Aikema - ma prive di un vero protagonista, faranno scuola, come evidenziano le opere di artisti successivi presentate in mostra. E sebbene nelle Fiandre l’aggettivo “bruegheliano” sia tuttora sinonimo di “contadinesco”, i visitatori avranno modo di scoprire come le opere del maestro e dei suoi figli siano tutt’altro che semplici: ricche di simboli, riferimenti colti e relazioni tra le diverse scene che le popolano, sono concepite fin dall’origine per essere lette a più livelli. Ne è un esempio il capolavoro dei Proverbi, presente a Palazzo Reale nella replica realizzata da Pieter il Giovane, composto da oltre un centinaio di episodi, ciascuno corrispondente a un modo di dire della cultura popolare fiamminga. La mostra invita i visitatori a esplorarlo in un focus dedicato, offrendo accesso privilegiato a dettagli, riferimenti e alle molteplici chiavi di lettura. I Proverbi diventano così una sorta di guida per entrare nell’affascinante universo dei Brughel e comprendere la portata innovativa della loro arte.

Pieter Brueghel il Giovane, Proverbi, 1606-1607. Olio su tavola. Lier, Stadsmuseum