450 ANNI NEL NOME DI MICHELANGELO
E DELL’ACCADEMIA DELLE ARTI DEL DISEGNO DI FIRENZE

 
La natura e l’ambiente giocano un ruolo assolutamente moderno nei dipinti del maestro: lo racconta un importante progetto nella sua città natale.  

Francesca Grego
formato sconosciuto

Per Tiziano la natura è parte integrante della narrazione di un quadro. Nel Cinquecento il paesaggio non è ancora un genere artistico autonomo, eppure le ricercate vedute si aprono nei suoi dipinti sono cariche di simboli, messaggi ed emozioni indispensabili per comprenderne il senso. Lo racconta la mostra Tiziano e il paesaggio, inaugurata da pochi giorni a Pieve di Cadore in occasione dei 450 anni dalla morte del maestro. Secondo atto di un progetto in due tempi ideato dal noto studioso Bernard Aikema, l’esposizione riunisce nella città natale del pittore tre suoi capolavori: il Battesimo di Cristo dei Musei Capitolini di Roma, Orfeo ed Euridice dall’Accademia Carrara di Bergamo e il San Giovanni Battista delle Gallerie dell’Accademia di Venezia. A confronto con i dipinti, circa 30 disegni e incisioni d’epoca di Tiziano e di artisti dotati di una sensibilità affine o che si ispirarono alle sue opere, da Lucas Cranach ad Albrecht Dürer, fino a Rembrandt e Watteau. Visitabile presso il Palazzo della Magnifica Comunità di Cadore fino al prossimo 18 ottobre, il progetto analizza l’innovativa concezione del paesaggio di Tiziano, indagandone l’impatto sull’arte del suo tempo e dei secoli a venire, ed evidenziandone il contributo all’affermazione del paesaggio come genere indipendente. 


Tiziano e il paesaggio, Palazzo della Magnifica Comunità di Cadore. Photo © Elisa Billeci

“Vi ho parlato così tante volte della sua abilità nel fare bene ogni genere di paesaggio e nel renderli così gradevoli e naturali, che si può dire che, a parte Tiziano, non esista nessun altro pittore che ne abbia creati di paragonabili ai suoi”, afferma lo scrittore André Félibien nella Francia del Re Sole. Pochi anni più tardi l’esperto d’arte parigino Roger de Piles, in una delle primissime trattazioni moderne sulla pittura di paesaggio, segnalerà l’artista cadorino come il migliore tra i maestri del genere. In tre sezioni i curatori Bernard Aikema e Thomas Dalla Costa raccontano in che modo dai mirabili paesaggi di stampo fiammingo, che tuttavia rappresentavano un mero sfondo per il soggetto principale del quadro, si sia giunti a immagini in cui la natura è un elemento narrativo a pieno titolo, che dialoga con protagonisti di un dipinto contribuendo in misura determinante a definirne il significato. 

Per Tiziano “il paesaggio non è solo elemento decorativo, ma costituisce una componente visiva imprescindibile delle opere e ne permea profondamente la struttura compositiva”, scrivono i curatori. Ogni quadro è un capitolo di questa avventura. Nel Battesimo di Cristo, per esempio, l’ambientazione è costellata di simboli: un borgo dalla torre cilindrica e montagne simili alle Dolomiti arricchiscono semanticamente la scena proprio sopra la testa del committente, il mercante Giovanni Ram. In Orfeo ed Euridice, invece, il paesaggio si sdoppia: placido e rassicurante a sinistra, con una chiesa e un campanile all’orizzonte, oscuro e minaccioso sulla destra, con la bocca dell’inferno che incombe.


Tiziano Vecellio, Battesimo di Cristo (dettaglio), 1511-1512. Olio su tavola, 116 x 91,cm PC 41. Roma, Musei Capitolini - Pinacoteca Capitolina © Roma - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali

Attraverso confronti e rimandi, osserviamo come i rami contorti, le montagne e le strade sinuose caratteristiche dei paesaggi di Tiziano siano diventati dei topos dell’arte nei secoli successivi. I disegni e soprattutto le xilografie, che viaggiano agilmente attraverso il continente diventando oggetto di collezionismo appassionato, svolgono un ruolo fondamentale nella diffusione delle novità tizianesche. E così nella mostra un posto speciale è riservato agli incisori che collaborano con il maestro, come Giulio Campagnola e il figlio Domenico, le cui opere grafiche sono spesso scambiate per lavori di Tiziano. E se tra le fonti del pittore cadorino figurano certamente Dürer e Lucas Cranach, nell’ultima sezione della mostra scopriamo come schiere di artisti, dal Veneto all’Europa, si siano ispirate alle sue invenzioni. Rembrandt lo cita direttamente nel San Girolamo in un paesaggio italianoesposto in mostra accanto all’altrettanto celebre incisione di Cornelis Cort (da Tiziano) del 1566, il San Girolamo leggente nel deserto. Ma il record dell'opera più imitata spetta al Paesaggio con suonatore di ghironda e una fanciulla, stampato da Domenico Campagnola, passato alla storia come uno dei più influenti modelli veneziani in questo genere. 

Tiziano e il paesaggio è la punta di diamante del programma Titianus Cadorinus 1576 - 2026 che animerà Pieve di Cadore ancora nei prossimi mesi insieme a 35 eventi diffusi sul territorio per l’Estate Tizianesca: incontri e conferenze con la partecipazione di eminenti studiosi del maestro, visite speciali e concerti a tema che coinvolgeranno 20 località e 25 luoghi d’arte in Cadore, nelle province di Belluno, Treviso, Venezia e Padova. 
E per finire, un’esposizione che racconta la scoperta della terra di Tiziano da parte dei romantici nel XIX secolo attraverso gli acquerelli del viaggiatore e intellettuale ottocentesco Josiah Gilbert. L’appuntamento è presso la Casa Natale di Tiziano, riaperta al pubblico dopo un meticoloso restauro.  


Tiziano Vecellio, Orfeo e Euridice, 1510 ca. Olio su tavola, 39,6 x 53 cm.Inv. 81LC00179. Bergamo, Fondazione Accademia Carrara © Fondazione Accademia Carrara, Bergamo

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