A Roma dal 5 marzo al 19 luglio
Al Museo del Genio arriva Doisneau
Robert Doisneau, Les coiffeuses au soleil, Paris, 1966, Stampa fine art su carta ai sali d’argento da negativi originali, 30 x 40 cm © Atelier Robert Doisneau
Samantha De Martin
04/03/2026
Roma - Amori e libertà. Ma anche giochi infantili, piccoli istanti della vita di tutti i giorni, scorci parigini, a comporre un racconto visivo coinvolgente che prende vita negli spazi del Museo del Genio di Roma.
Oltre 140 fotografie di Robert Doisneau arrivano nella capitale per ripercorre l’intera carriera di uno dei principali esponenti della cosiddetta fotografia umanista francese, dagli esordi degli anni Trenta alle opere più mature. Scatti poetici, talvolta ironici invitano a osservare il mondo con occhi curiosi scovando la bellezza anche nei gesti più semplici.
Intitolata semplicemente “Doisneau” la mostra, a cura dell’Atelier Robert Doisneau e di Gabriele Accornero, prodotta e organizzata da Arthemisia e visitabile dal 5 marzo al 19 luglio, invita a condividere lo sguardo “laterale”, discreto, mai invadente, con il quale il maestro della fotografia osserva Parigi e i suoi abitanti, cercando la verità di un momento.
Nelle sue immagini prende forma il mondo come avrebbe voluto che fosse: più umano, più gentile, più attento agli altri.
Dal momento che Doisneau raccontava di fotografare come in una “battaglia contro l’idea che siamo destinati a scomparire”, ogni scatto diventa un espediente per fermare il tempo, custodendo ciò che è fragile e passa in fretta.
La fotografia diventa così uno strumento per trattenere la vita, anche solo per un istante. Accanto alla vita quotidiana e agli sconosciuti protagonisti della strada, non mancano alcuni grandi nomi del Novecento, da Pablo Picasso ad Alberto Giacometti, da Jean Cocteau a Fernand Léger e Georges Braque, fino a figure del cinema e della moda come Brigitte Bardot, Elsa Schiaparelli e Juliette Binoche.

Robert Doisneau, Le baiser de l’Hôtel de Ville, 1950, Stampa fine art su carta ai sali d’argento da negativi originali, 40 x 50 cm © Atelier Robert Doisneau
Non sfugge in mostra il celebre bacio diventato leggenda, messo in scena nei pressi dell’Hôtel de Ville, attraverso una coreografia ricreata con naturalezza per restituire l’essenza di un momento autentico e raccontare l’amore nella Parigi del dopoguerra: una città che tornava a vivere, a sorridere, a respirare leggerezza. Pubblicata nel 1950 in piccolo formato all’interno del servizio di Life, la fotografia non divenne subito un’icona. La sua consacrazione sarebbe arrivata solo dagli anni Settanta in poi.
La mostra al Museo del Genio vuole essere anche una rievocazione in un anno speciale per la storia della fotografia. Era il 1826 quando Joseph Nicéphore Niépce realizzava la prima fotografia della storia, conosciuta come "Vista dalla finestra a Le Gras". A 200 anni dalla nascita della fotografia come mezzo espressivo e documentario, l'esposizione dedicata a Doisneau è un’occasione per riscoprire la visione di un maestro che ha saputo trasformare il quotidiano in poesia visiva, attraverso scatti capaci di raccontare la società stimolando curiosità e riflessione artistica.
Oltre 140 fotografie di Robert Doisneau arrivano nella capitale per ripercorre l’intera carriera di uno dei principali esponenti della cosiddetta fotografia umanista francese, dagli esordi degli anni Trenta alle opere più mature. Scatti poetici, talvolta ironici invitano a osservare il mondo con occhi curiosi scovando la bellezza anche nei gesti più semplici.
Intitolata semplicemente “Doisneau” la mostra, a cura dell’Atelier Robert Doisneau e di Gabriele Accornero, prodotta e organizzata da Arthemisia e visitabile dal 5 marzo al 19 luglio, invita a condividere lo sguardo “laterale”, discreto, mai invadente, con il quale il maestro della fotografia osserva Parigi e i suoi abitanti, cercando la verità di un momento.
Nelle sue immagini prende forma il mondo come avrebbe voluto che fosse: più umano, più gentile, più attento agli altri.
Dal momento che Doisneau raccontava di fotografare come in una “battaglia contro l’idea che siamo destinati a scomparire”, ogni scatto diventa un espediente per fermare il tempo, custodendo ciò che è fragile e passa in fretta.
La fotografia diventa così uno strumento per trattenere la vita, anche solo per un istante. Accanto alla vita quotidiana e agli sconosciuti protagonisti della strada, non mancano alcuni grandi nomi del Novecento, da Pablo Picasso ad Alberto Giacometti, da Jean Cocteau a Fernand Léger e Georges Braque, fino a figure del cinema e della moda come Brigitte Bardot, Elsa Schiaparelli e Juliette Binoche.

Robert Doisneau, Le baiser de l’Hôtel de Ville, 1950, Stampa fine art su carta ai sali d’argento da negativi originali, 40 x 50 cm © Atelier Robert Doisneau
Non sfugge in mostra il celebre bacio diventato leggenda, messo in scena nei pressi dell’Hôtel de Ville, attraverso una coreografia ricreata con naturalezza per restituire l’essenza di un momento autentico e raccontare l’amore nella Parigi del dopoguerra: una città che tornava a vivere, a sorridere, a respirare leggerezza. Pubblicata nel 1950 in piccolo formato all’interno del servizio di Life, la fotografia non divenne subito un’icona. La sua consacrazione sarebbe arrivata solo dagli anni Settanta in poi.
La mostra al Museo del Genio vuole essere anche una rievocazione in un anno speciale per la storia della fotografia. Era il 1826 quando Joseph Nicéphore Niépce realizzava la prima fotografia della storia, conosciuta come "Vista dalla finestra a Le Gras". A 200 anni dalla nascita della fotografia come mezzo espressivo e documentario, l'esposizione dedicata a Doisneau è un’occasione per riscoprire la visione di un maestro che ha saputo trasformare il quotidiano in poesia visiva, attraverso scatti capaci di raccontare la società stimolando curiosità e riflessione artistica.
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