Torna in Italia il dipinto quattrocentesco

Tutto sull’Ecce Homo, il capolavoro di Antonello da Messina acquisito dallo Stato

Antonello da Messina, Ecce Homo, 1460-1465 circa, Olio su tavola I Courtesy Direzione Nazionale Musei Italiani
 

Francesca Grego

11/02/2026

Era probabilmente l’ultima opera di Antonello da Messina rimasta in mani private il “capolavoro raro ed eccezionale” che lo Stato italiano ha acquisito nei giorni scorsi per 14.9 milioni di dollari (circa 12.6 milioni di euro), poco prima che fosse messo in vendita nell’asta Master Paintings da Sotheby’s a New York. Ora sono in molti a chiedersi quale sarà la destinazione dell’Ecce Homo: c’è chi è convinto che sarà esposto al Museo di Capodimonte e chi chiede che il dipinto torni in Sicilia, dove con ogni probabilità fu realizzato. Intanto il Museo Thyssen Bornemisza lo ha già richiesto in prestito per la grande mostra su Antonello da Messina in programma a Madrid per il 2028.  

Aspettando la soluzione all’enigma, vale la pena approfondire la conoscenza di questa preziosa tavola dipinta su due lati, un unicum nella produzione di Antonello, al quale sono attribuiti con certezza circa 40 opere. Si tratta del primo Ecce Homo eseguito dal maestro messinese, che successivamente avrebbe realizzato numerose versioni del soggetto oggi sparse per il mondo, dal Metropolitan Museum di New York alla National Gallery di Londra, dal Louvre a Palazzo Spinola a Genova e al Collegio Alberoni di Piacenza. In questi dipinti il maestro siciliano trasforma l’antica iconografia bizantina dell’uomo dei dolori in un’immagine moderna e piena di umanità del Cristo sofferente, destinata a un notevole successo tra gli artisti e il pubblico.  

Come altre opere “sorelle”, anche il primo Ecce Homo ha trascorso molto tempo fuori dall’Italia. Se all’inizio del Novecento, periodo a cui risale la prima menzione documentata dell’opera, faceva parte di una collezione privata spagnola, nel 1967 fu acquisito dalla galleria Wildenstein & Co. di New York e successivamente venduto tramite trattativa privata da Sotheby's al gallerista Fabrizio Moretti, che a sua volta lo cedette all'ultimo proprietario, probabilmente un collezionista cileno. Lo scorso 1° febbraio il dipinto sarebbe stato battuto all’asta se il MiC non avesse manifestato quel “forte interesse” che ha spinto Sotheby’s a ritirarlo dalle vendite - dove era stimato 10-15 milioni di dollari - e a intavolare una trattativa. 


Antonello da Messina, San Girolamo Penitente (retro dell'Ecce Homo), 1460-1465 circa. Olio su tavola I Courtesy Direzione Nazionale Musei Italiani

Realizzata tra il 1460 e il 1465, l’opera è dipinta su due lati. Sul fronte, un intenso e realistico ritratto del Cristo flagellato nel momento in cui, come narrato nel Vangelo di Giovanni, Pilato lo presenta alla folla. Con il volto coronato di spine, il giovane corpo contorto dal dolore, gli occhi gonfi e arrossati, Gesù guarda direttamente lo spettatore, producendo un effetto di forte coinvolgimento emotivo. La scena evidenzia l'influenza della pittura fiamminga, alla quale Antonello unisce un’espressività eccezionale per la sua epoca. Sul retro, San Girolamo è inginocchiato davanti a un libro aperto e a un calamaio, che ricordano la sua traduzione della Bibbia in latino. Il paesaggio di rocce e specchi d’acqua, delicatamente illuminato, rivela una spiccata capacità di miniaturizzazione e realismo, altro punto di contatto con il nuovo stile proveniente dalle Fiandre. Nato a Messina, formatosi a Napoli e poi attivo a Venezia, il maestro quattrocentesco ebbe infatti un ruolo cruciale nell’introdurre le innovazioni della pittura fiamminga in Italia, accanto a un uso pionieristico della tecnica a olio, che gli permise di ottenere inusitate sfumature di tono e colore. In Laguna il linguaggio di Antonello avrebbe profondamente influenzato il maestro veneziano Giovanni Bellini: in particolare, riferimenti a questa tavola sono rintracciabili nelle rappresentazioni belliniane del San Girolamo leggente in un paesaggio, conservata alla National Gallery di Londra, e di San Francesco nel deserto, esposto alla Frick Collection di New York. 

“Antonello è un artista quasi leggendario, e i suoi dipinti sono eccezionalmente rari. Nell'Ecce Homo troviamo una sottigliezza meravigliosa: non un ritratto idealizzato, ma una persona reale, giovane, vulnerabile e profondamente umana”, ha osservato nei giorni scorsi Christopher Apostle, responsabile internazionale della divisione Old Masters di Sotheby’s, ricordando come l’apparizione del quadro sul mercato sia stato un evento davvero raro: è solo la seconda volta nell’ultima generazione che un’opera così importante del pittore siciliano viene messa in vendita.    

L’Ecce Homo è una tavola molto piccola, misura appena 19,5 per 14, 3 centimetri. Il motivo è da ricercare nella sua funzione di dipinto devozionale, creato per la fruizione privata che prevedeva anche la possibilità di portarlo in viaggio, senza separarsene mai. Fu Federico Zeri nel 1985 ad attribuirlo per primo ad Antonello da Messina, paragonando curiosamente la smorfia del Cristo sofferente all’espressione di un mafioso. “È un'opera giovanile ancora ignota alla letteratura artistica", scrisse allora lo storico dell'arte, celebre per la capacità di riconoscere l'autore di un dipinto a colpo d'occhio. È sempre Zeri a spiegare perché l’immagine di San Girolamo sia giunta fino a noi fortemente consumata: la piccola tavola sarebbe stata infatti trasportata a lungo in una bisaccia di cuoio e ripetutamente baciata e accarezzata dai suoi primi proprietari.