La Galleria Antonacci Lapiccirella Fine Art di Roma alla Biennale Internazionale dell'Antiquariato di Firenze
Cagnaccio di San Pietro, La Lettera, 1925. Olio su tela, cm. 139 x 134,5
Dal 23 Settembre 2017 al 1 Ottobre 2017
Firenze | Visualizza tutte le mostre a Firenze
Luogo: Palazzo Corsini
Indirizzo: via del Parione 11
Telefono per informazioni: +39 0645433036
E-Mail info: info@al-fineart.com
Sito ufficiale: http://www.al-fineart.com/
La Galleria Antonacci Lapiccirella Fine Art di Roma, propone alla Biennale Internazionale dell'Antiquariato di Firenze, Stand n. 5, una selezione di opere provenienti da un'importante collezione privata romana, per illustrare alcune delle diverse anime dell'arte del Novecento in Italia.
Si inizia con un bellissimo pannello realizzato da Giulio Aristide Sartorio (Roma 1860 – 1932) per ornare la sala del Lazio, all'esposizione del Sempione nel 1906. Si tratta di parte di un lungo fregio di oltre 40 metri intitolato “Dalla caduta di Roma imperiale alle conquiste ultime della scienza”.
Nel suo insieme il fregio voleva rappresentare “l'energia dell'Italia nella storia...tramite dell'idea classica al mondo moderno...” (G.A. Sartorio, 1906) ed è relativo alla porzione denominata “Dal mito delle forze brute domate”, un'opera nella quale Sartorio anticipa la ricercata eleganza del proprio disegno e il movimento delle masse, individuabili nella sua maggiore opera monumentale, la decorazione dell'aula parlamentare a Montecitorio, di qualche anno successiva.
Il capolavoro, dipinto “en grisaille”, è arricchito da sapienti tocchi di verde e disegnato come se fosse il bassorilievo di un antico tempio greco o romano, come è suggerito dal frammento di trabeazione che affiora dal fondo della tela, nel cui spazio Sartorio inscrive una teoria di figure femminili allegoriche, delineate con decise, larghe e libere pennellate.
Di quasi venti anni successiva, è la tela di Cagnaccio di San Pietro (Desenzano del Garda 1897 - Venezia 1946), uno dei maggiori iperrealisti italiani, la cui pittura delineata, compatta e precisa è quasi il manifesto del “Realismo Magico”, la corrente artistica elaborata in Italia da Massimo Bontempelli, e mostra evidenti contatti con la Nuova Oggettività. Molto notevole è l’opera presentata - “ La lettera”, del 1925 - nella quale sono ritratte due figure di donne intente a leggere la propria corrispondenza, immerse in una luce ferma e rarefatta del tardo pomeriggio, investite dall’ombra che la casa proietta su di loro, forse il presagio del testo della lettera.
Ugualmente partecipe del clima del Realismo Magico è Edita Walterovna Broglio (Smiltene (Russia) 1886 - Roma 1977), la pittrice lettone che, folgorata dalla luce mediterranea e dalla storia artistica italiana, non farà più ritorno in patria e con il marito Mario Broglio si dedicherà con passione all'elaborazione della rivista «Valori Plastici» e allo studio della pittura degli antichi, quali Giotto e Piero della Francesca. Scomparso il marito, nel 1956 Edita vive una seconda giovinezza pittorica e dipinge magistralmente “Le quattro ore del Giorno”, lo stesso scorcio di Lerici (SP) per quattro volte; medesima visione, ma diversa condizione di luce: Alba, Mezzogiorno, Tramonto e Notte.
Di stampo futurista e' il Profilo continuo del Duce, ideato nel 1933 dallo scultore Renato Bertelli (Lastra a Signa, 1900 - Firenze 1974).
La massiccia ed ottima fusione perfettamente eseguita nelle proporzioni e nei ritmi compositivi dei cerchi sovrapposti e concentrici che permettono, ad altezza dello sguardo, la suggestiva lettura del profilo mussoliniano cosi come concepito e riprodotto da Bertelli negli esemplari in terracotta eseguiti di sua mano.
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