Fino al 1° ottobre a Verbania
I volti e il cuore: ritratti di donne fra due secoli
Antonio Ambrogio Alciati, Il convegno, 1918, Olio su tavola, 75 x 75 cm
Francesca Grego
31/03/2017
Verbano-Cusio-Ossola - Nuova vita al Museo del Paesaggio di Verbania: dopo la parziale riapertura del pianterreno nel giugno 2016, con la scultura di Paolo Trubetzkoy, tocca ora al piano nobile di Palazzo Viani Dugnani.
A inaugurarlo è la bella mostra I volti e il cuore. La figura femminile da Ranzoni a Sironi e Martini: una galleria di ritratti, un campionario di donne vario quasi quanto la stessa natura femminile, raccontata da artisti ed artiste diversi per stile, epoca e personalità.
Integrano le ricche collezioni del museo, cui appartiene gran parte delle 80 opere in mostra, i dipinti di Mario Sironi provenienti dalle raccolte Isolabella e di Cristina Sironi, sorella dell’artista.
Le 11 sezioni catalizzano l’attenzione su nuclei tematici come gli affetti, il nudo o il lavoro femminile, per poi zoomare sull’opera di alcuni esponenti di spicco dell’arte italiana fra Ottocento e Novecento: dalle aeree tele “dipinte col fiato” dello scapigliato Daniele Ranzoni – fra cui un riuscitissimo Ritratto della principessa Margherita di Savoia – alla pittura espressionista e simbolista di Adriana Fabbri e Sophia Brown, verbanese d’adozione. Dalle figure plastiche ed enigmatiche di Mario Tozzi alla Madre che cuce, alla Cocotte e alla Vittoria Alata di Sironi, rappresentative delle fasi principali della ricerca artistica del pittore di origini sarde.
Un discorso a parte merita il capitolo dedicato ad Arturo Martini, fra i numi tutelari del Museo del Paesaggio. Qui alle linee austere e maestose, d’ispirazione quattrocentesca, del Busto di Fanciulla si accostano l’atmosfera lirica di Adamo ed Eva. La Cacciata dal Paradiso e il vitalismo brillante dei corpi femminili nella Famiglia degli Acrobati. Da non perdere La scoccombrina, fra i ritratti più riusciti di Martini, dove una fisionomia irregolare e pregna d’emozione prende il posto degli usuali lineamenti levigati.
Riaperto dopo un lungo restauro, il settecentesco Palazzo Viani Dugnani ospita una delle più ricche collezioni di opere del grande scultore di origine russa Paolo Trubetzkoy, con ben 340 gessi, oltre a esempi dei più importanti movimenti artistici sviluppatisi in Italia fra Ottocento e Novecento, fruibili nel nuovo percorso curato da Elena Pontiggia.
Leggi anche:
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- Napoli al femminile: Louise Bourgeois e la pittura barocca
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Le 11 sezioni catalizzano l’attenzione su nuclei tematici come gli affetti, il nudo o il lavoro femminile, per poi zoomare sull’opera di alcuni esponenti di spicco dell’arte italiana fra Ottocento e Novecento: dalle aeree tele “dipinte col fiato” dello scapigliato Daniele Ranzoni – fra cui un riuscitissimo Ritratto della principessa Margherita di Savoia – alla pittura espressionista e simbolista di Adriana Fabbri e Sophia Brown, verbanese d’adozione. Dalle figure plastiche ed enigmatiche di Mario Tozzi alla Madre che cuce, alla Cocotte e alla Vittoria Alata di Sironi, rappresentative delle fasi principali della ricerca artistica del pittore di origini sarde.
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Riaperto dopo un lungo restauro, il settecentesco Palazzo Viani Dugnani ospita una delle più ricche collezioni di opere del grande scultore di origine russa Paolo Trubetzkoy, con ben 340 gessi, oltre a esempi dei più importanti movimenti artistici sviluppatisi in Italia fra Ottocento e Novecento, fruibili nel nuovo percorso curato da Elena Pontiggia.
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