L'atrio settecentesco riemerge dopo 8 anni di lavori
Restaurato lo Scalone Lorenese, il primo ingresso al pubblico degli Uffizi
Gallerie degli Uffizi, Scalone lorenese I Courtesy Gallerie degli Uffizi, Firenze
Francesca Grego
03/03/2026
Firenze - Il monumentale scalone in marmo, le pareti in delicato verde pastello, alla moda settecentesca, e poi gli stucchi Rococò, le effigi dei Medici e, in bella vista, il busto del granduca Pietro Leopoldo di Lorena: così appariva alla fine del XVIII secolo l’ingresso degli Uffizi, quando il palazzo, scrigno di una delle più importanti collezioni d’arte esistenti al mondo, fu aperto al pubblico per diventare uno dei primi musei nel senso moderno del termine. E così appare oggi, dopo otto anni di lavori.
Oltre al consolidamento strutturale e al restauro completo, l’intervento è servito a riallestire lo storico ambiente di accesso alle Gallerie così come si presentava nel 1769, all’alba dell’era dei musei, quando nel giorno della festa di San Giovanni, patrono di Firenze, le ricchissime raccolte granducali divennero accessibili in via permanente a chiunque fosse interessato ad ammirarle. A compiere il grande passo fu Pietro Leopoldo di Lorena, la cui immagine torna a salutare gli ospiti degli Uffizi nel busto dello scultore settecentesco Francesco Carradori. Al di sotto dell’opera, la dedica in latino dell’abate Luigi Lanzi, primo direttore del museo, recita: “Pietro Leopoldo, figlio dell’ Imperatore Francesco, di casa d’Austria e Granduca di Toscana, ebbe cura di riordinare il Museo Mediceo accrescendone gli spazi e il numero delle opere e di abbellirlo con un aspetto ancora più splendido per il lustro della sua città e per lo sviluppo delle Belle Arti”.

Gallerie degli Uffizi, Ingresso dallo Scalone lorenese I Courtesy Gallerie degli Uffizi, Firenze
Non lontano da Pietro Leopoldo compaiono le immagini dei Medici, da Cosimo I all’ultimo, Gian Gastone, issate su massicci sgabelloni in legno: è ancora il Lanzi a render loro omaggio con iscrizioni che ne decantano i meriti e le imprese collezionistiche, determinanti per la costruzione dello sterminato patrimonio d’arte degli Uffizi.
“Dopo la riapertura del Corridoio Vasariano”, afferma il direttore del museo Simone Verde, “le Gallerie chiudono finalmente un altro cantiere storico che durava da otto anni, ovvero quello dello Scalone Lorenese che noi riapriamo al grande pubblico riallestendo tutte le antichità che conteneva fin dal Settecento. Questo scalone, disegnato da Zanobi del Rosso, l’architetto di corte dei Lorena, è un capolavoro di architettura neoclassica e rappresenta da sempre l’ingresso monumentale alle gallerie più belle del mondo”.
Ogni dettaglio del maestoso atrio torna a splendere grazie a un restauro progettato e realizzato con attenzione filologica: dagli stucchi alle decorazioni fino alle pareti, tinteggiate nel caratteristico “verde Lorena”, come indicato dai saggi effettuati sulla struttura: un colore che i documenti storici definiscono “verdognolo con terra verde, verderami e altro”, in linea con la moda Rococò diffusa a quei tempi nell’Impero Austro-ungarico, che a Firenze i granduchi di Lorena scelsero anche per il Poggio Imperiale e la Specola, per la Kaffeehaus e la Limonaia del Giardino di Boboli.

Gallerie degli Uffizi, Scalone lorenese I Courtesy Gallerie degli Uffizi, Firenze
Oltre al consolidamento strutturale e al restauro completo, l’intervento è servito a riallestire lo storico ambiente di accesso alle Gallerie così come si presentava nel 1769, all’alba dell’era dei musei, quando nel giorno della festa di San Giovanni, patrono di Firenze, le ricchissime raccolte granducali divennero accessibili in via permanente a chiunque fosse interessato ad ammirarle. A compiere il grande passo fu Pietro Leopoldo di Lorena, la cui immagine torna a salutare gli ospiti degli Uffizi nel busto dello scultore settecentesco Francesco Carradori. Al di sotto dell’opera, la dedica in latino dell’abate Luigi Lanzi, primo direttore del museo, recita: “Pietro Leopoldo, figlio dell’ Imperatore Francesco, di casa d’Austria e Granduca di Toscana, ebbe cura di riordinare il Museo Mediceo accrescendone gli spazi e il numero delle opere e di abbellirlo con un aspetto ancora più splendido per il lustro della sua città e per lo sviluppo delle Belle Arti”.

Gallerie degli Uffizi, Ingresso dallo Scalone lorenese I Courtesy Gallerie degli Uffizi, Firenze
Non lontano da Pietro Leopoldo compaiono le immagini dei Medici, da Cosimo I all’ultimo, Gian Gastone, issate su massicci sgabelloni in legno: è ancora il Lanzi a render loro omaggio con iscrizioni che ne decantano i meriti e le imprese collezionistiche, determinanti per la costruzione dello sterminato patrimonio d’arte degli Uffizi.
“Dopo la riapertura del Corridoio Vasariano”, afferma il direttore del museo Simone Verde, “le Gallerie chiudono finalmente un altro cantiere storico che durava da otto anni, ovvero quello dello Scalone Lorenese che noi riapriamo al grande pubblico riallestendo tutte le antichità che conteneva fin dal Settecento. Questo scalone, disegnato da Zanobi del Rosso, l’architetto di corte dei Lorena, è un capolavoro di architettura neoclassica e rappresenta da sempre l’ingresso monumentale alle gallerie più belle del mondo”.
Ogni dettaglio del maestoso atrio torna a splendere grazie a un restauro progettato e realizzato con attenzione filologica: dagli stucchi alle decorazioni fino alle pareti, tinteggiate nel caratteristico “verde Lorena”, come indicato dai saggi effettuati sulla struttura: un colore che i documenti storici definiscono “verdognolo con terra verde, verderami e altro”, in linea con la moda Rococò diffusa a quei tempi nell’Impero Austro-ungarico, che a Firenze i granduchi di Lorena scelsero anche per il Poggio Imperiale e la Specola, per la Kaffeehaus e la Limonaia del Giardino di Boboli.

Gallerie degli Uffizi, Scalone lorenese I Courtesy Gallerie degli Uffizi, Firenze
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