Campo Aperto - Francesco Carone. Ciclope

Francesco Carone, Les Lesbiennes

 

Dal 16 Novembre 2018 al 28 Febbraio 2019

Firenze

Luogo: Museo Novecento

Indirizzo: piazza Santa Maria Novella 10

Orari: 11-19; Giovedì 11-14. Ultimo ingresso un'ora prima della chiusura. 25 dicembre chiuso

Curatori: Rubina Romanelli

Costo del biglietto: intero € 8.50, ridotto € 4 (18-25 anni e studenti universitari), gratuito fino a 18 anni, gruppi di studenti e rispettivi insegnanti, guide turistiche e interpreti, disabili e rispettivi accompagnatori, membri ICOM, ICOMOS e ICCROM

Telefono per informazioni: +39 055 286132

E-Mail info: info@muse.comune.fi.it

Sito ufficiale: http://www.museonovecento.it


Comunicato Stampa:
Nuovo appuntamento autunnale al Museo Novecento con il ciclo Campo Aperto.
IL 16 NOVEMBRE APRE LA MOSTRA PERSONALE “CICLOPE” DI FRANCESCO CARONE (FINO AL 28 FEBBRAIO 2019) A CURA DI RUBINA ROMANELLI, CHE SI SVILUPPA TRA IL PRIMO E IL SECONDO PIANO DEL MUSEO E SI COMPONE PER LA MAGGIOR PARTE DI OPERE INEDITE REALIZZATE AD HOC PER L’ESPOSIZIONE FIORENTINA. Le due salette al primo piano ospitano l’opera site–specific che dà il titolo alla mostra e che, seppur separato da un muro, risulta un unico lavoro. Nella prima stanza è collocata una testa in marmo, un ciclope appunto, il cui unico occhio è attraversato da un tubo di ottone all’interno del quale lo spettatore è invitato a guardare. Il tubo-cannocchiale parte dalla testa, sfonda la parete divisoria e finisce nella stanza adiacente, concentrando lo sguardo sul dipinto Tempesta, che si trova appeso nella sala interdetta al pubblico. La tela non è stata dipinta da Francesco Carone, l’artista l’ha preparata e poi affidata ad altri artisti, tutti pittori, che l’hanno ridipinta con innumerevoli strati successivi. Il quadro, iniziato nel 2013, è quindi un’opera aperta e in progress e non avrà mai termine, finché altri artisti saranno convocati a continuare questo processo, che è di creazione e di cancellazione al tempo stesso. Sul dipinto sono già intervenuti Eugenia Vanni, Luca Bertolo, Paolo Parisi, Luca Pancrazzi, Marco Neri, Maria Morganti e Alessandro Sarra.

Anche durante la mostra fiorentina il quadro subirà questo processo di trasformazione.
 In questa occasione sarà Riccardo Guarneri (Firenze, 1933) a intervenire sulla superficie, offrendo allo spettatore la possibilità di osservare dal vivo il processo creativo nel suo realizzarsi. “L’apparente rinuncia all’autorialità – spiega la curatrice Rubina Romanelli va a favore della mutevolezza nel tempo e nello spazio e intende essere un omaggio alla pittura sebbene, spostando l’attenzione sugli strati successivi, e quindi sullo spessore della tela e sulla terza dimensione più che sulla sua superficie, l’artista tenti, con una sorta di inganno degno dell’Ulisse omerico, di trasformare questa summa pittorica in una vera e propria scultura, arte a lui prediletta e naturale”. L’intero progetto è una “citazione artistica”, delracconto omerico dove l’occhio del ciclope viene trafitto da Ulisse, il quale riesce così a fuggire e a riprendere il mare aperto nel tentativo di ricongiungersi con Penelope. “Quindi Carone-Ulisse – afferma Sergio Risaliti – esorcizza la pittura, cancellandola per trasformarla in scultura”.

Le opere esposte al secondo piano si riferiscono all’universo femminile nonché al mondo marino e sommerso. Nella prima sala, è collocata una transenna tra le cui sbarre si legge Les Lesbiennes, titolo originale e rifiutato della celebre opera letteraria Les Fleurs du mal di Baudelaire. Un’opera graffiante e ribelle, in cui la mercificazione dell’erotismo è letteralmente inserita in una barriera fisica e simbolica. Nella stanza attigua trovano spazio ancora tre opere site-specific. Nei due lavori che si fronteggiano sulla parete destra e sinistra si leggono le scritte Afrodite Anadiomene e La femme à la vague, in un dialogo ideale tra due grandi momenti della storia dell’arte: quello greco classico di Apelle e quello realista di Gustave Courbet, il cui soggetto rimane la donna bagnante che, sistemandosi i capelli, emerge dall’acqua. Nella parete frontale appare la forma di mandorla o vesica piscis, segno universale e primordiale della femminilità e della nascita, ovviamente, e citazione, anche nel titolo, della botticelliana Nascita di Venere. Tutte e tre le opere vedono l’impiego della posidonia, pianta acquatica che l’artista ha raccolto ed essiccato. Altra opera presente in sala è Menadi, un piccolo mucchio di foglie fustellate simili a coriandoli. Così come le foglie cadute di cui è materialmente costituito il lavoro, i coriandoli rappresentano un momento di leggerezza, di festosità ma anche di caducità. Il culto dionisiaco evocato dal titolo – menadi, dette anche baccanti – si allaccia al tema del femminile, un altro capitolo del racconto di Carone sulla storia dell’arte e sul mito.

Punti che ricuciono la mostra tra il primo ed il secondo piano, sono due bastoni appoggiati alle pareti, uno a quattro e l’altro a tre manici, a indicare le direzioni e le possibilità di scelta che nella vita si riducono con l’avanzare del tempo. I bastoni, intitolati “Profeta #1” e “Profeta #2”, sono stati realizzati a distanza di 10 anni e fanno parte di un progetto dilatatosi nel tempo che l’artista intende portare avanti in un “processo a scalare”, giungendo infine al bastone ad un solo manico, riportato alla sua funzione originaria: quella di sostegno alla vecchiaia.

Direzione artistica Sergio Risaliti
Mostra a cura di Rubina Romanelli


Nato a Siena nel 1975, dove vive e lavora, Francesco Carone si dedica prin­cipalmente alla scultura e alla grafica, combinando un approccio di natura concettuale a una tendenza narrativa. Ideatore di vari progetti in progress, tra i quali Tempozulu e TITOLO l’edito inedito, insieme ad Eugenia Vanni dirige il Museo D’Inverno a Siena, fondato nel 2016. Da anni riflette sui temi della tra­sformazione e della circolarità dei processi creativi. La sua ricerca parte da una rilettura personale dell’universo che lo circonda, del mito, della storia e della pratica dell’arte. Considerando la bellezza non come categoria estetica ma come una deriva dello stupore, realizza progetti, libri e opere che si coa­gulano attorno a un tema o a un pensiero dominante, dove l’aspetto evocativo del linguaggio risulta sostanziale.

Francesco Carone ha preso parte a importanti mostre personali e collettive in Italia e all’estero tra cui: Gyeongg International Biennal, Corea del Sud (2017); Museo di Castelvecchio, Verona (2017); Padiglione de l’Esprit Nouveau, Bologna (2017); Villa Romana, Firenze (2016); Casa Masaccio, San Giovanni Valdarno (2015); Galleria Civica di Modena (2014); Biennale del disegno di Rimini (2014); American Academy, Roma (2012); Luogo Pio della Pietà, Bergamo (2012); Pa­lazzo Pubblico, Siena (2012); EX3 Centro per l’Arte Contemporanea, Firenze (2010); La Farnesina, Roma (2008); National Gallery of Modern Art of Mumbai (2007); Galleria Comunale d’arte Contemporanea di Monfalcone (2004); Palazzodelle Papesse, Siena (2002, 1999).

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