Fabio Viale. Acqua alta High Tides - ONLINE

Fabio Viale. Acqua alta High Tides, Galleria Poggiali, Firenze

 

Dal 22 Febbraio 2020 al 09 Maggio 2020

Firenze

Luogo: Galleria Poggiali

Indirizzo: via della Scala 35/A / via Benedetta 3r

Orari: tutti i giorni 10-13 / 15-19, domenica su appuntamento

Telefono per informazioni: +39 055 287748

E-Mail info: info@galleriapoggiali.com

Sito ufficiale: http://www.galleriapoggiali.com



Nel pieno rispetto delle norme che limitano l'apertura di molti esercizi per l'attuale emergenza samitaria, la Galleria Poggiali è temporaneamente chiusa e comunica che la mostra prosegue in maniera virtuale sul sito web 
Inoltre nella sezione MEDIA dello stesso sito web si può assistere al video della performance dell'artista Fabio Viale sulle Alpi Apuane e ascoltare il file audio della puntata del programma "Qui comincia", andato in onda su Radiotre la mattina del 16.03.2020.

Il dramma dell’acqua alta, da cui il titolo della mostra odierna, ha cambiato tutto, a riprova che la realtà supera molte volte la nostra immaginazione. L’acqua alta che ha invaso tutta Venezia, è penetrata anche nel Padiglione dove si trovavano ancora le sculture di Viale, ora trasportate a Firenze sane e salve. Un motivo in più per spingere Viale a mantenere l’idea originale in questa esposizione di via della Scala. Ovvero per sottolineare in fondo l’emergenza che stiamo attraversando, quella dell’innalzamento del livello del mare, dei cambiamenti climatici e del progresso incontrollato che ha stravolto equilibri naturali e il paesaggio in ogni parti del mondo. La galleria è disseminata di “bricole” in un percorso dove i lunghi pali talvolta solitari, tal altra “abbracciati” da strette catene, diventano dei moniti. L’allestimento, così risolto, assume un aspetto drammatico e serve a collegare gli inquietanti eventi di questi giorni, conseguenza dei cambiamenti climatici, a quanto vissuto a Firenze nell’autunno del 1966, quando l’Arno superò gli argini, e con tutta la sua furia devastatrice il fiume invase il centro cittadino, raggiungendo l’altezza di molti metri in certi quartieri, come quello di Santa Croce.  Ancora oggi, una lapide ricorda la linea dell’acqua in via della Scala e in Piazza Santa Maria Novella, dove furono superati i due metri, deturpando alla base affreschi preziosi e marmi pregiati. 
Monumentale installazione lapidea in galleria Il tono così drammatico dell’allestimento in via della Scala si accentua nello spazio di via Benedetta, dove Viale ha realizzato una monumentale installazione rovesciando  quintali di pietrisco, detriti di marmo direttamente prelevati dai ravaneti delle Alpi Apuane, ovvero gli strapiombi dove vengono gettati gli scarti della estrazione in cava: pietrame e schegge inutilizzabili, materiale prodotto dalla frantumazione della pietra che, precipitando e scivolando a valle, si sbriciola e crea delle vere e proprie cascate di marmo, che viste dalla marina sembrano antichi ghiacciai sopravvissuti al riscaldamento delle temperature.
Tra la massa informe dei detriti, che sembra muoversi come un fiume e trascinare con sé tutto, emergono però statue mozze, pezzi frantumati di vasi in marmo, arti e teste di pietra lavorati dal tempo e dalla caduta. Le Tre Grazie sono state ridotte a brandelli; un personaggio pittoresco, un moro con turbante, appare riportato allo stadio grezzo di macigno; un aggraziato Apollo è senza braccia, gambe e testa; un molosso è restituito alla natura come sasso di fiume.
Il paesaggio può ricordarci, l’inevitabile tragedia del divenire che tutto riduce in polvere. 
Nel Rinascimento si soleva rappresentare l’esperienza della caducità e della fine, anche quella di imperi e gloriose dinastie, con immagini e simboli significativi, quali colonne spezzate, edifici diruti, sculture rese informi dal lento e inesorabile lavorio del tempo. Il fascino di questi moniti figurativi, dai significati morali riposti, derivava dal contrasto tra la bellezza dei manufatti, la perfezione delle arti e il loro opposto aspetto in disfacimento. Come se un bel volto luminoso di grazia rivelasse al contempo lo spettrale e disgustoso aspetto di un cranio in decomposizione.
Fabio Viale ha un rapporto assai speciale con le cave di Carrara, dove dai tempi di Giulio Cesare si estrae il marmo più puro al mondo. Molte delle sue più note sculture sono state scolpite nel marmo statuario, considerato il più pregiato per la sua lucentezza e morbidezza. Viale si trova a casa sua tra queste pareti bianche come la neve, ha afferrato segreti tecnici dai vecchi cavatori, su come maneggiare i macigni e come intuirne la forma migliore, e ha acuito la sensibilità per riconoscere qualità e pregi della pietra da scolpire.
Nelle bricole e nel ravaneto ricostruito noi vediamo cose che non sapevamo di poter vedere. Molte volte non riconosciamo altro in ciò che abbiamo davanti agli occhi. Compito dell’arte e della poesia è far giungere a noi l’immagine imprevedibile, quella che risvegli in noi un’altra esperienza conoscitiva, verità sopite, rimosse o diverse, occultate dall’abitudine, dagli stereotipi, dai pregiudizi. Nuove narrazioni ed emozioni. La scultura - come sostiene Heidegger - confrontandosi con l’originale essenziale, anela alla verità, ma vi giunge lasciando spazio all’imprevedibile, senza la cui esperienza anche la parola verità si fa sinonimo di tirannia. Ed è contro la tirannia dell’omologazione, del potere e di ogni sua pretesa che Viale lavora con libera determinazione da molti anni.

Fabio Viale collabora con la Galleria Poggiali sin dal 2014; nell’estate 2017 ha presentato le proprie opere nella personale del Fortino di Forte dei Marmi (Door Release), all’inizio del 2018 ha inaugurato la sede milanese della galleria in Foro Buonaparte con il progetto Lucky Hei, mentre la scorsa estate, oltre a esporre in varie sedi di Pietrasanta (proponendo, tra l’altro, i lavori Kouros Infinito) è stato protagonista della mostra “In Stein Gemeisselt” al Glypthotek Museum di Monaco di Baviera e dell’istallazione, ad essa connessa, dell’opera Laocoonte in Königslpatz, nella piazza antistante il Museo, per la cui inaugurazione intervenne anche il ministro della cultura tedesco, Marion Kiechle.

Opening 22 febbraio 2020 ore 18.30

SCARICA IL COMUNICATO IN PDF
COMMENTI