Maurizio Tiberti. Enotauro
Maurizio Tiberti. Enotauro, Museo Archeologico Comunale, Orbetello (GR)
Dal 31 Ottobre 2012 al 4 Novembre 2012
Orbetello | Grosseto | Visualizza tutte le mostre a Grosseto
Luogo: Museo Archeologico Comunale
Indirizzo: via Mura di Levante
Orari: 10-13/ 17-20
Telefono per informazioni: +39 0564 860378
E-Mail info: [email protected]
Sito ufficiale: http://www.comune.orbetello.gr.it/
Porta lontano ENOTAURO, la Mostra Personale di Maurizio Tiberti, con istallazioni, site specific e oggetti paradosso, allestita non a caso nel Museo Archeologico Comunale di Orbetello, Grosseto, luogo adatto ad evocazione mitologica, in contemporanea a GUSTATUS, evento storico, VII Edizione, che indaga il SENSO DEL GUSTO oltre la degustazione, e indica conoscenze da acquisire in territori a forte vocazione enogastronomica. La performance dinamica e polimaterica richiama l’invenzione del vino che nel suo processo di trasformazione è metamorfosi per eccellenza e, tra pienezza vitale e potenza letale, indica la natura ambivalente, umida e ignea, di Dioniso. Il percorso proposto dalla Mostra riconosce il Ciclo Mitico, la sua energia simbolica, l’attualità e la forza del trasmutarsi nel ripercorrere, nel raccontare oggi, nel reinventarsi. Seguendo il FILO DI ARIANNA si entra in forme pre-logiche della conoscenza fino al limen tra umano e ferino arcaico, alla soglia della sconfitta del cannibalismo avvenuto grazie alla acquisizione delle coltivazioni come cereali, ulivo, vite. Gli artefici dell’operazione sono tutte le deità del Mediterraneo, Iside e Osiride raccontati da J.G. Frazer, non solo Dioniso.
Questi doni sono conferiti agli umani dai numi ctoni tutelari che, con la loro ricorsiva apparente scomparsa, l’interruzione stagionale della vita botanica e l’iniziazione a cicli di trasformazione come il vino, evocano la vita e la morte. I rituali dionisiaci che simulavano con urla lo smembrare e fagocitare il dio ed esorcizzata l’omofagia, conferivano alle libagioni di vino sacralità, somiglianze tra vino e sangue, simbologia di offerta e sacrificio. Il vino, come il sacrificio cruento di estrema memoria, è una trasmutazione: il procedimento alchemico trasformativo che va dal prodotto naturale, l’uva o l’animale da sacrificare, diviene per opera dell’uomo, vino o l’offerta agli dei. Il vino e l’atto sacro del sacrificare suggeriscono ebbrezza ed estasi e una sorta di avvicinamento al divino. Il MINOTAURO, stilizzato come ultimo totem, racconta incisa nei suoi tatoo la vicenda cretese e allude già nei materiali usati, alla cosmogonia dei metalli. L’uso ironico dei pezzi del “meccano” e il VIAGGIO DI ICARO, “oggetto dell’assurdo”, esasperano l’attributo ludico proprio del Mito, tanto per sfuggire alla tensione indotta dai significati, e rifugiarsi nelle metafore della condizione umana. Come il riso, altro connotato dionisiaco che è la reazione possibile al tabù e il tentativo di superarlo avendolo riconosciuto, il vino è portatore del sonno e dell’oblio che contrasta il dolore e il ricordo incurabile. L’istallazione ARIANNA E DIONISO è il manifesto al quale Ovidio fornisce, in chiave di calligramma, la possibilità tautologica di mostrare e nominare insieme. Archetipo del vino, il mito naturalistico parla di un dio la cui essenza si confonde con la vita scaturente dalle viscere del suolo: grazie alla narrazione il mito rinasce per risalire alle stelle a costituire la mappa mitologica delle incorruttibili costellazioni. Ancora sopravvive come alfabeto del cielo. Anna Giannandrea
Questi doni sono conferiti agli umani dai numi ctoni tutelari che, con la loro ricorsiva apparente scomparsa, l’interruzione stagionale della vita botanica e l’iniziazione a cicli di trasformazione come il vino, evocano la vita e la morte. I rituali dionisiaci che simulavano con urla lo smembrare e fagocitare il dio ed esorcizzata l’omofagia, conferivano alle libagioni di vino sacralità, somiglianze tra vino e sangue, simbologia di offerta e sacrificio. Il vino, come il sacrificio cruento di estrema memoria, è una trasmutazione: il procedimento alchemico trasformativo che va dal prodotto naturale, l’uva o l’animale da sacrificare, diviene per opera dell’uomo, vino o l’offerta agli dei. Il vino e l’atto sacro del sacrificare suggeriscono ebbrezza ed estasi e una sorta di avvicinamento al divino. Il MINOTAURO, stilizzato come ultimo totem, racconta incisa nei suoi tatoo la vicenda cretese e allude già nei materiali usati, alla cosmogonia dei metalli. L’uso ironico dei pezzi del “meccano” e il VIAGGIO DI ICARO, “oggetto dell’assurdo”, esasperano l’attributo ludico proprio del Mito, tanto per sfuggire alla tensione indotta dai significati, e rifugiarsi nelle metafore della condizione umana. Come il riso, altro connotato dionisiaco che è la reazione possibile al tabù e il tentativo di superarlo avendolo riconosciuto, il vino è portatore del sonno e dell’oblio che contrasta il dolore e il ricordo incurabile. L’istallazione ARIANNA E DIONISO è il manifesto al quale Ovidio fornisce, in chiave di calligramma, la possibilità tautologica di mostrare e nominare insieme. Archetipo del vino, il mito naturalistico parla di un dio la cui essenza si confonde con la vita scaturente dalle viscere del suolo: grazie alla narrazione il mito rinasce per risalire alle stelle a costituire la mappa mitologica delle incorruttibili costellazioni. Ancora sopravvive come alfabeto del cielo. Anna Giannandrea
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