Eravamo cacciatori di Teste. Riti, vita e arte delle popolazioni Asmat

Cultura Asmat, Provincia Papua, Indonesia. Ornamento nasale (bipane ) sec. XX. Conchiglia/ intaglio, rafia, cera d'api. Museo delle Culture, Milano. Coll. Maurizio Leigheb. Inv. SEA 00174

 

Dal 26 Settembre 2017 al 08 Luglio 2018

Milano

Luogo: Mudec - Museo della Culture

Curatori: Giorgia Barzetti, Paolo Campione, Ilaria Ghilotti, Anna Maria Montaldo, Carolina Orsini

Enti promotori:

  • Comune di Milano
  • 24Ore Cultura
  • Gruppo 24Ore


Comunicato Stampa:
Il Mudec presenta “Eravamo cacciatori di teste. Riti, vita e arte delle popolazioni Asmat”, la prima mostra in un museo pubblico italiano interamente dedicata ad uno dei popoli più affascinanti della Nuova Guinea.

L’esposizione racconta i profondi mutamenti sociali e culturali avvenuti in seno alla ricchissima tradizione rituale e artistica delle popolazioni Asmat nel corso del XX secolo e nasce dalla forte volontà di valorizzare una parte della collezione permanente solitamente conservata nei depositi del Mudec.

Il percorso espositivo presenta una selezione di circa 150 opere provenienti dalla Nuova Guinea e appartenenti alla collezione Fardella-Azzaroli, concessa in comodato al museo, e alla Collezione Leigheb-Fiore, acquisita nel 2015 dal Comune, poco prima dell’apertura del Mudec per incrementarne il patrimonio e colmare la dolorosa lacuna creatasi più di settanta anni fa a causa dei bombardamenti che colpirono il Castello Sforzesco, allora sede delle Collezioni Etnografiche.

Attraverso sculture, armi, strumenti musicali, oggetti d’uso e rituali, i visitatori potranno approfondire non solo gli aspetti legati alla vita quotidiana di queste popolazioni, ma conoscerne quindi i complessi rituali e le tradizioni che legano indissolubilmente la pratica scultorea alla dimensione spirituale più profonda del popolo Asmat.

Gli Asmat vivono nell’area situata sulla costa sud-occidentale della Nuova Guinea, politicamente appartenente all’Indonesia, ma stilisticamente e culturalmente legata al mondo oceanico.

La loro vita rituale, ricca e molto sentita, è da sempre fortemente legata alla pratica scultorea. Grazie ai rituali, gli antenati entrano in contatto con i vivi e tornano alla vita attraverso le figure intagliate.

L’incontro con i popoli occidentali, avvenuto molto tardivamente, principalmente alla metà del secolo scorso, ha fatto conoscere al mondo questa loro straordinaria abilità artistica e di conseguenza il mondo rituale, caratterizzato anche dalle temibili pratiche del cannibalismo e della caccia alle teste, attirando così l’attenzione non solo dei collezionisti d’arte e degli artisti, ma anche di studiosi, antropologi ed etnografi, come il giovane Michael Rockefeller, tragicamente scomparso proprio durante una spedizione tra gli Asmat nel 1961. A tutt’oggi queste popolazioni continuano ad esercitare grande fascino e a suscitare vivo interesse essendo associati, nell’immaginario collettivo, ad un mondo primigenio e incontaminato: Sebastião Salgado ha scelto di realizzare alcuni scatti del suo recente progetto Genesi, proprio tra le popolazioni Asmat, quali testimoni viventi di un perfetto equilibrio tra uomo e natura.
Gli Asmat, infatti custodiscono ancora oggi i tratti caratteristici della propria antica cultura, perfettamente adattata al difficile ecosistema in cui vivono, ma hanno anche saputo rinnovarsi e affrontare le sfide della modernità grazie alla mediazione di diversi gruppi missionari e all’avvio, nel 1968 del FUNDWI (Fund of the United Nations for the Development of West Irian), uno specifico programma di aiuto allo sviluppo voluto dalle Nazioni Unite. All’interno di questo programma prese infatti avvio l’Asmat Art Project,un insieme di iniziative volte al recupero, come mezzo di sussistenza, della tradizione scultorea in parte indebolita dalla proibizione dei violenti rituali relativi al culto degli antenati, ai quali è profondamente legata.

Grande attenzione sarà riservata all’esposizione dei due pali cerimoniali bis, alti più di quattro metri, interamente scolpiti e decorati con pigmenti naturali. Durante lo studio di queste particolari decorazioni sono emerse delle criticità relative allo stato di conservazione di uno dei due pali: la mostra diventa occasione per presentare al pubblico l’importante lavoro di ricerca sui questi temi e consentirà di osservare “da vicino” il lavoro dei restauratori, grazie ad un apposito allestimento.

Completano l’esposizione un documentario e numerose fotografie che permetteranno ai visitatori di immergersi nella cultura di una delle popolazioni più affascinanti della Nuova Guinea.

La mostra ha visto la collaborazione tra il personale scientifico del museo e alcuni esperti di arte Asmat e della Melanesia, tra i quali il Dottor Paolo Campione, Direttore del Museo delle Culture di Lugano.

Sezioni della mostra:


1 Contesto storico e geografico

La Nuova Guinea, la seconda isola per estensione al mondo, si trova a Nord dell’Australia, nell’Oceano Pacifico. Politicamente è divisa in due parti: a ovest la provincia Papua appartenente all’Indonesia, a est la Papua Nuova Guinea. Gli Asmat vivono nella zona sud occidentale della provincia Papua, nell’area affacciata sul mare degli Arafura. A causa dell’ambiente ostile ed impenetrabile, costituito da vaste pianure alluvionali coperte di foreste di mangrovie e terreni fangosi e inospitali, i primi superficiali contatti con gli occidentali si ebbero nel XVIII secolo e solo nel corso del XIX e del XX secolo i rapporti si intensificarono grazie alla presenza di gruppi missionari e di avamposti del governo olandese. La sezione ripercorre le principali tappe di questi incontri e le dinamiche da essi scaturite: dalla repressione delle temibili pratiche del cannibalismo e della caccia alle teste, sino alla valorizzazione della straordinaria abilità scultorea tipica della tradizione Asmat, appoggiata negli anni Sessanta da uno specifico progetto delle Nazioni Unite.

2. Vita quotidiana

La parola Asmat significa “il popolo della terra”, essi definiscono infatti sé stessi Asmat-Ow in contrapposizione agli spiriti, per differenziarsi da questi ultimi. Vivono di caccia e di pesca e coltivano la palma del sago da cui ottengono una fecola che costituisce il loro alimento base, insieme al pesce. Particolari e ben organizzate sono le abitazioni degli Asmat, che da sempre vengono costruite sulle rive dei fiumi, in modo da poter essere più difficilmente attaccate dai nemici; sulla costa sono principalmente palafitte, mentre nella foresta sono case sugli alberi. In questa sezione vengono esposti oggetti di uso quotidiano, da quelli per la lavorazione del sago agli oggetti per decorare il corpo: gonne, ornamenti occipitali, borse, cinture, bracciali, orecchini, collane, e i singolari ornamenti nasali bi pane tipici di questa cultura, accompagnati da una selezione di oggetti appartenenti ad altre popolazioni abitanti nelle aree limitrofe.

3. Guerra rituale e reale

Pugnali, frecce e lance insieme ai famosi scudi, sono i protagonisti di questa sezione. Le armi venivano utilizzate dagli Asmat, non solo per fini pratici legati alla caccia e agli scontri con le altre popolazioni, ma anche durante i riti e le cerimonie sacre, in particolare nel corso della caccia alle teste. La pratica della caccia alle teste giocava infatti un ruolo molto importante nella loro vita culturale e spirituale: l’omicidio commesso durante una di queste spedizioni era considerato un atto indispensabile in quanto assicurava la continuità e il benessere del gruppo, ed era legato ai riti di iniziazione e passaggio alla vita adulta dei giovani maschi. Connessa alla caccia alle teste era la pratica del cannibalismo: si pensava che mangiare la carne del nemico trasmettesse la forza vitale della vittima ai guerrieri, i quali acquisivano in tal modo prestigio, autorità e posizione sociale.

4. Tra arte e rito: la scultura come gesto divino

Secondo il mito, le prime figure umane nacquero dal legno intagliato dal fondatore Fumeripitsj, il quale sentendosi solo nella prima casa cerimoniale, decise di intagliare alcune figure umane nel legno; non contento però della staticità delle figure stesse decise di scavare e intagliare il tronco di un albero, sigillandolo nella parte superiore con pelle di lucertola: creò così un tamburo e iniziò a suonarlo. Il suono dello strumento diede vita alle figure, le quali iniziarono a danzare con l'eroe mitico. Da qui nacque il popolo Asmat, che proprio per questo motivo considera l'identificazione uomo-albero come fondamentale. Il mito di Fumeripitsj introduce quindi due aspetti fondamentali della tradizione Asmat: la scultura e la musica. In questa sezione pali, sculture, barche degli spiriti, corni, tamburi e maschere per riti funebri illustrano ai visitatori i numerosi rituali che caratterizzano la cultura Asmat.

I collezionisti :
Mariangela Fardella e Giorgio Azzaroli
L’interesse per il collezionismo di Mariangela Fardella e Giorgio Azzaroli è la naturale continuazione di una passione di famiglia: il padre di Mariangela, Agostino Fardella, ha vissuto in Oriente gran parte della sua vita entrando in contatto con numerose culture e raccogliendone le diverse testimonianze artistiche. L’incontro con l'arte Asmat per Mariangela Fardella e Giorgio Azzaroli avviene nel 1995 in occasione di un viaggio in Nuova Guinea al quale ne seguono poi molti altri, dai quali riportano diverse opere che vanno ad aggiungersi a quelle già possedute dalla famiglia. Una selezione della loro collezione Asmat è stata concessa in comodato d’uso gratuito al Museo delle Culture nel 2014, integrando e arricchendo così le civiche raccolte.
Maurizio Leigheb

In oltre quarant’anni di attività Maurizio Leigheb ha visitato centinaia di Paesi nel mondo, realizzato molti documentari per la televisione, scritto numerosi libri, tra cui vari volumi illustrati di divulgazione etno-antropologica tradotti in diverse lingue, saggi e articoli per noti quotidiani e periodici illustrati, italiani e stranieri. Spinto dall’interesse per le minoranze etniche sottoposte alla minaccia di estinzione fisica e culturale, ha iniziato a viaggiare in giovane età come giornalista free-lance. Le sue esperienze più intensamente descritte in saggi e documentari sono quelle scandite dalle diciassette spedizioni tra le popolazioni della provincia Papua, nella Nuova Guinea indonesiana, compiute nel corso di quasi trent’anni, dagli anni settanta sino al 1999, e da altrettante spedizioni tra gli indios più isolati dell’Amazzonia. Tra le sue numerose pubblicazioni occorre citare Irian Jaya, l'ultima terra ignota (1995), l’unica sintesi antropologica illustrata pubblicata in Italia sui gruppi etnici della Nuova Guinea indonesiana.

Nel novembre del 1996 Maurizio Leigheb con l’amico e commerciante Roberto Fiore, decise di raccogliere a Jayapura una collezione di oltre 200 manufatti scolpiti dagli Asmat, provenienti da varie zone e villaggi del loro territorio, frutto dei suoi numerosi viaggi e contatti con le popolazioni locali. Grazie alla collaborazione di un corriere di fiducia il carico partì da Jayapura il 27 novembre alla volta di Giacarta. Da lì il prezioso carico salpò alla volta di Genova, dove arrivò solo il 16 giugno del 1997 e venne poi trasportato a Novara e conservato in un deposito privato. Una selezione di questi manufatti è stata acquisita dal Museo delle Culture di Milano nel 2015, accompagnata da materiali filmici e fotografici realizzati da Leigheb stesso.

Inaugurazione martedì 26 settembre alle ore 19


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