FAST / digiuno

© Sasha Meret

 

Dal 03 Settembre 2015 al 21 Settembre 2015

Milano

Luogo: AMY D Arte Spazio

Indirizzo: via Lovanio 6

Orari: lun./ven. 10-13 / 15-19; sab. e festivi su richiesta

Telefono per informazioni: +39 02.654872

E-Mail info: info@amyd.it

Sito ufficiale: http://www.amyd.it/


Comunicato Stampa:FAST”, un progetto per sottrazione nato da un’idea di Anna d’Ambrosio, inaugura il 3 settembre, cronologicamente dopo “Memorie di Equilibrio” dello scorso marzo, in cui l’elemento acqua si faceva opera di denuncia del famigerato water grabbing.

In mostra per “FAST”, inedito progetto economART, opere create attorno al tema del digiuno, inteso non solo come provocazione nell’anno di EXPO 2015 (che doveva essere la piattaforma di confronto di idee e soluzioni sull’alimentazione), ma come occasione di riflessione inedita, ricca di possibili interpretazioni rigeneranti.
Quasi tutti i lavori esposti sono stati pensati appositamente per la mostra, mentre altri davano già una lettura personale del digiuno come metafora di altri vuoti e sconfitte.
Scenari totalmente differenti, interpretazioni inedite e inattese del contemporaneo: un punto di vista fuori dal coro sul tema del cibo.

“FAST” pone il cibo come sottraendo dell’esposizione artistica, in cui i rimandi a tematiche sociali, culturali ed economiche sono tutti declinati alla sconfitta dell’umanità, proprio come su un campo di battaglia nel giorno della riflessione postuma.
La rinascita, quella proposta da “FAST”, passa dalla scoperta scientifica, proposta rivoluzionaria di nuove scoperte e interpretazioni, a soluzioni nuove per uno spiraglio etico di esistenza.
L’economART di AMY D Arte Spazio lo fa con l’arte responsabile degli artisti in mostra.

Ciò che resta saranno macerie, tumuli, disgregazioni laceranti e strazianti, ma anche una nuova speranza fatta, come dopo un lungo digiuno, di odori forti senza matrici, trasformazioni entropiche dello scarto declinato da rifiuto organico da macero.

Anna d’Ambrosio

Concept del progetto
Scenograficamente potente, “FAST” si presenterà allo spettatore con un’installazione a semicerchio (mensa articolata) delle opere di Daniele Franzi “Casale Monferrato/ prescrizione” 2012, misure 60x40 cm, in fibrocemento.
Dello stesso artista, un carrello porta vassoi contenente un unico vassoio, usato e deteriorato, quale rimando alla nocività dell’Eternit.
Stratospheric Helmets” 2015, armature scultoree fatte con coltelli, forchette e cucchiai, dell’artista americano Sasha Meret, che, durante l’opening, verranno indossate da artisti di entrambi i sessi che si muoveranno a passo di marcia militare con, in sottofondo, una colonna sonora ripresa da una parata militare cinese del 2013). A fine opening, le opere indossate verranno deposte in terra su un tumulo, in atto di sconfitta e sottomissione.
Nell’arco di durata della mostra (aperta fino al 21 settembre 2015), il progetto si ridurrà per sottrazione (digiuno) a personale di Sasha Meret, con i suoi soli lavori come reliquia e monito per una nuova rinascita.
Alle pareti nell’open della galleria, i lavori fotografici sul sumo di Marcin Klocek, giovane artista polacco finalista al Sony World Photography Awards 2015 con il progetto Ryogoku district of Tokyo.
Questi lavori saranno stampati in grande formato su carta fotografica e lacerati durante l’opening. Un altro spazio della galleria ospiterà le stesse opere realizzate su carta Fine Art, acquistabili e integre.
Al termine della galleria, in una stanza al buio, le nuove plastiche smart 100% vegetali, sotto forma di strisce e cocci, indicatori olfattivi del cibo da macero. Questi nuovi materiali sono stati realizzati dal Dipartimento di Nanofisica dell’I.T.T. (Istituto Italiano di Tecnologia) e dalla Prof.ssa Athanassia Athanassiou, responsabile dello Smart Materials Group di Genova.

Anche per questa edizione la galleria AMY D Arte Spazio è impegnata nell’arte di far incrociare gli sguardi con progetti che uniscono opere, libri, economia e scienza con l’utilizzo di un metodo in cui il reale si persegue attraverso l’immaginario e solo per via del simbolico.
Con gli artisti si condividono interessi che loro poi traducono in un linguaggio senza il quale non ci sarebbe un percorso, vero e proprio viaggio che dà forma al mondo.



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