Felice Levini. Con gli occhi del gatto
Felice Levini. Con gli occhi del gatto, Spazio Borgogno, Milano
Dal 17 April 2014 al 14 June 2014
Milano
Luogo: Spazio Borgogno
Indirizzo: Ripa di Porta Ticinese 113
Orari: da martedì a sabato 15-19
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 02 89423535
E-Mail info: spazioborgogno@gmail.com
Sito ufficiale: http://spazioborgogno.com
L’intervento di Felice Levini per lo Spazio Borgogno di Milano, città da cui era assente da alcuni anni, evoca già nel titolo, Con gli occhi del gatto , tutta la poesia e la concretezza di quest’artista che da sempre lavora come un funambolo sul filo tra paradosso e realtà. Le sue opere sono spesso un continuo oscillare tra l’astratto e il figurativo, i suoi allestimenti un attraversamento tra pieno e vuoto; non rinunciano alla figura umana, molto spesso evocata attraverso un autoritratto, mentre le ripetizioni dell’immagini si risolvono in pattern caleidoscopici.
Nel grande spazio milanese l’artista raccoglie un gruppo di lavori recenti in cui è possibile apprezzare tutta la pluralità di linguaggi da sempre utilizzata, frutto di una visione dell’arte come forma nuova della realtà che si presenta sempre nella sua inedita complessità. Ma anche un allestimento che invita a una riflessione etica, oltre che estetica, perché oggi tutti noi abbiamo sempre più bisogno di sapersi orientare con maggior responsabilità nel buio dei nostri giorni allargando il nostro angolo percettivo. Quest’ultime, sono proprio caratteristiche più evidenti di quegli occhi di gatto a cui Levini fa riferimento nel titolo. Non si tratta, dunque, di una semplice mostra monografica ma, nel modo più tipico di procedere di quest’artista, della costruzione architettonica di una possibile visione dell’arte in cui perdersi per tornare a essere protagonisti.
Un grande orecchio, ( La pulce nell’orecchio , 2013) che fuoriesce dalla bidimensionalità bianca della parete, per evocare il luogo dell’ascolto e del silenzio: un paradosso linguistico inteso come sospetto che ciò che appare non è. La grande porta, ( Astratti furori , 2014) che non è solo entrata o uscita da un luogo ma uno spazio metafisico, o una scansione del tempo, e che vuole essere la visione di un luogo indefinito fra la terra ed il cielo. È la porta che attraversano gli Eroi, l’Ade dove risiedono gli affanni del mondo che noi mortali non possiamo varcare senza prima avere l’ardire di metterci in gioco. Se come recita un vecchio proverbio, nella notte tutti i gatti sono grigi, Levini ci suggerisce che, però, non vedono allo stesso modo.
Marco Bazzini
Felice Levini nasce a Roma nel 1956, dove tuttora vive e lavora. Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti, apre nel 1978 uno spa - zio in Via S. Agata dei Goti che gestisce con altri artisti e che diventa luogo d’incontro per mostre e serate dedicate alla poesia. Nel 1980 entra a far parte del gruppo dei “Nuovi-Nuovi” che debutta con la mostra a cura di Renato Barilli alla Galleria Civica d’Arte Moderna di Bologna. Nel 1991 espone al XXXIV Festival dei Due Mondi di Spoleto, nel 1993 è presente alla XLV Biennale di Venezia, nel 1996 alla XII Quadriennale di Roma. Numerose sono negli anni le sue mostre personali in importanti gallerie e spazi di ricerca, tra queste ricordiamo le recenti personali alla gallerie romane La Nuova Pesa, Fondazione Volume! e De Crescenzo e Viesti. Il mese scorso si è conclusa la sua mostra personale Nord-Est Sud- Ovest presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, a cura di Achille Bonito Oliva.
Nel grande spazio milanese l’artista raccoglie un gruppo di lavori recenti in cui è possibile apprezzare tutta la pluralità di linguaggi da sempre utilizzata, frutto di una visione dell’arte come forma nuova della realtà che si presenta sempre nella sua inedita complessità. Ma anche un allestimento che invita a una riflessione etica, oltre che estetica, perché oggi tutti noi abbiamo sempre più bisogno di sapersi orientare con maggior responsabilità nel buio dei nostri giorni allargando il nostro angolo percettivo. Quest’ultime, sono proprio caratteristiche più evidenti di quegli occhi di gatto a cui Levini fa riferimento nel titolo. Non si tratta, dunque, di una semplice mostra monografica ma, nel modo più tipico di procedere di quest’artista, della costruzione architettonica di una possibile visione dell’arte in cui perdersi per tornare a essere protagonisti.
Un grande orecchio, ( La pulce nell’orecchio , 2013) che fuoriesce dalla bidimensionalità bianca della parete, per evocare il luogo dell’ascolto e del silenzio: un paradosso linguistico inteso come sospetto che ciò che appare non è. La grande porta, ( Astratti furori , 2014) che non è solo entrata o uscita da un luogo ma uno spazio metafisico, o una scansione del tempo, e che vuole essere la visione di un luogo indefinito fra la terra ed il cielo. È la porta che attraversano gli Eroi, l’Ade dove risiedono gli affanni del mondo che noi mortali non possiamo varcare senza prima avere l’ardire di metterci in gioco. Se come recita un vecchio proverbio, nella notte tutti i gatti sono grigi, Levini ci suggerisce che, però, non vedono allo stesso modo.
Marco Bazzini
Felice Levini nasce a Roma nel 1956, dove tuttora vive e lavora. Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti, apre nel 1978 uno spa - zio in Via S. Agata dei Goti che gestisce con altri artisti e che diventa luogo d’incontro per mostre e serate dedicate alla poesia. Nel 1980 entra a far parte del gruppo dei “Nuovi-Nuovi” che debutta con la mostra a cura di Renato Barilli alla Galleria Civica d’Arte Moderna di Bologna. Nel 1991 espone al XXXIV Festival dei Due Mondi di Spoleto, nel 1993 è presente alla XLV Biennale di Venezia, nel 1996 alla XII Quadriennale di Roma. Numerose sono negli anni le sue mostre personali in importanti gallerie e spazi di ricerca, tra queste ricordiamo le recenti personali alla gallerie romane La Nuova Pesa, Fondazione Volume! e De Crescenzo e Viesti. Il mese scorso si è conclusa la sua mostra personale Nord-Est Sud- Ovest presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, a cura di Achille Bonito Oliva.
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